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    Pezzi di storia

La fidanzata ligure ossia usi, costumanze e caratteri dei popoli della Riviera
di Carlo Varese

Pur fornendo molte informazioni storiche, si tratta in realtà di un romanzo storico, definito da Alessandro Manzoni (1785-1873) «un misto di storia e d'invenzione».
E' un'opera scritta nel 1828

Carlo Varese nacque a Tortona il 30 gennaio 1792, frequentò il liceo ad Alessandria poi studiò retorica e filosofia a Casale. Frequentò la facoltà di medicina a copertina Torino dal 1808, si laureò nel 1813 e fece prativa a Pavia. Nel 1820 fu a Voghera dove si sposò ed esercitò la professione.
In quegli anni lo scrittore scozzese Walter Scott (1771-1832) pubblicò in Italia i suoi romanzi storici, la cui lettura suggerì a Varese la scrittura del suo Sibilla Odaleta. Episodio delle guerre d'Italia alla fine del secolo XV, cioè l'invasione del regno di Napoli per Carlo VIII nel 1825 (sarà pubblicato due anni dopo).
Al centro delle sue opere c'erano l'interesse per il magico, le credenze popolari e gli aspetti della cultura materiale.
Nel 1835 pubblicò il primo degli otto volumi della Storia della Repubblica di Genova (che completerà nel 1838) e nel 1840 si trasferì a Genova. Rimase lì fino al 1858, quando intraprese la vita politica e fu eletto deputato. Nel 1865 seguì il trasferimento del Parlamento da Torino a Firenze: lì morirà il 15 settembre 1866 nel rione orientale di Rovezzano.

LETTORI MIEI,
Nel libro ch'io vi presento m'ho prefisso di descrivere un raggio di paese che non cede in bellezza a quanto è mai stato ideato di più grazioso dalla lussureggiante fantasia dei poeti; e gli usi di un popolo che per contrasto bizzarro di consuetudini nazionali, per l'influenza del governo sotto cui visse, e per la geografica sua posizione non rassomiglia a nessun altro popolo d'Italia. Sotto questo aspetto io son d'avviso che convenga al mio Romanzo, se v'aggrada, il titolo di storico; e forse a miglior diritto di molti altri che lo assumono, perché alcuni dei loro personaggi portano il nome di qualche principe poco o molto conosciuto per politiche vicende.
Se mai cercaste in esso il meraviglioso od il bello ideale, non vi sia di sorpresa se non troverete né l'uno né l'altro: né me ne fate carico, giacché non ebbi in mira che di dipingere la società privata coi molti suoi vizii, i più numerosi suoi difetti, e le poche sue virtù. Se poi qualcuno de' miei caratteri vi movesse uno di quei sorrisi che (come dice un degno Parroco che voi forse conoscete) aggiungono un filo alla trama brevissima della vita, ciò solo varrà a compensarmi di ogni fatica. Vivete felici.

LA FIDANZATA LIGURE.
CAPITOLO PRIMO.
Non, se tutto cercato avesse il mondo,
Vedria di questo il più gentil paese.

ARIOSTO.

