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Lo squalo d'agosto a Santa Margherita

E' il pomeriggio del 30 luglio 1991, un martedì, e una signora di Rapallo, Ivana Iacaccia, prende il sole a venti metri dalla riva in una piccola canoa in prossimità del Covo: ad un tratto si trova sbalzata in acqua e a "tu per tu" con uno squalo, dal quale riesce fortunosamente a sfuggire grazie all'aiuto di un titolo motoscafista richiamato dalle grida.
Questo è il racconto della signora, 43 anni, bancaria: immediato l'intervento della Guardia Costiera che tuttavia è infruttuoso, "bandiera rossa" in tutti gli stabilimenti balneari di Santa Margherita.
Sono più d'uno ad aver visto lo squalo: il marinaio Michele Masciandaro e il sergente Giovanni Pappalardo della Guardia Costiera, il pescatore dilettante Alfredo Passavidini, l'istruttore di sci nautico Franco Salmoiraghi, il gestore dei bagni Giò e Rino Giorgio Catassi e altri bagnanti.
Il giorno dopo, ovviamente, titolone sulla stampa "Terrore a Santa Margherita Ligure – Caccia allo squalo".
Il quotidiano La Stampa scrive il 31 luglio a firma Guido Coppini:

Terrore nel tratto di mare sotto la costa dove, ad una ventina di metri dagli scogli del «Covo di Nord-Est», fra Santa Margherita e Portofino, uno squalo ha aggredito una canoa nella quale Ivana Iacaccia, 40 anni, residente a Rapallo, a colpi di pagaia si dirigeva dal largo verso il litorale.
Da terra, qualcuno aveva visto la pinna a mezzaluna solcare le acque, ma non ci aveva fatto molto caso. Poteva essere una cassetta da imballaggio, o un altro dei rifiuti solidi che le navi gettano in mare e la corrente trascina verso riva.
Ma sono bastati pochi attimi perché l'episodio mostrasse i contorni di una drammatica realtà: si trattava proprio di uno squalo che, dopo aver volteggiato attorno alla canoa, è passato all'attacco. Ha colpito più volte la leggera imbarcazione scaraventando in mare Ivana Iacaccia che, urlando, si è messa a nuotare all'impazzata: la paura le ha confuso le idee, per cui la donna, invece di nuotare verso riva, si è diretta al largo. Avrebbe potuto essere azzannata dallo squalo che nuotava nella stessa direzione. Fortunatamente il predatore - che forse non aveva fame - ha lasciato perdere e si è allontanato.
Ufficiali della capitaneria di porto lo hanno visto sparire verso Ponente: si è diretto verso Arenzano e Varazze? In queste località, comunque, non è ancora scattato l'allarme. Pare evidente l'intenzione di minimizzare l'episodio: i turisti potrebbero scappare, come hanno fatto ieri nel tardo pomeriggio tra Santa Margherita e Rapallo, dove imbarcazioni e gommoni hanno precipitosamente riguadagnato la riva e i bambini sono stati portati via dalla spiaggia. Ma una cosa è certa: lo squalo, lungo più di quattro metri, si aggira ancora lungo la costa affollatissima di bagnanti, che erano tornati sulle spiagge dopo il violento nubifragio della notte scorsa.
Sembra una pagina tratta da un racconto di Melville o una scena tratta da un film catastrofico marino di Steven Spielberg, e invece è un episodio realmente accaduto. Una volta accertato che si trattava di uno squalo, la bandiera rossa è stata issata su tutte le spiagge del Tigullio e nemmeno stamane è possibile fare il bagno. «Chi si tuffa lo fa a proprio rischio e pericolo», avvertono alla capitaneria di Genova.
La canoa attaccata è all'esame dei tecnici: presenta grossi buchi nella chiglia e fori a prua e a poppa, segno dei denti aguzzi che si sono conficcati nel vetroresina, il materiale di cui è composta la canoa. Ivana Iacaccia non ha riportalo alcuna ferita: è stata trasportata sotto shock all'ospedale di Santa Margherita Ligure; alcuni tranquillanti le hanno procurato un sonno ristoratore. Ma, ancora in preda al panico, prima di prendere sonno, gridava: «Lo squalo, arriva lo squalo».
Stamane, la signora ha acconsentito a riparlare dell'episodio: «Non riesco ancora a capire - ha detto - come possa ancora essere viva. E pensare che era appena la seconda volta che facevo il bagno in mare; di solito andavo in piscina perché non mi fidavo dell'acqua. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe accaduto tutto questo? Nel tardo pomeriggio avevo affittato una canoa ai Bagni Margherita. Era di colore bianco, del tipo leggero, per signora».
«Stavo pagaiando - continua la signora - tranquillamente quando ho visto quel grosso pesce sfiorarmi da un lato. All'improvviso mi ha attaccato e ho udito un forte schianto. Tutto è avvenuto in pochi secondi. Sono stata sbalzata via, ritrovandomi in acqua. A questo punto ho visto a pochi centimetri dalle mie ginocchia quell'enorme muso. Ho cercato di nuotare all'indietro verso il largo per scappare via dallo squalo che mi stava inseguendo, ma forse ho perso l'orientamento: pensavo di nuotare verso terra. Ero terrorizzata, non so proprio come abbia fatto a salvarmi. Lo squalo, infatti, prima ha azzannato la canoa, verso il centro, poi mi è venuto contro. Mi ha miracolosamente risparmiato».
La canoa era stata affittata per un'ora da Michele Carlevaro, 25 anni, titolare dei Bagni Margherita, che ora racconta: «Non credevamo ai nostri occhi. Vista la pinna volteggiare in diversi ghirigori e sotto riva, abbiamo gridato, servendoci anche di un megafono, ma la signora non ha sentito. All'improvviso l'attacco: lo squalo ha azzannato la barchetta come volesse farne un solo boccone. E' stata una questione di secondi. Fortunatamente tutto si è risolto solo con molta paura».
Alcuni esperti ritengono che la Iacaccia deve la vita al fatto che lo squalo non aveva fame. «Altrimenti - è il parere di un addetto al Circolo nautico del Tigullio - l'avrebbe inseguita e raggiunta facilmente».
Motovedette sono partite da Santa Margherita e Rapallo alla ricerca dello squalo che potrebbe trovarsi ancora nelle vicinanze e che forse si è involontariamente staccato dal branco. Nella zona di Levante, dove la notizia non si era ancora diffusa, hanno pensato ad un'improvvisa tromba d'aria: questo poteva giustificare la bandiera rossa issata sulle spiagge fra Chiavari e Lavagna. Ma poi tutto è stato chiaro.
Esperti della capitaneria e biologi esaminano ora i segni lasciati nella barca e che potrebbero servire a identificare il tipo dello squalo. Un verdone pare improbabile, anche per la forma della pinna vista chiaramente da terra. Secondo biologi dell'Università di Genova, potrebbe trattarsi di un voracissimo squalo bianco. Ed ecco che la realtà, superando la fantasia, torna al capitano Achab e alla sua caccia alla balena bianca.

