Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

San Lorenzo della Costa
di Amalia Vago

Il Mare – 13 agosto 1955

A circa duecento metri sul livello del mare, situata al vertice di un triangolo di cui S. Margherita è alla base e S. Michele di Pagana e Paraggi rispettivamente ai chiesa due angoli laterali, la frazione di S. Lorenzo della Costa completa il paesaggio della nostra Città verso il monte, dandole la spinta a salire.
S. Lorenzo si trova sulla via Aurelia, l'arteria principale di comunicazione tra Genova e tutti i centri della costa, fino a La Spezia ed oltre.
Dipendente in origine da Rapallo, nel 1798, con il nuovo ordinamento territoriale napoleonico, entrò a far parte del Comune di S. Margherita, a cui sempre più strettamente si è legata in questo ultimo cinquantennio, da quando cioè, nel 1906, fu costruita la strada carrozzabile che la unisce al suo capoluogo. E ai lati della strada, in questo ultimo cinquantennio, sono sorte ville sontuose e casette civettuole, che si fanno sempre più fitte quanto più si discende verso la città, fino a costituire un vero e proprio prolungamento di S. Margherita verso S. Lorenzo, lungo il pendio del colle, la zona più favorita per il clima, perché esposta in pieno mezzogiorno e riparata alle spalle dal vento di tramontana.
L'aspetto di S. Lorenzo colpisce per la signorilità delle sue abitazioni, non da piccolo villaggio come è sempre stata nel passato (anche oggi supera di poco i mille abitanti), ma come fosse una diramazione del centro cittadino. E questo perché, soprattutto nella seconda metà dell'ottocento, molti Sanlorenzesi, che si erano recati in America per commercio e che ne avevano acquistata ricchezza, tornati in Patria ebbero l'ambizione di costruire o ricostruire le proprie case, che presero il tono di veri palazzetti. Ma anche le case più modeste, con i loro muri dipinti all'uso genovese, contribuiscono a dare un gaio aspetto signorile alla frazione che, collocata sul crinale dell'ultimo contrafforte appenninico verso il mare, gode di un duplice panorama, quello grandioso dell'intero Golfo Tigullio verso sud, e verso nord, la riposante visione di una freschissima vallata tutta verde di ulivi, l'antica costa piana cosparsa di case coloniche, con i piccoli centri di S. Massimo e di Santa Maria, e limitata nello sfondo dall'imponente catena dell'Appennino.
Anche S. Lorenzo ha beneficiato del fervore di rinnovamento che, da un quadriennio a questa parte, ha mutato il volto di S. Margherita. E sono degli ultimi mesi del 1954 e del primo semestre di quest'anno numerose e importanti opere pubbliche, che hanno rinnovato l'aspetto anche di S. Lorenzo.
E, prima di tutto, sul piazzale della Chiesa, la graziosa fontana pubblica, in marmo, che fu creata captando e immettendo in un tubo di circa due chilometri una piccola sorgente esistente nel territorio del Comune. Così, in attesa che il problema più importante e più grave dell'acquedotto sia risolto, e che l'acqua possa essere portata in tutte le case, un sia pur modesto quantitativo d'acqua potabile, è stato messo per la prima volta a S. Lorenzo a disposizione della popolazione.
Anche il piazzale della Chiesa è stato abbellito con l'aggiunta di nuove panchine, e illuminato con quattro antenne a pastorale.
E sono state sistemate per lungo tratto le tre strade che, partendo dalla piazza della Chiesa, collegano S. Lorenzo con i centri vicini: fu costruita una comoda gradonata in cemento per circa 700 metri in via Dolcina, strada di grande importanza turistica che sale verso Portofino Vetta e che è augurabile venga prestissimo allacciata con quella che corre lungo il crinale di Portofino; fu bitumata per circa un chilometro via Pero, la strada pianeggiante verso Nozarego; e fu pure gradonata in cemento, per circa duecento metri, la strada Crosa del Rettore, che scende verso il mare, allacciandosi alla vecchia strada pedonale di S. Margherita.