Lungo la riva occidentale che fiancheggia il mar Ligustico sorgevano anticamente di molte castella, abitazione di turbolenti feudatarii, alcuni de' quali erano, o si credevano abbastanza potenti per prendere a scherno gli ordini, e provocar talvolta la stessa Repubblica Genovese, non ha gran tempo ancora, una delle più floride e delle più temute d'Italia. Non è già che queste disposizioni, diremmo quasi ostili, derivassero dal sentimento delle proprie forze: che pochi di essi poteano all'occasione mettere in piedi e mantenere più di un centinajo di armigeri, e questi talora mal vestiti, ed avvezzi a guerreggiare meglio ne' pollai che ne' campi di Marte. Ma li rendeva insolenti ed orgogliosi, da una parte la inespugnabile postura delle loro fortezze, tutte situate sull'alto delle colline, prime appendici degli Apennini , per arrivare alle quali era mestiere inerpicarsi per iscoscesi dirupi, non che l'assoluta mancanza di strade, per la qual cosa conveniva, ove si avesse voluto far uso di macchine militari, portarvele a braccia; dall'altra poi, le numerose faccende politiche che assediavano la Repubblica continuamente in guerra, qualche fiata con Firenze, spesso con Pisa, e talvolta ancora con Venezia, colla Francia e Costantinopoli, e la preponderanza della maggior parte dei Nobili, nelle cui mani era in realtà concentrato il potere, tuttoché si leggesse ad ogni angolo di strada Libertas e Popolo Sovrano. Erano cose queste che faceano chiudere un occhio sulle loro turbolenze. Si poteva dir quella una tale qual macchina, i cui ordigni presi separatamente parevano operare unicamente in un modo che tendesse ad uno scioglimento perentorio, ma che presi in massa si sostenevano l'un l'altro con mirabile ordine, e non minore fermezza. I Fieschi, i Doria, i Durazzo aveano presso a poco nella Liguria quella stessa influenza che alcun secolo fa esercitavano in Firenze i Capponi, i Soderini, i Pazzi. illustrazione
La mano del tempo che si aggrava con maggiore o minor prontezza, ma però sempre con eguale successo, sulle opere degli uomini, distrusse la massima parte di codesti asili dell'aristocrazia vestita del manto della democrazia; e se tuttora rimane vestigio di alcuno di essi, le mura smantellate e le torri cadenti in rovina, li fanno rassomigliare più a scheletri solitarii, o a covacci di volpi, che ad abitazione di possente signore. Senza parlare di quanto possono aver guadagnato i popoli in felicità per questi cambiamenti, cioè per la conseguente abolizione dei parziali poteri che li malmenavano, faremo unicamente osservare che dal lato della bellezza de' luoghi, nessun maggior vantaggio ne poteva addivenire a quella superba collina che per lo spazio di circa trenta miglia cammina a levante, sempre lambita dalle onde del mare. Nessun colpo d'occhio pareggia quello che intendiamo descrivere. Quanto la più brillante immaginazione di un poeta può saper fingere ad adornare i deliziosi boschetti delle fate, sempre che voglia contenersi nei limiti del verisimile, merita appena di tenersi al paragone della vaghezza di questo tratto di paese; ed osiam dire che se l'impareggiabile nostro Tasso si fosse trovato in vista di questi luoghi veramente prediletti dalla Natura, non avrebbe cercato altrove i modelli degl'incantati giardini di Armida.
Il viaggiatore che ai nostri giorni corre la magnifica strada che lungo il litorale conduce in Toscana, è l'un momento più che l'altro maravigliato, e sempre con graziosa sorpresa, lunghesso tutto lo spazio che divide da Sestri (di levante) la superba Capitale della Liguria. Da una parte ricrea la vista del mare sempre bella, sempre maestosa, o sia che le placide sue acque riflettano, come uno specchio d'argento, i boschetti che loro stanno a ridosso, o sia che le onde accavallate e nere corrano ad infrangersi contro gli scogli che le rimbalzano: immagin vera di quella imperturbabile agghiacciata indifferenza con cui il vecchio avaro respinge la preghiera di un poverello. Tra scoglio e scoglio si disegnano piccole baje, deliziosi seni, ricoveri delle barchette dell'intrepido pescatore, e dell'ardito commerciante, che talora affidato a que' fragili sostegni osa attraversare un considerevole braccio di mare, e cerca con essi ora l'isola di Gorgona, ora quella dell'Elba, e gli altri porti della Toscana. Pochi de' nostri lettori non avranno inteso far parola di Portofino e di Portovenere, che meritano d'essere l'asilo di qualche innamorata Nereide. Numerosi paesetti poi, tutti dipinti co' più freschi e variati colori, spalleggiano quelle coste, e nomineremmo qui Sori, Recco, Santa Margherita, e venti altri, se ogni viaggiatore non li trovasse tutti registrati sul proprio itinerario.
Dall'altra parte poi la scena è d'assai più animata e sorprendente. Innumerabili boschetti di olivi, principale ricchezza e produzione di quei luoghi, non abbandonano di tratto in tratto il fianco della strada che per cedere il luogo ad un viale talora uniforme di melanconici cipressi, tal altra irregolare di pini marittimi o ad ombrello, e non rare volte di siepi d'oleandri a fior doppio, che sorprendono l'occhio con uno screzio bizzarro di vivacissime tinte. S'impegnerebbe in affare non poco spinoso chi si assumesse l'incarico di contare le numerose case di campagna che popolano quei dintorni, ai quali meglio assai che alla collina ond'è cinta Firenze, converrebbero quei versi dell'Ariosto:
A veder pien di tante ville i colli
Par che il terren ve le germogli, come
Vermene germogliar suole e rampolli.

