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Scegliamo o siamo scelti?

Tutti pensiamo di scegliere e pensiamo di poter indirizzare il mercato con i nostri acquisti e la politica con i nostri voti.
E' vero? Personalmente, diffidando anche di me stesso, provo spesso a ragionare al contrario o allargando ad altri elementi. Per vedere se quello che penso è pifferaio vero, o me l'ha detto la tv, o il tg, o chi ha il potere di poter parlare alle masse.
Faccio un esempio banale: la radio oggi mi ha dato una notizia. Nel 2017 nessun volo commerciale ha fatto vittime, dunque volare è sicuro. Possiamo spostarci sul pianeta ad un costo relativamente basso, dunque siamo più liberi, più democratici, senza cadere.
Difficilmente questa affermazione può essere confutata. E' una realtà fatta di orari di aerei, di aeroporti pieni e biglietti di aereo venduti. Ma se provo a ragionare non dal punto di vista delle compagnie di navigazione i discorsi cambiano. Voglio ragionare dal punto di vista di uno qualsiasi degli esseri umani del pianeta.
Solo poche persone nord americane ed europee o delle città occidentalizzate possono fare questo ragionamento. Le altre no. Le altre vanno a piedi, o se vanno su mezzi di trasporto rischiano parecchio. E se vanno a piedi, noi che voliamo possiamo andare a piedi? O in bici? Siamo sicuri di aver acquisito il diritto ad un progresso, ovvero abbiamo un diritto che ha preso il posto di un altro e questo fa guadagnare molti soldi alle compagnie aree, alle industrie automobilistiche, mentre andare a piedi non costa nulla?
Certo andare a piedi ed in aereo sono due modi di spostarsi che non possono essere comparati, per velocità per distanza, confort ecc. Tuttavia il diritto più moderno, più veloce, più tecnologico fa protendere a pensare che ciò che è più lento, apparentemente meno efficace, non sia più un diritto, ma un ostacolo al "nostro stile di vita", dando ormai per acquisito che dobbiamo andare in macchina, in aereo, in treno.
Ma se volessimo andare a piedi, o a cavallo, o in bici possiamo farlo? Mica tanto. San Francesco girò tutta Italia con il suo famoso "cavallo di san Francesco"; oggi avrebbe avuto certo più problemi, anche con l'aiuto di Dio.
Ho toccato l'aspetto della mobilità perché e banalmente sotto gli occhi di tutti noi, ma il fenomeno riguarda variamente il "nostro stile di vita", oggetto ormai di propaganda politica.
Ricordo che un tecnocrate dei nostri giorni (direttore di wired) propose la proibizione del fax per decreto, dato che ormai c'é la posta elettronica. Gli risposi se avesse avuto notizia che all'invenzione della locomotiva a vapore fosse stato disposto l'abbattimento dei cavalli (all'epoca la locomotiva a vapore si proponeva come la concorrente diretta dei trasporti terrestri, sino ad allora fatti a cavallo).
Dunque vado in macchina, in aereo, in treno, perché l'ho deciso o perché faccio parte di un sistema? Scelgo io o chi architetta i sistemi mi organizza?
Rispondere a questa domanda può aiutarci a sapere di noi. Ci può aiutare a capire se stiamo realmente progredendo: se ciò che ci viene detto é vero o se fa comodo a qualcuno che ha interessi diversi dai nostri, o magari solo suoi.
Anche la cultura é di grande aiuto per capire se una notizia è vera. Infatti, i popoli che non leggono, che non studiano, sono più facilmente governabili. Mi ha colpito molto la notizia di un TG di qualche giorno fa che citava un luogo dove la temperatura era scesa sino a 12 gradi sotto lo zero, ma poiché c'era molta umidità in realtà la temperatura percepita si avvicinava ai -20.
Chi se la beve? Tutti sappiamo che l'acqua a zero gradi solidifica, quindi anche l'aria che contiene vapore acqueo, che è acqua, da -1 in giù non può essere altro che secca.
Tralascio ogni dissertazione sulle "temperature percepite", che meriterebbe una discussione specifica essendo la temperatura un valore strumentale che però interpolato a dovere con i suoi begli algoritmi, con l'umidità ed il vento crea un dato scientifico "percepito" che poi tanto scientifico non è.
Perlomeno non dovremmo più chiamarlo temperatura, magari freddo o caldo percepito. Si potrebbe aprire un dibattito sulla statura percepita, o altro. Per non parlare delle varie cretinerie che quasi non fanno più effetto, propinate dagli spot pubblicitari (ma non solo, i politici forse li battono): "l'acqua che elimina l'acqua", vitelli nella valle degli orti felici di essere macellati, animali parlanti e le solite macchine che rigorosamente se ne vanno sparate in strade deserte. Ma quanto avranno pagato per chiudere quella strada per fare lo spot? Sulle nostre strade vediamo sempre più macchine da fuori strada che vanno su strada. I loro proprietari hanno scelto? Forse hanno comprato un loro desiderio (andare fuoristrada) pagandolo caro anche se i desideri non costano nulla.
Siamo talmente abituati a sopportare, a convivere, ad accettare la menzogna, con l'inverosimile, con la travisazione ideologica che non badiamo più se una cosa è vera o falsa, se può essere vera o falsa, ci conviviamo. Accettiamo di far parte di una giostra dove la verità ha un ruolo marginale. E scegliamo!
La politica in questi ultimi anni, a corto di ideologie, trova più sbrigativo cambiare nome alle cose, ai partiti, alle missioni militari, alle leggi, sovente il nome è un aggettivo: buona scuola, privacy, addirittura salva Italia, come se si potesse salvare una nazione per decreto, job act, ribattezzato da tutti giobatt. E scegliamo. Facciamo la pace con i mitragliatori, e chi cura i feriti negli ospedali è sospettato di terrorismo.
Il tentativo di aggettivare i gruppi, i partiti, i pensieri ha il senso di rendere più fluida la scelta, più sillogistica e cioè se mi dichiaro contrario alla buona scuola rischio di essere un cattivo (antitetico a buono) studente, cittadino. Dunque, al limite, mi astengo, non partecipo al ragionamento.
Possiamo applicare un'analisi un po' più approfondita al cibo: voglio proprio mangiare quella cosa là o mi piace quella ragazza che la mangia voluttuosamente ed appare così felice, e quando si china per offrirla ai sui commensali mette involontariamente in mostra un bel seno altrettanto appetibile? Non lo so, magari la compro e l'assaggio.
E così via per ogni genere di cosa che consumiamo.

Scegliamo o siamo scelti? Intanto pensiamo, può aiutare ad essere liberi, o perlomeno consci delle nostre prigioni.
Francesco Tassisto

[5/1/18]

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