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    Pezzi di storia

La tassa di soggiorno
di Guido Ruata

Le Via d'Italia – aprile 1918

L'articolo parla di tassa ma, almeno ai nostri giorni, si tratta di imposta. Mentre la prima contribuisce a un finanziamento ben definito (la tassa sui rifiuti TARI, la tassa sull'occupazione del suolo pubblico, le tasse di registro, …), l'imposta non è legata a un servizio specifico ma sostiene in modo generico un ente/settore (l'imposta sul reddito delle persone fisiche IRPEF, l'imposta regionale sulle attività produttive IRAP, …).
Recentemente l'Imposta di soggiorno è stata introdotta dall'art.4 del D.L. n.23 del 14 marzo 2011 "Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale" [G.U. n.67 del 23 marzo 2011]: a Santa Margherita Ligure il Consiglio Comunale ha deliberato uno specifico "Regolamento per l'applicazione e la disciplina dell'imposta di soggiorno", e "Il presupposto impositivo dell'imposta è il soggiorno e il pernottamento in qualunque tipo di struttura ricettiva…".
vignetta

L'applicazione d'una imposta sui frequentatori dei luoghi di cura è da molti anni praticata in Germania e in Austria. La Kurtaxe, o Kurabgabe, frutta annualmente alle stazioni tedesche ed austriache delle somme ingenti, le quali vengono esclusivamente impiegate al loro miglioramento. Il budget formato dai proventi di quelle tasse finanzia in certo modo la prosperità proverbiale dei Kurorte [luoghi di cura] austro-germanici.
In Francia la facoltà di imporre «una tassa speciale» nelle stazioni idrominerali e climatiche è stata sancita dalla legge 13 aprile 1910; questa dispone che i proventi di essa sieno destinati a favorirne lo sviluppo «mediante lavori di risanamento e di abbellimento».
Anche in Italia è stata istituita una «tassa di soggiorno» con la legge 11 dicembre 1910 i cui capisaldi sono i seguenti:

  1. L'applicazione della tassa è facoltativa e possono esservi autorizzati i comuni «a cui conferisce importanza essenziale nell'economia locale l'esistenza di stabilimenti idroterapici, o il carattere di stazione climatica o balneare».
  2. La tassa di soggiorno è in realtà una «tassa di cura», giacché vi sono tenuti coloro che si recano nel comune per dimorarvi «a scopo di cura» per un periodo non minore di cinque giorni.
  3. La gestione dei proventi della tassa è esclusivamente affidata alle amministrazioni comunali «per le spese ritenute necessarie allo sviluppo delle stazioni climatiche o balneari, vuoi con opere di miglioramento o di ampliamento, vuoi anche di semplice abbellimento».
    Ed infatti l'applicazione della tassa e l'erogazione degli introiti sono disciplinati da appositi regolamenti municipali.
  4. L'importo della tassa non può superare le 10 lire individuali, salvo le riduzioni e le esenzioni per determinate categorie di persone.

