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    Pezzi di storia

S. Margherita nel 1500 ed oggi
di Franco Di Leo

Il Mare – 12 febbraio 1955

A sentir parlare di una linea aerea Londra-S. Margherita, che sarebbe quanto dire una tra le maggiori conquiste che il Tigullio potesse raggiungere; e ad andarsi a panoramica rilegger quei purtroppo, troppo romiti e sconosciuti Annali del prof. A. R. Scarsella, che di S. Margherita ci dipingono la storia, immantinente ne balzerebbe il contrasto tra le antiche consuetudini e le moderne; tra lo stato di quel borgo antico, pittoresco, vivo e questo nostro evo moderno, veloce, che tutte le tappe vuol bruciare dei contatti tra uomo e uomo, tra terre lontane.
Sì che parrà una cosa nuova, eppur logica e normale, il raggiungere una Capitale in aereo in men di tre ore, e certo noi per primi, immaginiamo, dopo la prima novità, finiremo per trovare il fatto comune e logico, come il montar su di un treno.
Ma non riusciamo a non pensare, che poco più in su di S. Margherita, sul monte che la sovrasta, sull'antica via Aurelia, che in tanti secoli ancora non ha modificato il suo tracciato, passarono le legioni romane, dirette proprio in quelle terre, da cui ora veloci aerei si staccheranno, per raggiungerci in così poco spazio di ore.
Ci aiuteranno gli Annali del prof. Scarsella. Il termine di paragone, lo faremo risalire a quattro secoli or sono cioè alla prima metà del 1500.
Per prima cosa, con un non lieve sforzo d'immaginazione il lettore, dovrà ridurre allo stato primitivo, il terreno su cui S. Margherita giaceva a quel tempo.
(Ci ricordiamo a questo proposito di una fotografia di S. Margherita che se ne sta bellamente appesa nell'ufficio del Sindaco e che, salvo il più gran numero di case, non molto si discosta dal disegno che ora andremo tracciando; ed a pensare che la foto è vecchia di non più di una cinquanta di anni, vien fatto di considerare che non molto fu il cammino percorso in quattro secoli).
Ma ritorniamo alla S. Margherita del 1500. Dunque, bisognerà immaginarsi scoperchiati i tre torrenti; abolite le strade carrozzabili e la ferrovia; riportate di parecchi metri dietro le spiagge; figurarsi sgombro il terreno sulle colline tutto intorno ora ricoperto di ville e abitazioni, e su questo ricostruire ciò che noi ora chiamiamo città.

La S. Margherita del 1500
Cominciamo da levante. Nudo era il tratto di strada dove ora sorge la Villa «Porticciolo», del tutto privo di qualsiasi casa, e si diceva del «Bagnaresco».
Qui dalla collina di «Banchi», discendeva una stradicciola scoscesa, ch'ancor oggi esiste, al di sopra della odierna carrozzabile, e che era la gran via terrestre di comunicazione con Rapallo. Venendo avanti si entrava nella spiaggia di Ghiaia. Due misere casupole stavano dalla parte destra, prima della collina su cui sorge l'ospedale, e che allora era deserta e si chiamava il «Poggio». Oltrepassata questa, sempre a destra si trovava una fila di case, tra le quali veniva a sbucare un'altra viuzza detta «Carruggio da mezu ai orti», che è la attuale Via dell'Arco. La Foce, col letto molto più largo che in questi ultimi tempi, prima di essere coperta, era traversata da un ponticello ad un solo arco, che più volte distrutto, e più volte ricostruito, vi rimase fino a non molti decenni or sono, e da cui si entrava direttamente nella «Piazza della Chiesa». Questa aveva da una parte alcune case che la chiudevano, come oggi, verso il mare; dall'altra, la chiesa, fiancheggiata da olmi, più piccola della odierna, e rivolta verso oriente; dietro di essa il cimitero. Dalla piazza partivano due viuzze; una detta «Borgo Nuovo», (ch'è l'odierna via Cairoli e via Cavour), tutta fiancheggiata da orti, piantati a ulivi, metteva sul «Piano», il terreno ora occupato da piazza Mazzini ed il Municipio e le case adiacenti; allora sgombro e luogo ai passeggio; dove nei giorni feriali lavoravano, quasi tutti margaitin, più di seicento persone, su d'una popolazione di 2000, a far le famose corde. Era il feudo dei funaioli, che vi spadroneggiavano.

Da questa via si proseguiva verso S. Siro, rasentando l'oratorio di S. Bernardo, lungo la valle solitaria. Là, poco prima della chiesa, traversata la foce si saliva a S. Lorenzo e Ruta. L'altra strada che partiva dalla Chiesa centrale che fu poi detta «Caruggio Dritu», ora via Venezia, andava verso il molo, passava su di un altro ponticello: la «Focetta», dove ora sono stati creati i giardini pubblici, vicino alla odierna farmacia Internazionale e imboccava l'attuale Vico Algeri, che altro non era se non la spiaggia stessa. Qui v'era il cantiere delle barche e vascelli, molto rinomati, dell'antica Pescino. Da Vico Algeri la stradetta si biforcava, mandando a destra verso il «Piano» la diramazione detta «Giuncheto, e a sinistra su per la collina, una stradicciola dove dopo un secolo esatto sarebbe stata costruita Villa Chierichetti. Anche lungo questa via, verso il monte, stava raccolto un gruppo di case che costituivano il «Magistrato».
La collina di S. Giacomo era pressoché deserta: non sul fianco di tramontana, le case del «Molo»; non sul davanti il Castello, che sorgerà di lì a qualche anno; non il convento dei Cappuccini, né gli edifici che fiancheggiano l'odierna salita al convento. Dominavano dall'alto: la chiesa di S. Giacomo, e il castello antico, nell'attesa di essere trasformato in palazzo. Quivi qualche casupola arroccata lì intorno. Scendendo verso il mare si passava presso il coro di S. Erasmo e, venuti sulla spiaggia, si trovava un terzo gruppo di case.
Con questo finiva l'abitato del centro. Delle altre due parrocchie, allora esistenti, non si vedeva che la chiesa, qualche rara villa signorile, e pochi tugurii, mezzo nascosti tra gli ulivi.
S. Margherita era tutta lì. E non era molto. Ora avremo anche la linea aerea che ci collegherà con Londra. Così cammina il tempo.

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