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    Pezzi di storia

1832: un viaggio avventuroso sul passo del Bracco
di William H.G. Kingston

Lungo la strada statale Aurelia, nel comune di Moneglia, si trova la frazione Bracco che dà il nome a un antico valico a 615 metri d'altezza tra Trigoso (frazione di Sestri Levante) e Mattarana (frazione di Carrodano). Il passo del Bracco ha raggiunto la notorietà per i numerosi assalti di banditi ai viaggiatori. copertina
William Henry Giles Kingston (1814 - 1880), scrittore britannico, nel 1832 è invitato da una parente ad accompagnarla in un viaggio in Italia: il 20 settembre si imbarcano a Southampton e raggiungono Le Havre, da dove partono in carrozza il giorno 28. Lui viaggia a fianco del postiglione, la parente all'interno e la domestica nel sedile posteriore.
Il brano che segue è tratto dal libro "My travels in many lands" (I miei viaggi in molte terre) pubblicato nel 1862 e descrive il percorso tra Genova e Borgetto (Borghetto di Vara).


La mattina dopo eravamo di nuovo in viaggio poco dopo le otto. La nostra strada si snodava alla base dell'Appennino, a ridosso del mare, tra vigneti pensili, aranceti e uliveti, fichi e cipressi, che danno un tocco finale al paesaggio. Ogni svolta della strada presentava una vista nuova che ci sembrava più bella della precedente.
La strada, molto buona, è stata realizzata tagliando le rocce, spesso scoscese. In alcuni tratti passa sulla cime delle rocce appena sopra il mare, in altri punti procede su per le scogliere e segue rientranze e promontori. Guardando indietro appena oltre Recco feci uno schizzo del luogo e della caletta rocciosa in cui sorge, con Genova in lontananza e un bel promontorio attorno al quale la strada si snoda sopra un precipizio che scende a strapiombo nel mare.
Abbiamo poi attraversato una grotta o tunnel scavato nella roccia di marmo. Oltre, avevamo un'altra vista superba di Genova. Attraversammo due tunnel simili nella stessa giornata.