Fu anche costruita una nuova scalinata larga due metri e mezzo, verso il cimitero, che è stato pure sistemato nei vialetti con piastrelle di gres ceramico, mentre il piazzale antistante fu pavimentato con pietra arenaria e ornato con aiuole e cipressi. trittico
Davanti alla casa parrocchiale è stato creato un piazzaletto per la comodità e la sicurezza di chi aspetta la corriera, e nello stesso tempo per facilitare la viabilità pedonale. Mentre al bivio tra via Aurelia e via S. Lorenzo, dove ha inizio la carrozzabile che scende verso S. Margherita e dove si spalanca improvvisamente la visione della città con il suo golfo, un allargamento in cemento di circa due metri oltre il nastro stradale, e per la lunghezza di cinquanta metri, fatto costruire dall'Ente Provinciale del Turismo, consente alle macchine e ai torpedoni di sostare per godere il magnifico panorama.
Ma soprattutto, opera di importanza più che locale, è stata la ricollocazione e la protezione del trittico fiammingo nella chiesa parrocchiale.
Come risulta da una scritta a tergo del quadro, Andrea Costa e la moglie Agnese Adorno, che commerciavano nel Belgio, commisero nel 1499, a un maestro di Bruges, il trittico rappresentante nella parte centrale il Martirio di S. Andrea Apostolo, a sinistra le nozze di Cana, e a destra la Resurrezione di Lazzaro. Nei due devoti, inginocchiati ai piedi della croce di S. Andrea, sono raffigurati gli stessi committenti. Il paesaggio dello sfondo sembra riprodurre il promontorio di Portofino nel suo profilo verso il mare. Il trittico, che si chiudeva, è dipinto anche posteriormente, dove è rappresentato il paradiso terrestre con le figure di Adamo ed Eva. Esso adornava l'altare maggiore quando la Chiesa, costruita probabilmente nel secolo XIII, era molto più piccola e diversamente orientata. Con i successivi ingrandimenti, l'altare che conteneva il trittico divenne il terzo nella navata sinistra della Chiesa. Il quadro, benché di attribuzione incerta, fu riconosciuto in tutti i tempi come pregevolissima opera fiamminga e subì varie peripezie. Fu trafugato nel 1655 e trasferito a S. Margherita. Rimesso al suo posto, e assai deperito con il tempo, fu restaurato dalla Soprintendenza ai Monumenti, a Firenze, prima dell'altra guerra, e fu riportato a Firenze durante l'ultima guerra. Un paio di anni fa, per una mostra d'arte fiamminga a Bruxelles, fu richiesto dal Belgio, che fece la strana proposta di trattenerlo, inviandone in Italia una copia. Naturalmente la proposta fu respinta. Ora il quadro, rinfrescato e ritornato al suo posto, è stato trattato con tutti gli onori che si merita. Una bella cancellata in ferro battuto, che si intona con lo stile nordico del quadro, fu fatta fare dal Comune di S. Margherita, con il contributo della Soprintendenza ai Monumenti e della Parrocchia di S. Lorenzo, e chiude la cappella proteggendolo da ogni insidia. Due riflettori lo illuminano in pieno, permettendo di rilevarne tutti i particolari. La cappella stessa, che risale al 1495, è stata recentemente rivestita di marmo per offerta della Signora Letizia Costa Furianelli, probabilmente discendente dalla famiglia che donò il trittico alla Chiesa.
La quale contiene pure qualche altra notevole pittura, come nel coro, il Martirio di S. Lorenzo di Luca Cambiasio, una Sacra Famiglia dello stesso, una Madonna e un Crocifisso scolpiti in legno attribuiti al Maragliano e alcune pregevoli pitture dell'ottocento del Bertelli e, più recenti, di Luigi Morgari.
Andrea Roccatagliata nel 1902 fece fare il rivestimento in marmo della facciata, riconfermando il costante amore dei Sanlorenzesi per la loro terra.

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