Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Carta gastronomica della provincia di Genova

L'Illustrazione italiana – 24 marzo 1940

disegno Questa carta riproduce ideograficamente le delizie gastronomiche del genovesato: perchι la patria di Colombo, la Janua o porta d'Italia, non poteva non essere anche la patria di molti ottimi manicaretti, non poteva non offrire agli ospiti che per essa entrano nel giardino di Europa gli assaggi di minestre e di pietanze prelibate, i profumi di vini aspretti o liquorosi. Nel viaggio gastronomico che Paolo Monelli, «il ghiottone errante», compμ attraverso l'Italia trascinandosi dietro l'astemio e gracilino Novello, questi ebbe la visione di Cristoforo Colombo che solo, sul ponte della caravella, ripensa al minestrone col pesto della sua Genova. Ma non il solo pesto illustra la cucina genovese: tu gusti qua e colΰ sulla Riviera i ciupin e le buridde di pesce, le lasagne e i ravioli che sono la regina delle minestre asciutte, come il cappone magro θ il re delle insalate. Anche se esci dalla maestosa metropoli, e vai girovagando per le colline e per le valli della provincia, t'intoppi in trattorie o lussuose o modeste, in osterie popolari, dove la cucina θ apprestata quasi sempre da donne formose ed esperte, e dove ti servono l'eccellente torta pasqualina, le trippe, il minestrone, il fritto misto, i funghi rossi sulla graticola, il tutto innaffiato di vini bianchi allegri, se pur magri e pallidi, o rossi luminosi. Ti stuzzicano l'appetito, che forse langue, col salame di Vobbia o di Sant'Olcese, colle acciughe salate ammansite con l'origano. Ma non temere che un buon pasto cosμ servito sotto un pergolato ti nuoccia allo stomaco; la cucina genovese θ salubre: se ha piatti carnei squisiti, fa molta parte al pesce, alle verdure, ai legumi, e adopera come condimento grasso quasi esclusivamente il buon olio d'oliva. E' una cucina originale, ma si armonizza col clima ligure sereno e temperato. ro.

Quando i foresti sentan l'oudü do pesto no se ne van ciu da Zena.


Didascalie dall'alto verso destra:
"Io vo' vedere il cavalier de' santi: / Il santo io vo' veder de' cavalieri": versi che compaiono sotto la statua di San Giorgio sulla facciata del Palazzo San Giorgio a Genova e in un affresco nel cortile dello stesso. Sono due versi della lirica XIV, Libro II, "San Giorgio di Donatello" delle Rime Nuove scritte da Giosuθ Carducci (1835-1907) nel 1886.

baci di Casella – salame di Vobbia – trote dell'Aveto – canestrelli di Torriglia – trote dello Stura – focaccia di Recco – polenta e funghi della val Stura – bianco e nero d'agnello – vino bianco di Coronata – taggen/troffie – cappon magro – pesci di mare – minestrone – risotto con le seppie – pansoti di Rapallo – fichi di Zoagli – carciofi – torta pasqualina – cima ripiena – funghi rossi alla graticola – pandolce – trenette al pesto – sbirra – farinata – zuppa di pesce – stocco – trippe – buridda – aragostine – lasagne – radici di Chiavari – ciuppin di pesci – biscotto del lagaccio

© La Gazzetta di Santa