Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

La costruenda strada panoramica di Portofino
di Antonio Cappellini

Le Vie d'Italia – novembre 1939

Il 28 gennaio 2022 la Gazzetta ha pubblicato l'articolo "La costituzione dell'Ente Autonomo del monte di Portofino" in cui, già da giugno 1935, si parlava di una "strada litoranea tra Santa e Camogli per favorire il turismo".
Meno male che il progetto non è stato realizzato, perché lo scempio che avviene a Paraggi è indice delle "sanzioni efficaci" ricordate nell'articolo.


L'annoso problema della viabilità sul Promontorio di Portofino sta finalmente per essere risolto. mappa
Com'è noto, l'attuale carrozzabile, con un traforo a Ruta (m 280), passa dal versante di Camogli a quello di Santa Margherita Ligure. Allo sbocco occidentale della galleria si diparte la strada che conduce al Parco di Portofino Vetta e al Grande Albergo.
Dalla piazza di Ruta una mulattiera, superato il traforo della carrozzabile, conduce al monte di Ruta (m 409) e di qui alla vetta del monte di Portofino (m 610). Da questo monte una mulattiera scende ripida in un vallone incassato e selvaggio e conduce alla celebre Badia di S. Fruttuoso ed alle tombe dei Doria. Un'altra pedonale sale invece con lieve pendio sotto il bosco al Paradiso, per discendere al Semaforo nuovo, con vista a picco sul mare e sulla punta della Chiappa. Di qui si ha la visione di un paesaggio meraviglioso che si svolge per tre miglia su tutta la fronte del Promontorio; ma non si può goderlo se non dal mare.
Sul versante di Camogli le vie di comunicazione sono tutte rudimentali. Stretti sentieri salgono e scendono, incrociandosi attraverso brevi piane di olivi, e finiscono tutti in alto nei boschi.
Buona è la mulattiera che dall'estremo abitato di Camogli conduce in mezz'ora alla chiesa di S. Rocco, fra cipressi ed olivi. Da S. Rocco si diparte la carrozzabile, lunga due chilometri, per Ruta, e si diramano due mulattiere: una per il Semaforo nuovo e l'altra per S. Nicolò fino alla Chiappa.
Rammentiamo infine la mulattiera che dal borgo di Portofino conduce in due ore a Portofino Vetta, fra oliveti rigogliosi in vista del Tigullio.
La costruenda strada panoramica Camogli-Punta Chiappa-S. Fruttuoso e Portofino, lunga quattordici chilometri, è destinata a rendere facilmente accessibili a tutti i tesori di questa zona incantevole.
Secondo il progetto allestito dall'Ufficio Tecnico della Provincia di Genova, che ne ebbe incarico dall'Ente Autonomo per il Monte di Portofino, la nuova arteria, staccandosi da Via Bettolo in Camogli, entra a San Nicolò nella puddinga caratteristica del monte, continua a quota 100 fra rupi e macigni giganteschi, tra monte e mare. Procedendo sotto il semaforo nuovo della Marina, s'interna nella vergine Cala dell'Oro e quindi supera la sella nord della Torretta; attraversa la valle di S. Fruttuoso a quota 100 dal borgo marinaro omonimo, indi, per le falde marine di monte Colombaia, tagliando la vallata del Ruffinale, raggiunge a quota 250 i casolari di Ca' del Prato. Da questi pianori ha principio la discesa su Portofino, toccando la valle rocciosa del Vessinaro e quella aprica e verdeggiante di Portofino. Ora fra pinete, ora fra olivi, dischiudendo la vista a panorami sempre vari e deliziosi, la strada andrà a sboccare presso la punta Caiega, allacciandosi alla provinciale per Santa Margherita e Rapallo. perla
La nuova strada, con opportuni allacciamenti, renderà più facili le comunicazioni coi luoghi dianzi accennati e coi monumenti, che in un con le bellezze naturali formano le maggiori attrattive del Monte.
Ma in mancanza di sanzioni efficaci, la strada stessa diverrebbe incentivo di sfruttamento disordinato delle risorse del luogo. Per ciò la legge 20 giugno 1935, che istituisce l'Ente Autonomo per il Monte di Portofino, all'art. 1° dispone:
«Tutto il territorio del Monte di Portofino è soggetto a determinati vincoli allo scopo di conservarne le bellezze naturali; conservare e sviluppare la fauna e la flora; conservare e restaurare i monumenti di pregio artistico e storico; sistemare la viabilità; disciplinare le costruzioni edilizie, affinché esse contribuiscano alla bellezza del paesaggio».
Il Monte di Portofino è una zona incomparabile, unica, si può dire, al mondo: la sua bellezza è delicata, perché riposa su elementi tenui, su contrasti facilmente intaccabili, e per ciò deve essere protetta.
La costa sporge e rientra con un giuoco che pare un ricamo; talora basta un gruppetto d'alberi, una sola pianta ad animare e rendere pittoresco il paesaggio. Il mare, addentrandosi in questi seni e contornando questi scogli, stempera colori e dissolve sfumature, che variano d'ora in ora. Anche nella distribuzione delle piante la natura ha creato effetti mirabili di armonia e di tinte.
La difesa del paesaggio si rende perciò necessaria, come per un capolavoro incustodito, e l'attrezzatura turistica dovrà concorrere allo sviluppo ed al perfezionamento dei mezzi di trasporto e di tutte le comodità che rendono più gradite le bellezze naturali.

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