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    Pezzi di storia

La tonnarella di Camogli
di Marco Cingolani

La scelta – giugno 2019

La tonnara è un sistema di pesca a reti fisse: quella di Camogli è una delle ultime cinque rimaste in Italia, l'unica ancora presente in Liguria e nel Nord Tirreno. schema
Le tonnare di Sicilia, Sardegna e Favignana sono notevolmente più grandi della tonnara di Camogli, che non a caso viene chiamata la tonnarella.
La tonnara di Camogli è fra le più antiche delle poche ancora esistenti in Italia: quella di Carloforte (o Isola Piana), quella di Portoscuso, entrambe in Sardegna, e quella siciliana dell'isola di Favignana, della quale si hanno notizie fino dal 1200.
Altre storiche tonnare, come quelle di Stintino in Sardegna e di Bonagia in Sicilia, hanno cessato di operare da tempo.
Le prime notizie della tonnara di Camogli risalgono al 1603, anno in cui un solenne Decreto del Magistrato dei Censori stabiliva che "delli tonni che si fossero presi alla tonnara di Camogli se ne dovesse dare agli abitanti di Camogli e di Recco per loro uso dieci di un rubo, venticinque di due, sei sino a cento rubi". schema
Il rubo è una misura antica che corrisponde a circa 8 kg e che viene usata ancora ai giorni nostri tra i pescatori di Camogli.
Più tardi, nel 1612, "Si introdusse l'appalto della tonnara di Camogli, con che dovesse l'appaltatore provvedere di pesci il Comune e non potesse salariare in marinai ed inservienti che persone della parrocchia…", certamente per favorire la popolazione meno abbiente.
Bisogna considerare che in quell'epoca Camogli era un piccolo borgo di poche case, collegato con un ponte ad un isolotto roccioso sormontato da un castello dove forse trovavano rifugio gli abitanti durante le scorrerie dei pirati, e che i suoi uomini erano dediti soprattutto alla pesca ed in particolare alla pesca del tonno.
Questo impianto era così remunerativo che negli anni Venti del 1600 i suoi proventi servirono per costruire strade, per finanziare l'allungamento del molo e anche per completare la costruzione del Santuario della Madonna del Boschetto, dove oggi si conserva una delle più belle collezioni di ex-voto marinari.
Questo impegno di consegnare tonni al municipio si ripete nel tempo fino al 1817, anno al quale risale l'ultima notizia su questo uso.
Nel 1600 la pesca del tonno era considerata così importante, da un punto di vista finanziario, che la Riviera Ligure era tutto un susseguirsi di tonnare e, a metà di quel secolo, la tonnara di Camogli era la prima in ordine di importanza, seguita da quelle di Monterosso e di Santa Margherita.
La storia della tonnara di Camogli attraversa i secoli passando di mano in mano, finché, nel 1889, il Prof. Pietro Pavesi, nella sua "Relazione alla Commissione reale per le Tonnare" scrive "Non posso iscriverla tra le tonnare attive, perché la concessione è estesa alla pesca con bestinara1, mugginara2, ecc…".
Nonostante questo, nel 1914 la tonnara di Camogli è di nuovo tra le prime, ma nel 1923 cessa di operare.
Nel 1937 viene creata la Soc. An. Cooperativa Tonnarella di Camogli, fortemente voluta dal podestà Giuseppe Bozza.
La Cooperativa riprende a gestire la tonnara che opera senza sosta fino al 1979, anno in cui viene di nuovo dismessa.
Nel 1982 la Cooperativa Pescatori di Camogli, di recente costituzione, prende in gestione la tonnara, rimettendola in mare quell'anno stesso, e da allora essa ha continuato ad operare fino ai giorni nostri.
La tonnara di Camogli, o "tonnarella", come sarebbe più giusto chiamarla sia per le sue ridotte dimensioni rispetto alle tonnare sarde e siciliane, sia per il fatto che ormai non pesca più tonni, ma qualsiasi pesce che incappi nella rete, viene calata da secoli sempre nello stesso posto, a circa 400 metri da Punta Chiappa, all'interno dell'Area Marina Protetta di Portofino, e viene legata a terra ad uno scoglio chiamato "pedale" da cui parte verso il largo la rete d'arresto, che si chiama anch'essa "pedale" ed è lunga 340 metri.
Alla fine della rete si trovano due camere: "la camera di raccolta" che conduce alla "camera della morte".
Quest'ultima è l'unica ad avere un fondo a sacco ed è quella che viene sollevata dai pescatori tre volte al giorno: al primo albeggiare, a metà mattina e nel tardo pomeriggio. La tonnarella viene calata da aprile a settembre. Camogli
L'equipaggio della tonnara è formato da dodici pescatori che si alternano in turni di sei per settimana, con cambio al sabato pomeriggio.
I pescatori siciliani e sardi hanno nomi esotici, sono chiamati "tonnarotti" e l'uomo che li comanda si chiama "Rais", nome di chiara origine araba: si dice infatti che furono gli Arabi ad importare questo sistema di pesca nel Mediterraneo.
A Camogli, invece, il pescatore che lavora in tonnara si chiama semplicemente "pescou da tonnaea" e il loro capo è il "capoguardia".
La tonnara impiega tre barche: la prima, la più grande, detta "poltrona", rimane sempre ancorata alla rete; la seconda, detta "asino", va avanti e indietro dal porto di Camogli tre volte al giorno, portandosi a rimorchio una barca più piccola senza motore, chiamata "vedetta", perché è la barca usata dal capoguardia per controllare se ci sono pesci nella camera della morte e se vale la pena di effettuare la "levata".
La rete viene sollevata dai pescatori che stanno nella poltrona e il pescato viene caricato sull'asino.
A Camogli non si effettua la mattanza, come si usa nelle altre tonnare.