disegno Recco, con Genova in lontananza

Non posso non citare i nomi dei numerosi luoghi che abbiamo visto. Rapallo è situata in una bellissima caletta. Chiavari è una città dall'aspetto attraente che si trova vicino al mare. La strada corre a ridosso della riva del mare fino a Sestri, dove, lasciando la costa e avendo a sinistra il fiume Fumera [torrente Petronio?], inizia un'ardita ascesa dell'Appennino - e io, dopo aver proceduto a piedi anticipando la carrozza, giunsi a due grosse rocce granitiche, tra le quali è ricavata la strada. Fermatici a prendere fiato ci voltammo e ci si presentò uno spettacolo ineguagliabile. Guardavamo a ovest. Sotto di noi si stendeva il luminoso e azzurro Mediterraneo, attraverso il quale il sole stava tramontando sotto le sue onde gioiosamente danzanti e diffondeva un bagliore come di fuoco liquido, mentre l'intero cielo occidentale brillava. Dietro e intorno a noi si ergevano catene montuose una dietro l'altra, mentre, sparse qua e là e spesso ammucchiate confusamente, c'erano rocce enormi, nude, aspre e di forma fantastica, gettate lì dalla natura più selvaggia.
La distanza dal mare alla vetta della montagna è di circa otto miglia, quindi dovevamo salire ancora molto prima di poterla raggiungere. Saliamo, però, godendoci l'aria pura e limpida, finché arriviamo al paesino di Mattarana, dove ci sono una locanda e una stazione di posta1. A quell'ora era piuttosto buio e ovviamente sapevamo che sarebbe stato molto pericoloso proseguire.
Considerando i precipizi, i ladroni e la certezza di finire rovesciati, le nostre vite sarebbero state in grandissimo pericolo. In quei tempi i briganti erano diffusi in molte parti d'Italia, soprattutto negli Stati romani e napoletani, e perché non dovevano essere anche più a nord? Pensavo che sarebbe stato molto ingenuo e stupido, se non addirittura ignobile, fare un viaggio per rischiare di essere derubato o condotto da qualche eroico Mazzaroni2 nella sua roccaforte tra i monti; anche se essere attaccato e scacciare una banda di briganti sarebbe stato un fiore all'occhiello.
Il locandiere ci spaventò molto, assicurandoci che aveva a nostra disposizione cinque letti molto comodi, così che, mentre giungeva la carrozza, anche se l'esterno dell'edificio non era gradevole, fui indotto a entrare per ispezionare l'alloggio. C'era una stanza in cui un gruppo di uomini, che avrebbero potuto essere dei briganti, seduti a fumare. "Dove sono le camere da letto?" chiese il postiglione. "Ecco, signore" rispose il locandiere, mostrando cinque piccoli recessi nei muri intorno alle stanze puzzolenti, e la sporcizia era la caratteristica prevalente del luogo. Ritenni impossibile fermarci lì, anche se da allora avrei apprezzato il riparo in luoghi molto più sporchi e scomodi. Il peggiore di tutti, forse, al confine spagnolo. …
Decidemmo di affrontare i pericoli dei briganti e dei precipizi e di discendere la montagna nell'oscurità. Attaccammo i cavalli e ce ne andammo.
C'erano precipizi ripidi e profondi da un lato e scogliere che si ergevano audaci e aspre dall'altro. Ci avevano detto che c'erano ben undici miglia fino a Borgetto, il luogo più vicino in cui potevamo trovare un albergo.
Il nostro postiglione, pensavamo alla partenza, era più taciturno del solito, un tipo dall'aspetto burbero, l'essenza stessa di un brigante. Certamente era in combutta con il padrone della locanda di Mattarana, socio di quei brutti tizi che abbiamo visto fumare e bere lì. Cosa c'era di più ovvio che aspettarsi che, alla prima occasione opportuna, avrebbe scagliato la carrozza giù per uno dei terribili precipizi sul ciglio della strada e, saltando agilmente giù, tagliando i finimenti per salvare i suoi cavalli, ci avrebbe lasciato impotenti, preda del resto della banda.
Percorremmo un certo tratto prima che potesse verificarsi questa previsione. Spesso la strada scendeva molto ripida, ma ogni tanto saliva di nuovo per superare un fianco della montagna. Il cielo era meravigliosamente limpido e le stelle luminose, così che potevamo distinguere bene il paesaggio ai lati. Per un tratto la strada era stata peggiore del previsto, fino a quando all'improvviso, senza il minimo preavviso, il nostro "brigante" postiglione svoltò bruscamente da una parte e vignetta si inoltrò in mezzo a un fitto bosco di castagni. Meglio che essere scagliati in un precipizio, ma non c'era dubbio che le sue intenzioni fossero di natura molto malvagia. Questa orribile supposizione fu confermata quando, saltando da cavallo e pronunciando alcune espressioni feroci, di cui non potevamo comprendere il tenore, scomparve tra i fitti alberi lasciandoci al nostro destino nel bosco tenebroso. Sfortunatamente non avevamo pistole o armi da fuoco di alcun tipo per difendere la nostra parente, ma abbiamo fatto del nostro meglio per placare le sue apprensioni e abbiamo avuto più successo con lei che con la cameriera, che sembrava voler gridare e continuava a esclamare debolmente: "Oh povero, oh povero! povera me! cosa accadrà? Saremo tutti assassinati?" o qualcosa del genere.
In un momento di quiete credemmo di udire i passi dell'infido postiglione che scendeva dalla montagna, poi un suono di voci umane si alzò nell'aria notturna dalle profondità sottostanti. La nostra ansia era terribile. Se avessimo posseduto armi avremmo potuto combattere e forse sparare ai briganti nel momento in cui sono apparsi, senza fare domande o attendere di essere derubati: avremmo così mostrato loro di che pasta sono fatti gli inglesi e li avremmo cacciati.
