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    Pezzi di storia

Intorno al Monte di Portofino da Camogli alla Cervara
di Antonio Cappellini

Genova – ottobre 1941

Il Monte di Portofino dal lato sud-est si presenta come una verdeggiante lingua di terra dal profilo irregolare, che digrada verso il mare; ad occidente ha l'aspetto di un'alta montagna coronata di boschi e tagliata a picco; il lato verso il mare aperto è una grande scogliera di puddinga, impraticabile, caratterizzata dalla profonda insenatura di S. Fruttuoso.

foto 1 La scogliera alla Cala dell'oro

Nessun'altra plaga del golfo di Genova può vantare posizione più attraente di questa.
Letterati ed artisti d'ogni tempo ne celebrarono lo splendore delle tinte, il degradare delle balze, le insenature romite, le nude scogliere, di cui il monte, flagellato dalle bianche spume, è formato e delle quali, come lasciò scritto il Bortolotto, «non si saprebbe trovare altrove esemplari che meglio riuniscano la maestà e lo spavento».
A sua volta, Giuseppe Pessagno scrive: «L'aspetto particolare di questa massa di rupi, incastrata in un paesaggio colorito e ridente, non può non colpire anche le immaginazioni più ottuse. La roccia spaccata, incisa e patinata dal tempo, i boschi cupi e rigidi delle conifere e dintorno la distesa infinita e variante delle acque, sono gli elementi coi quali unicamente la natura ha composto l'ambiente selvaggio e primordiale; illusione di un fjord iperboreo in piena Riviera».
Uscendo dai porto di Camogli e superata l'alta parete di S. Rocco - sulla cui cima si eleva la linda chiesetta - la massa calcarea tagliata a picco, mostra gli strati paralleli sollevati, scontorti, spezzati dalla forza bruta e irresistibile che innalzò il litorale ne' tempi remotissimi.
Compaiono quindi le scogliere della prima baia, orride e gigantesche. S'apre nella muraglia la grotta del Romito, così chiamata dall'uomo misterioso che vi rimase dentro per vent'anni, vivendo delle offerte dei pescatori.
A metà strada fra S. Rocco e la Punta della Chiappa, appare la badia di S. Nicolò da Bari e lì presso una vecchia, famosa tonnara.
Del convento non restano che poche vestigie.
Vuole la tradizione che la chiesa primitiva sia stata consacrata nel 27 luglio dell'anno 345 da San Romolo, vescovo ausiliare di Genova. La riedificarono intorno al 1100 i Canonici Regolari della Congregazione dì S. Rufo, che l'officiarono fino al 1440, epoca in cui abbandonarono la Badia, per le frequenti incursioni dei Saraceni. La chiesa fu eretta in commenda ad abati secolari, il primo dei quali è stato un Lorenzo Fieschi.
Fino al 1866 continuò ad essere saltuariamente officiata, quindi fu chiusa al culto, in forza della legge sulla soppressione dei beni ecclesiastici e spogliata degli arredi sacri. Adibita a ricovero di pescatori, nel 1870 fu acquistata dal capitano camogliese Andrea Bozzo ed a cura e spese del di lui figlio sacerdote Giacomo, restaurata e riaperta al culto.
Accanto alla chiesa, un fabbricato serve d'alloggio a poveri pescatori; in vista del mare: la statua della Madonna che ab immemorabile sta a vigilare la spiaggia percossa dalle onde e l'albergo «Punta Chiappa» , assai frequentato dagli escursionisti.
Ed eccoci alla Punta della Chiappa.

foto 2 La punta di Portofino e un tratto della strada panoramica Portofino-S. Margherita

Di qui e verso levante appare il panorama più grandioso e più orrido che sia dato immaginare, «E' questa, la prima visione - scrive il Pessagno -, la porta di un paesaggio meraviglioso e fantastico che si svolge per tre miglia su tutta la fronte del Promontorio. A quattrocento metri torreggia la barriera di rupi e scende a precipizio nelle acque profonde. Enormi canali, incavi paurosi la solcano per tutta la sua altezza: invece di spiaggia, cumuli di macigni franati formano antri in cui l'onda si avvolge sonora. Sulla cresta, pinnacoli e guglie stranissime di puddinga si profilano nel cielo. Lungo le coste taglienti pendono i pini contorti, e, unica traccia di vita, brilla il dado bianco del nuovo Semaforo».
Su di un picco della Cala dell'Oro, chiusa da due contrafforti ripidissimi, una torre erge le muraglie scrostate; pare scolpita nel macigno che la sopporta e ricorda l'abilità dei nostri vecchi costruttori.
La Torretta - così chiamata - fu costruita a difesa dei pirati nella seconda metà del '500. Il paesaggio della Torretta è stato riprodotto molte volte idealizzato, dal pittore di marine, l'olandese Pietro Molin, detto il Tempesta.
In mezzo agli aspetti desolati di rupi strapiombanti sul mare verso S. Fruttuoso, sorge più in basso il nuovo Semaforo. Il luogo è così descritto, in un raro sonetto, da Guido Mazzoni:
Dal grande arco dell'ultimo orizzonte
che si dilata e sfuma nelle brume,
ai seni dove l'onde accorrer pronte
quasi in danza leggiera han per costume,
il semaforo veglia, arduo sul monte:
guarda quanto a' suoi piè s'orla di spume,
guarda l'immenso che gli splende a fronte
tutto ceruleo nel diffuso lume.
Ed alle vele e ai fumidi camini
che nel passar gli chiedon le novelle,
come un ciclope muto egli s'affaccia
di sul dirupo alla risposta, e snelle
apre e rinserra ed agita le braccia:
- Nulla minaccia: salve, o pellegrini! -