Come difendersi
di Isabella Lattes Coifmann
Fuggire nuotando lentamente - Mai in acqua se si è feriti

L'episodio di Santa Margherita Ligure ripropone drammaticamente il problema degli squali, un problema che si riaffaccia puntualmente ogni estate. Quando capita che uno squalo attacchi un essere umano dalle nostre parti, ci si chiede sempre stupiti e allarmati se ci siano specie pericolose nel Mediterraneo.
Di solito gli esperti cercano di tranquillizzare i bagnanti che affollano le località marine, dicendo che le specie veramente pericolose per l'uomo, come lo squalo tigre o il grande squalo bianco non bazzicano nei nostri mari e preferiscono le calde acque tropicali. E' fiato sprecato, perché è ancora vivo il ricordo dello squalo antropofago di Piombino che fece tanto parlare di sé due anni fa. Si pensò allora che potesse trattarsi proprio di uno squalo bianco capitato eccezionalmente nel Mediterraneo, sulla scia di una nave. E ora la psicosi dello squalo riaffiora.
La gente non ha idea di quanti squali incrocino sotto di noi quando ci facciamo una bella nuotata al largo.
Sono trecentocinquanta le specie di squali note alla scienza, ciascuna delle quali rappresentata da un numero enorme di individui, che popolano, si può dire, tutti i mari del mondo, specialmente quelli tropicali e subtropicali.
Ma quali e quante sono quelle che bazzicano nei mari italiani? Una trentina, per la massima parte inoffensive, anzi direi utili, dato che sono oggetto di pesca attivissima. Centinaia di gattucci, di palombi, di smerigli, di verdesche, finiscono nelle reti dei pescatori e le loro carni squisite vengono spesso spacciate per tonno e pesce spada.
Se si vuol fare un bilancio, nella partita uomo-squali sono sempre gli squali quelli che pagano lo scotto più elevato.
Ma sono proprio tutti innocui i nostri squali? Purtroppo no. Ce n'è anche qualcuno un po' cattivo, che si è guastato la reputazione, macchiandosi di attacchi all'uomo, anche se non lo si può certo tacciare di antropofagia. La sua tattica è quella del mordi e fuggi. Sente il sapore della carne umana. Per fortuna non gli piace. Capisce di essersi sbagliato e abbandona la preda. Ma intanto, il più delle volte, ha già inferto alla vittima una ferita che può essere anche grave.
Ecco comunque un approssimativo identikit delle specie da temere: la verdesca (Prionace glauca), lunga fino a tre metri e mezzo, dal dorso azzurro brillante, lo squalo-tonno o mako (Isurus oryrhyncus), snello e veloce, dalla coda a semiluna, lungo circa altrettanto, lo smeriglio (Lamna nasus) dal dorso grigio azzurro e dal ventre bianco, lungo tre o quattro metri.
Molto più rari sono il pesce martello (Sphyrna zygaena) dal tipico muso a martello, lungo quattro metri, il cagnaccio (Carcharias ferox) dal dorso bruno maculato di nero, lungo altrettanto, lo squalo-toro (Carcharias taurus) anche lui maculato di scuro che non supera i tre metri. In generale, le specie di lunghezza inferiore ai due metri non sono pericolose.
Cosa fare per evitare l'attacco? Gli studiosi hanno osservato che fanno da stimolo all'aggressione i movimenti natatori esagerati. Per cui il subacqueo ad esempio dovrebbe o rimanere immobile, oppure allontanarsi lentamente. Com'è noto, anche l'odore del sangue attira gli squali, per cui è meglio evitare di bagnarsi se si hanno piccole ferite o durante le mestruazioni. Bisogna anche guardarsi dal nuotare in acque torbide, dove la visibilità sia scarsa. E la prudenza consiglia di nuotare preferibilmente non soli, ma con un compagno. Guardandosi attorno con quattro occhi, è sempre più facile avvistare uno squalo che si aggiri nei paraggi.
Nonostante gli sporadici incidenti che vengono a turbare le nostre vacanze, il pericolo degli squali non va sopravvalutato, almeno per noi che ci affacciamo sul Mediterraneo. Le statistiche ci dicono che la mortalità per incidenti automobilistici è incomparabilmente superiore a quella per attacchi di squali. Eppure continuiamo ad andare tranquillamente in automobile.

