Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

La storia delle bambole
di Ernesto Mancini

L'Illustrazione italiana – 30 dicembre 1894

L'origine della bambola è antica quanto la prima bambina. Un precoce istinto della maternità, una specie di divinazione del proprio avvenire, rende necessaria al piccolo essere una larva di compagna colla quale vengon divise le gioie e i dolori. E' stato detto giustamente che una pupattola non è né una cosa, né un oggetto; è la bambina della bambina, alla quale coll'immaginazione si dà la vita, il movimento, la responsabilità. La fanciulla divide colla sua pupattola piaceri, ricompense, punizioni; e in tale graziosa commedia che la fanciulla recita a proprio vantaggio, sta metà della sua educazione.
Victor Hugo nei "Miserabili" definisce la bambola, uno dei più imperiosi bisogni, e nello stesso tempo, uno dei più graziosi istinti della infanzia femminile; e aggiunge che nel lavorio continuo, nei lunghi ragionamenti fatti immaginando che "qualche cosa è qualcuno" la bambina diviene successivamente fanciulla, ragazza, donna, e il primo figlio fa da continuazione all'ultima pupattola. Una bambina senza pupattola è quasi altrettanto infelice e completamente impossibile quanto una donna senza figli.
Così è che la più remota antichità, e in ogni parte della terra, ci ha tramandato notizie sulla esistenza delle bambole. Nelle caverne neolitiche, negli ipogei egizi, nelle tombe greche e romane, nelle necropoli degl'Incas, accanto alle ossa dei fanciulli si rinvennero spesso deposti, con soave e pietoso pensiero, balocchi diversi, e fra questi, bambole e fantocci1. Le bambole delle fanciulle eran dette ninfe, corocosmia in greco e pupæ in 11 latino; e da quest'ultima voce che stava a significar fanciulle in tenera età, prese origine quella di popera o popina, pupula, della bassa latinità, e quella moderna di pupazzo e pupattola.
Vi fu chi volle dal nome di Poppea, e dall'abitudine che la moglie di Nerone aveva d'imbellettarsi, far derivare quello latino della bambola; asserzione che non regge, sia perché il vocabolo di. pupa rinviensi in scrittori anteriori di molto, sia perché il nome dell'imperatrice fu tratto da quello di un di lei antenato.
Le fanciulle greche e romane conservavano le loro bambole con cura; per offrirle poi a Venere, onde impetrar dalla Dea la sorte di un felice matrimonio. Un passo di Persio menziona le "Veneri donatæ a virgine pupæ"; e altrove per mostrare la inutilità dell'oro nei templi, dice che esso vi fa quello che vi fanno le pupattole dalle vergini consacrate a Venere. Queste bambole poste sugli altari erano assai spesso riccamente vestite; in un frammento di Saffo sono ricordati i veli di porpora che ricoprivano la bambola che la poetessa consacrava ad Afrodite. Siffatte bambole avevano poi la loro minuscola suppellettile, fabbricata con legno, con terra, con stagno; numerosi esemplari di piccoli piatti, di minuscole anfore son giunti sino a noi, e Pausania scrisse di aver veduto, durante il suo viaggio nel Peloponneso, tra i voti appesi ad un tempio, anche un lettino da pupattola.

