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    Pezzi di storia

La storia è credibile?
di Scipio Sighele1

L'Illustrazione italiana – 27 ottobre 1895

Tempo fa un illustre italiano si poneva questa domanda: la storia è una scienza? e vi rispondeva da un punto di vista letterario, delineando cioè i caratteri della storia e mostrando come essa possa essere, secondo i casi, arte o scienza, o l'una e l'altra insieme.
Da un punto di vista psicologico, si potrebbe chiedere, non già se la storia è una scienza, ma semplicemente se la storia è credibile. vignetta 1
Il dubbio è assai grave, ma mi sembra legittimo per la parte degli episodi o degli aneddoti.
E' difficile trovare un avvenimento storico sul quale non corrano due versioni. Badate: non intendo parlare degli apprezzamenti e dei giudizi i quali sono per necessità diversi e spesso contradditori: intendo parlare delle circostanze di fatto, le quali, come l'aritmetica, non sono e non possono essere un'opinione.
Ricorderete la polemica per sapere se Francesco Crispi era o non era a Calatafimi2. Uno storico… il contrario.
Migliaia di uomini hanno assistito alla celebre carica di cavalleria della battaglia di Sédan3; eppure oggi, dopo venticinque anni, è ancora impossibile, in presenza delle opposte testimonianze, saper con certezza da chi fu comandata quella carica grandiosa e gloriosa.
In un libro recente, il generale Wolseley ha dimostrato che furono presi i più grandi equivoci sui fatti più importanti della battaglia di Waterloo4, fatti che pur nondimeno erano stati attestati da centinaia di testimoni.
E, del resto, conosciamo noi forse per ogni battaglia quali veramente furono le sue fasi? Io ne dubito, e credo con Gustavo Le Bon5 che di ogni battaglia noi sappiamo soltanto chi furono i vincitori e i vinti, ma niente di più.
Ciò che il signor d'Harcourt, attore e testimonio, riferisce della battaglia di Solferino6, può applicarsi a tutti i fatti d'arme:
«Les généraux transmettent leurs rapports officiels; les officiers chargés de porter les ordres modifient ces documents et rédigent le projet definitif; le chef d'état major le conteste et le refait sur nouveaux frais. On le porte au maréchal, il s'écrie: - Vous vous trompez absolument! - et il substitue une nouvelle rédaction. Il ne reste presque rien du rapport primitif.»7.
A chi credere allora?

I trattati di logica classificano il numero grande di testimoni fra la categoria delle prove più certe per dimostrare l'esistenza di un fatto.
Secondo me, i trattati di logica sbagliano a questo riguardo, perché ignorano la psicologia delle folle. Gli avvenimenti più dubbi sono quelli osservati da un grandissimo numero di persone. Dire che un fatto è stato constatato simultaneamente da migliaia di individui, è come dire - in gran parte dei casi - che questo fatto deve essere molto diverso dal racconto che se ne fa.
I Goncourt8, nel loro Journal, narrano che durante la guerra franco-prussiana, nel 1870, a Parigi, migliaia di persone radunate davanti e dentro il palazzo della Borsa, erano convinte di aver visto coi propri occhi un telegramma che parlava di vittorie francesi, e di averlo persino letto incollato su una colonna… mentre in realtà il telegramma non esisteva.
L'esperienza quotidiana prova che il pubblico se non inventa del tutto, certo svisa sempre i fatti di cui è testimonio. Avvicinatevi a un assembramento che siasi formato intorno a qualche cosa o a qualcuno, chiedete quel che è successo, e potete essere sicuri che le risposte saranno tante quante sono le persone che interrogate. E' probabile che nessuno mentisca coscientemente, ma è certo che tutti incoscientemente dimenticano, esagerano, vedono male od odono male.
La conseguenza è che la verità non si può sapere, e che la cronaca è formata dai si dice o da una opinione che ha suggestionata la folla.
Ebbene: la storia non è che una cronaca in grande, ed ha quindi tutti i difetti e tutta l'incertezza di questa.