La pochezza del terreno e la considerevole popolazione, diedero luogo a un'infinita suddivisione territoriale; e questi motivi, uniti all'invariabile bellezza della topografica positura, sono le sole cause che fanno rassomigliar la Liguria, in un raggio di cinquanta miglia, diremmo quasi ad una sola e popolata città non interrotta che da boschetti, da giardini, da fiumicelli o torrenti.
Se grandioso è l'effetto prodotto in lontananza da queste ville, da questi casini, da questi orti; se risvegliano nell'animo di chi per la prima volta fissa sovr'essi lo sguardo, quella stessa sensazione che nella mente di quei tre giovani selvaggi condotti in Londra suscitò la vista di quella popolosa città; non meno dolce, non meno gradevole riesce all'occhio ed al cuore il visitarli a parte a parte. La bizzarra e sempre varia architettura degli edifizii, per la maggior parte forniti con isquisito lusso e buon gusto, annunzia ed è consentanea all'opulenza del Signore del luogo; e spesso trovasi nella casa stessa quanto per comodi e per piaceri della vita potrebbe desiderare il più voluttuoso Sibarita. Se movi il passo fuori delle porte, qui ti sorprende improvvisamente una colonna d'acqua che al semplice calcar di un dito del giardiniere che ti accompagna, impetuosamente lanciasi dalle viscere della terra, ed in minutissimi e variatissimi spruzzi vi ricasca, appunto come narrasi di certi maghi che simili prodigi operavano con un tocco dell'incantata loro bacchettina d'ebano. Là ti ricreano l'occhio, raccolti in un giardinetto, tutti quei più vaghi fiori che la prodiga mano della Natura scompartì con imparzialità agli abitatori dei due mondi. Da una parte t'invita la melanconica oscurità di un boschetto, dentro al quale il sole ardisce appena introdurre tra foglia e foglia qualche furtivo raggio, unicamente per impedire che non vi regni una perpetua notte; e quando ti aggiri pei numerosi suoi viali, ora ti trovi a fronte la solitaria abitazione d'un santo eremita che tuttora seduto nell'unica sua cameretta di giunchi, vedi assorto in estasi fervorosa od in ascetica lettura; ed ora ti fa inciampo ai passi un limpidissimo ruscelletto che tra fiorito margine tranquillamente scorre come la vita d'innocente donzelletta. Da un'altra poi, un declive sentiero ti conduce in una grotta, dove sorprendi in affettuosi colloqui o la casta Diana col vago Endimione, o la bellissima delle Dee col giovanetto Adone.
Non sarebbe tanto breve questa nostra descrizione se tutte a parte a parte volessimo narrare le bellezze di quei recessi: è nostro pensiero accennarne appena qualcuna; ed invitiamo quelli tra i nostri leggitori che non ebbero la sorte di visitarli, a far di tutto per procurarsi questa squisitissima soddisfazione. Per maggiormente incoraggiarli, sappiano essi che nessuno straniero di qualunque nazione, di qualunque età, sesso e condizione, non abbandonò mai quei luoghi senza rammarico: non l'innamorata giovinetta senza sospirarvi il lontano amante; non l'adulto garzone senza pensare all'amica del cuore; e non il vecchio sazio di voluttà, o disingannato del mondo, senza ravvisare in essi l'asilo della pace, della quiete e degl'innocenti piaceri.