Un piccolo fiordo svela il monastero di San Fruttuoso di Capodimonte.
La Badia giace in un'insenatura d'acqua trasparentissima, tutta esposta a mezzogiorno.
Le roccie or grigie or rossastre che vi stanno ai lati, viste dal mare, sembrano corpi di animali antidiluviani emergenti dalle acque.

foto 3 Un tratto della strada panoramica Portofino-S. Margherita

«La gibbosità di queste roccie - scrive Giovanni Bono Ferrari - la positura stessa degli scogli, dà un non so che di misterioso al paesaggio ed il viaggiatore ha l'impressione di trovarsi non ad un'ora da Genova, ma ben più lontano, in qualche regione straniera, tutta dissimile dalla nostra radiosa terra di Liguria… Calanca misteriosa, ammassi di puddinga per ogni dove, lamenti del mare che penetra con forza nei tenebrosi anfratti, su in alto pini contorti e pinastri… Senonché la calda mole biancastra della Badia, qualche finestrella colorata di verde, un angolo di casa a tinte rosso vivo, e, più di tutto la torre quadrata, a destra di chi guarda, dicono al viaggiatore estatico che qui siamo nella terra benedetta di Liguria».
Il poeta dialettale Nicolò Bacigalupo, ne dà questa descrizione vivace :
Comme ûn dattao de mâ ti pai serrôu
Nell'enorme mûagion de Portofm
Che sû a picco ö po stæto scöpellôu
Dai Ciclopi in sce ön mâ sempre tûrchin.
San Fruttuoso ti ë verde e profumôu
Dai aromi de alighe e di pin
E felice perchè ti ë segregôu
Dai costümmi avviziæ di to vexin.
Ma ciû ardio, precaccin t'ha visto a storia
Me-o dixe quell'altiscimo Torrion
E e tombe antighe de famiggia Doria;
E ne deve ancon vive a tradizion
Benché inçerta ne segge ogni memoria
In tö sangue da to popolazion.

La storia del monastero comincia nel 900, nella qual epoca vi troviamo installati i Benedettini, divenuti poi proprietari del Monte, da loro trasformato in un'immensa bandita.
Nel 1550, per Breve del Papa Giulio II, la Abbazia, che fino dal secolo XIII era divenuta la tomba dei Doria, fu concessa in commenda alla famiglia Doria, in ricompensa dei servizi che il grande Ammiraglio Andrea aveva prestato alla Chiesa.
L'edifizio è nello stile romanico. La facciata che guarda sul mare ed è adorna di trifore, poggia su robuste arcate; sovrasta al tempio una cupola campanaria. Una tal forma di torri campanarie, fuse con la cupola, era in uso nel secolo XI; ne abbiamo esempi consimili nella chiesa di S. Donato in Genova e nella basilica dei Fieschi in Cogorno.
La monumentale Badia è stata di recente restaurata a cura della R. Sopraintendenza ai monumenti. La facciata, il chiostro e la chiesa mostrano le primitive strutture, che stanno a dimostrare quali pregevoli opere d'arte siano state celate per lungo tempo, sotto volgari intonachi e destinate agli usi della vita più umile.
Superato S. Fruttuoso, sul cono centrale della minuscola penisola di Portofino, coperta da una vegetazione lussureggiante, si scorge la villa Brown, edificata sull'area già occupata dall'antico castello o fortezza di S. Giorgio.

foto 4 Capo Faro

In una placida sera di quel novembre fatidico, che doveva segnare per il nostro paese il patto risolutivo della nostra riscossa, Lloyd George, di ritorno dal laborioso convegno di Rapallo, affacciato alla pensile terrazza della villa specchiantesi nell'onda, diceva al generale Fock: - E' questo il più bello, il più suggestivo rifugio del mondo.
Due mesi dopo, una bianca lancia a vapore approdava sul tramonto alla piccola penisola, e due generali ne scendevano; salivano lesti pei querceti al Castello e vi si fermavano a lungo. Ma la voce subito si levò fra i pescatori, corse e dominò il paese:
- Il Re è al Castello; è venuto a riposare
Il colle soprastante il borgo è coronato da una specola, oggi dì proprietà privata, antica vedetta per scoprire le mosse dei Saraceni, e per questo è chiamata ancor oggi dai terrazzani la Guardieüa.
Un altro fortino, armato di due cannoni, sorgeva dove ora è il Faro.
Al lembo estremo del Promontorio appare Portofino.
Boschi d'olivo, d'elci e di pini ricoprono le colline signoreggiate dal monte, che s'innalza superbo or verdeggiante or rossastro. A manca il paese è allegrato da colli feraci e da insenature pittoresche, mentre a destra una penisoletta ricurva protegge dai marosi il porticciuolo, asilo sicuro ai naviganti.
Il borgo è costruito a semicerchio e forma un grazioso anfiteatro, colla piazza nel centro su cui sboccano le vie laterali. Le facciate delle case, dipinte a colori vivaci, si specchiano nell'acqua e le alture rivestite di verde servono di sfondo al paesaggio.
Il Petrarca, nel poema Africa descrive in questi versi leggiadri la spiaggia tranquilla e le ombrose colline di Portofino:
…Semsu lurgescere colles
Coedriferi, nullisque cadens his saltibus ora,
Incipiunt, raraeque virent per litora palmae,
Hinc Delphinus adest luco contectus aprico,
Obice qui montis violentos protinus austros
Reiicit, immotaque silens statione quiescit.

