Testata Gazzetta

Renato Dirodi Le cartoline di Renato…

(continua)

01 Natale a villa Luxardo (150)
Panettone rigorosamente genovese con bandiera italiana.
[Gianna Vinelli]
Non ho mai conosciuto la famiglia Luxardo, ho visto qualche foto, perciò vado un po' a naso…
Costantino Luxardo, il patriarca, è il signore con i capelli bianchi, capo tavola.
Ci sono i due figli: Omero seduto vicino alla dama, Elio in piedi.
La giovane donna in piedi, scura di capelli, è Albina moglie di Elio. (Albina Luxardo sposata Luxardo).
La signora con sciarpa bianca al collo (sulla destra guardando la foto) è "a scia Rusitta" maritata con Gabriele Luxardo e madre di Albina.
Costantino Luxardo era partito da Nozarego con il padre per le Americhe… In Argentina aveva iniziato a lavorare come i nostri "vu cumprà", arrivando a fare ingenti fortune.
Gabriele Luxardo proveniva da una famiglia benestante di Corte ed era parente di quel Luxardo che fu sindaco per un periodo lunghissimo. Era una famiglia numerosa e molti emigrarono in Argentina.
[Renato Dirodi]
Ultima discendente fu Albina che, non avendo figli, lasciò la villa all'Ospedale civile e alle Opere Pie, che la vendettero per ricavarne alcuni appartamenti.
Costantino fu un grande benefattore: durante la prima guerra mondiale, ogni domenica distribuiva mille lire in piccoli tagli alle famiglie più bisognose, ma quasi vergognandosene.
Fu consigliere comunale e presidente della banda Cristoforo Colombo per la quale fece costruire, a sue spese, il chiosco della musica.
[Gianna Vinelli]
Rosita (Rusitta) era nata Costaguta: era la sorella della nonna di Angela Piola, la quale aveva sposato il farmacista De Gregori (oggi farmacia Machi).


01 Il Sagrato del santuario di Nostra Signora della Rosa (149)
Il parroco Don Lorenzo Solimano sovraintende all'inizio dei lavori per il nuovo sagrato, che verrà realizzato in risseu e recintato, tanto da inibire il parcheggio delle auto nella proprietà della chiesa.
La data è fine anni '60 inizi '70.
Ricordo la maestria di Fabbri nel posizionare le pietre. Di fianco aveva sempre un fiasco di vino e noi maliziosamente dicevamo che con un litro faceva 10 centimetri quadrati di risseu.
[Gianni Vernazza]
Aveva baffoni e un cappellaccio per lavorare sotto il sole. Vederlo all'opera era un'attrazione.
[Alessandra Frattini]
Mi ricordo quando è stato fatto… prima le macchine le posteggiavi davanti alla porta della chiesa.
[Marina Marchetti]
Il sagrato venne realizzato tra il 1969 e il 1970, su disegno dell'architetto Cesare Bottaro, con la collaborazione dell'artigiano Gianfranco Fabbri.

01 Mussolini a Santa Margherita (148)
Maggio 1938: visita di Mussolini a Santa Margherita dove inaugura il Collegio delle Camicie Nere.
In questa occasione il commissario prefettizio ha fatto intitolare la via antistante il complesso al generale Alberto Liuzzi caduto a Guadalajara. Tale denominazione resiste ancora oggi.
La foto è stata scattata ai piedi del monumento a Garibaldi, dove un nutrito gruppo di merlettaie attende il passaggio del duce.
A sinistra si intravvede una ruota per la fabbricazione delle funi, altro lavoro, oltre a quello dei pizzi, caratteristico della nostra città.
[La Gazzetta di Santa]
Dal libro "Le strade raccontano": Il Console generale (generale di brigata) Alberto Liuzzi fu comandante dell'XI Gruppo Banderas (Camicie Nere) e rimase ucciso dalle schegge di una bomba a Guadalajara, in Spagna, il 12 marzo 1937. A lui fu intitolata la via che conduce al "Collegio delle orfane delle Camicie Nere", inaugurato da Mussolini il 15 maggio 1938. Non risulta che da allora il nome della via sia stato cambiato.

01 Il confine tra Santa Margherita e Rapallo (147)
La foto è dei primi anni del '900, lo confermano i lavori di ampliamento in corso sul caseggiato che ospiterà l'Hotel Lido (sullo sfondo).
Anche se può sembrare strano siamo sul confine tra Rapallo e Santa Margherita, segnato storicamente dal torrente Bagnarezzo (lambisce l'omonima villa che si trova a levante dell'ex collegio Larco e sfocia tra l'Helios e Villa Porticciolo) che scorre proprio nei pressi dell'Helios (a quei tempi si chiamava Kursaal o Elio) e che al tempo rappresentava il confine tra le parrocchie di Santa Margherita e di San Michele dell'Olivastro. Solo nel 1928, per iniziativa del capo del governo, un Regio decreto spostò i confini nella posizione attuale, risolvendo un palese anacronismo. 01
Possiamo immaginare i sentimenti delle due popolazioni che avevano vissuto per secoli di infinite rivalità, ma in quel tempo era vietato lamentarsi e bisognava obbedire. Anche i Rapallesi riconobbero la correttezza della legge, con una riserva però: "nell'attesa che quei diritti che le Autorità supreme dello Stato hanno riconosciuto nei confronti di S. Margherita li riconoscano a noi che uguale ingiustizia patiamo da parte di altri comuni": insomma, masticavano amaro.
I Sammargheritesi fecero una festa "sobria", ma col cuore pieno di soddisfazione (le manifestazioni di giubilo erano state espressamente vietate). La sera della pubblicazione del decreto, comunque, la banda Cristoforo Colombo tenne un concerto che si concluse con i vari inni nazionali. Venne poi rivolto un pubblico e particolare ringraziamento al podestà Alberto Isola per lo storico risultato ottenuto.
(A destra la vista dal lato opposto)

