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    Pezzi di storia

Il movimento dei Bianchi e gli oratori segreti a Genova
di Pier Augusto Gemignani

Genova – agosto 1972

Le antiche confraternite ripetono alcune caratteristiche organizzative ed assistenziali della diaconia, istituzione ecclesiastica preposta all'assistenza caritativa e fiorente dal IV al IX secolo in Oriente e in Occidente. Esse hanno un'ispirazione nettamente religiosa, ma sono in genere organizzate da laici, i quali non hanno obbligo di voti o di vita comunitaria e svolgono le loro specifiche attività di lavoro, fanno opera di assistenza e di soccorso verso poveri ed ammalati, senza distinzione di ceto e indipendentemente da ogni legame o limitazione di tipo corporativo.

S. Agostino L'antico chiostro di S. Agostino
(da «Le Casacce genovesi» di O. Grosso)

Società d'arti e mestieri si avevano a Genova già durante il secolo XIII e gli statuti dell'Arte dei Drappieri, che sembrano tra i più antichi, risalgono al 1280; in esse si svolgeva un'assistenza, o meglio un mutuo soccorso, di tipo nettamente corporativo. Molte divennero in seguito le confraternite di mestiere, con rispettivi oratori: dei servi, corrieri, paggi, cuochi, marinai, indoratori, ecc.
Nel XIII e XIV secolo si ha un fiorire di movimenti e organizzazioni laiche, che raggiungerà l'apice nel XV secolo, definito appunto il secolo delle confraternite. Il loro numero a Genova e in Liguria è notevole, per cui stupisce che G.M. Monti ne citasse, nel 1927, in un suo studio sulle confraternite medioevali in alta e media Italia, appena tre, di cui due a Genova ed una a Pietra Ligure.
Si è soliti indicare l'anno 1260 come fondamentale per l'origine delle confraternite: in quell'epoca, infatti, pervennero a Genova da Tortona, ove si erano irradiati da un movimento sorto nella città di Perugia, i Flagellanti o Disciplinanti, devoti al culto della Passione, in onore del quale si imponevano una «disciplina» a carattere penitenziale, che in realtà era già stata raccomandata specialmente da S. Pier Damiani e S. Domenico Loricato e di cui si erano già avute manifestazioni pubbliche nella prima metà del secolo XIII.
Forse all'aspetto clamoroso processionale e delle pubbliche flagellazioni a dorso nudo, si accompagnava, come suggeriscono alcuni recenti spunti di A.M. Boldorini, un contenuto più elevato, consistente in una ricerca di rinnovamento spirituale dell'individuo.
Comunque poche tracce del costume dei Flagellanti restano negli usi delle Casacce, che furono sempre considerate una diretta emanazione di essi e che ne sostituivano invece l'aspetto fondamentale, cioè la disciplina penitenziale, con la lussuosità delle parate. Il movimento continentale, pervenuto a Genova, agì soprattutto come stimolo sulle tendenze associative di ispirazione religiosa ed anche se varcò i confini italiani, non fu un modello per la morfologia delle confraternite genovesi.
Del resto ad esso preesistevano confraternite a Genova, tra cui quella antichissima casa dei disciplinanti di S. Antonio nel convento di S. Domenico, che risale al 1232 (gli statuti sono del 1306, anno che fu considerato erroneamente quello d'origine delle confraternite genovesi), quella dei Santi Giacomo e Leonardo, che sorse nella Chiesa delle Monache dette Canonichesse del S. Sepolcro, nella zona di Prè, intorno al 1243, ed altre.
Maggiore influsso ebbe forse il più trascurato, storicamente, movimento dei Bianchi, del resto di epoca più matura, sulle confraternite del XV secolo, perché più ricco di elementi spirituali. Il moto religioso a carattere popolare percorse l'Italia nel 1399, irradiandosi a Chieri, ove nacque durante la guerra tra Savoia e Monferrato. Il 7 luglio, dopo essersi diffuso ad Alessandria, raggiunse Genova e qui si divise in due filoni, salendo verso Venezia e discendendo lungo il Tirreno, verso Roma.
In questo percorso lasciò tracce nella Riviera di Levante: a Recco, Chiavari, Rapallo. I confratelli vestivano di lino bianco, con cappuccio e cappa che scendeva fino ai piedi, portavano una croce rossa sul capo e sul petto ed una cintola; procedevano in processione, cantando le famose laudi e specialmente lo «Stabat Mater».
Di essi sono rimaste le belle descrizioni di Mons. Giustiniani e di altri annalisti, tra cui lo Stella e Jacopo da Varagine. Gli uomini «in vesti bianche» ebbero un grande influsso sul popolo e trovarono rapidamente seguaci, ma tra loro non sorsero persone insigni, né il movimento varcò i confini italiani. Mancavano di disciplina penitenziale, professavano particolarmente il culto della Madonna e le loro regole erano simili a quelle dei Disciplinanti. Ebbero breve durata in conseguenza delle epidemie che in quegli anni devastavano le popolazioni italiane.

