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Porto: morire di beneficenza

In riferimento al parere espresso dall'architetto Paolo Brescia sul porto di Santa Margherita ligure: molto difficile smontare il nulla…
I 10 punti poi sono talmente ripetitivi da manifestare immediatamente l'ambizione di raggiungere il numero per autoeleggersi a comandamenti. Ma se pure le "belle" chiacchiere dell'articolo, soprattutto grazie alla confezione nebulosa dell'architettese, potrebbero anche sembrare condivisibili, sono in gran parte porto contraddette dalle immagini del progetto.
Quello che mi sorprende è questo: ho a disposizione 5 immagini per rappresentare il progetto su un sito internazionale e, a parte quella in pianta e la sezione - sulle quali mi esprimo dopo - ne scelgo altre 3 che non solo non rappresentano nulla (personalmente le trovo inquietanti), ma appaiono in piena negazione degli obiettivi dichiarati. Una tristissima distesa di cemento con dei muri (quando tutti cercano di abbatterli) che sembra un invito al suicidio (confermato dalla presenza delle poche sagome rimaste), immagine brutta perfino nel rendering, mentre si parla di un "progetto fatto di mare e vento, più che di muri e cemento" o anche di "giardino mediterraneo continuo,… , rarefatto e poroso verso il mare, e facilitando la diffusione di specie arbustive…".
Una lunghissima passeggiata/passerella sospesa, il cui effetto scenografico è pari alla totale irrealizzabilità: il poco che si vede, tra materiali sospesi e precari in una zona soggetta a mareggiate e forti venti, percorsi privi di protezione, a parte quella che sembra una ringhiera solo da un lato e per un beve tratto, nessun servizio alle barche o ai visitatori, il tutto lascia pensare a un livello di progettazione nemmeno vicino a un preliminare (vedi artt. 14 e seguenti Dpr 207/2010 dal sito bosettiegatti.eu), che nei passaggi successivi (definitivo ed esecutivo) potrebbe cambiare in qualsiasi cosa.

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Ma il culmine del nulla si raggiunge con il "piano-mar". Anche qui spazi inutili, deserti e irrealizzabili…
Per tornare infine a quelli che dovrebbero essere disegni più tecnici, pianta e sezione, questi sono difficilmente commentabili.
Di norma chi vuole veramente far capire un intervento ci tiene molto a confrontare lo stato di fatto con il progetto e i risultati che questo porterà. Ovviamente non in questo caso, quindi francamente non si coglie una eventuale soluzione innovativa né tantomeno che questo sia un "progetto per lo status quo del porto-rifugio di Santa Margherita". La sezione rientra nelle stesse logiche delle precedenti osservazioni, priva di confronto prima-dopo e indicativa di un basso livello progettuale.
A parte queste considerazioni, in generale trovo che quelle che vorrebbero essere le linee guida del progetto, il lavoro "su un'idea di tessuto urbano e marino insieme, ottenuto sovrapponendo gli assi urbani (inclusi i pontili esistenti) e gli assi di trasparenza visiva tra città e mare" e la "mappatura" del paesaggio di Santa Margherita che "ha informato la composizione del progetto lungo l'orografia esistente, aprendo la città nella direzione del mare e del vento", confrontate con quello che si può vedere del risultato, diventano banali se non addirittura ridicole, tenendo presente che stiamo parlando di un comune il cui simbolo è un delfino in mezzo al mare con un corallo sul fondo, un luogo insomma che non ha certo bisogno di tanti artifici architettonici per "aprirsi" al mare.
Ma, per concludere, credo che il vero aspetto da approfondire sia quello delle procedure autorizzative da intraprendere presso gli enti preposti e competenti in materia di costa, paesaggio, ambiente, turismo, ecc. (Comune, Soprintendenze, Ministero, Autorità di bacino, Azienda Sanitaria e così via, almeno da noi funziona così).
Ancora una cosa: in molti porti si parla di banchine attrezzate con fotovoltaico o altri sistemi per evitare i motori accesi in porto per il mantenimento delle attrezzature e degli impianti di bordo.

Dario Savino c.l.c.