Per le bambole lavorate con sostanze di pregio, quali l'avorio, talvolta di squisita fattura, si ricorreva all'opera dell'intagliatore. Per quelle di terra cotta, più semplicemente si faceva uso di stampi nei quali modellavansi le varie parti, che in seguito collegavansi fra loro con perni metallici, ottenendo una mobilità che, oltre all'imitar la natura, doveva servire; secondo Paternò, a render facile il vestire e lo spogliare le pupæ.
In un lavoro, oggi divenuto raro, il principe Paternò ha reso conto degli scavi da lui eseguiti in Sicilia fra le rovine dell'antica Cumarina e delle figurine ivi rinvenute. Il gran numero di consimili bambole che tornarono in luce a Cumarina, fa pensare che nella località esplorata esistesse una officina di tali figure e che, come fu detto, per sopperire al loro largo consumo, si lavorassero collo stampo. 22
La pietosa tradizione pagana di seppellire coi piccini i balocchi che avevano servito a divertirli e che, se fossero vissuti, avrebbero poscia consacrato alle divinità dell'epoca si mantenne nei primordi dell'epoca cristiana. Infatti dai cimiteri si trassero molti di questi balocchi, che tra noi Boldetti fu uno dei primi ad illustrare; non è infrequente il rinvenire simili oggetti anche nelle tombe di persone adulte, specialmente di giovinette e di donne. Un esempio di tale costume lo si ha nella interessante scoperta, avvenuta alcuni anni or sono, di un sarcofago che si trovò sepolto nel fondo di un pozzo, appositamente scavato, ai Prati di Castello in Roma. Dall'iscrizione esterna si rilevava che entro al sarcofago stavano chiusi i resti di Crepereia Tryphæna; e quando il coperchio venne tolto, attraverso lo specchio limpidissimo dell'acqua che era filtrata nell'urna, apparve lo scheletro di Crepereia, circondato da tutti gli oggetti che costituivano il di lei mundus muliebris e che le dovevano esser più cari: gli anelli, gli orecchini, un fermaglio, una collana, e infine una bambola di legno, resa dall'acqua bruna e dura come l'ebano.
La bambola di Crepereia, di cui diamo qui il disegno, è secondo il parere del Castellani, il più bel monumento del genere che oggi si possegga; le sue membra, articolate, imitano assai bene le forme umane. E' alta 30 centimetri, vale a dire che è la più grande delle bambole sino ad ora scoperte ; la sua acconciatura la fa risalire al tempo degli Antonini. Fra gli oggetti che si trassero dal sarcofago, si rinvennero due piccoli pettini di bosso, due veri giocattoli, che certamente appartenevano alla bambola, e due anellini d'oro che della bambola dovevano ornare le dita, uno dei quali col castone vuoto, e l'altro avente al centro infissa una chiavetta minuscola, di elegante fattura, colla mappa e gli scontri egregiamente lavorati. Oggi la tomba di Crepereia, cogli oggetti che conteneva, conservasi nei musei capitolini.
Altre bambole antiche famose, sono anche quelle di avorio che si trovarono nel sepolcro, scoperto nel 1594, dove giaceva sepolta Maria moglie dell'imperatore 33 Onorio.

Venendo a tempi posteriori, dal XIV al XVIII secolo, troviamo frequente il costume, principalmente fra le dame di case principesche, di mandare in dono delle bambole, di grandi dimensioni, riccamente acconciate, e spesso provviste di famigliari, di corredo, di mobili. Alla preparazione di simili giocattoli, prendevano parte i migliori artisti e artefici, e un po' per l'opera di questi e molto per le materie preziose adoperate, il costo di una di tali bambole e della sua casa raggiungeva somme fortissime. Degna di ricordo è, a questo proposito, una cameretta che il cardinale Richelieu donò a Madama d'Enghien, nella quale trovavansi sei pupattole. Una d'esse raffigurava una partoriente in letto, con relativa balia "quasi au naturel"; nella camera stavano inoltre la nonna, la levatrice, e una infermiera faceva la guardia alla porta.
Nel 1722 il Mercurio di Francia riferiva la notizia che la duchessa d'Orléans aveva regalato all'Infante una bambola, con corredo e toeletta, del valore di 22 mila lire! Una di queste camere che servì a divertire la principessa di Nassau, sussiste tuttora e ne vedete qui sopra il disegno.
Anche le corti italiane seguivano il costume di questi ricchi doni, come risulta, ad esempio, da certi "Registri della guardaroba della Corte di Ferrara del secolo XV" che il conte Gandini illustrò in una sua interessante monografia. I registri in questione contengono la nota delle spese fatte per una bambola che la Duchessa di Ferrara, Eleonora d'Aragona, moglie di Ercole I, mandava in dono ad Anna Sforza di Milano, fidanzata del figlio Don Alfonso d'Este. La bambola fu spedita nel 1484, quando lo sposo aveva otto anni (all'età di un anno era già fidanzato come soleva allora tra principi) e la sposa undici.
Il ricco dono estense componevasi pur esso di una cameretta tutta ornata con decorazioni a rilievo e con dorature, tappezzata con preziose stoffe e con panneggiamenti di raso. Nella camera stava il letto della pua, provveduto di tre materasse, di lenzuola finissime e di coltre; un ricco baldacchino sormontava il letto, a capo del quale era persino appeso il secchiello dell'acqua benedetta. Vicino al letto, una cuna dorata con due piccole bambole, due puote, coperte da coltre di seta. Di metallo prezioso erano gli oggetti componenti la toeletta, tra i quali annoveravasi un bacile, una raminetta, e il lambicco per distillar l'acqua che doveva essere adoperata per lavare il capo. Oltre alla bambola, la camera conteneva anche un puvolino, lo scudiere che della pupattola doveva stare agli ordini, vestito ed armato di tutto punto. In eleganti forzieri eran riposte scatolette e ampolline con essenze e droghe preziose, e cucchiai dorati e ovaroli; mentre altre casse foderate di seta racchiudevano il suntuoso corredo della pupattola, formato da abiti di broccato d'oro e d'argento, di damasco, ecc. 44
Le carte dell'archivio estense ricordano i vari artisti che prestarono l'opera loro nella preparazione dello splendido dono, tra i quali è annoverato anche il cappellano della duchessa, incaricato forse di far le feste dei fantocci.
Più tardi, nel XVII secolo, l'invio di bambole prese in Francia più spiccato il carattere di mezzo atto a far conoscere la moda, come fanno gli attuali figurini. Questo invio di bambole vestite coll'ultimo modello, si faceva in maniera solenne con due pupattole, di cui una, rivestita con abiti di lusso, era detta la "grande Pandora" e l'altra con acconciature da casa, era chiamata la "piccola Pandora". Nei salotti delle précieuses, in quello di madamigella Scudéry ad esempio, un giorno della settimana era particolarmente destinato a questa importante operazione di vestire le due Pandore. Ed allorché, ai tempi di Addison, una guerra furibonda dilaniava la Francia e l'Inghilterra, una bambola d'alabastro, vestita colla maggior eleganza possibile e munita di uno speciale salvacondotto rilasciato dai gabinetti di Versailles e di San Giacomo, passava le linee dei due eserciti nemici, ambasciatrice intangibile e rispettata dai capricci della moda!