S. Tomaso La chiesa di S. Tomaso a Capo d'Arena
(tra Principe e Piazza della Commenda)

In contrasto alla sorte effimera dei Bianchi, dovuta in gran parte al nomadismo, dopo la loro venuta si ebbe in Genova una fioritura di durature confraternite. Il loro notevole numero, la varia nomenclatura originale, la scarsità di documenti primitivi pervenuti, rendono difficile una ordinata classificazione di esse.
Certi aspetti morfologici delle associazioni erano percepiti nettamente dal popolo e pertanto le fonti più preziose restano i manoscritti di Giscardi, Accinelli, Olivieri, Schiaffino, Poch.
Un ampio studio è stato condotto da D. Cambiaso e, di recente, da E. Grendi, in maniera profonda e stimolante.
L'antica nomenclatura, dell'epoca, si riferisce a «domus disciplinatorum, devotio, consortia, societas»; con l'uso del volgare a «compagnia, casaccia, devozione, oratorio segreto, confraternita». La definizione di «confraternita» è in realtà tardiva, ed ancor più lo sono i sinonimi «pie unioni» e «sodalizi».
I titoli sono innumerevoli; prima del Cinquecento, a parte la influenza degli Ordini mendicanti, la intitolazione è tradizionale: nomi di Apostoli, Santi, Martiri, Eremiti.
Dopo la venuta dei Disciplinanti e fino a quella dei Bianchi, si hanno le confraternite di S. Stefano, S. Andrea, S. Ambrogio, S. Siro, S. Tommaso, S. Limbania e S. Giacomo di Compostella. Come si vede si ha anche la devozione a culti esotici. Il culto della Madonna preesisteva ai Bianchi (si hanno confraternite intitolate a Maria Vergine nel XIV secolo), ma fu ravvivato da questo movimento e Compagnie intitolate a Maria Vergine si ebbero nelle maggiori chiese cittadine.
Tra Quattrocento e Cinquecento si diffuse particolarmente la devozione, e quindi le compagnie, del S.S. Sacramento e numerose furono le «societas» intitolate a «Pace, Amore e Carità», «Amore e concordia», e simili espressioni; così fiorirono le Compagnie Mariane, i primi Oratori segreti veri e propri, le tradizionali Casacce (che secondo Accinelli erano 13 verso il 1300 e secondo Monsignor Giustiniani 21, di cui una fuori delle mura, nel XVI secolo).
Alcune confraternite avevano carattere intermedio, tra il devozionale ed il corporativo, come la «consortia de li Forestieri», sotto il titolo della Madonna della Misericordia, società di mutuo soccorso a carattere popolare per la colonia di «FORESTI» annessa alla Chiesa di S. Maria dei Servi.
Come si è detto alcune indicazioni classificative si possono trarre da antichi annalisti e cronisti. Il padre cappuccino Tomaso Olivieri, archivista del Banco di S. Giorgio del secolo XVIII, distingue casacce o compagnie dei disciplinanti, confraternite con oratorio, confraternite di chiesa, confraternite senza cappa o vessillo.
Nel manoscritto Dizionario filosofico - politico (citato da E. Grendi), gli oratori si distinguono dalle casacce come «quelle radunanze, nelle quali si fanno esercitii di divotioni». Accinelli distingue la trattatistica dei due tipi di istituzioni, scrivendo la storia delle casacce e tralasciando quella degli oratori segreti, come afferma nell'introduzione all'argomento.
Alizeri infine, nel secolo XIX, delinea i caratteri degli oratori segreti: la posizione poco appariscente e la mancanza di porte grandi ed aperte in via pubblica. La definizione di «segreto» si riferirebbe quindi all'oratorio nel senso di nascosto o addirittura celato all'autorità costituita ed al pubblico. Come vedremo, infatti, in alcune confraternite era imposta la più assoluta segretezza. Ma, tenendo conto delle vicende pubbliche e dei conflitti giurisdizionali cui andarono incontro le confraternite, l'attributo «segreto» potrebbe anche essere inteso in contrapposizione a «pubblico», cioè sinonimo di «privato».