Dopo oltre sette anni dalla promulgazione della legge, la tassa di soggiorno si è ancora ben poco popolarizzata fra noi: delle numerose stazioni idrominerali, climatiche e balneari che si contano in Italia, forse una diecina l'hanno fino ad oggi applicata. In Francia le condizioni sono esattamente le stesse: in Germania ed in Austria, invece, la Kurtaxe vige in tutti i luoghi più importanti, ed in quasi tutti i minori, d'acque minerali, di bagni di mare e climatici.
Per quali motivi dunque tante località nostre - anche fra le maggiori - hanno sin qui rinunciato ad un cespite d'entrata che pur ha fatto la fortuna delle concorrenti tedesche ed austriache?
Non certo per la difficoltà d'ottenere l'autorizzazione governativa ad applicare la tassa: abbiamo visto come il testo della legge, nella sua generosa imprecisione, ne dia financo la possibilità a qualunque modesto comunello che possieda almeno un impiantino di cura d'acque, a qualsiasi borgata cui si possa affibbiare l'etichetta di luogo climatico montano o marino.
Pur facendone una buona parte alla tradizionale indolenza paesana, poco amante delle innovazioni anche se vantaggiose, ed alla mancanza di larghe vedute, frequente gemella dell'indolenza, dobbiamo convenire che in molti casi la tassa di soggiorno non viene instituita per… «non disgustare la spiaggia clientela». Si teme cioè che la tenue imposta abbia a diminuire il concorso consueto, e si preferisce così di far a meno di un reddito che, bene impiegato, sortirebbe precisamente l'effetto contrario: quello di aumentare l'affluenza con gli accresciuti elementi di attrazione.
Discuteremo noi un simile punto di vista che chiameremmo più volentieri «punto di cecità»? Sarebbe perfettamente ozioso.
I recalcitranti non hanno che a considerare l'annosa esperienza delle nostre rivali di Germania ed Austria, e quella più recente delle poche stazioni francesi ed italiane ove la tassa fu già applicata. E per rimanere in casa, basta citare l'esempio di Salsomaggiore: nella nostra grande stazione termale la tassa di soggiorno è in vigore da parecchi anni, ed alla sua riscossione si provvede con oculata fermezza, ma senza alcuna fiscalità opprimente. Ebbene, la costante progressiva ascensione del suo concorso stagionale non ne fu mai turbata, continuò anzi ininterrotta sino a raggiungere i suoi massimi negli ultimi due anni, ad onta dei disagi provenienti dalla guerra; ed il cospicuo gettito dell'imposta consente al comune di sviluppare gradatamente un vasto programma d'opere pubbliche per le quali, anche, Salsomaggiore si troverà in brevi anni alla pari con le più celebrate villes d'eaux straniere.

Se la legge sulla tassa di soggiorno non ha dato sin qui i frutti sperati da coloro che la propugnarono strenuamente perché ne derivasse ai nostri luoghi di cura un poderoso mezzo di rinnovazione, la colpa non è certo tutta di essa e dei suoi fautori!
E giacché i benefici effetti della legge tardano a manifestarsi per l'ignavia degli uni e le infondate apprensioni degli altri, v'è luogo a considerare se non convenga muovere ancora un passo avanti nella stessa strada - che è la buona - rendendo l'imposta obbligatoria là ove gli interessi dell'economia nazionale lo esigano.
La questione della messa in valore dei nostri luoghi di cura per il dopoguerra è ormai posta sul tappeto, né ci faremo a ripetere quanto da noi, e da tanti altri più autorevolmente di noi, è stato detto sull'importanza che assume per il Paese questo grandioso problema. Da indubbi molteplici segni la coscienza italiana è matura alla soluzione di esso.
Nella presente vigilia di preparazione occorre adunque fissare le direttive più sicure per raggiungere la meta, bisogna soprattutto apprestarne i mezzi. Non basta infatti conclamare la necessità di portare le nostre stazioni in istato di competere felicemente con quelle straniere, di strappare ai paesi nemici almeno una parte delle loro ricche clientele dell'anteguerra, ma conviene anche ricercare a quali fonti attingere le risorse con cui realizzare le opere di rinnovamento più indispensabili.
Vano sarebbe, crediamo noi, l'attenderci dalle ordinarie finanze locali un sufficiente contributo: ma lo Stato ha il diritto di esigere dalle comunità che si avvalgano dei mezzi speciali che le leggi mettono a loro disposizione per provvedere ai bisogni delle rispettive stazioni di cura. In quest'ordine d'idee, noi potremmo certamente ottenere i più fecondi risultati dalla imposizione obbligatoria della tassa di soggiorno, poiché il ricavato di essa andrebbe in breve tempo a costituire la solida base finanziaria che si richiede per mettere in piena efficienza i luoghi di cura nostrani.
Il principio della obbligatorietà della tassa di soggiorno, se da noi comincia appena ad affacciarsi nelle discussioni, in Francia è già largamente penetrato, tanto da avere anche ricevuta l'approvazione di uno dei due rami del Parlamento. personale
Infatti il Governo francese, nella seduta del 15 giugno 1917, presentava alla Camera dei deputati un progetto di legge a parziale modificazione della legge 13 aprile 1910, nel quale l'obbligatorietà della tassa di soggiorno era introdotta con il seguente paragrafo: «Les stations hydrominérales et climatiques sont tenues de pcrcevoir une taxe de séjour établie et recouvrée dans les conditions fixées par la loi et les réglements en vigueur».
Tale progetto di legge, votato dalla Camera, veniva rinviato ad ulteriore esame dal Senato, nella seduta del 29 giugno.