Ma questi bei siti erano (né sono ancora molt'anni come accennammo più sopra) appena accessibili ai muli ed ai cavalli: che un erto e difficil sentiero, frastagliato dalle acque dei torrenti, formava l'unica strada che ammettesse comunicazione tra villa e villa, e tra borgo e borgo. Alcuni pretendono che fosse d'interesse del Governo il mantenere il non esteso suo territorio in uno stato quasi d'isolamento, poiché, così operando, nelle guerre per terra facilitavagli la difesa la naturale asprezza dei luoghi, pochi guerrieri bastando alla guardia di quelle gole, e permettendogli d'impiegare le ricchezze della Repubblica all'aumento delle sue forze sul mare che gliene mantenevano in certo modo la supremazia. Checché ne sia, fatto sta che nel tempo stesso in cui s'era disegnata la superba strada che in oggi forma l'ammirazione e la delizia del viaggiatore, su quello stesso sentiero poc'anzi nominato, e che ne faceva le veci, ergevansi tra Genova e Sestri le rovine di uno di quei castelli di feudatarii descritti al principio di questo Capitolo. Quanto propriamente chiamar si può fortificazione era stato distrutto parte dalla mano degli uomini che aveano fatto servire quel materiale alla costruzione di più utili opere, e parte dalla falce del Tempo che travagliandovi sordamente ne avea a poco a poco abbattuti i ponti levatoi, adeguate le trincee, e ricolme le fosse. Unica rimaneva superstite l'antica torre, ch' era stata risparmiata, perché dalla sommità di essa scoprivansi alla lontana i bastimenti; ma da che gli abitatori di quelle rive non aveano più interesse diretto all'arrivo di tale o tal altra nave mercantile, rare volte avveniva che qualcheduno salisse per la ristretta e tortuosa sua scala sino alla cima di essa per contrassegnare il ritorno. Talvolta, ed era forse l'unico caso, una timida fanciulla vi si portava a spiare l'arrivo di quel legno su cui il suo promesso sposo s'era affidato per guadagnare qualche centinajo di scudi che lo mettessero in istato di supplire all'assoluto difetto di dote della sua amante, da cui non gli si poteva recare altro capitale che un bel volto e graziose maniere, capitale insufficiente per vivervi sopra con onestà e senza vergogna. Era perciò ancora fresca la memoria di una giovinetta di diciassett 'anni che per venti mesi continui ebbe la costanza di salir due volte al giorno alla sommità di quella torre, dalla quale stette per quel lungo spazio di tempo aspettando il ritorno dell'amico del suo cuore: e l'aspettò invano, e ne morì di dolore! che i venti infidi spinsero tra le mani de' Barbareschi il liuto mal armato sul quale poco prima quell'infelice erasi avventurato, desideroso di abbracciar più presto la tenera sua Emilia. Egli giunse due anni dopo la morte di lei per raccoglierne le ceneri, e conservarle sotto di un sasso che grossolanamente scolpita legge la dolente istoria, e che tuttora esiste in riva al mare a breve distanza di quella torre.
Le poche camere ch'erano sfuggite a quell'intero disfacimento, erano state ridotte ad uso di osteria pei mulattieri che soli mantenevano per terra il commercio tra lo Stato Genovese e quello di Toscana. Una porta centinata dava l'adito ad una casamatta sufficientemente vasta, che già servito avea ad uso di magazzino, e che volta ad altro uso ricoverava allora le bestie da soma, e talvolta eziandio i loro conduttori. A destra di essa, lastricato di una pietra grigio-turchina detta lavagna, eravi un assai spazioso cortile, munito pure di una grand'entrata arcuata di gotico stile, per la quale era severamente proibito dalla padrona di far transitare le bestie, perché a metà ne aveano già rovinato il lastrico, è che perciò dovea unicamente servire, diremmo, di scorciatojo per introdursi nella cucina, nella quale era vietato l'ingresso soltanto a chi non avea denari. Di questa disposizione dava avviso una scritta a caratteri cubitali, una specie di Nota-bene posto sopra i fornelli, e così concepita: Oggi non si fa credito, e più sotto, quasi per derisione, ma domani sì. Vedeasi chiaramente che quella seconda linea eravi stata apposta più tardi della prima, e dicesi che fu suggerita alla vecchia ostessa da un pellegrino che le chiedeva ospitalità a nome di san Rocco, ed al quale essa, per risposta, mostrava col dito la terribil sentenza. «Ma io non vi domando già credito, disse lo scaltro pellegrino; vi prego soltanto di ricoverarmi per carità.»
