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    Pezzi di storia

Fieschi
di Marina Firpo

Tratto dal libro "La signoria rurale nell'Italia del tardo medioevo – Censimento e quadri regionali", 2021

Introduzione
La famiglia Fieschi emerge dal più ampio consorzio familiare dei conti di Lavagna, attestato con buon margine di certezza dalla prima metà dell'XI secolo (ma forse più antico) e divenuto rapidamente, anche grazie ai legami con i marchesi Obertenghi e i vescovi di Genova, uno dei più importanti nuclei di potere della Liguria orientale, in particolare nella zona intorno a Lavagna, Chiavari e Varese Ligure. Non è chiaro a partire da quando i membri del gruppo iniziarono a usare il titolo comitale, anche se appare sempre più evidente che la sua appropriazione da parte del casato lavagnino vada collocata nei primi decenni del XI entra in relazione con il crescente potere del comune di Genova e, contemporaneamente, rafforza il proprio ruolo locale a scapito degli altri nuclei signorili presenti nell'area. All'interno di questo quadro si colloca il diploma dell'imperatore Federico I, del 1161, che riconosce il gruppo familiare, già ampiamente ramificato, come un importante interlocutore regionale. Ugo - o Ugone - è lo stipite del ramo Fieschi; di lui si hanno attestazioni a partire dal 1150, ma solo dal 1177 è distinto rispetto agli altri omonimi del clan con la forma cognominale 'Flescus' o 'Fliscus', successivamente portata dai suoi discendenti.