Abbiamo detto che le antichissime bambole fabbricavansi con materie diverse. In un sepolcro egizio Lenormant trovò una pupattola di stoffa; i romani avevano pur essi bambole di straccio, ma ne fabbricavano di avorio, di legno, di cera (plagunculæ); di terra cotta, e che si trattasse proprio di bambole e non di burattini, lo dimostra il fatto che gli esemplari che a noi pervennero, non hanno né sul capo, né alle braccia e alle gambe, segno alcuno di fili per muoverli. Tuttavia la sostanza più di frequente adoperata per la fabbricazione delle bambole era la creta. L'impiego della carta straccia rimonta al XIV secolo, quando dagli artisti orientali si cominciò ad imitare la preparazione di ornati a rilievo, con una miscela di carta pesta e di gesso, colata in apposite forme.
Più tardi assai, nel 1675, prose voga in Francia la fabbricazione delle figure di cera, colle quali riproducevansi i personaggi più noti dell'epoca; la nuova arte penetrata in Inghilterra vi si trasformò in industria, e dette origine alla fabbricazione di busti e teste di cera da applicarsi al corpo delle pupattole. In Sassonia invece si pensò di ricorrere, per lo stesso scopo, alla porcellana, fondando una industria che per molto tempo si mantenne come una specialità. E a mano a mano, sempre più divenendo perfetto il lavoro, agli occhi di smalto si sostituirono quelli di vetro; al cencio e alla pelle con cui fabbricavansi i corpi delle bambole, subentrò il legno accuratamente intagliato, o il cartone indurito, o la gomma elastica; e alle membra si applicarono articolazioni perfette. Così vedonsi oggi certe bambole che sono veri capolavori del genere e alle quali, in grazia di un piccolo fonografo, non manca nemmeno il dono della parola. 55
Oggi l'industria della fabbricazione delle bambole ha raggiunto un'importanza, per alcuni paesi, veramente straordinaria. E' tramontato l'astro di quelle pupattole dal visetto rotondo e colorito, dal profilo aguzzo, che formavano la specialità degli opifici di Norimberga, o che i pastori tirolesi abilmente intagliavano col loro coltello, oppure sapevano, con rapida trasformazione trarre, dopo pochi giri di tornio. Nelle bambole moderne, anche in quelle dozzinali, si esige una buona imitazione della natura, una cura dei particolari che soltanto la studiata divisione del lavoro e numerosi mezzi meccanici permettono di ottenere economicamente. In queste fabbriche, dove a centinaia lavorano gli operai e funzionano continuamente speciali ordigni, in un dato luogo non si preparano che quei frammenti di fil di ferro rattorto destinati a collegare le varie membra di una bambola; altrove, ammassando fogli di carta imbevuti di colla entro appositi stampi, se ne traggono fuori busti, gambe, braccia, e in tale immensa strage degl'innocenti, operai speciali scelgono i pezzi adatti da collegar fra loro in modo che restino mobili e snodati. La fabbricazione delle teste occupa altro personale; dopo che col caolino colato in appositi stampi si sono formate le teste, intagliandovi le cavità destinate agli occhi, si mettono a cuocere, e con una lunga serie di operazioni, si dipingono, si provvedono di occhi e di capelli. Vestita, ornata, questa bambola, che rappresenta una parte minima di un grande e giornaliero lavoro saviamente suddiviso, esce e va nel mondo fanciullesco, nuova recluta di un immenso esercito che rapidamente vien distrutto e che sempre si rinnova. Ma da una di queste pupattole, mute o parlanti, riccamente vestite o coperte della sola camicetta, o anche da una semplice pupazza di legno rozzamente dipinta, quale tesoro di felicità, quale variazione infinita di sensazioni ineffabili trovasi racchiusa pei nostri piccini!
"Rallegrate pure (diceva San Girolamo) la vita dei vostri fanciulli, regalandoli di ciò che v'ha di più soave pel gusto, di più bello nei fiori, di più splendido nelle gemme, di più vezzoso e piacevole nelle bambole (in puppis)."

