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Renato Dirodi Le cartoline di Renato…

L'amore per la propria città si può manifestare in molti modi: Renato Dirodi ne ha scelto uno per niente originale che tuttavia è diventato unico per la passione e la competenza che vi ha dedicato.
La sua raccolta di cartoline, o meglio "immagini", è ineguagliabile perché corredata da notizie storiche, testimonianze raccolte, ricordi personali che ne fanno uno scrigno di luoghi, fatti e persone.
Da anni, prima con il suo sito "Foto di Santa" poi con i social "Le foto di Santa Margherita" e "Gruppo di Le foto di Santa Margherita", ha messo a disposizione di tutti questo suo patrimonio di grande importanza storica e documentaria.
Siamo convinti dell'importanza della memoria e degli sforzi che dobbiamo compiere per conservarla e trasmetterla, per cui approfittiamo della disponibilità di Renato e pubblichiamo questo percorso nello spazio e nel tempo.
La Gazzetta di Santa



01 Il Carillon (159)
Ecco qual era il primo nome del Carillon di Paraggi: il locale era collegato all'Hotel Splendido di Portofino.
[Roberta Soro]
Fu creato da Santin Repetto e Gianni Nava nel 1936, prima come spogliatoio con poche cabine per i clienti dello Splendido poi come locale di intrattenimento chiamato Sud-Ovest (va ricordato che Nava eresse anche il Covo).
Nel 1946 fu rilevato dalla famiglia Consiglieri di Portofino che lo tenne fino al 1956. Poi sarà venduto nel 1959 a Giovanni Zanier il quale già ci lavorava come capo barman.
Inizialmente veniva aperto il 24 giugno (San Giovanni) fino alla prima settimana di settembre. Dal 1967 invece venne aperto dal 19 marzo (San Giuseppe), da Zanier insieme al conte Paolo Di Robilant come direttore ed animatore, per chiudere a gennaio.


01 Il primo stabilimento balneare (158)
Lo stabilimento balneare che si vede in primo piano è il Belle Vue del sig. Maragliano.
Le cabine più distanti sono dei bagni porticciolo di Costa.
Dove c'è l'asta con la bandiera iniziava il territorio di Rapallo.
La villa Costa è ancora nelle sue dimensioni originarie, diventerà l'Hotel Imperiale.
[foto di Gianna Vinelli]

01 Stabilimento Balneario Flora (157)
Lo stabilimento balneario Flora nacque nel 1872-1873 in località la Valletta, seguendo l'esempio dei bagni Belle Vue e dei Bagni Porticciolo sorti nei due anni precedenti in Ghiaia.
Dopo secoli in cui l'esposizione al sole era stata considerata prerogativa delle classi inferiori, costrette a lavorare all'aperto e i nobili erano invece identificati dal pallore, si scoprì quanto fossero gradevoli i bagni in mare e la vita all'aperto. Decisiva fu poi la scoperta di inizio '900 che legava il rachitismo alla scarsa esposizione al sole e alla capacità di produrre la vitamina D.
L'avvento della ferrovia aveva poi facilitato il raggiungimento e la scoperta della nostra città da parte dei primi turisti in buona parte stranieri, ma anche molti genovesi.
I bagni Flora però avevano un grosso handicap rispetto ai concorrenti, non potevano essere raggiunti dalla strada che venne iniziata solo a partire dal 1893, ma certo non si scoraggiarono: avevano infatti istituito un servizio con gozzi che attendeva i turisti, provenienti dalla stazione, in Ghiaia per portarli fino ai Flora.
Negli anni successivi i Vaccaro introdussero un'altra novità, ovvero i bagni caldi di acqua di mare: a testimoniarlo vi sono parecchie fotografie che pubblicizzano tale servizio, che consentiva loro probabilmente di allungare la stagione balneare.
Negli anni '20 fu poi costruito un edificio con vari servizi e attrezzature fisse che rendevano lo stabilimento sempre più alla moda e frequentato dalla "gente bene".
Ultima curiosità di questo stabilimento riguarda la dotazione, negli anni del dopoguerra, di un trampolino altissimo a tre piani vera attrazione per i giovani di tutta la riviera. [Gianna Vinelli, Francesco Gardella]
[Luciano Rizzotto]
Per noi del "Molo" era quasi impossibile utilizzare il trampolino, per la lontananza dal centro. La spiaggia venne in seguito divisa: la costruzione rimase alla famiglia Vaccaro e venne trasformata successivamente in discoteca, con un certo successo tra i giovani villeggianti.
[La Gazzetta di Santa]
Così la stampa "anni '30": Lo stabilimento "Flora" a S. Margherita
S. Margherita Ligure, meta d'ogni macchina genovese, d'ogni comitiva in cerca di mare, di verde, di fresco; d'ogni forestiero amante di questo infinito azzurro che ci circonda, prosegue instancabile la vita balneare nel colmo della stagione. Pochi anni sono stati sufficienti a donare a questo gioiello ligure la notorietà d'una tra le prime spiagge italiane. L'eleganza di un elemento genovese aristocratico, che porta con disinvoltura ogni capriccio della moda, ha contribuito ad aumentarne il fascino. … Lo Stabilimento «Flora», situato dietro il molo e noto per l'ottima posizione oltre che per la sua acqua limpida, tersa e cupa, è quest'anno ancora maggiormente quotato. … Il «Flora» è noto anche per la vivacità della sua gioventù, per i giuochi che vengono organizzati, per l'allegra gazzarra in terra e in mare di uno stuolo di belle figliuole. … Alcuni giorni or sono il Podestà di Genova, S.E. il Senatore Broccardi, ha voluto onorare lo stabilimento della sua presenza, sostando al «Flora» alcune ore del pomeriggio e intrattenendosi qualche minuto col cav. Mosconi ed alcune altre personalità, assidui frequentatori dello stabilimento.

