Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Tradizione organistica in Liguria
di Lea Landi

Genova – gennaio 1963

Un'apposita Commissione di tutela salvaguarderà il patrimonio organario ligure ai fine di conservare a strumenti di eccezionale valore per la storia della musica le originarie caratteristiche foniche e meccaniche.

«Ho iniziato lo studio della musica all'età di nove anni e da lungo tempo dedico la maggior parte della mia attività musicale ai problemi dell'organo e della immagine sua letteratura» - così ha risposto Giorgio Questa alle nostre prime domande quando lo abbiamo incontrato nel piccolo antico Oratorio dell'Addolorata a S. Margherita Ligure alle prese, qualche ora prima del concerto, con il vecchio prezioso organo della Chiesa. Aggiunge, mentre continua armeggiando fra tasti e pedali, che un buon organista deve necessariamente essere un organaro e, con l'aria di dire una cosa da poco, quasi trascurabile, ci comunica che sta costruendo da sé un organo scomponibile da portarsi sotto il braccio in giro per i suoi concerti. Vorremmo approfondire questa notizia ma ci rendiamo conto che ora non c'è tempo. Giorgio Questa è tutto intento all'organo sul quale tra poco eseguirà musiche italiane del XVII secolo. L'Oratorio si va riempiendo di pubblico visibilmente raffinato e intelligente.
Il concerto si svolge su un piccolo organo di evidente scuola settecentesca, uno dei non pochi esemplari che, sopravvissuti miracolosamente alle cosiddette trasformazioni «in senso moderno», attestano l'esistenza in passato di una tradizione organaria locale, rappresentata dai nomi di Tommaso Roccatagliata e di Francesco Ciurlo, interessanti figure di organari nativi entrambi di S. Margherita Ligure e molto attivi nella zona durante la seconda metà del XVIII secolo.
Le musiche che stiamo ascoltando e in genere tutta la letteratura organistica italiana sino alla fine del Settecento ritrovano in questi strumenti, tipici della nostra arte organaria «classica», il loro clima sonoro naturale, il loro significato vero e intimo, quasi la loro stessa ragione d'essere. Sono gli organi dall'intonazione tipicamente «italiana» e dal «ripieno» un po' stridulo e mordente ma ricco di vitalità timbrica; sono gli organi che attestano, conservandoli ancora intatti, gli ideali sonori dei nostri grandi organisti d'un tempo, da Claudio Merulo a Frescobaldi, da Andrea e Giovanni Gabrieli a Michel Angelo Rossi fino a Domenico Zipoli.
Dopo il concerto Giorgio Questa è tutto per noi. Ancora emozionato, con il suo fare quasi timido eppure così profondamente intenso, ci parla di sé.
Nell'inverno 1942-43 ha luogo il suo primo vero contatto con l'arte musicale: l'arte di J. S. Bach. In questo periodo si rivela la sua naturale predisposizione e predilezione per la musica da camera, in particolare per la musica «d'assieme». Il padre, valente violinista, lo introduce alla conoscenza della letteratura violinistica e allo studio del repertorio di «sonate» per pianoforte e violino. In quegli anni viene affidato alla guida del Maestro Nicolay Klepikoff Ferrari, insigne artista russo che riesce a dargli una coscienza musicale e pianistica.
Successivamente ha i primi contatti, da un lato con la polifonia vocale e la musica «liederistica», dall'altro con l'organo e con la sua letteratura.
Nella primavera del 1959, per il Centro Universitario Musicale di Genova, tiene un concerto di musiche polifoniche «a cappella», dirigendo il «Piccolo Coro da Camera di Genova» da lui stesso costituito per contribuire a ravvivare il gusto per questa forma d'arte vocale.
Dello scorso settembre sono i due concerti d'organo a S. Margherita Ligure, organizzati dalla locale Azienda Autonoma di Soggiorno con composizioni italiane del XVII secolo.
Noi che l'abbiamo incontrato e ascoltato non riusciremo a dimenticare queste sue esecuzioni così rare, sensibili e squisite, su un piano di pura arte contro ogni tentazione di spettacolo.
Da circa un paio d'anni Giorgio Questa si sta interessando anche a problemi di musicologia: ha curato personalmente la trascrizione e ridato alla luce nella versione originale il volume delle «Toccate e Corrente per organo o cembalo» di Michel Angelo Rossi (di cui si conservano due esemplari seicenteschi nella Biblioteca del Conservatorio di Musica di Bologna) e molte composizioni vocali di Giuseppe Sarti, conservate nella Biblioteca Comunale di Faenza.