01 La via di Corte (146)
Siamo a inizio del '900, sul lato mare sono stati messi a dimora alcuni alberi per delimitare la strada.
Sulla sinistra non vi sono ancora i locali che saranno realizzati sotto la piazza Sant'Erasmo e che ne determineranno l'innalzamento della quota. In quei locali troveranno posto alcune attività commerciali e artigianali, solo molto tempo dopo destinati alla pescheria comunale (con il conseguente spostamento del mercato del pesce all'aperto da via Don Minzoni).
Si intravvede a sinistra un banco che sembra fosse destinato alla vendita occasionale di dolciumi.

01 L'antica osteria (145)
Quando qualche anno fa un amico mi mostrò questa foto, chiedendomi se fosse Santa Margherita, rimasi molto perplesso. Dopo diverse ipotesi, nella considerazione che questo luogo non esistesse più, arrivammo ad individuarlo con gli unici elementi rimasti uguali, ovvero le finestre della casa a sinistra.
Vari sopraluoghi e con l'aiuto di un anziano che ricordava anche il nome del"l'antica osteria" arrivammo alla conclusione che si trattasse della parte terminale, verso ponente, di via Partigiani d'Italia, all'epoca della foto via Venezia.
La casa col portico venne distrutta da un bombardamento e fu ricostruita arretrata per allargare la strada.
La costruzione con finestra che si vede in fondo rimase in piedi anche dopo la guerra, vi svolgeva il proprio lavoro di pedone la sig.ra Lisa, da tutti conosciuta come Barbasciuscia. Sembra che tale soprannome derivasse dallo zio (in genovese barba), che faceva il sacrestano e che al termine delle funzioni spegneva (susciava) i ceri.
La signora Lisa in seguito fu convinta a demolire tale locale permutandolo con un altro in via Algeria, dove continuò a svolgere commissioni e a vendere articoli di cancelleria.
Dimenticavo: l'osteria-trattoria si chiamava U pestellu e aveva nell'insegna un mortaio per il pesto. 01
Nella seconda foto siamo alla fine degli anni 40 e via Venezia è diventata via Partigiani d'Italia. La visuale è opposta rispetto alla prima foto.
La casa col portico dell'antica osteria è stata demolita e ricostruita più indietro, in primo piano è ancora operante l'ufficio della signora Lisa Barbasciuscia che da lì a poco si trasferirà in via Algeria.
Sullo sfondo si vede l'altra casa, quella che oggi ospita la Banca, anch'essa con i portici, che di lì a qualche anno sarà demolita e ricostruita senza porticato e più arretrata. Si perderà così per sempre il percorso che consentiva di camminare al coperto, quasi senza soluzione di continuità, da piazza Caprera fino alla Salita dei Frati.
[Umberto Figallo]
Alla sinistra Azzini (formaggi e altro) e Farmacia Internazionale. Al centro una piccola cartoleria dove compravo i francobolli da collezione. A destra il negozio di commestibili di Laura.
Il primo bombardamento di Santa, se non erro verso il mezzogiorno del 10 gennaio 1943, distrusse tutto.
[Gianna Vinelli]
Ricordo come un sogno la signora Lisa nel vecchio locale e assieme a lei un signore anziano che chiamavano Barba sciuscià che in effetti aveva un gran barbone. Credevo fosse il marito… quando passò nel nuovo locale, facevo le scuole elementari, andando a scuola spesso passavo al mattino dalla Lisa a comprare (vendeva anche un po' di cartoleria). La ricordo come una persona mite e gentile.
Il negozio Mortola era dove oggi c'è Billy Ballo e vendeva principalmente tessuti. Si trasferirà poi nel nuovo palazzo, dove ancora oggi lo troviamo.
[Marina Marchetti]
La sig.ra detta Barba sciuscia che ricordo io era buona, anche se aveva un aspetto arcigno ed era molto miope.
Una volta tutti avevano un soprannome anche famigliare.
Negli anni '70 faceva la pedona in un piccolo locale vicino al diurno, dove oggi c'è l'associazione "Amici del Tombolo".
Il pedone era un lavoro molto utile, ce n'erano diversi a Santa. Era una specie di patronato: si incaricava per altri di sbrigare piccole pratiche burocratiche, rinnovare i libretti della mutua, ecc.
[Marietta Gambino]
Come non ricordare la pedona Lisa… la incontravi per strada sempre di corsa e indaffarata oppure la trovavi (raramente) nel suo minuscolo negozietto dove vendeva qualche articolo di cartoleria.
[Lorenzo Andre Bacigalupo]
Barbasciuscia, di nome Pippo Benvenuto, era il marito della Lisa. Il locale in via Algeria fu dato in comodato d'uso in cambio del residuo rimasto della casa bombardata, dove svolgeva il suo piccolo commercio.
[Giuseppina Rocca]
La pedona Breda Luciana ha sostituto per molto tempo la sig.ra Lisa, ormai anziana. La sig.ra Lisa stava sempre nel negozietto in via Algeria e mandava in missione la sig.ra Breda.
[De Mattei MariaDina Castagneto]
In seguito il servizio di pedone lo svolse il sig. Dondi Florestano detto Muscin.
[Maria Carla Beretta]
Come pedone ricordo Morello in Via Cairoli.