A completare questa breve storia delle bambole si potrebbero aggiungere alcune curiose ricerche sulla parte che esse occupano nella letteratura, o che assumono in molti costumi o in numerose leggende. Basterà il ricordare, per quella che si potrebbe chiamare l'influenza letteraria della pupattola, il grazioso racconto in cui un brillante scrittore, l'Hetzel, ne narra le avventure o la novella dell'Hoffmann, il cui soggetto è l'amore del protagonista per una pupattola meccanica. Di questo genere di racconti il più recente ed anche il più strambo è l'"Eva futura" del Villiers de l'Isle Adam, rimasta incompiuta per la morte dell'autore; strano racconto scientifico-spiritico, in cui vedesi Edison fabbricare una pupattola fin de siècle, l'Andreide, identica ad una figura umana, destinata a consolare colle sue disquisizioni… fonografiche, un lord innamorato.
Nei costumi e nelle tradizioni popolari troviamo le bambole, trattate come esseri umani, ricevere il battesimo e sposarsi tra loro. La prima di siffatte cerimonie, per quanto singolare e profana possa sembrare, è propria alla Sicilia, e il Pitrè l'ha descritta nella sua bellissima raccolta di costumi popolari. Nel 66 giorno di San Giovanni, a Modica, brigatelle di fanciulle si recano in chiesa; una delle bambine, che fa da comare, reca con sé una pupazza riccamente vestita e ornata, la cui testa è invariabilmente fatta con un limone, in cui due bottoncini neri simulano gli occhi, e la bocca è imitata da un'intaccatura tinta col carminio. La brigata si raccoglie intorno alla pila dell'acqua santa, si accendono le candele, e dopo qualche questione sul nome da dare al piccino (Commari mia comu ci âmu a mintiri ô figliuozzo?), una di esse fa da prete, immerge la bambola nell'acqua benedetta e la fa baciare alle compagne. Se si tratta di fanciulle di buona famiglia suona anche l'organo, e la cerimonia finisce con un rinfresco in casa della finta madre.
In Augusta, sempre Sicilia, si battezzano i pupi, specie di pupattole col viso fatto di pasta; ma il battesimo si effettua in un modo singolare: il compare mangia il naso al suo figlioccio. Lo scopo di queste simulazioni di battesimo è sempre quello di stabilire fra le persone che le compiono il comparatico, specie di amicizia a tutta prova, o meglio di parentela spirituale.
Nell'India poi le pupattole si maritano, e la cerimonia ha luogo con grande sfarzo e feste in relazione coll'importanza che le bambole, bellissime e riccamente vestite, hanno nelle case indiane, importanza che le fa trattare come una persona della famiglia. Il matrimonio si celebra ordinariamente fra due famiglie diverse, con solenni processioni; e la cerimonia nuziale, che forse ancora in questo caso simula un legame più serio, porge occasione anche qui per dare feste e lauti rinfreschi ai parenti, agli amici, ai poveri.


1 Nelle tombe egizie, spesso le bambole si rinvengono colle gambe spezzate; e ciò, secondo Maspero, per l'idea di impedir la fuga degli oggetti esposti presso i fanciulli. Ora, quanto sia antico e diffuso tale costume, lo dimostra il recente ritrovamento (di cui si occupò l'Accademia di scienze delle iscrizioni di Parigi) fatto dal geologo Piette a Brassempouy (Landes) in una grotta dell'età del mammouth, di tre piccole bambole d' avorio, anch'esse colle gambe troncate.

© La Gazzetta di Santa