processione Ancora dall'opera di O. Grosso:
la processione delle Casacce

Infatti nel 1530 si ebbe l'intervento pubblico con l'istituzione di una Magistratura di controllo, e la promulgazione di ordini e norme per la sortita delle casacce (pubblicate da F. Alizeri in «Notizie dei professori di disegno in Liguria») e una Giunta di giurisdizione fu istituita come Giunta Ecclesiastica nel 1593, a tutela dei diritti della Repubblica. Nel periodo precedente non esisteva problema giurisdizionale (mentre nel Seicento questo divenne predominante e si giunse all'incarico dato agli Inquisitori di Stato di assumere informazioni su tutti gli oratori, congregazioni e confraternite cittadine) e del resto erano ancora in scarso numero gli oratori segreti.
Questi sembrano proprio aumentare in contrapposizione all'intervento pubblico, come se la segretezza, oltre a chiari motivi di convenienza, trattandosi di associazioni dedite a opere di pietà cristiana, e quindi per ragioni morali, fosse anche conseguente a prudenza nei riguardi del Governo della Repubblica, mutevole e insidiato da fazioni diverse, per evitarne azioni repressive. Del resto l'autorità ecclesiastica finì con riconoscere di fatto la natura pubblica delle casacce, salvaguardando dall'intervento dell'autorità costituita le confraternite dette secrete, private o anche ecclesiastiche.
Questa distinzione, intesa come riferita alla contrapposizione tra pubblico e privato, non poteva comunque essere concepita prima della istituzione delle norme di controllo, periodo in cui già esistevano, anche se in scarso numero, gli oratori cosiddetti segreti.
Il numero delle confraternite ci è pervenuto attraverso documenti svariati, tra cui, ad esempio, un elenco del Poch, nelle sue «Miscellanea», del 1401; una indagine del visitatore apostolico Mons. F. Bossio, che cita una ventina di confraternite nel 1582; le relazioni sullo stato delle parrocchie urbane del Cardinale Stefano Durazzo che comprendono, nella prima metà del secolo XVII, una cinquantina di confraternite oltre alle casacce.
Secondo Grendi dal 1480 al 1582 si possono numerare 134 associazioni, dopo il 1582 sarebbero sorte almeno 124 confraternite; nel primo periodo erano prevalenti le confraternite di chiesa, nel secondo gli oratori segreti. Il fenomeno non era gradito alla autorità pubblica, che definì gli oratori segreti «rovina» delle meglio controllabili casacce.
Una suddivisione cronologica può essere utile per meglio inquadrare la tipologia associativa, attraverso componenti etnografiche diverse. Così una suddivisione di situazione, secondo il luogo di raccolta che poteva trovarsi nella casaccia (spesso ospitante più associazioni), nella Chiesa (ove la cappella riservata veniva abbellita dai confratelli), nel monastero, nell'oratorio annesso ad altri edifici religiosi, nell'oratorio segreto (e in questo caso si potrebbe intendere come «isolato», separato da altri centri religiosi).
In questo schematismo di situazione si potrebbe essere indotti a pensare, troppo semplicisticamente, ad una evoluzione obbligata della devozione all'oratorio segreto.
La distinzione fondamentale consiste nell'aspetto sociale e religioso, che consente di individuare tendenze associative a fisionomia diversa: corporativa, spettacolare, devozionale, caritativa. Già i cronisti dell'epoca, infatti, distinguevano compagnie di pure indulgenze, in cui la devozione e la compartecipazione alle indulgenze erano aspetti fondamentali, e compagnie di cappa.
La complessa struttura associativa appare come il risultato di un processo che via via la trasforma e l'arricchisce, ossia non si ha una situazione sociale fondamentalmente statica intorno a principi religiosi e morali immutabili, ma un sistema di trasformazioni.
Indubbiamente l'elemento fondamentale è la devozione cristiana, che trova in una tendenza associativa popolare ed anche aristocratica il substrato necessario per assumere morfologia parzialmente comunitaria.
L'iniziativa avviene nel quadro di questi due fattori ed è solo apparentemente di massa, di gruppo e persino individuale, perché proviene da un atteggiamento costantemente popolare e sociale.
Le differenze morfologiche derivano dal predominio dei quattro aspetti citati, dovuti a moventi situazionali diversi (corporativo, spettacolare, devozionale, caritativo), che consentono di distinguere, rispettivamente, le confraternite di mestiere, le casacce, gli oratori specie segreti, le grandi associazioni a carattere assistenziale.
Comunque gli aspetti linguistici, grammaticali, semantici e storici del movimento delle confraternite sono complessi, pur restando la devozione manifestata nel gruppo, indipendentemente dalle sue degenerazioni (casacce), la connessione costante degli elementi variabili.
Nella variazione di questi elementi assume evolutivamente una netta fisionomia storica l'aspetto binomiale «oratorio - confraternita». Inizialmente la vistosa coloritura delle flagellazioni (i cui arnesi avevano un significato simbolico), nel quadro della disciplina penitenziale, era predominante. Da un lato si era poi dirottata, degenerando dal punto di vista cristiano, verso la lussuosità delle processioni delle casacce; dall'altro si era affinata verso un indirizzo puramente devozionale.

