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    Pezzi di storia

Così nacque Zarathustra nel Golfo genovese
di Giulio Giacchero

Genova – giugno 1943

Sull'argomento la Gazzetta ha pubblicato nel 2020 l'articolo "Friedrich Nietzsche a Santa Margherita"

Fu chiesto ad Anselmo Feuerbach1 quale ideale d'arte lo sospingeva a pellegrinare, ripetendo a distanza di quattro secoli il viaggio del grande Dürer2, verso le contrade d'Italia. Il mito nordico - egli rispose - ha bisogno del sole del mezzogiorno. Chi ci ritratto 1 raccontava e interpretava il riposto significato di quella risposta asseriva che il proprio padre l'aveva ricevuta dal pittore germanico calato da pochi giorni a Roma.
Mito e sole: anche Nietzsche3, insofferente di filologia classica, ribelle ai vincoli dell'insegnamento e in fuga dall'università di Basilea occultando in una malattia corporale l'intimo dissidio che lo tortura, cerca la sintesi di questo binomio. Egli vuole distruggere (filosofica vendetta che teorizza e transumana la copiosa serie delle sue disillusioni poste tra il rinnegamento dell'arte di Wagner4 e l'implacata sete per un grande sensuale ed ideale amore di donna) tutta la morale corrente: quella che livella gli egoismi, pialla le bramosie, paralizza le ribellioni, concede la vita al debole e l'intrigo al vile all'ombra della legge che raffrena il più forte. Dopo Lutero5 nessuno sentì più imperiosa l'esigenza spirituale di lottare contro la meditata sapienza della Chiesa, dinanzi alla quale le inani rabbie dell'uomo si convertono in piccoli gorghi assorbiti dal flusso lento e solenne della fiumana inalveata dal dogma che l'avvia all'eternità.
Nietzsche sa queste cose, o meglio, intuisce questa verità, ma non ne è pago. Per un italiano il tormento religioso sfocia nella charitas o nell'arte o in entrambe, come insegna frate Angelico da Fiesole6; per un germanico in uno scisma, in un sistema filosofico, od almeno nella contrapposizione di un mito.
Non è ben chiaro quale dei tre Nietzsche ricerchi remigando le sue pene da Saint Moritz a Naumburg, e di qui a Riva, a Venezia, a Marienbad, a Genova, a Recoaro, a Sils-Maria su di un'erta montagna svizzera: prime tappe di una via crucis per braccare una serenità, ch'egli, ardimentoso ma ingenuo filosofo, cercava come un oggetto estrinseco alla sua natura dimenticando essere quella soltanto una manifestazione dell'anima.
A Sils-Maria, fulminea ed allucinante, sente scatenarsi l'idea madre dell'eterno ritorno, che darà vita al suo Zarathustra7; ma per ora né quel suo mito ha trovato ancora nome ed incarnazione, né, finora un certo disegno è affiorato dissipando la nebulosa che lo vela. Metà d'agosto del 1881; egli scrive a Peter Gast8 delle strane parole: Sul mio pensiero montano pensieri quali ancora io non conobbi mai, ma di ciò per adesso non voglio che nulla trapeli. Segreto, e il segreto sia, ma fino a quando? Fino a quando - come per il Feuerbach - il mito nordico non abbia incontrato il sole del mezzogiorno… Intanto, segreto con gli altri ma prodigo con se stesso dopo che egli ebbe negli articolati sviluppi della costiera ligure, ricca di sole e di salmastro e di pinete, dato un nome - Zarathustra - al crucifero della sua eresia infondendogli un'armonia del tutto latina (Wagner disse, alludendo al suo stile armonioso e composito, che egli scriveva in latino e non in tedesco), annota nel suo diario dell'inverno 1882-83: Il mattino io ascendevo verso sud, lungo la splendida strada di Zoagli, tra i pini, dominando con lo sguardo il mare; il pomeriggio, se appena la salute me lo consentiva, percorrevo tutta la baia di Santa Margherita fino a Portofino. Lungo queste due strade mi nacque in mente il primo Zarathustra, e, anzitutto, Zarathustra stesso, in quanto tipo. Più giusto a dirsi; egli aggredì la mia mente.