Giovedì 1 agosto c'è un nuovo avvistamento: «Stavo navigando con il mio motoscafo da Portofino verso S. Margherita. Erano passate da poco le undici, quando mi sono fermato davanti alla baia di Paraggi. Ho visto per prima cosa la pinna dorsale: affiorava di circa 40 centimetri dal pelo dell'acqua. Poi ho visto anche il resto. Lo squalo si è avvicinato alla barca, sarà stato distante una decina di metri. Nel nuotare ha roteato su sé stesso, permettendomi di vedergli la bocca, semi-sommersa ed aperta. Sarà stato lungo quasi cinque metri. Il dorso era di colore grigiastro, mentre sotto era bianco. La pinna era invece di un grigio più scuro, tendente al nero. Aveva una testa a forma appuntita, con piccoli occhi ai lati. Il corpo mi è parso tozzo, in particolare nella parte subito dietro la testa.», afferma il turista Alessandro Ferrari, 50 anni.
La caccia allo squalo mobilita cinque motovedette delle Capitanerie di porto di Genova e Santa Margherita, un elicottero Chinook decollato dalla base di Luni, a doppia elica, già familiare in Liguria anche per la lotta agli incendi e un pattugliatore costiero, sigla PC166, nome Orca 1, partito da Roma. Si aggiungono due motovedette dei carabinieri e una pilotina della polizia.
A parte gli avvistamenti credibili, vi sono due interventi ufficiali. L'ammiraglio Antonio Alati, comandante del porto di Genova, dice «Abbiamo buoni motivi di ritenere che lo squalo rimasto nel Golfo sia della specie più pericolosa. Per questo ho dato ordine a tutti i mezzi in perlustrazione di abbatterlo.» Il professor Fabio Fiorentino, ricercatore dell'istituto di zoologia dell'Università di Genova, dichiara «Che si tratti di uno squalo, ormai nessun dubbio. Ogni segnalazione coincide. Forse è della specie Carcharhinidae, assai pericoloso per l'uomo: perché questo esemplare è certamente di grosse dimensioni e carnivoro.»
Scrive La Stampa del 4 agosto:

Santa Margherita sembra trasformata. I turisti vip stanno nascosti. Davanti al bar La Tortuga, c'è una sfilata di barche all'attracco, gozzi, golette, panfili, mosconi, motoscafi d'alto mare. Il tenente di vascello Giuseppe Tarzia, comandante della capitaneria, è fermo sul molo e guarda il mare con rassegnazione. La macchina bianca della Rai se ne va, ma adesso ci sono quelli di Telemontecarlo, due cameramen e una giornalista che fermano la gente, interrogano i marinai. Questa processione non finisce più. E Giuseppe Tarzia sembra un uomo senza pace. Arriva la motovedetta e scende un giornalista, ne parte un'altra e sale un altro giornalista.

foto Un marinaio indica i segni dei denti dello squalo sulla canoa dell'impiegata

Ovviamente c'è anche chi non giustifica lo schieramento difensivo messo in atto e minimizza la pericolosità dello squalo: è il caso del leader dei Verdi, Francesco Rutelli, la scrittrice Dacia Maraini, il regista Franco Zeffirelli, lo scrittore Ferdinando Camon, il commissario tecnico della nazionale di calcio Azeglio Vicini, la giornalista Camilla Cederna.
Sabato 3 agosto, col cessare degli avvistamenti e la convinzione che lo squalo sia tornato in acque più profonde, la tensione rallenta tanto da far cessare lo stato di emergenza.

A chiudere una settimana movimentata non manca uno "Squalo party" al Covo di Nord Est, l'8 agosto: ospite d'onore uno squalo-pupazzo e la spogliarellista tedesca Petra Rockstar (al secolo Petra Scharbach), amica di Vittorio Sgarbi.

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