01 La Casa del Mare (156)
Il vecchio molo durante una mareggiata del 1950. A destra l'ingresso alla tintoria delle reti, in quel luogo verrà costruita la Casa del Mare.
[La Gazzetta di Santa]
Il Mare 24/12/1955 e 17/3/1956 «L'idea di una sede unica per tutte le società marinare della cittadina nacque quando la cooperativa Motopescherecci … presentò domanda di rinuncia alla concessione demaniale marittima per il casotto di tintoria delle reti. Il consiglio non aderì all'idea, allo scopo di coordinare l'iniziativa con le altre esigenze analoghe per le varie società nautiche. Le società interessate alla cosa erano la Società dei Pescatori, l'Argus, lo Yacts club, la Società velica, la Lega Navale. Cioè a dire le società nelle quali si ideano, si costruiscono, si attuano le più belle e caratteristiche manifestazioni marinare del golfo Tigullio. … L'Azienda Autonoma fu così incaricata di coordinare le esigenze e le richieste delle varie società, nel caso in cui si fosse giunti ad una sede comune. … Il progetto presentato in Consiglio comunale prevede un piano terreno per i locali dell'aerostazione, la dogana e la tintoria delle reti. In tal modo, i giardini pubblici sarebbero finalmente liberi da quella pseudo aerostazione, che, nel periodo invernale è stata rivestita di assi, come un catafalco, e contribuisce indubbiamente ad arricchire S. Margherita di un bellissimo richiamo turistico! Il piano terreno della progettata casa del mare dovrebbe consistere inoltre di due grandi magazzini per le vele delle due società veliche, ed un grande magazzino per l'Argus, servizi, spogliatoi, docce. Al primo piano un grande salone per le riunioni e sei singoli locali, uno per ciascuna società per le varie sedute.»
«La località non poteva essere che al mare ed è stata scelta sul molo foraneo, in continuazione alla Capitaneria del porto… Sulla località prescelta esistono già alcune modestissime vecchie costruzioni, per la tintura delle reti, e per altri usi, recentemente ampliate e adattate come ricovero per gli uffici dell'Impresa Torsani, che ha effettuato il prolungamento del molo. … Se, come è sperabile, il progetto potrà avere esecuzione, S. Margherita si abbellirà di una nuova costruzione, che risponderà a una duplice esigenza oggi molto sentita: creare maggiore comodità per quella parte della popolazione locale che vive della pesca e offrire agli sport nautici locali e forestieri, in continuo aumento, una sede decorosa e invitante per un loro sempre maggiore sviluppo, anche con finalità turistica, il che ridonderà di nuovo e sempre maggiore vantaggio di tutta la popolazione locale.»

01 Trasporto del vino (155)
Un tempo, nemmeno tanto lontano, buona parte del vino consumato a Santa Margherita proveniva dall'isola d'Elba.
Veniva trasportato via mare in botticelle che ricordo di colore azzurro: mi hanno poi spiegato che la pittura utilizzata per le botti era di recupero, quindi il colore poteva variare di volta in volta.
[Gianna Vinelli]
Tanto per fare due nomi:Schiaffino e Lagomarsino.
Famoso l'aleatico, vino dolce che usavamo durante le feste natalizie cun i bescheuti tucché in tu vin.
[Rapallo in cartolina]
All'Elba c’è ancora chi ricorda il leudo Felice Manin degli Schiaffino attraccato al molo, e due "energumeni" che andavano a comprare il sangiovese.
[Gianna Vinelli]
Gli Schiaffino: gente de ma', grandi e grossi. Bei ricordi di un mondo che non c'è più.