mappa L'area di presenza signorile fliscana con i principali possedimenti

All'interno del raggruppamento, i Fieschi emergono già a partire dalla seconda metà del XII secolo e si connotano per l'adozione di una politica signorile e territoriale lato su un dialogo stretto con il potere imperiale e papale, ma dall'altro, anche e soprattutto con quello, sempre più importante a livello regionale, con il comune di Genova, con il quale la famiglia stipula patti di cittadinatico nel 1166. In questa fase l'inurbamento dei Fieschi a Genova, con la progressiva acquisizione di una serie di palazzi, non concentrati attorno ad un unico polo ma situati nei gangli vitali della città (la Ripa, davanti e a fianco della cattedrale), non implica un allentamento dei legami con l'area rurale di presenza signorile, che rimarranno anzi molto forti per tutto il medioevo. L'inurbamento non segna, come per altre stirpi signorili dell'area, l'inizio di una crisi, ma è colto come un'opportunità per inserirsi all'interno delle dinamiche politiche ed economiche di una città, Genova, in forte espansione politica e territoriale in tutta l'area del Mediterraneo e nel nord Europa. Il XIII secolo vede infatti una significativa affermazione del nucleo signorile rurale dei Fieschi, che in parecchie località del Levante prendono il posto dei Malaspina e di altri poteri signorili minori dell'area, sfruttando abilmente e opportunisticamente i rapporti con il comune genovese, quelli con gli imperatori, gli stretti legami con la curia romana e approfittando di amministrazioni diocesane in crisi, come quelle di Brugnato e di Luni. Grazie a questa accorta politica alla metà del XIV secolo i Fieschi controllavano ormai un grandissimo complesso signorile lungo l'Appennino tosco-ligure-emiliano, che dalla grande roccaforte di Montoggio, alle spalle di Genova, si estendeva verso est, oltre il crinale appenninico fino al Parmense. E' anche per questa ragione che generalmente in sede storiografica si parla di "stato" fliscano, ma questa definizione non deve fare dimenticare che si trattava di una realtà divisa in quote tra rami diversi della famiglia, con intrecci patrimoniali complessi, e caratterizzata anche da una forte dinamicità, in cui fasi di espansione si alternarono ad altre (più o meno brevi) di contrazione, che arrivarono in alcuni momenti a cancellare quasi la presenza signorile dei Fieschi, come nel 1429-31, quando in seguito a una serie di campagne militari milanesi i domini della famiglia si ridussero a un pugno di castelli.
A partire già dal tardo XII secolo con la nomina del fratello di Ugo "Fliscus", Opizzo, a vescovo di Parma, si delinea con chiarezza un forte investimento della famiglia in ambito ecclesiastico, una costante della strategia di affermazione, che porterà i Fieschi a ricoprire importanti incarichi in tutte le gerarchie ecclesiastiche, fino a raggiungere per ben due volte il soglio pontificio nel XIII secolo.1 Questa attitudine della famiglia verso l'ambito religioso - del tutto eccezionale rispetto alle coeve famiglie liguri – trova inoltre espressione in un continuo flusso, generazione dopo generazione, di fondazione di nuovi enti religiosi da parte dei membri del gruppo (che su di essi mantiene quasi sempre diritti di giuspatronato), sia in ambito urbano, a Genova, sia soprattutto in ambito rurale, nei territori politicamente controllati dai Fieschi: cappelle, chiese, ospedali, conventi mendicanti e monasteri.
La signoria nel Tre- e Quattrocento
Nel nostro periodo i Fieschi, che si erano espansi notevolmente nel corso del XIII secolo, controllavano un enorme blocco signorile appenninico che dalla roccaforte di Montoggio, in alta Valle Scrivia alle spalle di Genova, si spingeva a oriente fino all'alta Val di Vara, sconfinando verso il Parmense, con Borgotaro, e la Lunigiana, con Pontremoli. Il complesso dei borghi, castelli, villaggi e terre controllati (non sempre contemporaneamente) dai membri del gruppo familiare arriva fino a un'ottantina, governati attraverso una fitta rete di podestà di nomina signorile; tra questi i più importanti sotto il profilo politico erano Torriglia, Montoggio, Savignone e Crocefieschi alle spalle di Genova, Borgotaro e Varese Ligure, nella Liguria centrale, Calice e Madrignano in Lunigiana, Grondona e Varzi nel Parmense. La maggior parte delle località in questione erano piccoli centri di poche centinaia di abitanti, ma il controllo signorile si estendeva anche su alcuni borghi di una certa dimensione come Varese Ligure, Borgotaro e Pontremoli.
Alla compattezza territoriale del complesso signorile non si accompagnava però una altrettanto salda coesione delle strutture familiari, caratterizzate dalla presenza di più rami, di cui i due principali erano quelli di Torriglia e Savignone, con intrecci patrimoniali complessi e fasi di frammentazione che si alternavano ad altre di ricomposizione del patrimonio signorile in poche mani. Inoltre a momenti in cui era presente un leader del clan forte, riconosciuto da tutti, si alternano periodi di minore compattezza interna della famiglia, come nel 1459 quando, dopo la morte di Gio. Filippo Fieschi, il clan fu scosso da una lunga e violenta lotta interna per l'egemonia, protrattasi fino agli anni ottanta e costata la vita a diversi membri del gruppo.