Forse, o in gran parte, ogni libro di storia non è che un'opera di pura immaginazione. Uno storico ha raramente visto coi suoi propri occhi ciò che racconta: lo ha udito o lo ha letto, e la voce o il giornale o il libro che sono stati la sua fonte, rappresentano un documento di dubbia autenticità.
Le poche volte in cui mi son lasciato vincere dal desiderio di assistere ad una seduta della Camera dei deputati, ho potuto verificare, la sera o la mattina dopo, che quasi ogni giornale la riferiva in modo diverso. Il Partito ha le sue esigenze: bisogna esagerare o diminuire gli applausi o gli urli, aggiungere o togliere delle frasi. In questo lavoro di tattica politica, non va di mezzo che una sola cosa: la verità, povera e nuda come la filosofia.
Ho assistito anche, e spesso, a dei processi penali. Sfilano i testimoni, e l'uno dice molte volte circostanze assolutamente opposte a quelle raccontate da un altro. V'è, senza dubbio, un mentitore fra essi; ma l'accusa e la difesa trovano egualmente il loro pascolo in quelle deposizioni, e i giurati o i giudici, che sono in questi casi gli storici del delitto, debbono pronunciare il loro verdetto. Il quale, qualunque sia, pro veritate habetur9.
Così, - e non altrimenti, - pro veritate habetur centinaia e migliaia di aneddoti o di fatti storici, che possono essere, e sono forse, il parto di una fantasia più o meno felice, e della credulità e suggestionabilità della folla.

Se il passato non ci avesse lasciato in eredità le sue opere letterarie e monumentali, noi sapremmo su di esso ben poco di reale e di vero. Conosciamo noi forse un solo fatto sicuro sulla vita delle grandi figure storiche, su Gesù, su Buddha, su Maometto? Le biografie di questi geni non sfumano forse nella leggenda?
Si dirà che a noi importa conoscere i grandi uomini quali la leggenda li ha fabbricati, poiché sono gli eroi leggendari, le figure simboliche, - non gli eroi reali, - quelli che hanno impressionata l'anima delle folle, e i soli, quindi, degni di studio. Ed è vero. Ma le leggende, anche quando vengon fissate nei libri, non hanno alcun contenuto certo e durevole. L'immaginazione dei popoli le muta secondo il tempo e le razze. Vi è un abisso psicologico fra il Jehova sanguinario della Bibbia e il Dio d'amore di Santa Teresa, fra il Buddha adorato in Cina e quello che adoran gli Indiani. vignetta 2
Anche per gli eroi recenti, anche per le figure a noi più vicine, le quali non dovrebbero sfuggire all'esatta analisi della storia, la trasformazione si compie con una celerità e con una facilità che somiglia alla disinvolta variabilità della moda.
Napoleone, per esempio, ha assunto vari aspetti in poco più di mezzo secolo. Sotto i Borboni, egli era una specie di sovrano filantropo e liberale, amico degli umili; trent'anni dopo, era divenuto un despota sanguinario che, non contento di usurpare il potere e la libertà, aveva fatto morire tre milioni d'uomini soltanto per soddisfare la sua ambizione; oggi, noi assistiamo a una nuova trasformazione della leggenda.
Quando qualche dozzina di secoli saranno passati, gli scienziati dell'avvenire, in presenza di questi racconti contradditori, dubiteranno forse dell'esistenza dell'eroe, come dubitano talvolta di quella di Buddha. Si consoleranno però di questa incertezza, giacché, - meglio iniziati di quel che non lo siamo noi oggi alla psicologia delle folle, - sapranno che la storia non può eternizzar che dei miti.


1 (1868-1913), sociologo
2 La moglie di Crispi, Rose Montmasson, è tra i garibaldini che il 6 maggio 1860 partono da Quarto (unica donna): il 15 maggio partecipa alla sconfitta dell'esercito borbonico a Calatafimi. Il 17 maggio Garibaldi nomina Francesco Crispi segretario di Stato.
3 Tra il 31 agosto e il 2 settembre 1870 tra la Francia e la Prussia. Il giorno 31 la cavalleria francese lanciò tre disperati attacchi verso il villaggio di Floing per cercare di riconquistare le posizioni, ma i valorosi tentativi furono respinti con forti perdite: il re prussiano rimase impressionato dal coraggio della cavalleria francese ed esclamò: "Ah! Les braves gens!".
4 Il 18 giugno 1815 tra l'esercito francese e quello britannico-olandese-tedesco.
5 Gustave Le Bon (1841-1931), sociologo francese
6 Il 24 giugno 1859 tra l'esercito austriaco e quello francese-piemontese.
7 I generali trasmettono i loro rapporti ufficiali; gli ufficiali preposti all'emissione degli ordini modificano tali documenti e ne redigono il testo definitivo; il capo di gabinetto li contestano e li rifanno con nuove frasi. Li portano al maresciallo e lui esclama: - Vi sbagliate completamente! – e li sostituisce una nuova formulazione. Del rapporto originale non rimane quasi nulla.
8 I fratelli Edmond (1822-1896) e Jules (1830-1870) Huot de Goncourt scrissero libri di storia aneddotica. Il Journal fu iniziato nel 1851.
9 E' ritenuta verità

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