Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Antonio Giusti

Genova – dicembre 1967

Rievocato a Genova l'eroico sacrificio del prof. Antonio Giusti

lapide Al Liceo «Colombo» di Genova, il 16 dicembre, sono state rese solenni onoranze alla memoria di un antico docente della scuola, il prof. Antonio Giusti, perito in deportazione, nel dicembre 1944, nel campo di Flossemburg, in Germania.
Nell'atrio del liceo si è proceduto allo scoprimento di una grande targa in bronzo, opera dello scultore Nicola Neonato, raffigurante lo Scomparso e recante un'epigrafe dettata da Leonida Balestreri.
La cerimonia si è svolta innanzi ad un pubblico quanto mai numeroso, tra cui si notavano il Prefetto, il Sindaco di Genova, i Sindaci di Cogoleto e di Santa Margherita (il primo quale rappresentante della città natia del prof. Giusti, e il secondo di quella egli ebbe ad essere catturato dalle SS), il Presidente della Provincia, il Presidente del Consorzio del Porto, e altre autorità religiose, civili e militari. Adesioni alla cerimonia erano state inoltre inviate dal cardinale Lercaro, dai ministri Gui, Taviani e Bo, dal sottosegretario Caleffi, nonché dalla Segreteria Nazionale della F.I.A.P. [Federazione Italiana Associazioni Partigiane] e da diversi altri Istituti e Associazioni della Resistenza.
Dopo commosse espressioni introduttive del Preside del «Colombo», prof. Figliola, e del Presidente della Provincia di Genova dott. Pastorino, il Sindaco di Genova ing. Pedullà ha così preso la parola:

«Eccellenza, autorità, signore e signori, insegnanti e allievi, ospiti del Liceo «Cristoforo Colombo»,
Con profonda commozione anch'io, come l'amico Pastorino, non dopo ventitré ma dopo trentaquattro anni, ho risalito poc'anzi queste scale, e rammentavo entro me i motivi per i quali a queste mura, a queste aule, a questi ricordi, siamo tanto legati, nel mentre dobbiamo constatare, e credo che analoga constatazione faranno gli amici di quei tempi, presenti qui, che poche nozioni di alcune discipline allora accolte riusciamo a custodire nella nostra memoria quasi nessuna di altre. Eppure molto ci è rimasto dentro di allora. ritratto
Che cosa è fermo ancora nei nostri cuori? E' quello che abbiamo di vero e di profondo appreso dai maestri di allora. Che cosa ci hanno insegnato via via, dall'allora ginnasio inferiore al liceo, quelle nobili, grandi e belle figure di maestri? Ci hanno insegnato tante cose ma, ripeto, molte ne abbiamo dimenticate, ma una teniamo salda dentro di noi ed è quella che ci aiuta a fare quel poco di buono e di bene che riusciamo a fare ogni giorno; è il senso del dovere, il modo col quale facevano lezione, il modo col quale tenevano la cattedra, il modo col quale sapevano essere prima che insegnanti, autentici maestri di vita per noi.
Questo senso di dovere, questo senso del sacrificio, ci sorregge ancora oggi e ce li fa sentire così vicini, ce li fa porre in una posizione di grande stima, di autentica ammirazione. In questo quadro, nel quale amiamo ricordare i nostri antichi maestri di allora, si colloca in modo esemplare la figura di Antonio Giusti.
Altri hanno manifestato il senso del dovere, il senso del sacrificio solo sulla cattedra, a lui è occorsa l'avventura di poter manifestare queste doti, queste alte virtù che albergavano nel suo spirito e nel suo cuore, nel modo più nobile e pia sublime: ha avuto l'avventura di sacrificare la sua esistenza spingendo fino al limite estremo questo senso del dovere, questa fedeltà alle proprie idee, questo spirito di sacrificio.
Altri dirà delle sue doti di umanista, di insegnante, di maestro insigne, a me resta solo il dovere di portare qui a nome dell'amministrazione comunale genovese questo senso di commosso ricordo e di grande ammirazione per la sua nobile, generosa, simpatica figura che tutti noi ricordiamo.
Se ho ben contato, Antonio Giusti avrebbe lasciato quest'anno l'insegnamento. Pur avendolo lasciato apparentemente ventitré anni fa, in realtà egli resta sulla cattedra ancora. Non insegna più il greco e latino, le discipline sono diverse, la sua cattedra si è trasferita oggi poco lontano, in quella lapide che è stata poc'anzi scoperta e benedetta.
Le materie non sono più quelle, sono altre; si chiamano: senso del dovere, fedeltà alle proprie idee, spirito di sacrificio, eroismo: sono queste le materie che da quella cattedra continuano ancora a discendere.
Giovani studenti del Colombo di oggi, sappiate raccogliere questi insegnamenti, noi li passiamo con trepidazione e commozione nelle vostre mani e li deponiamo nei vostri cuori. Sappiate farne tesoro e con la stessa trepidazione, con la stessa commozione, sappiateli passare ai vostri figli, ai giovani di domani, affinché quella cattedra resti veramente una cattedra perenne, un insegnamento costante di vita, di stile, di costume, sostegno non solo per noi ma anche per quelli che verranno a meglio operare, a fare tesoro del sacrificio, dell'eroismo di quelli che ci hanno preceduto e di utilizzare questo per il bene degli altri. Di servirci di questi valori per tenere alte queste bandiere ora e più avanti. In questo senso e in questo quadro le lapidi assumono significato, le commemorazioni diventano ricche di contenuto morale.
E questo insegnamento che consegniamo a voi, sia accolto da voi in piedi, con spirito reverente, con senso di rispetto, nella sensazione di ricevere qualche cosa di grande e di sacro. Sappiate essere a questi principi fedeli e sappiate farne tesoro nella vostra vita».

