Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Lorenzo Pellerano, garibaldino

Genova – marzo 1965

Si legge nel libro "I Mille" di Francesco Crispi: Pellerano
«Giorno 5 maggio 1860.
Alle 11 pom. Secondo il concerto stabilito nella mattinata in casa di Nino Bixio i marinai che deggiono far parte della spedizione ed i marinai arruolati per equipaggiare i due vapori che deggiono trasportare la medesima, si sono trovati riuniti sulla vecchia nave a vela San Paolo, ormeggiata in una delle dune della parte del molo vecchio del Porto di Genova.
A bordo a questa nave Nino Bixio legge un ordine del giorno del Generale Garibaldi; nel quale sono declinati i nomi dei due vapori il Piemonte e il Lombardo1 (sino a questo momento tenuti segreti) della Compagnia genovese di navigazione Raffaele Rubattino; dei quali devesi prendere possesso anche colla forza in caso di opposizione; e che dei medesimi a Castiglia Salvatore viene affidato il comando del Piemonte e a Nino Bixio quello del Lombardo.
Dopo letto quest'ordine del giorno, si è proceduto dai due Comandanti alla composizione degli equipaggi; i quali tutti fatti poi discendere su due barconi precedentemente approntati, ognuno di essi è arrivato al vapore cui è stato destinato.»
Tra l'equipaggio del Lombardo c'è un fuochista di 48 anni, Lorenzo Pellerano, nato a Santa Margherita2 da Giuseppe e da Angela Figallo. Si era imbarcato ancora giovanissimo, aveva girato il mondo e intorno al 1850 era approdato a Livorno, dove aveva sposato una ragazza del luogo, Fortunata Bonan: suo collega fuochista nell'avventura garibaldina era il cognato, Ranieri Bonan Tertulliano.
Il 9 maggio il Lombardo è di fronte a Porto Santo Stefano (sull'Argentario), poco a sud di Talamone: scrive Pellerano che Bixio "mi ordinò di prendere il comando per condurlo entro il porto di Santo Stefano per fare carbone". rotta
L'11 maggio i Mille sbarcano a Marsala, ma Lorenzo è comandato a bordo del Lombardo che si è arenato e che Garibaldi intende affondare per non farlo cadere nelle mani dei borbonici; proseguì a terra fino a Salemi e a Palermo, dove "abbandonò la spedizione a causa di dolori".
Rientrato a Livorno fu guardiano del faro, incarico che lasciò nel 1866 per problemi di salute.
Nel 1865 beneficiò della legge3 che disponeva «E' assegnata la vitalizia pensione di lire 10004 a ciascuno dei Mille fregiati della medaglia d'onore instituita per iniziativa del Municipio di Palermo5 a ricordo della gloriosa spedizione del Generale Garibaldi a Marsala».
Un documento del 1875 lo indica come malato e privo di altri mezzi di sussistenza: morì a Livorno nel 1883 lasciando la moglie e due figlie "senza beni di fortuna e in povera condizione".
Nel 1884 un deputato scrisse all'allora Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni Agostino Depretis raccomandando «la povera vedova del bravo Pellerano Lorenzo, uno dei Mille, un bravo fuochista, che io ho avuto sotto i mei ordini nel Lombardo», ottenendo un sussidio per la moglie.
Quando nel 1901quest'ultima morì, le figlie Elisa e Gemma, entrambe nubili, che erano «in più misero stato e sofferenti per incomodi di salute, e una più sofferente per la vista che poco ci vede, da non poter guadagnare il sostentamento per vivere», chiesero un sussidio al Ministro degli Interni, Giovanni Giolitti «tenuto conto dell'opera grande che il loro padre rese alla Patria»6. Il sollecito dell'anno seguente «Il nostro defunto padre in quella Gloriosa campagna ci perdé la vita, ed ebbe molti anni di sofferenze…» e quello successivo del 1908 fanno ritenere che forse la richiesta non fu accolta.


1 Costruito a Livorno nel 1841, lungo 48 metri e pesante 238 tonnellate, aveva una potenza di 220 HP
2 Il 4 luglio 1811
3 Legge n.2119 del 22 gennaio 1865 (G.U. n.29 del 2/2/1865)
4 Corrispondenti a circa 5.600 euro
5 Istituita il 21 giugno 1860, durante la dittatura di Garibaldi, concessa ai garibaldini sbarcati a Marsala. Fu distribuita il 24 ottobre e il 4 novembre 1860.
6 Lettera del 1902

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