[1/2/15]


Chi sa usare le parole ha senza dubbio il grande potere di agire sulla realtà o meglio sulla sua percezione, fenomeno ben noto ai pubblicitari che con i loro messaggi, citando il noto semiologo Ugo Volli, "sostituiscono nell'opinione pubblica l'etica, la religione, la politica, tutto ciò che stabilisce ciò che è importante avere, fare ed essere nella vita".
La lettera, pubblicata dal sig. Angiolino Barreca su Levante News del 28 gennaio 2015 su "La filosofia del Porto di Santa", ha suscitato in me un caleidoscopio di sensazioni e sentimenti che ho dovuto analizzare con attenzione prima di poterne trarre alcune considerazioni.
Alla prima lettura, ammetto di aver subito il fascino che lo scritto ha saputo effondere e rapita dalle immagini che lo stesso ha suscitato, ho provato il desiderio di vedere e vivere la magia così magistralmente esplicitata. Ho desiderato passeggiare nel giardino mediterraneo dalle tamerici di dannunziana memoria, farmi scompigliare i capelli dal vento mentre musiche celesti si diffondevano dalle ariose sale della Casa della Musica. Ho immaginato il mare che mi accarezzava le caviglie, mentre lo sguardo si perdeva nell'infinita apertura di assi di trasparenza. Sono stata catturata da visioni gradevoli e suggestive in una sorta di vertigine sensoriale.
Poi mi sono detta: - Perbacco , ho 53 anni, buona parte dei quali trascorsi sotto il bombardamento pubblicitario; appartengo a quella che i sociologi definiscono "classe media riflessiva"! Dovrò pur scuotermi da questa malia! Tale consapevolezza mi ha imposto una seconda lettura del testo ed, ebbene sì, ho ritrovato la stessa tecnica seducente usata per vendere auto, profumi e gelati.
Le parole degli spot dilatano il loro mero significato fino a trasporlo per sollecitare il desiderio. Così una crema per il viso diventa "sublimante" (ed è noto a tutti che sublimare è passare dallo stato solido a quello gassoso e non diventare sublimi, se non in senso morale) ed un'auto diventa "Musa" come se il possessore improvvisamente potesse scrivere poemi o tragedie o danzare al suono della cetra.
Tuttavia le parole conservano il loro contenuto semantico ed una terza, e più attenta, lettura mi ha permesso di setacciare ulteriormente lo scritto e ciò che è rimasto è la mistificazione programmatica, in gergo "architettese" della realtà.
L'intervento descritto nella lettera appare come una specie di leggero maquillage o come qualche colpo di photoshop applicati ad un volto già perfetto, tanto per "tenere in vita i sogni" (cit. della lettera stessa).
Peccato che poi, se si analizzano i costi ed i volumi dell'intervento, i sogni si infrangono sulla dura realtà dei numeri.
Ma i numeri, si sa, sono aridi e quindi preferisco ritornare alle parole che, per diventare mistificanti, devono necessariamente infarcirsi di significati non conformi alla loro etimologia.
Per esempio abitare non significa "aver cura di", neanche nella sua accezione originaria.
Abitare (dal latino habitare frequentativo di habere, avere) vuol dire tenere per lungo tempo, dimorare, trovarsi per lungo tempo. Concettualmente espande il suo significato anche verso un luogo condiviso, che sia una città od una casa, con una comunità umana.
Non vedo come una concessione cinquantennale di una intera area urbana possa garantire tale condizione.
La parola "superfetazione", termine tecnico che gli architetti hanno mutuato dalla biologia, in questo contesto significa una parte aggiunta ad un edificio tale da rovinare l'aspetto dell'edificio stesso o dell'ambiente circostante. Quali strutture con questi caratteri esistono nel Porto di Santa: la baracca "chic" del bar Giuly, la scogliera sotto il Castello?
E l'espressione "porto di mare e di vento", a parte la suggestione iniziale, non crea un inaspettato effetto ironico? Un porto siffatto rappresenta un vero incubo per chi desideri tenere al sicuro la propria imbarcazione proprio dai due elementi che la mettono a rischio.
Per non dire delle evidenti contraddizioni fra le parole "ri-naturalizzazione della linea del retro porto" a fronte di "una creazione di un nuovo centro urbano" nella stessa area.
Singolare è poi il diritto che si arroga l'estensore della lettera "A noi spetta valorizzare questa fruizione" come se si parlasse di una proprietà privata e non di un Bene Comune. I Beni Comuni sono, appunto, comuni e quindi appartengono a tutti e non ad un gruppo di affari o di interessi anche se illuminato.
Potrei continuare così ancora a lungo, ma spero di aver comunque introdotto una chiave di lettura e di riflessione.
Per certi versi potrei dire di essermi anche divertita a leggere la lettera, proprio come quando Maurizio Crozza interpreta l'architetto Fuffas, usando le parole per evocare immagini che rispecchiano il nulla.