Cristo Il Cristo dei «Caravana» (sec. XIV-XV).
Il «Santo Sepolcro».
(anonimo genovese, principio sec. XVI).
da «Le Casacce genovesi» di O. Grosso

Si ebbe allora la codificazione della casaccia, o meglio delle confraternita, di casaccia, che di solito appunto la componevano, e dell'oratorio - confraternita, che aveva significato di pratica religiosa, di costume civile e di pregio artistico. All'aspetto spettacolare e dispersivo della prima, si opponeva quello spirituale e introspettivo del secondo; ossia, alla processione faceva da contrapposto l'oratorio, spesso, abbellito da notevoli opere d'arte. Nel XV secolo, che inizia col movimento a prevalente carattere spirituale sfumato di poesia degli uomini e donne «in vesti bianche» e che prosegue nell'azione dei Francescani, dei Domenicani e del Terz'Ordine, le iniziative e le grandi opere di carità delle confraternite diventano predominanti.
Nascono l'aristocratica Compagnia del Divino Amore, la Compagnia della Pietà di S. Maria di Castello o del Mandiletto, la Compagnia di Misericordia per i Carcerati (la famosa Compagnia secreta, a carattere aristocratico e popolare) e, successivamente, la Compagnia della Morte, quella di Morte ed Orazione.
In esse l'ispirazione spirituale ed anche culturale è predominante, ma si manifesta in opere di attiva pietà; inoltre l'iniziativa individuale assorbe spesso ogni iniziativa di massa e l'aspetto statutario è complesso e fondamentale.
La ricorrenza, in regioni italiane fra loro lontane, di forme, regole, atteggiamenti simili, induce a credere che i fenomeni associativi osservati, risultino dal giuoco di leggi universali. Ma bisogna considerare anche, sulla guida di fatti condotti spesso solo sul piano del racconto e senza tentativi di analisi, che la irradiazione delle confraternite genovesi e soprattutto del Divino Amore in altre regioni (come del resto si è considerato l'influsso a Genova di movimenti continentali) è anche frutto della spiccata personalità di alcuni grandi genovesi.

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