L'azione politica e signorile dei Fieschi non è comprensibile se non si tiene conto delle peculiarità del contesto ligure. La repubblica di Genova, a differenza delle altre realtà politiche del nord della Penisola, costituisce infatti un esempio di stato "scalabile" da parte delle sue élites e questo in qualche modo determina la funzione che la signoria territoriale ha per i suoi detentori. Per le stirpi inserite nel gioco politico genovese come i Fieschi essa appare non solo un dispositivo sociale funzionale a mantenere un costante rilievo all'interno della società politica regionale per accedere in modo strutturalmente stabile alle cariche statali (centrali e locali), ma anche uno strumento fondamentale per impadronirsi della macchina stessa dello stato e dei profitti che essa poteva generare attraverso i conflitti di parte. In particolare i Fieschi, radicati a livello signorile nell'entroterra, cercano costantemente di mettere le mani, attraverso l'esercizio di cariche per conto di Genova, sui ricchi borghi della Riviera, come Recco, Chiavari o Rapallo, dove mantengono comunque un folto seguito di clienti e partigiani oltre che numerose proprietà allodiali. Nell'ambito dei conflitti di parte del Tre- Quattrocento i Fieschi sono spesso visti come un vero e proprio ago della bilancia nell'opposizione strutturale tra Doria e Spinola. La loro base di potere signorile era infatti largamente concentrata nella Liguria orientale e aveva un tasso di sovrapposizione limitato con quella delle altre due grandi famiglie, il che consentiva di volta in volta, a seconda delle diverse contingenze politiche, un maggior margine di autonomia nella scelta delle alleanze.
I castelli e i borghi controllati dai Fieschi erano situati in contesti montuosi e assai poco fertili e questo naturalmente incideva sulla loro redditività economica. I dati di cui disponiamo per quanto riguarda i beni fondiari dei Fieschi, come un inventario di inizio Cinquecento relativo alla zona intorno a Varese Ligure, mostrano una netta predominanza dei castagneti, fondamentale risorsa nel contesto ecologico dell'entroterra ligure, ma certo non in grado di generare grossi profitti, a cui si aggiungevano orti, alcune vigne e un certo numero di mulini, favoriti dalla presenza di numerosi corsi d'acqua. Va comunque sottolineato che i censi in natura richiesti ai contadini erano generalmente in grano (coltivabile nelle terre migliori), più facilmente stoccabile, come avveniva ad esempio a Santo Stefano d'Aveto, a fine Quattrocento, quando la gran parte dei 350 ducati di reddito annuale della signoria era fornito dai 180 sacchi di grano pro fogacio, versati dagli uomini della comunità. Almeno in alcuni casi la presenza di alberi di pregio adatti alla cantieristica navale, come a Roccatagliata poteva costituire una risorsa, ma comunque limitata, considerati i costi di trasporto fino alla costa.
Vista la scarsa produttività del settore agricolo, sempre prossimo alla pura sussistenza, la capacità di queste località di generare redditi per i Fieschi era spesso strettamente connessa ai transiti, con i connessi pedaggi e i servizi forniti ai viaggiatori, dalle taverne all'affitto di muli. I Fieschi controllavano infatti sezioni importanti dei percorsi che univano Genova alla pianura lombardo-piemontese attraverso la Valle Scrivia con il transito attraverso Montoggio, o la Riviera di Levante con Parma e Piacenza, attraverso Varese, Borgotaro e Pontremoli. Tra le grandi stirpi signorili liguri quella fliscana sembra infatti quella che con maggiore coerenza e consapevolezza investì sul controllo sistematico dei sistemi di transito e sulla mediazione tra contesti ecologici differenti. L'importanza del controllo sulle strade è espressa anche dall'imponenza delle strutture fortificate controllate dai Fieschi, in alcuni casi sovradimensionate alle dimensioni demografiche dei centri in cui erano inserite. Il castello di Montoggio alle spalle di Genova, faticosamente distrutto dai Genovesi dopo la "congiura" fliscana del 1547, è forse l'esempio più noto, ma non l'unico, come mostrano, tra gli altri, i castelli di Savignone, Torriglia o Varese. Questi nuclei fortificati erano del resto i perni delle operazioni militari in cui i Fieschi erano frequentemente coinvolti ed erano rifugi sicuri per i membri della famiglia nei momenti di crisi. Costituivano inoltre i punti di raduno e di equipaggiamento per il reclutamento delle masnade di armati che i Fieschi erano in grado di mobiliare rapidamente tra i propri sudditi più fedeli e affidabili rispetto alle truppe mercenarie e che rappresentavano uno degli ingredienti fondamentali del loro perdurante ruolo nello scacchiere politico ligure.
L'esercizio del potere signorile appare dunque per i Fieschi, ancora di più che per le altre grandi famiglie genovesi dell'epoca, come gli Spinola e i Doria, il nucleo centrale attorno a cui si costruisce l'azione politica del gruppo e l'immagine stessa della famiglia, che però non si esaurisce certo in quest'ambito ma lo usa come base per operazioni complesse che vanno a toccare ambiti e sfere assai differenti tra loro.


1 I conti di Lavagna avevano già espresso due figure di spicco: Rubaldo vescovo di Modena e il cardinale Manfredo da Lavagna. A Genova, nel XIII secolo, due arcivescovi sono afferibili al consorzio lavagnino, Giovanni di Cogorno (1239-1252) e Gualtieri da Vezzano (1253-1274). Opizzo Fieschi, patriarca di Antiochia, fu amministratore dell'episcopato genovese (1288-1292) e nel XV secolo due Fieschi furono arcivescovi della città, Giacomo (1383-1400) e Giorgio (1436-1439).

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