Testata Gazzetta

Renato Dirodi Le cartoline di Renato…

L'amore per la propria città si può manifestare in molti modi: Renato Dirodi ne ha scelto uno per niente originale che tuttavia è diventato unico per la passione e la competenza che vi ha dedicato.
La sua raccolta di cartoline, o meglio "immagini", è ineguagliabile perché corredata da notizie storiche, testimonianze raccolte, ricordi personali che ne fanno uno scrigno di luoghi, fatti e persone.
Da anni, prima con il suo sito "Foto di Santa" poi con i social "Le foto di Santa Margherita" e "Gruppo di Le foto di Santa Margherita", ha messo a disposizione di tutti questo suo patrimonio di grande importanza storica e documentaria.
Siamo convinti dell'importanza della memoria e degli sforzi che dobbiamo compiere per conservarla e trasmetterla, per cui approfittiamo della disponibilità di Renato e pubblichiamo questo percorso nello spazio e nel tempo.
La Gazzetta di Santa



01 Il vecchio Ospedale (58)
L'ospedale di via Roma ebbe origine nel 1829 con due donazioni: una del sig. Giuseppe Debernardi, che lasciò per questo scopo la villa, la chiesa e parte dei terreni che un tempo costituivano il convento dei padri Agostiniani, l'altra del sig Agostino Remaggi che lasciò un appartamento che fruttava una rendita annua di 292 lire.
Il Consiglio comunale, prendendo atto delle donazioni e considerando l'insufficienza di tale rendita, promosse una commissione per raccogliere ulteriori offerte. Poco dopo Michele Gimelli, che già aveva fondato un conservatorio per l'istruzione delle fanciulle di Santa Margherita e della parrocchia di San Michele, dispose nel proprio testamento una rendita annua di L. 3.000 in favore dell'Ospedale.
Il Comune fece predisporre dall'arch. G.B. Prato un progetto di ristrutturazione e costruzione che prevedeva la spesa di oltre 14.000 lire a fronte delle sole 5.000 raccolte. Si ricorse al buon Michele Gimelli, che poi diventerà anche sindaco, perché concedesse quanto promesso già da subito e non alla sua morte.
Gimelli acconsentì a condizione che il Comune facesse richiesta che la frazione di San Michele, dove era nato, venisse accorpata al comune di Santa Margherita. Si fece subito domanda in tal senso, ricercando anche appoggi altolocati. Tutto sembrava andare per il verso giusto, ma non si erano fatti i conti con i rapallini.
I parrocchiani di San Michele organizzarono una protesta sotto la casa del loro parroco al grido "vogliamo restare di Rapallo, vogliamo restare di Rapallo". Si scoprì poi che la rivolta era stata organizzata dallo stesso parroco, nel timore di perdere le proprie prerogative.
Il buon Gimelli prese atto e acconsentì a sborsare da subito quanto promesso. Il Comune da parte sua, visto che la cifra necessaria non era stata ancora raggiunta, destinò al costruendo ospedale un credito di 4.600 lire che vantava dal comune di Rapallo per fondi anticipati per la costruzione della strada Rapallo-Santa Margherita. In questo modo si poterono completare i lavori di adattamento del vecchio convento che era in buona parte diroccato.
Il 14 dicembre 1835 si pose la prima pietra della Cappella interna dell'Ospedale, con una grande festa e la partecipazione dei canonici e di tutte le autorità cittadine. Il Sindaco pose sotto la pietra un cippo di marmo con una teca di cristallo contenente una moneta da 5 lire d'argento con l'effige del re Carlo Alberto regnante, le reliquie di Santa Chiara e di San Giusto e il verbale della cerimonia.
Il 1° agosto 1841, festa della Madonna della Lettera, si inaugurò finalmente e solennemente l'Ospedale con grande concorso di pubblico, orgoglioso che un paese così piccolo potesse permettersi una struttura di quel tipo.
Alla sera, purtroppo, durante la processione della Madonna della Lettera, la statua in legno della Vergine si staccò dalla cassa colpendo due portatori che rimasero feriti. La processione e la festa terminarono lì.

Il complesso, di proprietà delle Opere Pie, è stato dato in diritto di superficie per 90 anni a un privato per la realizzazione di un hotel. Sono poi intervenuti altri obiettivi che hanno impantanato il prosieguo della pratica.


01 Festa dell'Unità (57)
Siamo in via Roccatagliata, nello slargo davanti al Collegio delle camicie nere che era stato danneggiato dai bombardamenti. All'epoca, siamo negli anni 50, ospitava parecchie famiglie che la guerra appena finita aveva lasciato senza casa.
In questo spazio si svolsero le prime Feste dell'Unità: la foto si riferisce proprio a una di queste, mentre è in corso una gincana con una Lambretta nuova fiammante.
Le feste raccoglievano i comunisti della zona, che naturalmente venivano guardati con diffidenza da chi contrastava la loro fede politica e si teneva ben alla larga: è noto infatti che a quel tempo i comunisti mangiavano ancora i bambini…
[Roberto Benvenuto]
Sono nato nella casa di fronte al primo piano lato destro (Via Buonincontri 2): avevo circa 5 anni e al piano terreno c'era la "Trattoria Noemi". In basso a destra la falegnameria del sig. Fede. Dietro si intravede l'attuale caserma dei Carabinieri, allora centro del Partito Comunista e nel giardino "L'Aranceto", il dancing di allora!
[Renato Dirodi] Nei fondi della casetta a sinistra c'era il calzolaio Antonio che poi emigrò in Svizzera. Era un fervente cattolico e a noi bambini che entravamo per curiosare faceva sempre recitare delle preghiere, poi magari ci regalava qualche pezzetto di cuoio o di pelle di scarto.
Alla domenica il piazzale ospitava le corriere dei gitanti, ma pochi usufruivano della trattoria Noemi, i più si portavano la colazione da casa e venivano spregiativamente definiti: "turisti da pane e pere". Al massimo compravano una resta di noccioline da Picciurin che in inverno, quando non c'erano i pullman, si riciclava vendendo pistacchi al campo sportivo. Ricordo tutto perfettamente, anche il falegname che catturava la nostra attenzione quando metteva in moto, con gran rumore, la sega circolare.

01 La caserma dei Carabinieri (56)
Villa Figurelli, situata nella attuale via Cervetti Vignolo, divenne nel ventennio "Casa del fascio".
Nel dopoguerra si trasformò in "Casa del popolo", con annessa balera dal nome: "l'Aranceto".
Infine nel 1954 divenne caserma dei Carabinieri, trasferita da via Giuncheto (dove oggi si trova il bar "Al Clubino", in piazza G. Mazzini).

(precedente)

© La Gazzetta di Santa