Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

La danza dei decadenti
di Sennuccio Benelli

Avanti! – 7 settembre 1947

Chi sono? Come vivono? Perché ballano? Domani, quando cadranno, si accorgeranno di non saper neppure camminare

La costa ligure da Chiavari a Portofino - che si chiama Golfo Tigullio, ma che in periodo fascista qualcuno ebbe il cattivo gusto di chiamare Golfo Guglielmo Marconi – è sempre stata una delle mete preferite dai nababbi, dalle avventuriere con qualche soldo in banca, dagli industriali dell'autarchia, dall'aristocrazia non ancora anziani del tutto dissanguata, ma anche dalla media borghesia milanese.
L'atmosfera ancora oggi, in linea di massima è la stessa: vent'anni fa, come oggi. E anche gli scopi e le conclusioni non sono mutate: si cerca disperatamente di divertirsi.
Tuttavia qualcosa è mutato. E' mutata la gente, i particolari esteriori di questo caldo carnevale estivo e lo spirito della baldoria.
Una volta il Golfo era abituato ad ospitare sempre la stessa gente. Mutava il grosso, la «massa», quella che va al mare proprio per andare al mare e che dopo cena si siede al caffè per sorbire una limonata, ma quella non conta.
Non conta per gli albergatori, non conta per i gestori dei locali notturni, dove, sotto sotto, si fa il «piccolo gioco», e quindi non può contare neppure per ehi voglia fare la cronaca del Golfo.
Chi faceva parlare di sé erano sei habitués. quelli che da vent'anni venivano a trascorrere per lo meno un mese sempre nello stesso posto, perché avevano una villa costosa sul mare o perché prenotavano si mesi avanti un appartamento, o almeno una camera con bagno nell'albergo preferito.
Questa gente non mutava mai, era affezionata al luogo, aveva un posto prescelto per ogni cosa, l'albergo, la trattoria sul mare, il locate notturno, l'orchestra, il parrucchiere, il sarto, il fioraio, il barcaiolo.
Si incontravano ogni anno, si conoscevano tutti, sempre i soliti, ballavano insieme e si ubriacavano in numerose compagnie. Quando ne capitava uno nuovo era un intruso, lo «snobbavano», doveva fare un paio di stagioni di noviziato prima di essere ammesso.
La guerra ha mutato tutto questo. La vecchia élite è scomparsa. Si vede che la guerra l'ha dispersa asciugando le sue riserve auree.

Lord Rapallo
lord Questo biondo giovinetto, durante un ballo svoltosi il 15 settembre, è stato eletto da una giuria femminile «1. Lord di Rapallo». Per la cronaca è romano e si chiama Giorgio Bisco. Non sappiamo se ammirare più l'incoscienza del premiato o la spudoratezza del comitato organizzatore di un concorso di bellezza maschile in Italia, nel 1946.
(Avanti! – 29 settembre 1946)

Nei due anni scorsi la gente non era molta e per giunta poco scaltra nella difficile arte del divertirsi. Pochi dei vecchi locali avevano riaperto e nessuno si era fidato di rimodernarsi, temendo di rimetterci. Quindi tutto languiva. I gaudenti disertarono il Golfo, corsero desiderosi di novità verso Capri, Porto d'Ischia, Positano, dove avevano sentito che si facevano cose pazze.
Quest'anno il Tigullio è partito alla riscossa, richiamando l'attenzione di un folto nuovo pubblico spendaccione.
Così, nei locali nuovi, o rinnovati, si nota gente nuova, o, anch'essa, rinnovata. Facce diverse, congestionate, eccitate. Forse sanno di poter rimanere a galla per poco tempo, ancora un paio di anni al massimo, poi ci sarà un altro turno. Non è più come una volta: una volta i gaudenti avevano una solida posizione, che concedeva anche il privilegio dell'ottimismo. I rari sopravvissuti, ormai lasciati in disparte, guardano e disapprovano. Pensano che loro avevano un altro modo di compiacersi della noia che li tormentava, un modo più compassato, più lento, più scettico. Fra i vecchi e i nuovi gaudenti c'è la stessa differenza che divide il tango dal boogie-woogie.
E con la gente è mutato lo spirito della festa. Questi hanno una maniera quasi aggressiva di godere e di spendere. Il giorno che arrivassero a farlo con naturalezza non ci troverebbero più gusto.
Basterebbe fare una statistica del lusso e della mondanità, per constatare che mai una ristretta cerchia di persone si è tanto divertita – o, per lo meno, ha cercato – con tanto spreco di danaro e scegliendo i mezzi più raffinati, più decadenti. Non sono che dei rammolliti che hanno bisogno di eccitarsi.
La cabina e l'ombrellone sul mare non bastano più: ci vuole il bar a portata di mano e possibilmente anche un'orchestra. I vecchi locali eleganti, che prima della guerra facevano furori, tipo «Eden» e «Taverna azzurra» a Rapallo e il piccolo «Covo» di Paraggi, languiscono in una malinconica solitudine, perché non sono abbastanza scapigliati. Il «Covo» di Santa Margherita, invece, si è salvato rinnovandosi, aumentando le sue attrattive e i prezzi; così il «Kursal» di Rapallo, che è stato sfarzosamente restaurato, in attesa di ottenere la concessione del gioco. Kramer
Le attrattive del «Covo» sono veramente sensazionali: due orchestre e due piste da ballo – l'orchestra principale è diretta dal famoso Kramer – si cantano canzoni satiriche che prendono per il naso la Peron e Giuseppe Saragat; in mare, una mezza dozzina di riflettori, acquattati fra gli scogli sott'acqua, illuminano i corpi semi nudi dei bagnanti notturni; sul tardi si mangia la zuppa di pesce e si beve vino bianco secco di Portofino, il tutto per tamponare le sbornie incipienti di cognac e di wiski. Sono emozioni di lusso che si pagano profumatamente.
Ma il locale più in voga è a Rapallo: «Villa Doria», locale nuovo, prima della guerra non c'era, per questo è il preferito. Le signore e le ragazze ballano con abiti di mezza sera, a colori vivaci, molto scollati, di stoffe leggere ma piuttosto habillées. Gli uomini, invece, vestono con trascuratezza, per lo più in pantaloni corti, zoccoli e camicia aperta fino alla cintola. Si usa così. Bella gente, ben pasciuta, provocante, dai corpi quasi nudi, levigati, scuri, profumati. Ballano, allacciati strettamente nella piccola pista, forse non ballano neppure, si compremono sensualmente. E' come un unico grande corpo cedevole che ribolle sordamente al suono della musica ovattata.
Chi sono? Come vivono? Perché ballano?
Forse in quel loro amplesso voluttuoso c'è l'intenzione dolorosa di aggrapparsi a quella vita assurda che a loro piace, perché sono decadenti.
Domani, quando cadranno, si accorgeranno di non sapere neppure camminare.

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