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Il futuro della Protezione Civile nella "resilienza"

Se ne parla in tutto il mondo da qualche anno, timidamente anche in Italia ed a Napoli in settori specialistici di intervento e di supporto

La resilienza è un comportamento psicologico o fisico già individuato dagli antichi Greci e consiste nel non farsi abbattere, ma reagire, rimbalzare e risolvere disegno 1 l'evento negativo.
La rinnovata fortuna di questo termine, quindi di questa strategia nel soccorso e perciò nella protezione civile, è dovuta (diciamo, come al solito) alla scelta tecnica già operata da altre nazioni che, dopo decenni impiegati a propagandare la prevenzione, sono passate all'azione di ripristino e di ricostruzione mirata al miglioramento della sicurezza.
In Italia è nato da qualche anno anche un "Istituto della resilienza" dedicato alla protezione civile, che tratta appunto lo studio delle tecniche di soccorso alle vittime ed il ripristino attivo e funzionale delle condizioni di vita delle popolazioni colpite da eventi calamitosi.
Di "nuovo", nella strategia della RESILIENZA, c'è un cambio di OBIETTIVI e di TECNICHE del ripristino con l'accelerazione del progresso ricostruttivo ed industriale nelle aree colpite, cosicché si riesce a mettere in condizione la popolazione superstite di non indugiare nel pianto e nelle paure connesse, ma di superare ed elaborare ampiamente le sofferenze patite durante gli eventi calamitosi.

resilienza è la capacità di ritornare allo stato iniziale dopo essere stati soggetti a una perturbazione (deriva dal latino resilire, saltare indietro, rimbalzare)
alessitimia è l'assenza di consapevolezza degli stati emotivi (deriva dal greco a-, mancanza, lexis, parola, thymos, emozione)

Ma quando si parla di resilienza si parla principalmente di comportamento umano intelligente, che di conseguenza porta con sé, anche nel campo dell'accoglienza e della vicinanza alle persone colpite ed afflitte dalle calamità, una nuova speranza ed una ripresa rapida al passo con le altre popolazioni non coinvolte.
La "resilienza" comporta un meccanismo psicologico ed economico capace di affrontare in velocità e vincere buona parte delle sofferenze e delle conseguenze, che altrimenti rimarrebbero acuite dalla noncuranza e dall'abbandono, come è avvenuto in passato; infatti al termine delle fase acuta dell'evento calamitoso venivano smontate le tende ed i campi della protezione civile e le Persone venivano trattate quasi fossero invalidi da assistere a vita.
Il comportamento resiliente è una componente psicologica già scoperta nell'antichità che oggi viene rivalutata perché rappresenta la capacità di molte persone disegno 2 di rimbalzare da terra, di uscire rafforzate dall'evento calamitoso, di adattarsi alla situazione e risolvere la sofferenza in maniera intelligente, tanto da ottenere risultati maggiorati dall'esperienza e quindi anche competitivi.
Il contrario del comportamento resiliente è rappresentato dal comportamento "alessitimico" delle persone che sono incapaci di reagire a causa dell'incapacità di leggere tecnicamente la portata dell'evento, di leggere sinceramente le proprie emozioni, di trasformare in parole le proprie osservazioni e le proprie sensazioni, di confrontarsi con gli altri, descrivendosi senza bugie e mettendo in chiaro le proprie competenze.
Due modi di essere psicologici e due modi tecnici di agire, che oggi spingono la Protezione civile a non smontare i campi dopo la fine degli eventi, ma a partecipare attivamente alla ricostruzione ed alla ripresa efficiente.
Gennaro Iasevoli, docente di psicologia

[10/10/16]

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