Roberta Mai

[30/1/15]


Angiolino Barreca, presidente "Santa Benessere & Social" promotrice di uno dei progetti, rende pubblica la relazione dell'architetto Paolo Brescia
Quello del Porto di Santa Margherita è un contesto che personalmente conosco molto bene, non solo perché ci sono cresciuto, ma perché ho continuato a frequentarlo in barca a vela, come regatante e uomo di mare.
Santa Margherita è un "porto-rifugio", caratterizzato da una straordinaria apertura verso il mare, visivamente e fisicamente, che evoca ancora il rapporto storico che la città ha mantenuto con il mare, catalizzando la vita sociale, economica ed ambientale di Santa. La qualità delle sue acque interne è eccezionale, è possibile fare il bagno praticamente in porto.
Il molo frangiflutti, inizialmente costruito nel 1852 per volere di Cavour, protegge senza chiudere la vista verso il mare. Sicuramente nel porto-rifugio di Santa Margherita non ci sarà lo stesso confort di altre marine moderne, ma questo fa parte delle sue caratteristiche.
Un'altra eccezionale caratteristica del porto-rifugio di Santa è la disposizione - apparentemente "disordinata" - dei suoi pontili, i quali si presentano come la prosecuzione degli assi urbani sul mare. Inoltre, grazie alla particolare conformazione dei fondali, solo le barche più piccole possono ormeggiare vicino a terra e, conseguentemente, le barche più grosse al largo, mantenendo un rapporto visivo dal micro al macro che non altera le visuali del paesaggio, ma che, anzi, crea una scala eccezionalmente urbana del porto.
In relazione a quanto precede abbiamo voluto concordare con Angiolino Barreca, il nuovo Project Manager, delle condizioni di fattibilità, che sono delle vere e proprie "condizioni di contratto" da sottoscrivere con il Committente e con l'Amministrazione, una sorta di decalogo da rispettare per qualsiasi intervento sul litorale di Santa.
E' vero, c'è un porto che va messo in sicurezza con le dotazioni minime di un approdo nautico a norma, ma questo non deve voler trasformare il "porto-rifugio" di Santa Margherita in una marina senz'anima o un parcheggio per barche. Ed è altrettanto vero che c'è anche un retro porto che può essere valorizzato, ma questo non deve implicare un'ulteriore cementificazione del litorale.
Per questo motivo riteniamo che siano le caratteristiche che definiscono l'unicità di Santa Margherita a fondare i principi generatori del progetto, definendo i gradi di vincolo e di libertà che garantiranno la sostenibilità dell'intervento nel lungo periodo. La nostra proposta si fonda essenzialmente su dieci punti.

  1. Preservare la caratteristica di porto-rifugio, con la relativa apertura fisica e visiva verso il mare e con benefici in termini di visuali aperte e vitalità dell'acqua.
  2. Mantenere la scala urbana del porto-rifugio, senza alterare l'apparente "disordine" dell'attuale disposizione delle banchine.
  3. Aumentare l'accessibilità e la fruibilità pubblica del molo con una nuova promenade panoramica, creando una continuità pedonale tra la Calata del Porto e Via Canevaro.
  4. Accrescere la visibilità dal mare e da terra mediante nuove visuali libere, eliminando le superfetazioni tra gli edifici esistenti.
  5. Valorizzare l'apertura della città verso il mare, trasformando il retro del porto in un nuovo fronte urbano sul mare, riqualificando l'area dell'ex cantiere Spertini in un nuovo spazio pubblico panoramico (la "Piazza del Mare").
  6. "Ri-naturalizzare" il litorale "de-cementificando" l'attuale linea del cemento del retro porto, senza consumare altro territorio e mediante superfici permeabili.
  7. Creare un giardino mediterraneo in continuità con la vegetazione esistente del promontorio, pensato come un raggio verde che si estende verso il mare.
  8. Contenere i volumi in elevazione, con un rapporto di scala progressivamente decrescente verso il mare, in sintonia con l'orografia del promontorio digradante verso il mare, senza alterare lo skyline della città così com'è percepito dal mare.
  9. Evitare qualsiasi tipo di opera a mare che possa alterare il delicato equilibrio esistente tra città e mare.
  10. Creare nuove occasioni d'uso pubblico e di socialità urbana oltre la stagionalità estiva, mediante un variegato programma funzionale compatibile con il territorio.