Si avvicinarono dei passi. "Eccoli che arrivano", abbiamo esclamato. Così hanno fatto. Prima apparve il perfido postiglione, poi altri due uomini. Afferrarono le teste dei cavalli e iniziarono a trascinare la carrozza nelle profondità della foresta. Proseguirono, senza preoccuparsi se le radici degli alberi avessero staccato le ruote, o i rami avessero strappato via gli imperiali e le casse3, o la sfortunata cameriera dal sedile posteriore. Di tanto in tanto mi guardavo indietro, aspettandomi di vederla aggrappata disperatamente all'ampio ramo di un castagno, o comunque di sentirla gridare che il suo cappellino era rimasto appeso a uno. Si comportò invece in modo eroico, dando sfogo solo alle sue precedenti esclamazioni, in tono sommesso per paura di aumentare l'allarme della sua signora.
Avremmo potuto precipitarci in avanti e abbattere i briganti e senza dubbio da veri inglesi avremmo dovuto farlo; ma il suono di più voci davanti ci avvertì che una simile azione sarebbe stata molto controproducente e che sarebbe stato meglio cercare di venire a patti con i briganti e promettere loro un riscatto se ci avessero permesso di fuggire vivi e con le nostre cose, per loro inutili. Penso che questa sia stata una decisione molto saggia.
Il nostro cammino attraverso quel bosco cupo fu lento e aumentò terribilmente l'orrore della nostra situazione. Dopo essere stati trascinati in qualche modo, si vide tra gli alberi il bagliore pallido di un fuoco e presto un'apertura nel bosco ci mostrò una scena come quella che Salvator Rosa4 si sarebbe dilettato a dipingere. Sopra il fogliame scuro e lucente del bosco di castagni si ergevano le rocce aspre e alte di un passo di montagna che si insinuavano nel cielo limpido illuminato dalle stelle. Attorno a un fuoco erano raccolti gruppi di uomini dall'aspetto di banditi, alcuni sdraiati in diversi atteggiamenti, altri in piedi che ci fissavano in modo severo, altri ancora impegnati a cucinare la cena, forse il bottino appena portato via dalle fattorie della pianura sottostanti. Dietro di loro stavano i loro cavalli, muli e alcuni asini legati a dei paletti, che sgranocchiavano il loro cibo.
Evidentemente per loro rapinare i viaggiatori era un evento così abituale che non valeva la pena distrarsi per compiere il misfatto. Era naturale aspettarsi, tuttavia, che alcuni di loro si sarebbero mossi mentre ci avvicinavamo e avrebbero iniziato l'opera di spoliazione.
Avevamo preparato un commovente appello ai loro sentimenti nell'italiano più adatto, per non parlare di altri argomenti ancor più convincenti, la promessa di un sostanzioso riscatto, quando udimmo il postiglione dire: "Gracia, gracia, amici". Sembrava strano che ringraziasse i briganti per aver condotto la carrozza nel mezzo della loro roccaforte.
Subito dopo ci siamo trovati sulla strada maestra.
"Buona notte signori", dicevano i briganti alzando il cappello, "buon viaggio". Era evidente che nella nostra disgrazia ci stavano solo prendendo in giro, per augurarci la buona notte e un buon viaggio quando stavano per derubarci e ucciderci. Ci toccammo però i nostri cappelli per non essere da meno in educazione e offrimmo loro una moneta d'argento, per la quale dicevano: "La ringrazio molto", con altri inchini.
Il postiglione montò a cavallo, fece schioccare la frusta e ci allontanammo giù per la montagna, senza che nessun brigante tentasse di seguirci. Come fosse avvenuta la nostra fuga era impossibile dirlo. Forse potrebbe essere stato per il giusto timore della rabbia del British Lion5, se si fosse scoperto che avevano attaccato alcuni viaggiatori inglesi. Speravamo solo che non cambiassero idea e venissero a cercarci.
Vedevamo la cameriera lanciare, di tanto in tanto, sguardi furtivi dietro le spalle temendo di vedere spuntare la testa di qualche brigante bruno e barbuto con l'intenzione di rapirla, o nel migliore dei casi per farle interpretare il personaggio più romantico, la sposa di un brigante; ma non accadde nulla del genere e alla fine raggiungemmo l'Hotel de l'Europe a Borgetto in perfetta sicurezza.
L'albergo lasciava molto a desiderare, ma era migliore di quello in cima alla montagna; benché avessimo sentito che ce n'era un altro molto migliore più avanti, fummo felici di fermarci lì poiché diversamente avremmo dovuto attraversare un guado profondo, un'operazione snervante durante la notte.
Il locandiere parlava francese. "La strada è stata rovinata un po' sopra al paese così avete avuto qualche difficoltà a superarla", osservò. "Tuttavia, c'erano dei contadini che salivano sulla montagna e senza dubbio vi avrebbero aiutato volentieri. In questa zona ci piacciono gli inglesi. Sono un popolo coraggioso e buoni clienti".
"Tutto ciò spiega la nostra avventura", considerammo. "Certamente i briganti temevano i coraggiosi contadini che non avrebbero permesso loro di fare del male ai loro amici inglesi".


1 Luogo per la sosta temporanea e il cambio dei cavalli.
2 Alessandro Massaroni (1790-1821), detto il mancinello, noto brigante tra i confini dello stato Pontificio e il regno di Napoli, la cui fama era diffusa in tutta Europa.
3 Elementi della carrozza
4 (1615-1673) Pittore barocco italiano
5 Leone britannico che compare negli stendardi inglesi

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