Addolorata S. Margherita Ligure
Oratorio dell'Addolorata

Non meno degno di rilievo è il suo interesse per i problemi d'arte organaria antica e attuale. Oltre a condurre di persona il restauro di antichi organi (è dello scorso anno il restauro da lui effettuato dello splendido organo settecentesco dell'Abbazia di San Matteo in Genova), Giorgio Questa sta realizzando attualmente un suo progetto di organo che ricalca, in un certo senso, la concezione del «Positivo» italiano cinque-seicentesco.
C'è in Giorgio Questa una fede di vero artista, nel suo tentativo di risuscitare l'interesse per lo strumento della Chiesa che in Italia, dalla fine del XVIII secolo, ha subito una sempre crescente incomprensione dei suoi valori estetici. Nell'Ottocento, con la decadenza dell'arte organistica italiana, anche la nostra organaria abbandonò criteri e metodi tradizionali per seguire i falsi indirizzi delle scuole transalpine che già da tempo indulgevano alla concezione dell'organo inteso come tavolozza di colori orchestrali piuttosto ché il depositario di timbri puramente «organistici». Da questa situazione derivò in Italia lo scarso interesse dei musicisti e degli storici per il «vero» organo italiano, l'organo «classico».
«Quanto dannoso è stato per l'organo italiano che la nostra organaria abbia abbandonato nel secolo scorso le vie tracciate e percorse, per oltre tre secoli, dai nostri organari "classici", dagli Antegnati al Cipri, dal Nacchini ai Bonatti fino al Callido e ai Serassi, alterando e appiattendo l'intonazione mordente dei "Ripieni", forzando la sonorità dei "Principali" e introducendo tutta una gamma di registri "da concerto", di imitazione tipicamente orchestrale, che nulla hanno a che fare con le "vere" sonorità organistiche; per non parlare poi dei "ritrovati" della moderna tecnica che, in questo secolo, ha sostituito alla trasmissione puramente "meccanica" il pneumatismo e l'elettricità, togliendo all'organo una delle condizioni essenziali per essere considerato monumento d'arte e all'organista la possibilità di comunicare "direttamente" con la fonte del suono e quindi di trasformare l'esecuzione da fatto "distaccato" in fatto "artistico"».
Questo ci diceva Giorgio Questa a Santa Margherita, nel piccolo Oratorio dell'Addolorata. Le moderne contraffazioni dell'organaria hanno in sostanza neutralizzato la vitalità timbrica dell'organo e, nello stesso tempo, anche le sue «autentiche» possibilità espressive. Da queste convinzioni è nato in lui un proposito che persegue con fede e con passione di musicologo ma più ancora da artista: ricercare gli strumenti antichi di interesse artistico e storico e tentare, da un lato di rivalorizzare il loro mondo sonoro, facendo ascoltare su di essi la gloriosa produzione organistica italiana, dall'altro di far comprendere ed apprezzare il loro valore storico e artistico intrinseco.
L'opera è ardua ma da alcuni anni in Italia ci si è resi conto del patrimonio artistico incalcolabile rappresentato da certi organi antichi, splendidi strumenti dei maestri organari dell'epoca classica e si è voluto, sulla spinta di uomini come Giorgio Questa, legare quest'opera di interesse pubblico alla competenza delle Soprintendenze ai Monumenti, attraverso la costituzione - che anche in Liguria sembra ormai imminente - di speciali «Commissioni per la tutela degli organi artistici» delle diverse Regioni.
Il problema della conservazione dei monumenti nazionali, in particolare delle sedi proprie degli organi, cioè delle Chiese, degli Oratori, è arduo per la resistenza di interessi e per la speculazione che spesso la giustizia sommaria di esempi d'arte architettonica o di valore storico, ma alla conservazione di una Chiesa o di un Oratorio va legata anche la conservazione e il restauro di quegli ineguagliabili strumenti d'arte e di meccanica che sono gli antichi organi classici, veri gioielli molto spesso ignorati, di un'arte che aspetta che qualcuno ricordi la loro storia.

Giorgio Questa, organista genovese nato il 27 novembre 1929 e morto l'11 giugno 2010

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