Da questi intenti progettuali abbiamo mosso i primi passi per definire la corretta scala dell'intervento che, nel caso di Santa Margherita, è micro, capillare. Come valorizzare l'apertura della città verso il mare che caratterizza Santa Margherita massimizzando la porosità della città con l'ambiente marino? Come riqualificare questo tratto di costa per ricreare una continuità fisica e visiva, trasformando il "retro" del porto in opportunità per massimizzare l'apertura della città verso il mare? In pratica il nostro è un tentativo di affrontare il tema del porto muovendo dalla città e non viceversa, in modo da adeguare il primo e valorizzare la seconda.
Per questo parliamo di "porto-rifugio" immaginando un futuro in cui il porto si adegua alle nuove esigenze funzionali preservando la stretta relazione che la città ha con il mare.
A partire da queste premesse, abbiamo lavorato su un'idea di tessuto urbano e marino insieme, ottenuto sovrapponendo gli assi urbani (inclusi i pontili esistenti) e gli assi di trasparenza visiva tra città e mare, i quali nel caso specifico coincidono con le direzione delle brezze estive prevalentemente da sud-ovest e sud-est, come il Libeccio e lo Scirocco. Sì perché secondo noi questo progetto deve essere fatto soprattutto di mare e di vento, più che di muri e di cemento.
Questa "mappatura" del paesaggio di Santa Margherita ha informato la composizione del progetto lungo l'orografia esistente, aprendo la città nella direzione del mare e del vento. Questa composizione altro non è che una "matrice paesaggistica": una sorta di impronta del paesaggio che caratterizza l'intervento come un giardino mediterraneo continuo, realizzando un gradiente progressivamente più fluido, rarefatto e poroso verso il mare, e facilitando la diffusione di specie arbustive autoctone (tamerici, pitosfori, oleandri, corbezzoli, lentischi, etc.).
Quello che abbiamo in mente è un sistema aperto, in cui si combina una tecnologia costruttiva temporanea con un uso pubblico permanente durante tutto l'arco dell'anno, con modalità diverse tra estate e inverno (esattamente il contrario di quello che generalmente avviene sui nostri litorali, dove si costruisce con tecniche permanenti per un uso temporaneo). In pratica: occorre stimolare un uso continuativo del litorale (oltre la stagionalità estiva), assecondando le mutevoli esigenze nel tempo e nello spazio. Il paesaggio è un bene comune, e come tale deve essere fruito.
A noi spetta valorizzare questa fruizione. Ora è assolutamente normale che qualsiasi intervento proposto in questo delicatissimo contesto ambientale e paesaggistico sia percepito con sospetto. Ma, mi preme sottolineare, in questo caso non c'è ragione di coltivare sospetti, perché questo è un progetto per lo status quo del porto-rifugio di Santa Margherita (salvo le dotazioni minime richieste dalla Capitaneria Portuale) e per la ri-naturalizzazione del suo retro porto e la sua valorizzazione come nuovo fronte della città sul mare (vedi il progetto su www.obr.eu).
Con l'amico urbanista Carlo Berio abbiamo proposto una visione che, allargando lo sguardo al contesto urbano, non si fermasse alla salvaguardia del porto ed al recupero del retro porto. Oltre alla riconversione dell'area dell'ex cantiere Spertini in un giardino mediterraneo e in uno spazio pubblico panoramico da cui disvelare un paesaggio di rara bellezza, sono state sviluppate strategie urbane per la valorizzazione della città: la continuità della passeggiata dal molo di sotto-flutto al faro, la rivitalizzazione del Castello nel suo rapporto storico col mare e un programma funzionale per una rinnovata socialità urbana e la de-stagionalizzazione del turismo (l'Acquario Naturale, la Casa della Musica, la Biblioteca del Mare, il centro di Talassoterapia).
Il nuovo porto sarà in grado di creare occupazione, anche attivando tutte quelle attività collaterali che portano alla città risorse e lavoro che da sempre gravitano intorno al mondo del mare.
Si tratta di una visione d'insieme che lascia ampio spazio alla messa a punto, ma che offriamo alla città per valorizzare le caratteristiche paesaggistiche, ambientali, portuali e sociali di Santa Margherita, cercando di far coincidere le aspirazioni degli abitanti con le istanze degli operatori portuali e le richieste di chi preme per un incremento delle attività lavorative e finanziarie.
Questo è del resto il ruolo dell'architetto: far dialogare mondi diversi, ma anche e soprattutto tenere in vita i sogni, coltivarli e, se possibile, tradurne qualcuno in realtà. Non crediamo sia un'utopia, bensì un ideale quello di un porto in relazione armonica con la città, senza le pretese d'invenzioni particolari, anche perché sul porto di Santa è stato detto tutto e il contrario di tutto.
Recentemente abbiamo anche saputo dell'interrogazione alla Camera da parte di Stefano Quaranta di Sel, il quale chiede al Ministro per i Beni Culturali se non ritenga opportuno consultare i suoi uffici distaccati per avere una valutazione più approfondita sui progetti di Santa Margherita.
Auspichiamo fortemente che si proceda a tale confronto nella fase di progettazione definitiva, coinvolgendo non solo la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, ma anche le Amministrazioni, le Associazioni, gli Enti e la Comunità tutta.
Riteniamo, infatti, che tale confronto debba essere alla base di un processo progettuale realmente condiviso e partecipato. Del resto, il procedimento che stiamo individuando cerca di promuovere - attraverso l'architettura - il senso della comunità basata sulla condivisione degli stessi valori di appartenenza e autoidentificazione nel paesaggio in cui abitiamo, anzi, che abitiamo, recuperando quel significato originario dell'abitare come "aver cura di", esaltando quei valori ambientali che non sono economicamente misurabili, ma che sono il maggior capitale sociale di cui disponiamo.