01 Sant’Erasmo (154)
La banchina di Sant'Erasmo negli anni '50, con una nave da carico e la mancina dell'OTAM [Organizzazione Tigullio Assistenza Motoscafi] in piena attività.
Sulla destra una barca a scacchi, residuato bellico convertito in distributore di nafta e benzina.
Gli scogli arrivavano fino all'altezza della pescheria e costituivano il "campo giochi" dei ragazzi.
Da lì a poco verranno banchinati altri tratti fino ad arrivare al castello, con conseguente eliminazione degli scogli.
[Gianna Vinelli]
Gli scogli di Santa… generazioni di bambini hanno camminato sugli scogli, per la loro felicità.

01 Corte (153)
Un angolo di Corte molto diverso da oggi.
Il banchinamento in questa zona dovrebbe essere stato realizzato nel 1936-1938.
[Gianna Vinelli]
I carichi di sabbia arrivavano tramite mare dalle foci del Magra e lì depositate.
Il caseggiato dove oggi c'è il ristorante La cambusa non ha ancora i terrazzi.
Tra il muro e la spiaggia c'è una scaletta… che noi utilizzavamo per giocare.
[Ivan Zanchetta]
C'è bonaccia e il leudo ha le vele a riva ad asciugare, antenna al contrario e con la drizza del fiocco si solleva la bugna di scotta della randa mentre il polaccone è murato poppa, forse sollevato con l'amamtiglio.
Nell'armo velico del leudo e nella vela latina in genere, l'antenna è la lunga "asta di legno" (circa 20 metri su una barca di 15 metri che è la misura media dei leudi).
L'antenna nel leudo era composta da tre parti: carro la parte bassa verso prua, penna la parte alta e lampazza o lapassa un rinforzo centrale per ridurre la flessione dell'antenna. In questa foto è messa in posizione contraria a come si regola per navigare.
La drizza del fiocco è una manovra costituita da un paranco cioè due bozzelli con pulegge e un cavo che scorre e serve per issare la vela di prua, il fiocco, che quando ha dimensioni maggiori viene chiamato su queste barche polaccone: possiamo dire simpaticamente che è l'antenato del genoa delle barche moderne.
Nella foto il grande fiocco, cioè il polaccone, è steso verso poppa mentre in navigazione viene murato, cioè posizionato sull'estremità dell'asta di fiocco, che sarebbe l'albero che esce dalla prua.
Probabilmente è sollevato da una seconda manovra che si chiama amantiglio e che in realtà serve a sostenere l'antenna nella parte alta e viene posizionato più o meno a metà distanza tra l'albero e la penna cioè la fine della parte alta dell'antenna.

01 Affondamento del piroscafo "Genova" (152)
27 Luglio 1917: il piroscafo "Genova", che trasportava cannoni e munizioni, era partito da La Spezia con destinazione Genova e, nonostante il prezioso carico, navigava senza nessuna scorta.
L'imbarcazione, lunga oltre 100 metri, larga 15 e di 3600 tonnellate di stazza, fu colpita sulla fiancata destra a pruavia dal siluro di un sottomarino tedesco appostato nel Golfo Tigullio.
Il comandante diresse verso terra per cercare di salvare la nave e raggiunse la Baia di Paraggi dove l'imbarcazione fu attorniata da molte piccole imbarcazioni che trassero in salvo l'equipaggio: si contò una sola vittima.
Il vapore rimase in agonia per parecchie ore e non affondò sul posto, ma, inspiegabilmente, scivolò verso il largo fino a depositarsi su un fondale di 60 metri in assetto di navigazione, là dove ancora oggi si trova e costituisce una meta ambita per subacquei esperti.
Durante le ore prima di inabissarsi vi fu una accesa discussione tra le autorità cittadine e il comandante. La nave infatti avrebbe potuto essere salvata trainandola in porto. Tale operazione fu ostacolata per paura della natura del carico che avrebbe potuto, esplodendo, provocare danni ben maggiori. L'affondamento risolse la diatriba.

01 Piazza Giuseppe Mazzini (151)
Cavalli in piazza Mazzini. Siamo nel 1925-1930, il monumento è appena giunto da Largo Roma e ha sfrattato il ministro Costa che è dovuto riparare a San Siro.
La casa a sinistra venne bombardata nella seconda guerra mondiale, il resto del panorama è praticamente uguale a oggi, fatta eccezione per il Comune ancora con un unico piano.
[Gianna Vinelli]
La casa del Comune fu rialzata prima degli anni '60. Vi portarono le scuole medie, trasferendole da Palazzo Rosso [in va Giuncheto].
Il palazzo bombardato è quello dopo l'oratorio della Buona Morte. Lo rifecero cambiando completamente lo stile.

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