Dopo un intervento, particolarmente toccante della signora Borsi, compagna di prigionia del prof. Giusti, ha tenuto la commemorazione ufficiale il dott. Leonida Balestreri.

mappa Largo Antonio Giusti
Nacque a Cogoleto l'8 febbraio 1897 e fu sindaco di quella città dal novembre 1920 al settembre 1925. Insegnò Lettere, Storia e Filosofia al Liceo Colombo di Genova e fu un attivo partecipante al cenacolo culturale, poi divenuto centro di critica al fascismo, in casa di Nicolò Cuneo (a Santa Margherita) di cui era amico pur essendo più anziano.
Militò nel Partito d'Azione del quale era il rappresentante militare presso il Comitato di Liberazione Nazionale ligure. Nella notte del 21 giugno 1944 fu arrestato dalle SS tedesche nel corso di una retata nella Riviera di Levante. Fu condotto al comando tedesco di Portofino, poi alla "Casa dello Studente" di Genova e deportato nel campo di concentramento tedesco di Hersbruck (sottocampo del lager di Flossembürg, a metà strada tra Norimberga e Praga).
Ferito durante un bombardamento aereo, morì il 2 dicembre 1944 per la mancanza di cure.
Tratto dal libro "Le strade raccontano – storia, cultura e tradizioni di Santa Margherita Ligure"

Antico allievo del prof. Giusti, il dott. Balestreri ha di Lui rievocato la figura di profondo studioso della letteratura greca e latina e di filologo dalle originali vedute passando poi a dire del suo eroico comportamento di soldato nella prima guerra mondiale, e della sua decisa intransigenza democratica negli anni caotici che susseguirono la conclusione del grande conflitto. Delineata quindi l'opera del prof. Giusti quale pubblico amministratore nella sua veste di Sindaco per lunghi anni della natia Cogoleto, l'Oratore, con il sussidio anche di diretti ricordi personali, ha preso a dire dei rapporti del prof. Giusti con il Movimento «Giustizia e Libertà», prima, e del suo contributo, poi, deciso ed autorevole, alla lotta clandestina condotta dal Partito d'Azione, in rappresentanza del quale egli ebbe anche ad essere chiamato a far parte del Comando Militare delle forze della Resistenza operanti in Liguria.
Il dott. Balestreri, dopo aver ricordato la drammatica cattura del prof. Giusti da parte delle SS a Santa Margherita, e il suo successivo calvario nei lager nazisti, ha concluso affermando, tra la commozione dei presenti, che la luce del suo sacrificio resta ad illuminare, indicatrice e sicura, il cammino di quanti, come lui, si fanno dovere ed onore di credere nei principi eterni di giustizia e libertà.

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