Vincenzo Podestà ne dà questa bella versione:
Degradanti colline incoronate
Di cedri, mano mano ergersi ammiri,
Che di ameni boschetti altra più lieta
Piaggia e di verdi palme il ciel non guarda.
Qua Portofino protendersi, e l'aprica
Selva che lo riveste dall'opposto capo
Fa schermo agli austri, e dentro il porto
L'onda riposa come in quieta stanza.

foto 5 L'insenatura di S. Fruttuoso di Capo di Monte

Il Cervetto paragona il paese ad un giardino pieno di vegetazione, di fiori, di gorgheggi, dove gli alberi, che gettano radici perfino nell'onda, si levano a far cornice agli edifizi che paiono ancorati nelle acque salse, tanto sono al mare vicini. Nessun profilo più vagamente capriccioso potrebbe disegnarsi.
Bello è Portofino visto dal mare se la piena luce del giorno sereno ne fa spiccare da lungi linee e colori, ma più bello è di notte quando i raggi lunari illuminano le onde, le colline, le piante, le abitazioni; quando il mare riflette come ricami di fuoco i lumi delle rive.
Nella quiete di Portofino Federico Nietzche compose l'Al di là del bene e del male e Gerardo Hauptmann, ospite assiduo di questi luoghi, vi scrisse i Tessitori; e non vi è dubbio che la sua produzione letteraria sia stata fecondata dall'ambiente, che gli offrì condizioni favorevoli di lavoro.
Infatti al poeta Hans von Hulsen, che gli chiedeva qual cosa lo attirasse costantemente da queste parti, rispondeva: «La serenità del paese e della sua gente. Voi sapete che ho scritto una volta che la serenità m'appare l'espressione suprema della vita; e questa espressione di vita superiore io la incontro sempre di nuovo qui. La luce, l'aria, i colori, gli uomini, tutto ciò che mi rende la vita tanto leggiera come essa ci appare soltanto nell'infanzia. E davvero qui mi sento sempre trasportato nella mia lieta fanciullezza!… Ecco la risposta più completa ch'io possa dare alla vostra domanda».
A Portofino il turista può trovare ogni conforto nel grande albergo Splendido, situato sui declivi del Monte, con parco e cabine al mare.
Da Portofino, verso Santa Margherita Ligure, si snoda la strada provinciale tagliata nella roccia, fiancheggiata da selve di pini, che conduce ad uno scoglio scosceso formante l'istmo della penisoletta, detta Punta del Castello, per l'edificio costruito sull'enorme blocco di puddinga, che si avanza sul mare.
Quivi giace Paraggi, alle falde del colle di Santa Maria di Nozarego. Un minuscolo e pittoresco seno, con un contorno alpestre di declivi boscosi, forma il porto naturale di questo villaggio. La spiaggia ricoperta di finissima arena, ne fa un ritrovo balneare abbastanza ricercato.
Nella parte del Monte che degrada sul Tigullio, appare a mezza costa la vetusta abbazia della Cervara, colla maestosa torre campanaria, che si eleva dietro l'abside, tra il folto dei lecci.
E' questa l'ultima tappa del nostro itinerario per via di mare. Poscia al viaggiatore converrebbe scegliere la via di terra percorrendo la strada panoramica che prosegue per Santa Margherita, San Michele di Pagana e Rapallo.
Ritornando alla Cervara diremo, che dopo la disfatta di Pavia, Francesco I fu qui tradotto prigioniero di Carlo V. Il re giunse a Portofino il 25 febbraio 1525 colla flottiglia che doveva trasportarlo in Spagna. Aveva per suo consigliere ed elemosiniere don Agostino Grimaldi, figlio di Lamberto dei principi di Monaco, e forse egli esortò il comandante Lanoya a portare il re alla Cervara.
Sopra una parete della stanza che gli servì di prigione, si leggono i versi:
Qui stette prigionier Francesco primo
Quando di sua fortuna cadde all'imo;
Quando, vinto da Carlo Imperatore,
Tutto perduto avea fuorché l'onore.

Ora la storica Abbazia è stata abbandonata dai Benedettini e ceduta a privati.

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