Un tempo le reti erano fatte con la lisca, un'erba che cresce sul Monte di Portofino, che prima veniva fatta seccare e poi veniva intrecciata per fare le reti.
Oggi la rete della tonnara è fatta di filetto di cocco che viene importato ogni anno dall'India in grosse balle.
Durante l'inverno sono i pescatori stessi a cucire la rete in due magazzini, dove pazientemente mettono insieme il grande impianto.
I cavi che limitano la rete in alto ed in basso e ne tengono tesa la struttura, vengono fabbricati a San Fruttuoso di Camogli ogni inverno, rigorosamente a mano e usando strumenti antichissimi.
A marzo, sul molo di Camogli, appare la rete finita che viene tesa lungo il muraglione e sul molo stesso, e tutti i giorni i pescatori si riuniscono per assemblare i vari pezzi, collegandoli ai cavi.
Per lavorare a questa fase tutti danno una mano ed è bello vedere giovani e meno giovani che, tenendo in mano una matassa di filetto di cocco, annodano velocemente i vari pezzi, facendo prendere forma all'impianto. La rete finita pesa oltre mille kg.
In passato, ancora fino a qualche anno fa, non era difficile vedere in giro per Camogli, ormai ultranovantenne, con il suo passo ondeggiante, un decano della tonnara, Lorenzo Gelosi, detto "Cen", che non solo ha lavorato in tonnara per più di 40 anni ma che fino a tarda età ha partecipato alla lavorazione delle reti e alle operazioni a mare per la messa in opera dell'impianto.

Cen "Cen" al lavoro, in una foto d'epoca

Durante l'estate alla rete, che è di fibra naturale, si attaccano alghe e microrganismi marini che attirano non solo i pesci di grossa taglia, ma anche i pesci "neonati", diventando una specie di "nursery", con grande vantaggio per l'ecosistema locale; nello stesso tempo ne diventa impossibile il recupero per cui, alla fine della stagione, la rete viene tagliata ed abbandonata sul fondo dove, essendo in fibra naturale, non costituisce un pericolo di inquinamento ambientale ma un'ottima pastura per pesci.
Questa è la storia della tonnarella di Camogli, un retaggio del passato proiettato verso il futuro, anche se quest'ultimo è molto incerto, perché ogni anno diventa sempre più difficile trovare giovani che si adattino a questo faticoso lavoro, mentre i più anziani, che la portano avanti con determinazione, dovranno prima o poi ritirarsi: e allora cosa ne sarà della nostra tonnara?
La tonnara in se stessa non è più molto remunerativa e si continua a calarla forse solo per tenere in piedi una tradizione piuttosto che per un motivo commerciale.
Arriverà il giorno in cui qualcuno deciderà che non è più possibile sostenere quest'onere e allora anch'esso finirà, e un altro pezzo di storia di Camogli e della Liguria se ne andrà per sempre.
C'è però un'importante considerazione da fare: la Tonnarella, con la sua storia e tradizione, antica di centinaia di anni, ha svolto e svolge tutt'ora una importantissima funzione, ovvero quella di monitorare e testimoniare, con le sue catture, la straordinaria biodiversità del Mediterraneo, dove non ti aspetteresti di trovare squali di 200 kg a pochi metri dalla riva.
In questo contesto, le catture di pesci infrequenti, come lo squalo volpe, o addirittura rari, come la coppia di Marlin Bianco (Tetrapturus albidus) pescati nell'agosto del 2009, o il pesce Re (Lampris guttatus) assumono una connotazione differente da quella di semplice curiosità, divenendo una vera testimonianza della ricchezza che il nostro mare ha da offrire.


1 Rete da posta fissa formata di una parte detta pedale, lunga fino a 200 m, fissata alla costa, e di un'altra terminante ad anello, detta gancio; disposta verticalmente e ormeggiata sul fondo, serve per la pesca dei gattucci, delle razze, dei palombi, degli squadri, degli smerigli lungo le coste rocciose.
2 Rete da posta fissa di forma trapezioidale, formata di tre panni di rete a maglie diverse, usata per la pesca dei muggini.

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