Scrive di Nietzsche, su "L'Illustrazione Italiana" del 29 settembre 1893, Scipio Sighele14 (selezione di brani):
«… individualista esagerato che disprezza l'umanità, nega l'anima e Dio, e adora la belva bionda e solitaria, cioè l'uomo primitivo, il solo, per lui, veramente saggio e morale.
Nacque il 15 ottobre 1844 in una piccola città della Sassonia [municipalità Röcken della città di Lü:tzen]. Suo padre era un pastore protestante e discendeva da una famiglia nobile polacca. Egli dimostrò subito un ingegno grande ma contraddittorio; vi era in lui un erudito, un artista e un filosofo, i quali non poterono mai andar d'accordo e finirono per uccidere quell'intelligenza di cui erano i frutti. A 21 anni Nietzsche era nominato professore di filosofia greca all'Università di Basilea.
L'inizio della carriera non poteva essere più splendido; ma era una luce simile a quella del lampo, cui segue un'oscurità più completa. Federico Nietzsche, dopo essere stato ripetutamente nei manicomi, vive ora demente da molti anni nella casa di salute del dottor Binswagner15 in Jena. E tutti i suoi volumi furono scritti nell'intervallo che corse fra due fermate al manicomio.»

Quanto l'ambiente genovese, quanto la nostra luce, il nostro temperamento, la secreta comunione con la nostra pacata volitività operassero su di lui raffrenandogli la veemenza del pensiero attonito dinanzi alle nostre superbe architetture ed estasiato dalla dolce accoglienza che egli trovava nell'aria lieve, nei miti ulivi, negli accesi azzurri del mare e nelle opaline trasparenze del cielo, avvampante più tardi nelle folgoranti colorazioni serotine, egli, compiutamente non dice, ma in altro tempo, e non molto prima, egli aveva già confessato, con un gaudio a lui inconsueto, di aver qui trovato serenità ed illimitata fede nelle sue forze spirituali. Qui a Genova sono superbo e felice, un vero principe Doria - O Colombo? - Faccio lunghe passeggiate come in Engadina; singhiozzo di gioia sulle alture e avvento uno sguardo nel futuro come nessuno ardì ancora prima di me… Credimi io sono ora alla testa del pensiero e del lavorio etico europeo e di ben altro ancora. Segniamo la data: 29 novembre 1881. Cosa manca perché l'Uebermensch9 prenda consistenza in un sistema filosofico e trovi in Zarathustra il suo protagonista? Trascorrono tredici mesi durante i quali egli ha vagato a Messina, è venuto a Roma per incontrarvi una donna - Lou Salomé - che gli darà la più grave delusione, si rifugia a Tautenburg, sosta a Lipsia, poi eccolo di nuovo nella nostra riviera; ha tanto pensato; ha tanto sofferto; altrove non gli fu possibile concretare in fitte pagine di ispirata scrittura i fantasmi delle idee che gli urgono nel cervello. Ma a Santa Margherita ritrova l'humus che feconda il pensiero, l'ambiente che inquadra la lirica possanza del suo idolo. Dieci giorni di lavoro ispirato - lavoro rotto soltanto da brevi soste del suo essere trasognante tra i limiti di San Michele di Pagana e di Paraggi per nutrire di questa luce la sua figurazione - e la prima parte di Così parlò Zarathustra è composta: nata con l'anno nuovo che il gennaio del 1883 è appena agli esordi.
Una pausa, una rielaborazione, qualche lavoro di bulino poi, da Rapallo, lancia l'annuncio a Peter Gast. E' un piccolo libro di cento pagine questa prima parte dell'opera; la seconda la scriverà a Sils-Maria e la terza a Nizza ma con l'ossessione continua di Genova e della sua costiera. Nizza - scriverà allora - in quanto città «francese» mi è insopportabile e quasi un controsenso in questo meridionale rigoglio; ma vi è anche la città italiana ed io ho preso alloggio in questa - Nizza vecchia -. Così quando bisogna parlare, si parla italiano, e allora sembra di trovarsi in un sobborgo di Genova.
Intanto, composta la prima parte, rivela all'amico di «essersi tolto un macigno dall'anima». Fra le mie opere nessuna è più austera, nessuna è più serena di questa. Ma è la serenità voluta dall'imperio di chi comprime una tempesta: egli lo sa e subito lo ammette allorché con stupenda disinvoltura scrive: Con questo libro ho iniziato un nuovo ciclo. E d'ora innanzi in Germania mi porranno tra i pazzi. In quei giorni Wagner muore a Venezia; Nietzsche lo apprende dalla edizione serale del Caffaro; un evocatore di miti che passa con la sua gloria inviolabile all'eterno lasciando la eredità di continuarlo nel mito a colui che fu, in ultimo, il suo implacabile detrattore e nemico. Ora Nietzsche non vive che per Zarathustra, la più sfrenata delle mie creature. Non lasciarti illudere dal tono fiabesco del libro ammonisce scrivendo a Carlo von Gersdorff10; egli sa benissimo a che cosa miri, cosa voglia, cosa fermenti di grande e di malefico nella sua anima. Aut Christus aut Zarathustra!11… Io sono uno dei più terribili avversari del Cristianesimo, e ho trovato un modo di aggredirlo di cui neanche Voltaire aveva la più lontana idea…
