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    Pezzi di storia

Persino il figlio dell'ambasciatore si lamentò: "Perdiana, è troppo caro"
di C. Col.

Avanti! – 19 agosto 1950

Astronomici costi della villeggiatura - Ma pochi sono coloro che ne traggono vantaggio e la gente del luogo si lamenta: vorrebbe un altro turismo

Da Genova a Nervi fino allo Sturla il muoversi dei veicoli è agevole e spedito; oltre, quando inizia la discesa verso l'incanto del Tigullio la circolazione si vignetta 1 congestiona, e giù per i tornanti che conducono a Santa Margherita, e da là a Rapallo da un lato, a Portofino dall'altro, le automobili procedono lente, i guidatori si fanno d'improvviso prudenti.
Lo spettacolo della teoria di automezzi in moto verso il mare, dà la sensazione che l'afflusso di villeggianti debba essere in questo tratto della riviera enorme.
Basta però interrogare albergatori, negozianti, barcaioli, gente del luogo per convincenti come quest'anno moltissimi abbiano preferito altri luoghi ed altre spiagge a questi famosi centri di soggiorno estivo. «Stagione morta», si sente dire dappertutto. Il numero dei bagnanti è assai diminuito in tutta la Liguria rispetto agli anni scorsi.
A Rapallo, Chiavari, Santa Margherita, Paraggi, Portofino la percentuale di coloro che si sono diretti altrove raggiunge il 40 per cento.
Chi voglia spiegarsi la ragione di simile defezione non ha che da recarsi a Portofino e soggiornarvi alcun tempo.
Il piccolo, magnifico porto, meta sempre ambita di stranieri e di inglesi in particolare, dà la misura massima dei prezzi della riviera da Chiavari a San Fruttuoso. Per le sue strade all'insegna della stravaganza, si agita e si annoia una società di milionari insoddisfatti, di industriali, di commercianti, di affaristi: folla policroma, costumi da bagno, accappatoi, abiti da mezza sera e shorts. Portofino, specie la notte, vive in una atmosfera particolare che giustifica, almeno così pare, il costo altissimo della vita.
Così alto che spesso nemmeno i ricchi sono disposti a far buon viso all'esosa impudenza degli approfittatori. Lo stesso conte d'Ormesson, figlio dell'Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, giunto a Portofino con un veliero a due alberi, un paio di settimane or sono, dopo aver dato un'occhiata alla lista delle vivande del «Delfino» si allontanò disgustato; dal giorno del suo arrivo lo si può vedere far colazione in una trattoria di secondo ordine non volendo «essere vittima di indegne avidità».
Chi, ignaro, pranza o cena al «Delfino» o allo «Stella» o al «Nazionale» o al «Lina» ha la sorpresa di dover pagare un conto più salato del mare; naturalmente non ritorna e cerca paesi più ospitali ed albergatori più onesti-
Dopo tutto però qualcuno resta ed accetta di buon grado le crescenti esigenze delle piovre del turismo; resta, si capisce, chi può pagare un pasto (niente antipasti speciali, niente aragosta e tanto meno vini di pregio) dalle duemila alle tremila e cinquecento lire: una sola razione di gamberi (undici in tutto) seicento lire; una coppa di lamponi, venti, venticinque di numero, dalle trecento alle quattrocento lire.
Gli altri scappano subito ed il guaio è che se ne ripartono in buon numero anche gli yachts privati, i cui proprietari preferiscono proseguire la navigazione verso l'Elba ed il sud od addirittura fanno rotta sulla Corsica e la Francia rinunciando ad un più lungo soggiorno nel nostro Paese.
Peccato che a questo aspetto negativo del turismo portofinese non riesca a convincere i proprietari degli alberghi e dei ristoranti. Ma non tutti i proprietari ai lamentano: qualcuno osserva che gli habituées non mancano a fanno parte del piccolo, gran mondo della riviera cui noblesse oblige; come quella signora dalla scollatura procace che svelava la rete azzurro-sottile delle vene del seno e dalla gonna dernier cri, che alcune sere or sono diceva ad un'amica: «Dove vuoi andare cara se non qui, con tutta la volgarità che ha invaso la riviera?» vignetta 2
Così per questi villeggianti abituati a pagare qualsiasi conto senza battere ciglio, passano sui piatti d'argento le aragoste all'americana con riso pilaf, i crostacei dorati, i molluschi saporosi. Oggi paga il conte, domani l'avvocato; lo spumante costa solo settemila lire la bottiglia. Con il «vitello all'uccelletto» vino delle cinque terre, così dice la signora Piaggio ad un tavolo del «Delfino». Renato Ricci e signora preferiscono frequentare lo «Stella» a metà molo.
Tardi, dopo la mezzanotte, rombano le macchine in direzione di Paraggi au grand gala du Carillon.
Le coppie di innamorati, in barca, inseguono le «lampare» fuori porto, oltre il faro, in mare aperto.
Ma i barcaioli non sono contenti. «Annata magra» dicono, e tra un lagno e l'altro chiedono al turista per dieci minuti di barca a motore, ottocento lire.
A San Fruttuoso, ove è la tomba dei Doria, ci si può andare par duemila, duemila e cinquecento lire. Questi i prezzi per gli italiani; agli stranieri alle volte viene chiesto di più.
A chi protesta obiettano che la stagione utile alle passeggiate in barca dura solamente tre mesi. Vista la società che è a Portofino, non hanno torto.
Per quel che riguarda alberghi, pensioni, stanze da abitazione le pretese sono pure forti: una stanza da letto per una sola notte 1800 lire, per più giorni da 1300 a 1500 lire; per più giorni con pensione (due pasti, colazione del mattino esclusa) da 2700 a 3200.
Una famigliola inglese che all'inizio della stagione balneare cercò un appartamento modesto si sentì chiedere per due mesi di affitto 250 mila lire. Volendo il capo famiglia constatare l'abitabilità della casa chiusa da alcuni mesi, trovò aprendo la porta che il soffitto d'una delle tre stanze era in parte crollato.
Si provvide subito alle riparazioni del caso ma le tre persiane in Calata Marconi, sono ancor oggi chiuse, e il cartello « Affittasi» è ancora appeso ad una porta sgangherata.
Si moltiplicheranno cartelli del genere? Con tutta probabilità sì: ed i contraccolpi di una tanto impopolare politica dei prezzi si faranno certamente sentire nella futura stagione balneare.
A chi bene prevede non resta che amaramente constatare come l'imbecillità e l'ingordigia di pochi stia definitivamente compromettendo le possibilità turistiche di luoghi che hanno tutti i requisiti naturali per richiamare anche da molto lontano grandi folle di visitatori.

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