«Bene, ripigliò l'ostessa, farò rifare la mia scritta, e voglio che annunzi Oggi non si fa credito, né carità ai pellegrini». Al buon mendicante ne abbrividirono fin le midolle; ma vedendo la necessità di non abbandonare con tanta facilità l'impresa, si fe' coraggio a soggiungere che avea già veduto in Romagna quella leggenda, ma che era diversamente concepita.
«E come sono concepite le leggende degli alberghi di Romagna?»
«Oggi non si fa credito, ma dimani sì», ripigliò il pellegrino.
«Né oggi né dimani» , si fe' a dire la vecchia con voce stridula, e cominciando a mettersi una mano sul fianco: «M'avete inteso, signore sfaccendato? Né oggi né dimani.»
«Ma, mia buona madre, riprese egli, non vi accorgete che questo dimani non viene mai?»
Stette l'ostessa riflettendo un momento, lasciando quindi sfuggire un riso che più allo squittire di un giovine bracco, che a riso umano rassomigliava, accolse il viandante, e gli accordò l'ospitalità, ma per quell' unica notte.
Continuando la descrizione di quest'albergo, interrotta per ispiegare l'origine della leggenda che all'albergo stesso avea dato il nome, giacché, quantunque portasse l'insegna Al bel mulattiere, e lo mostrasse dipinto con molto buon garbo, non però colla maestria di un Dick Tinto, si erano avvezzati gli avventori a dire Alloggeremo, o pranzeremo all'Oggi non si fa credito; aggiungeremo che al di là della cucina, ch' era bastantemente capace, s'infilzavano una dietro l'altra tre camere, due delle quali erano ammobigliate con tavolacci sempre vestiti di sucidi tovaglioli, e con panche nude come quando scapparono di mano al poco esperto falegname. La terza poi, ed era l'ultima, si vedea tutta tappezzata di reti e di cordicelle che tramandavano cert'odore di pesce, che quegli abitanti contraddistinguono assai bene col nome di frescume, e che noi non sappiamo come rendere in buono italiano, non garbandoci quello di lezzo usato dai Toscani. Il piano superiore, e vi si ascendeva per una scaletta nel cortile, era composto di sette cameracce tutte piene a ribocco di letti, che aveano l'aria più di canili che di luoghi destinati al riposo di persone cristiane, e poteano star a petto delle famose Posade di Portogallo e di Spagna, descritte con tanto brio dal nostro Baretti. Esisteva altresì un'ultima cameretta separata dalle altre per un pianerottolo; ma benché fosse la meno cattiva di tutte, rimaneva da lungo tempo disabitata in conseguenza di un'antica tradizione che assicurava essere stato in essa trucidato il Signor del castello, e trucidato da persona che non si sapeva se fosse entrata per finestra, oppure si fosse aperto un adito tra il tavolato del pavimento.
Ora che i nostri leggitori conoscono presso a poco questi luoghi, daremo principio alla nostra istoria, senza trattenerli più oltre, com'era dapprima pensier nostro, sul carattere e sulle costumanze degli abitanti di queste coste, costumanze e caratteri che in certo modo si scostano da quelli del rimanente d'Italia, non tanto perché v'è sempre divario tra gli abitatori delle rive del mare e quei dell'interno, quanto perché i Genovesi più particolarmente degli altri popoli mostrano modi tutti lor proprii, fortemente spiegati, e costumanze talvolta bizzarre e stravaganti.


Si omette il seguito del romanzo, che non lascia spazio a quanto aveva invece promesso "usi, costumanze e caratteri dei popoli della Riviera".

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