Paolo Brescia

[28/1/15]


Intervista del giornale online Levante News ad Angiolino Barreca, presidente "Santa Benessere & Social" promotrice di uno dei progetti L'11 marzo è fissata la Conferenza dei servizi per decidere il futuro del porto di Santa Margherita Ligure. Due le aziende in corsa: la "Santa Benessere & Social" e la "Porto Cavour". Prima però dovrà esprimersi la Giunta e quindi il Consiglio comunale.- I tempi sono stretti. Abbiamo rivolto alcune domande ad Angiolino Barreca presidente della "Santa Benessere".
Si sta avvicinando la data in cui la Conferenza dei Servizi dovrà decidere sui progetti relativi al porto e alle aree contigue, come vive questi giorni? "Con la serenità di aver proposto un progetto che, rispettoso delle norme indicate dagli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica, consente alla Città di riappropriarsi di un suo bene fondamentale utilizzabile con rispetto per il suo ulteriore sviluppo".
Detto così sembra contraddittorio, perché la Santa Benessere chiede il porto per gestirlo. "La Santa Benessere chiede la concessione dell'area portuale sì per gestirla, ma facendosi carico degli investimenti necessari per la sicurezza e lo sviluppo di una migliore accoglienza per gli abituali e nuovi diportisti, con la consapevolezza, e lo sottolineo, che il bene è dei cittadini di Santa e che, quindi, chi lo gestirà dovrà garantire agli stessi cittadini le giuste ricadute positive in termini di redditività".
Tutto questo è scritto nel progetto? Ci sarà una convenzione? "Certo! Questo è il punto basilare della nostra proposta, basta leggere le relazioni che accompagnano il progetto e che sono per noi vincolanti e che garantiremo con fideiussioni bancarie escutibili a prima richiesta".
C'è chi teme che la fruibilità del porto possa essere preclusa ai residenti e alle associazioni. "Stiano tranquilli e leggano le carte, le associazioni e tutti coloro che nel porto lavorano sono tutelati con impegni e garanzie, anzi i residenti e i dilettanti avranno maggiori ormeggi. Abbiamo, altresì, preso impegni, perché anche le giovanissime generazioni di Santa abbiano i loro spazi sportivi e formativi nel porto; le mamme vedranno soddisfatte le loro richieste".
La Santa Benessere accetterà il controllo pubblico? In che misura? "Intanto è inevitabile, ma per chiarire le idee a qualche malpensante aggiungiamo che siamo disponibili a sottoporci a forme di controllo molto precise, che possono essere la nomina da parte della parte pubblica di consiglieri di amministrazione di loro fiducia nella società di gestione, la nomina del Presidente del Collegio sindacale o altre forme che possono essere individuate, comprese forme di Golden Share".
Che rapporto ha la Santa Benessere con la Ati Porto Cavour? "Noi abbiamo sempre rispettato coloro che nel porto già lavorano e fanno imprenditoria, prevedendo la loro continuazione, nonostante che il loro progettista e, quindi, chi lo guida, pensando furbescamente, ha trasformato i Bagni Rosa in spiaggia pubblica, con il chiaro intento di penalizzarci, senza però pensare che avrebbe creato reazione negativa a tale ipotesi dalle tante famiglie di Santa che ai Bagni Rosa han fatto e fanno crescere i figli. Che bel gesto!".
Sareste disponibili a contribuire alla soluzione di altre necessità della città? "Direi di sì, insieme con altri potremmo dare il nostro contributo per migliorare la viabilità in zona giardini, pizzerie, Castello, per la soluzione dei problemi dell'ex ospedale, dei locali di proprietà del Porto di Genova e inutilizzati, ed altri ancora. Però insieme con altri e una cosa per volta!".