Noi raccomandiamo agli eminenti uomini che compongono il gruppo parlamentare per le stazioni idrominerali e climatiche italiane, lo studio di un provvedimento che renda obbligatoria l'applicazione della tassa di soggiorno, dando finalmente alla legge 11 dicembre 1910 tutta la sua portata. L'opportunità di simile provvedimento appare indubbia, e per motivi d'ordine generale e per le contingenze particolari dell'ora attuale, in cui bisogna raccogliere e temprare tutte le forze ed energie per le conquiste del domani.
A questo riguardo l'esempio della Francia - la quale si trova per molti aspetti nelle nostre medesime condizioni, e si prepara con salda tenacia alla concorrenza contro i luoghi di cura degli imperi centrali - deve essere tenuto ben presente. Non solo l'ambiente parlamentare francese si è schierato in favore della tassa obbligatoria, ma sono per essa tutti gli enti, tutti gli interessati più autorevoli e competenti. Amiamo a tal proposito ricordare le parole pronunciate in seno all'ultima assemblea generale dell'Ufficio nazionale del turismo da Hébrard de Villeneuve, presidente della Commissione permanente delle stazioni idrominerali e climatiche, sul progetto di legge presentato alla Camera francese: «Il y a d'abord un point sur lequel nous sommes tous d'accord; c'est l'obligation; à cet égard, la jurisprudence du Conseil d'Etat et du Ministère de l'Intérieur a même devancé le vote de la loi, puisque nous avons décidé de refuser le titre de station hydrominérale et climatique à toute commune qui se refuserait à percevoir la taxe de séjour».
L'Ufficio nazionale del turismo - con il Touring Club, l'Automobile Club, il Club Alpino di Francia - si è naturalmente pronunciato per l'applicazione obbligatoria della tassa di soggiorno, seguendo l'esempio delle varie corporazioni professionali che già avevano aderito a questo principio.

Ma quando si dovesse modificare la legge 11 dicembre 1910 per introdurvi l'obbligatorietà della tassa di soggiorno, converrebbe altresì esaminare se in ogni sua parte essa corrisponda alle necessità per le quali venne emanata, o non si presti invece ad altri miglioramenti che l'esperienza fatta in questo campo, in Italia e all'estero, abbia a suggerire.
Ed invero esiste nella legge qualche punto il quale, a nostro avviso, merita per lo meno d'essere considerato e discusso, onde giova parlarne brevemente.
Come abbiamo già detto, la tassa di soggiorno è piuttosto una «tassa di cura», giacché essa viene percepita su coloro che si recano in un determinato comune per dimorarvi «a scopo di cura». La conseguenza pratica di questa disposizione è evidente: sfuggono all'applicazione della tassa tutte le persone che accorrono alle stazioni idrominerali, climatiche e balneari per goderne il comfort e le attrazioni dell'ambiente.
Non pochi dei nostri luoghi di cura sono in pari tempo eleganti centri di mondanità dove non solamente affluiscono i curisti, ma la folla dei reception soggiornanti. In parecchi di essi esiste - o per meglio dire esisteva e finirà per riprendere - un altro potentissimo allettamento, il giuoco, onde accanto ai bisognosi di cura vi si formavano delle ricche e brillanti colonie di amatori del tappeto verde.
Sembra a noi che non esista alcun ragionevole ed onesto motivo per assoggettare gli uni ad un'imposta ed esimerne gli altri quando tutti, agli effetti pratici del soggiorno, si trovano nelle identiche condizioni: anzi, crederemmo che gli ospiti per proprio svago debbano alla stazione il loro contributo più di quelli che vi sono condotti dalle esigenze della propria salute.
Infine, se in una stazione idrominerale riesce relativamente facile lo sceverare le persone in cura dalle altre, è intuitivo come non lo sia egualmente nei luoghi così detti climatici, marittimi o alpestri.
Meglio adunque, sotto ogni riguardo, adottare un'unica misura generale che restituisca alla tassa di soggiorno il suo vero carattere di «tassa di soggiorno» estendendola a tutti quanti si recano per cura o per diporto nelle località considerate dalla legge . Sarà un atto di equa giustizia distributiva ed un provvedimento che aumenterà considerevolmente i risultati economici dell'imposta.