E' un delirio di irrefrenabile orgoglio che la Chiesa con sovrana compostezza livellerà sfrondandolo sub specie aeternitatis12; ma allora nei dittaggi, nei salmi, nelle sentenze di Zarathustra vi fu chi volle vedervi l'annuncio di un tempo nuovo, quasi una religione nuova. ritratto 2
Anche D'Annunzio ne fu preso e nel Trionfo della morte, specie nella dedica a Francesco Paolo Michetti, ne lasciò testimonianza.
Intanto Nietzsche, nuovamente a Genova (novembre 1883), spiegava alla sorella Elisabetta: Io distinguo anzitutto gli uomini in forti e deboli. Gli uni destinati a dominare, gli altri a obbedire e servire, cioè alla cosiddetta abnegazione. Ciò che finora mi ha fatto bene è la vista di uomini di tenace volontà capaci di tacere per decenni, senza per questo pavoneggiarsi con vanitose affermazioni morali, o atteggiarsi a eroi e a magnanimi; abbastanza onesti, invece, da credere soltanto a se stessi, nella propria volontà, col proposito di imporla, in ogni tempo, agli altri.
Capace di tacere per decenni… Anche lui, malgrado che apparentemente sembrasse il contrario, ha taciuto per decenni, ora invece, attinta la grande ora e la vetta suprema, può prorompere: lanciare come una sfida al mondo la sua filosofia innovatrice e sovvertitrice, beffarsi in nome di un'arte lungamente meditata e trionfalmente posseduta, dei santoni dell'Olimpo germanico. Rileggi Goethe - grida da Nizza a Ervino Rohde13 - dopo una pagina di «Zarathustra», e ti accorgerai che quell'ondulatorio che si riscontra nel Goethe disegnatore non è estraneo al Goethe plasmatore della lingua tedesca. Io lo supero nella serenità e virilità della linea senza diventare per questo un cafone, come Lutero.
Egli sente, al di là della «voragine spalancata sull'anima», delinearsi una vicenda futura, presagita e non nata ma certamente germinante in una folata d'ebbra pazzia, che lo atterrisce: intende il muoversi di una anonima sterminata marea di genti alle quali, lanciando su gli orizzonti la corporea materialità del suo Zarathustra, ha sottratto la fede che le orientava come un faro nelle notti profonde, riducendole erratiche e disperate del loro destino senza aver letificato di inesausta possanza uno solo dei loro componenti. Ma questo è il tormento di ogni grande maestro dell'umanità: - così se ne lamenta da Venezia - egli sa che, in determinate circostanze, potrà diventare una sciagura per l'umanità invece che una benedizione.
Queste parole egli scriveva a metà del giugno 1884. I medici furono d'accordo nel ritenere che la pazzia esplodesse soltanto, per inconfutabili prove, sei anni dopo, ma di qui intanto ne esala il tristissimo segno premonitore. Aveva spiccato un grande volo, aveva creduto divinamente trasfigurarsi nella natura rivelandone le occulte forze e finiva, ai limiti dell'essere e del non-essere, per invocare da Torino Peter Gast: Mio Maestro Pietro! Cantami una nuova canzone. Il mondo è trasfigurato e tutti i cieli gioiscono. Il Crocifisso.
Estrema penosità di un lento tramonto: egli annunciava l'immaginifica trasfigurazione scegliendo per sé il divino segno del combattuto Cristianesimo.


1 Pittore tedesco (1829-1880)
2 Albrecht Dürer, pittore tedesco (1471-1528)
3 Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco (1844-1900)
4 Richard Wagner, compositore tedesco (1813-1883)
5 Martin Lutero, teologo tedesco (1483-1546)
6 Beato domenicano Giovanni da Fiesole (Beato Angelico), pittore italiano (1395-1455)
7 Profeta iranico preislamico del IX secolo a.C., titolo di un famoso libro di Nietzsche
8 Pseudonimo di Heinrich Köselitz, compositore tedesco amico di Nietzsche (1854-1918)
9 superuomo
10 Scrittore tedesco amico di Nietzsche (1844-1904)
11 "o Cristo o Zarathustra", da una lettera a Peter Gast del 26 agosto 1883
12 sotto l'aspetto dell'eternità, prescindendo da ogni considerazione di tempo e di luogo
13 Filologo tedesco (1845-1898)
14 Sociologo italiano (1868-1913)
15 Otto Binswagner, neuropatologo e psichiatra svizzero (1852-1929)

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