Angiolino Barreca

[4/1/15]


Lettera di Angelo Siclari, presidente Associazione Concessionari Ormeggi Liguria
Ho avuto modo di leggere il manifesto affisso in città dal Comitato "Difendi Santa" che recita: "Non lasciamo distruggere questa perla", accompagnato dagli auguri alla Città con l'augurio che possa progredire in futuro senza nuovi scempi edilizi che non porterebbero alcun beneficio e che, al contrario, porterebbero a un declino turistico.
Come rappresentante della categoria di concessionari di posti barca ed in qualità di Presidente di A.C.O. Liguria non posso che concordare sull'assoluta necessità di tutelare la nostra città… e ci mancherebbe altro!!!!!
Di fatto, però, il Comitato, con tale manifesto, non sembra evidenziare la preoccupazione generale verso la città, ma bensì esclusivamente per il Porto.
E' bene ricordare che l'iter amministrativo è giunto alla fine, alla cosiddetta fase deliberante di quello che è l'Istituto della Conferenza dei Servizi. Vi è giunto attraverso l'osservanza di norme, di procedure precise, di dibattiti e confronti che a mente non ricordo siano avvenuti nel riqualificare e riordinare altri specchi acquei.
Elementi questi che comunque garantiscono sì che non vengano perpetrati scempi edilizi.
E' bene anche ricordare che la Conferenza dei Servizi è composta da Dirigenti, Funzionari e Tecnici della Pubblica Amministrazione che ben conoscono non solo le normative vigenti ma anche le caratteristiche del nostro approdo.
Facile dire che si snatura il porto, ma di cosa si snatura non ci viene detto. Lo spirito è quello di ammodernare e implementare i servizi a favore dell'utenza, con beneficio per la comunità.
La "bocca" del porto, ad esempio, resta con la stessa apertura, quindi si entra e si esce anche con mare mosso, si evita così, peraltro, il fenomeno dell'insabbiamento, vero nemico dei porti.
Si snatura forse perché si creerebbero le condizioni per poter ormeggiare importanti unità da diporto in transito lungo la passeggiata antistante il Castello? Semmai si va a riqualificare un'area (quella) ad oggi al limite del decoro con beneficio per la comunità.
Nel bacino portuale non ci sarà alcuna colata di cemento; il molo foraneo resterebbe così com'è, la banchina Sant'Erasmo non subirà alcun intervento se non quello di completa ristrutturazione. Il ceto peschereccio finalmente avrà la giusta collocazione. Non avremo più punti di ormeggio (gavitelli sparsi) ma pontili che permetteranno alle imprese di lavorare con maggiore sicurezza e fornire servizi di qualità.
Non voglio citare dati statistici per non apparire noioso al lettore ma l'economia del mare, delineata nell'ultimo rapporto di Unioncamere, conta circa 180mila imprese, che producono un valore aggiunto di 41,5 miliardi di euro pari al 3% del totale dell'economia nazionale (considerando l'indotto, diventano quasi 120 miliardi, pari all'8,5% dell'intera economia), occupano 808,8 mila persone (pari al 3,3% del totale Italia). Le sole filiere della cantieristica e della pesca, inoltre, esportano 4,5 miliardi di euro contribuendo per l'1,2% all'export nazionale. L'impatto economico generato dalle presenze turistiche nelle località balneari italiane è stimato in oltre 19 miliardi di euro, ovvero 1 miliardo in più rispetto al turismo nelle città d'arte. L'indotto di spesa complessivo del turismo nautico è poco meno di 1,5 miliardi di euro e la maggior parte di questa avviene nei pressi dei porti turistici.
Mi auguro che il 2015 sia finalmente l'anno per cominciare a proiettare il nostro Marina verso quella collocazione che merita.
Amici del Comitato Difendi Santa il declino, come dite voi, purtroppo è già in movimento nella nostra città, interveniamo al più presto prima che sia troppo tardi. Abbiamo una grande opportunità di fronte a noi, non lasciamola scappare.

Angelo Siclari

[18/12/14]

© La Gazzetta di Santa