Vedemmo già che possono essere autorizzati all'applicazione della tassa «i comuni a cui conferisce importanza essenziale nell'economia locale l'esistenza di stabilimenti idroterapici o il carattere di stazione climatica o balneare», rilevando quanto sia vaga ed elastica questa locuzione.
D'altro canto, la legislazione italiana - pure così ricca in materia sanitaria - non possiede ancora delle disposizioni che regolino il riconoscimento da parte dello Stato della qualità di stazione idrominerale o climatica conferendone il titolo e le prerogative, sotto determinate garanzie, alle località che v'abbiano diritto - e ciò contrariamente a quanto avviene in altri paesi. Sinora dunque, nei riguardi della tassa, non resta che ricorrere alla norma sopracitata.
Tutti sappiamo, ed avemmo più volte occasione di rilevarlo su queste colonne, che il nostro Paese è eccezionalmente ricco di acque minerali: ma - scrivevamo - «se sono circa mille i comuni italiani ove esistono delle sorgenti minerali, i luoghi di cura d'acque sono poco più di un centinaio: di questi una gran parte sono modestissime stazioni appena sufficienti ad una limitata frequentazione locale, una parte possono sopportare alla meglio un concorso un po' più nutrito, ma le stazioni capaci di raccogliere una vasta clientela italiana e forestiera certo non vanno oltre la diecina».
Ora, dovremmo noi desiderare di veder mantenuta nella legge la possibilità di estendere per intero a questo migliaio di comuni il beneficio della tassa? Sarebbe uno sperpero inutile ed infecondo di denaro. Giacché se tante località nostre si trovano in grado di trarne i mezzi per la loro rinascenza, sappiamo pure che moltissime altre - le quali pretendono chiamarsi stazioni idrominerali in grazia d'uno stabilimento d'infimo ordine o di una buvette antidiluviana - non sono né saranno mai suscettibili di una sistemazione seria che le elevi di qualche linea dallo stato attuale, mettendole in posizione di contribuire allo sviluppo del nostro patrimonio idrominerale. L'ubicazione, il clima, l'abitabilità, le comunicazioni, i costumi locali, ecc. congiurano contro di esse ed il loro migliore avvenire, anche se le risorse acquee sono degne di qualche attenzione.
Considerazioni analoghe si possono fare per numerosi centri cosiddetti «climatici».
Che cosa avverrebbe se a codesti comuni si desse l'autorizzazione ad applicare la tassa o, peggio ancora, li si costringesse a riscuoterla obbligatoriamente?

  1. Trattandosi di modestissime clientele locali, poco agiate o povere addirittura, i frequentatori troverebbero indubbiamente onerosa la tassa e finirebbero - in questo caso certamente! - per disertare la «stazione» privandola anche del piccolo utile sinora goduto.
  2. La tassa darebbe ad ogni modo un reddito così limitato, per cui non basterebbe mai a fronteggiare i bisogni per i quali fu creata, tanto più grandi quanto più la «stazione» è povera. Quindi danaro perduto, o speso sterilmente, o distratto ad altri scopi.
  3. L'autorizzazione ad applicare la tassa di soggiorno essendo presentemente l'unico atto di riconoscimento ufficiale - con bollo governativo! - della qualità di stazione di cura, molte località non mancherebbero di avvalersene per scopi non desiderabili: anche ora purtroppo abbiamo esempi deplorevoli di richiami perpetrati attraverso una pubblicità falsa ed ingannatrice, che hanno per effetto di «scottare» chi v'è rimasto preso, con danno evidente ed innegabile al buon nome del Paese.