01 Corso Guglielmo Marconi (144)
Siamo nel 1910, finalmente c'è una via che unisce Corte con Santa Margherita. Ha soppiantato la Salita al Castello, per secoli unico tramite tra le due parrocchie.
Sembra che la comoda strada abbia favorito, oltre che il transito delle merci una volta movimentate quasi esclusivamente via mare, anche i buoni rapporti tra cortesi e margheitin.
La foto ci rivela una curiosità: sulla Salita c'è lo studio di uno scultore, chi sarà stato?

01 Le reti dei pescatori (143)
Primi anni del '900, sul molo i pescatori distendono ad asciugare le loro reti dopo averle "tinte" nella attigua tintoria.
Erano reti a strascico, realizzate in fibra naturale: canapa o cocco, che si deterioravano facilmente con l'uso. Per preservarle si immergevano in una caldaia con acqua bollente a cui veniva aggiunto il tannino, una sostanza naturale in grado di renderle più resistenti.
Il tannino si ricavava dalle cortecce dei pini appositamente tritate in uno dei mulini di Paraggi.
Con l'avvento delle fibre sintetiche la tintoria fu abbandonata e la concessione dell'area, in capo alla Società di mutuo soccorso tra armatori e marinai pescatori, venne ceduta al Comune che realizzò la Casa del mare.
La caldaia è ancora presente, ma non viene più utilizzata perché le reti attuali sono in nylon e non hanno bisogno di essere tinte; le ultime corde in canapa venivano fabbricate a San Fruttuoso fino a poco tempo fa e servivano per armare la tonnara.
[Gianna Vinelli]
Le donne di Corte avevano la capacità di preparare un tipo di reti per la pesca delle acciughe. Il loro prodotto era ricercato anche in Argentina (Mar de la Plata).

01 Merlettaie (142)
1912: in tutte le strade della "città" erano presenti lavoratrici al tombolo che producevano pizzi apprezzati in tutto il mondo.
Qui siamo a Corte, dove era già operativo il caffè-trattoria del Porto.
Sulla spiaggia, con le barche dei pescatori, si osservano due antichi cannoni conficcati nel terreno a uso bitta, ancora oggi visibili.
[Gianna Vinelli]
Era il salotto buono della pizzettiere di via Marsala: c'era più passaggio, così, mentre socializzavano tra loro, venivano a conoscenza della quotidianità locale.

01 Il convento dei frati Cappuccini (141)
Ecco come si presentava lo stato dei luoghi prima della realizzazione della strada litoranea.
Come si vede l'orto dei frati arrivava fino al mare, contenuto da un muro ai cui piedi c'era la spiaggia ad uso esclusivo dei francescani i quali vi potevano accedere direttamente dal convento, attraverso quella porta che si vede in prossimità dell'oratorio di Sant'Erasmo.
L'intero convento con le sue pertinenze era destinato all'esproprio in forza di una legge del governo Cavour, ma il principe Centurione l'anticipò comprando l'intero compendio dalla cassa ecclesiastica di Torino e ridandolo in uso ai religiosi in cambio di un cesto di fichi all'anno. Quando Centurione vendette la sua villa e tutte le pertinenze a Chierichetti, questi evidentemente stralciò dalla parte ceduta ai frati quella prospicente al mare dove in seguito costruì l'albergo Laurin.
Notare il muro ai piedi del castello: serviva per preservare da occhi indiscreti il bagno dei frati. Quando venne presentato il progetto della strada a mare vi fu l'opposizione del Principe Centurione proprio per conservare ai francescani la loro spiaggia. L'enpass venne superato da una delle idee geniali del sindaco Angelo Rainusso, una proposta che non si poteva rifiutare: collocare un monumento a Cavour in quell'area, continuando così la sua politica dell'uso "improprio" dei monumenti (che aveva inaugurato col monumento a Vittorio Emanuele II, che gli aveva consentito il riempimento del vecchio porto).
[Gianna Vinelli]
Per arrivare a Corte si passava dalla Salita al Castello, poi sotto la chiesetta dei frati, passando in sciu cavallu per giungere a Sant'Emu.

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