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    Pezzi di storia

Le bellezze di Portofino resistono ancora ma la speculazione privata è sempre più invadente
di Mario Fazio

La Stampa – 20 febbraio 1964

Il Consiglio di Stato ha annullato il piano regolatore - Chi ha comperato a prezzi irrisori terreni in collina vorrebbe far costruire strade e case - Il Comune e l'Ente autonomo dovrebbero unirsi per difendere meglio il paesaggio - La Riviera di Levante sta per esser rovinata dal cemento

Portofino ha funzioni di campanello d'allarme. Le lotte sorde che si combattono da anni, tenacemente, per tradurre in denaro la sua bellezza, violandone l'integrità vignetta voluta da leggi speciali, provocano sussulti e rigurgiti.
Qualche episodio di tali battaglie, preferibilmente condotto nell'ombra, passa sulle pagine dei giornali. Si scatenano polemiche, si dilatano le indagini, scoprendo altre congiure per trarre miliardi da quel che resta del paesaggio ligure. E' di ieri la notizia: «Il Consiglio di Stato annulla il piano regolatore di Portofino». Ne sono venute interpretazioni che meritano qualche chiarimento.
Ecco in breve la storia. Tutto il territorio fra Camogli e Santa Margherita, comprendente l'intero monte e l'abitato di Portofino, fu sottoposto a vincoli speciali dalla legge 1251 (20 giugno 1935) che istituiva un Ente autonomo per la tutela del territorio stesso. L'articolo 48 di quella legge, tuttora valida, dice che l'Ente autonomo predispone i piani regolatori delle singole zone. Alcuni anni or sono, in forza di quell'articolo, i responsabili dell'Ente si proposero di affidare a un gruppo di architetti e di urbanisti lo studio del piano regolatore di Portofino. Ma furono costretti a rinunciare, mentre si metteva in dubbio la consistenza giuridica dell'Ente, avversato da molte parti perché rigido custode della immutabilità dei luoghi.
Il territorio è affidato anche alla tutela delle Belle Arti. La Soprintendenza di Genova studiò un suo «piano paesistico», poi adottato. I difensori del paesaggio criticarono quel piano ritenendolo troppo elastico nelle concessioni di «fabbricabilità», con pericolo di snaturamento di Portofino: il Comune fece per suo conto un piano regolatore, poi approvato dal Ministero dei Lavori Pubblici senza il parere del Ministero dell'Istruzione, da cui dipendono le Belle Arti. Ed ora il Consiglio di Stato lo ha annullato per il vizio di procedura, senza entrare nel merito delle più o meno gravi modifiche che ne verrebbero al prezioso quadro locale.
Il piano regolatore annullato non era certamente il più adatto per garantire Portofino da possibili alterazioni, anche se non prevedeva alcune mostruosità inizialmente favorite dagli amministratori locali, come un palazzo delle Forze Armate, blocchi di case da grande città, alberghi colossali. Ora si profila però il pericolo di un peggioramento; il piano regolatore potrebbe essere rimodellato concedendo più spazio ai privati che intendono costruire, a quelli che intendono aprire strade in collina per «lottizzare» le enormi estensioni di terreno acquistate per pochi soldi e trasformabili in pozzi di denaro quando si allentassero i vincoli.
E' ben vero che tutti, anche gli amministratori locali, hanno a cuore la bellezza di Portofino; ma le armi di chi vorrebbe farne oggetto di speculazione sono affilate, sottili. Sarebbe preziosa una più armonica intesa fra il Comune e l'Ente autonomo, con abbinamento dei rispettivi piani regolatori; quello comunale ha fini di disciplina urbanistica, quello dell'Ente (se sarà consentito) dovrebbe tutelare per legge le bellezze naturali, la flora più rara, il verde, i movimenti di terreno.
Può darsi che Portofino non venga intaccata, essendo eccezionale la sua bellezza. Auguriamocelo. Altre parti della Liguria, fino ad oggi prodigiosamente vergini o quasi, stanno per soccombere. Clamoroso è l'esempio di Levanto, dove una società milanese ha acquistato 250 mila metri quadrati di terreno, presentando al Comune un piano di lottizzazione che cambierebbe radicalmente l'aspetto di quell'angolo di costa, anticamera delle Cinque Terre. Il Comune sembra favorevole a concedere indici di fabbricabilità superiori a quelli consentiti localmente: sul promontorio a Ponente di Levanto sorgerebbe una cittadina capace di ben tremilacinquecento abitanti. Un terzo della cittadina sarebbe concentrato in riva al mare, con alberghi ed edifici molto alti e fitti, con privatizzazione di un quarto della spiaggia di Levanto, sottratta così al godimento pubblico. Si progetta anche di chiedere l'annullamento dei vincoli forestali, per aggredire i boschi di pini sulle alture.
Tutto dipende dalla Soprintendenza di Genova, il cui parere è vincolante. Se le belle arti consentiranno il nuovo esperimento di trasformazione del paesaggio, dopo quello di Torre del Mare e quello in corso ai Piani d'Invrea, resteranno scarse speranze per questa regione martoriata a tutto vantaggio di pochi, secondo il gusto personale di architetti che non tengono in alcun conto i valori preesistenti, cedendo sempre alle pressioni degli speculatori. E' un momento decisivo. Si profila una più attenta opera del governo a difesa delle bellezze naturali. L'opinione pubblica va rendendosi conto del danno arrecato al turismo dalle costruzioni che non rispettano l'originalità del quadro composto dalla natura e dall'uomo.
Gli accaparratori di aree cercano di far presto. Si peparono altre lottizzazioni: Punta del Mesco a Monterosso, alcune parti delle Cinque Terre, l'intera zona di Bocca di Magra e di Monte Marcello, con la splendida Punta Bianca che chiude il Golfo della Spezia verso la Toscana, stanno per essere fatte a pezzi.

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