Disciplinare questa materia appare dunque una necessità primordiale, non solamente per ragioni interne, ma anche per non rimanere nell'attuale stato di inferiorità di fronte alle stazioni estere che già da tempo hanno praticamente risolta la questione.
Sull'argomento riteniamo utile d'accennare alla procedura francese per la designazione delle stazioni idrominerali e climatiche.
Secondo la legge 13 aprile 1910, possono essere eretti in stazioni idrominerali o climatiche i comuni, le frazioni o gruppi di comuni ove esistano delle sorgenti minerali o degli stabilimenti di cura d'acque, ovvero che offrano ai malati ed ai visitatori i vantaggi del loro clima. La creazione di queste stazioni ha lo scopo «di facilitare la cura degli indigenti e di favorire il concorso alle stazioni ed il loro sviluppo mediante lavori di risanamento ed abbellimento». Le domande di creazione possono farsi tanto dai comuni, quanto dalle frazioni, quanto da associazioni riconosciute di interessati.
All'accoglimento o al rigetto delle domande si provvede con decreto ministeriale, su parere dell'Accademia di medicina, del Consiglio superiore d'igiene pubblica e della Commissione permanente per le stazioni idrominerali e climatiche.
Quest'ultima - che non ha riscontro fra noi - è stata istituita dalla stessa legge 13 aprile 1910, per lo studio delle questioni interessanti la creazione e lo sviluppo delle stazioni. E' composta di 51 membri, fra i quali i rappresentanti dei servizi tecnici, sanitari ed amministrativi dei ministeri, medici, chimici ed igienisti, sindaci di luoghi di cura, professionisti ed altri interessati.
L'applicazione della tassa di soggiorno viene concessa alle sole località dichiarate stazioni idrominerali o climatiche.
Come si vede, la legislazione francese offre i vantaggi e le garanzie che invece difettano nella nostra.

Giova infine esaminare un'altra disposizione della legge italiana - quella riguardante la gestione dei proventi della tassa la quale, come sappiamo, è di esclusivo dominio delle amministrazioni comunali.
A nostro avviso è questo ancora un lato debole della legge.
Nella grande maggioranza, i nostri luoghi di cura appartengono a comuni rurali o a loro frazioni. Bisogna dunque distinguere tra la popolazione locale fissa - dalla quale esce in genere l'amministrazione – e quella avventizia, formata dal pubblico dei frequentatori, dai professionisti, dai conduttori degli stabilimenti, dagli albergatori e dagli altri esercenti che vi stabiliscono dimora ad ogni stagione. Secondo la legge attuale, a tutti costoro - che pure costituiscono l'attività economica, la vita medesima della stazione - non è riserbata alcuna ingerenza, alcuna partecipazione, alcun controllo sull'amministrazione dei fondi prodotti da un'imposta destinata allo sviluppo ed al miglioramento della stazione a cui sono legati.
Eppure gli interessi della popolazione stagionale per lo meno equivalgono quelli dell'indigena, la cui rappresentanza è tuttavia la sola investita dall'erogazione della tassa. Eppure ai medici, ai conduttori degli stabilimenti e degli alberghi, alle persone che tornano ogni anno ad esercitarvi i loro commerci e le loro industrie, va riconosciuta una capacità a giudicare dei bisogni della stazione certo non inferiore a quella degli amministratori del luogo. Anzi!…
E per noi è fondato il timore che, quando la tassa venga resa obbligatoria, i suoi introiti non dappertutto saranno amministrati secondo lo spirito della legge, secondo le esigenze reali della stazione considerata non come un ristretto campo di sfruttamento locale, ma come una cellula del più grande organismo nazionale.
Poiché, se in alcuno dei maggiori luoghi di cura le amministrazioni comunali hanno dato prova di larga modernità di vedute e d'intenti, non è affatto dimostrato che molte, troppe altre sappiano appena rendersi conto dei complessi e difficili problemi dai quali dipende la fortuna di una stazione idrominerale o climatica, e tanto meno presentino qualche attitudine a risolverli.
Ben diversamente si svolgono le cose all'estero, presso nemici ed amici. In tutti i luoghi di cura tedeschi esiste una società o «unione» - la Kurverein, generalmente - ove sono rappresentati i medici, la municipalità e gli altri interessati della stazione; la composizione di tale comitato può variare, ma spetta sempre ad esso di amministrare i proventi della Kurtaxe. Grazie a questa organizzazione, lo sforzo comune tende continuamente a creare ai frequentatori le maggiori comodità possibili, migliorando l'igiene pubblica, l'edilizia, le risorse terapeutiche degli stabilimenti ed anche gli altri mezzi di comfort, le passeggiate, i giardini, i concerti, le attrazioni, ecc.
Nella maggior parte delle stazioni austriache ed ungheresi la gestione della tassa non è dissimile, e noi dobbiamo ricordare che l'intero Tirolo e moltissime località dell'Istria e della Dalmazia sono stati organizzati a soggiorno climatico mercé i proventi enormi della Kurtaxe sapientemente amministrati.
In Francia dalla legge 13 aprile 1910 è instituita presso i municipi delle stazioni idrominerali e climatiche una «Camera d'industria termale o climatica», avente funzione consultiva sull'impiego dei proventi della tassa di soggiorno, la cui gestione deve essere sottoposta al suo esame. Essa però può anche venire incaricata di provvedere direttamente alla esecuzione dei lavori di risanamento e di abbellimento ai quali la tassa è devoluta. Secondo la legge, l'applicazione della tassa di soggiorno non può essere autorizzata nelle stazioni ove la Camera d'industria termale o climatica non sia costituita.
I membri di queste Camere sono per la metà eletti «dalle persone appartenenti alle categorie di professioni interessate allo sviluppo della stazione».
L'esempio dei paesi ove l'industria idrominerale e climatica fiorisce per ora più rigogliosamente che da noi, sembra debba indurci a riflettere se non convenga, a nostra volta, di modificare la legge sulla tassa di soggiorno in guisa da renderla, anche per questo lato, più consona agli interessi generali del Paese e a quelli delle stazioni che debbono trovare nella sua intelligente applicazione la base più ampia del loro incremento.

In un convegno tenutosi lo scorso settembre a Salsomaggiore tra numerose personalità dell'idrologia italiana, fu emesso il voto che «nelle future provvidenze legislative sia introdotto il principio che ai nostri più importanti luoghi di cura venga dato permanentemente un assetto amministrativo ed economico speciale».
Quel voto - trasmesso poi al gruppo parlamentare per le stazioni idrominerali e climatiche - riassumeva i termini d'una larga discussione impegnatasi sopra la opportunità unanimemente riconosciuta di modernizzare l'amministrazione delle nostre stazioni, sì da renderla più agile, più immediatamente sensibile alle loro particolari esigenze, più pronta nel provvedervi, di quel che spesso il regime municipale - da solo - possa, voglia o sappia fare.
L'istituto della tassa di soggiorno, convenientemente riformato e rafforzato, potrebbe in breve costituire il fulcro di una forma di amministrazione specializzata la quale - a somiglianza delle Kurvereine tedesche e delle Chambres d'industrie thermale et climatique francesi - rinvigorirebbe le compagini comunali, integrandone efficacemente l'azione con il concorso di tutte le energie «specifiche», di tutte le competenze che ora sono troppo di frequente lasciate in disparte.
E sarà questo un grande passo verso l'auspicato rinnovamento delle nostre mirabili stazioni di cura.

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