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Rapporto "Spiagge 2021": ghe n'è pe l'aze e pe chi o menna

Un rapporto di Legambiente impietoso per Santa Margherita e la Liguria in generale. copertina
«…in alcune Regioni troviamo dei veri e propri record, come in Liguria, Emilia-Romagna e Campania, dove quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari.» E nella nostra regione Santa Margherita è quarta dopo Laigueglia, Diano e Alassio, con l'87,4 % di occupazione di spiagge in concessione.
Il nostro Comune merita inoltre un riferimento specifico, dove si dice:
«L'erosione dei litorali colpisce proprio le zone più turistiche, come Alassio ed Albenga in provincia di Savona, e S. Margherita Ligure e Lavagna (GE), accentuata dalla presenza di opere rigide.
… A Santa Margherita Ligure, la spiaggia formatasi a Punta Pedale ha provocato la formazione di una risacca che danneggia la prateria di posidonia.»
La prima Conferenza Nazionale sui Paesaggi Costieri organizzata da Legambiente e dall'Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani in questi giorni pone l'accento sull'aumento del +12,5% delle concessioni balneari e sulla preoccupante avanzata dell'erosione costiera e dei tratti di costa non balneabili: negli ultimi 15 anni la Liguria è stata privata di circa 100.000 metri quadrati di arenile (come dire una spiaggia lunga 10 km e larga 10 metri, dati del Ministero Ambiente).

Per quanto riguarda le concessioni marittime la percentuale di costa ligure occupata da stabilimenti balneari, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici è il 69,9% a fronte di 114 chilometri di spiaggia: la peggiore d'Italia (seguita dall'Emilia-Romagna con il 69,5%).
La media nazionale è del 42,8% e la regione più virtuosa, il Molise, si colloca al 19,6%.
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In Liguria la Legge regionale 13/2008 ha stabilito la porzione di litorale di libero accesso: i Comuni sono obbligati a garantire almeno il 40% di aree balneabili libere e libere-attrezzate rispetto al totale delle superfici costiere, oltre che a dotarsi del Progetto di utilizzo del demanio marittimo (Pud), strumento senza il quale non possono rilasciare nuove concessioni agli stabilimenti balneari, e autorizzare interventi che eccedano l'ordinaria manutenzione.
Il problema è che la Legge, ad anni di distanza dalla sua emanazione, non prevede sanzioni per chi non la applica per cui non viene rispettata.

Le regole per le spiagge in altri Paesi del Mediterraneo
Francia Massima durata di 12 anni, 80% del litorale deve rimanere libero. I Comuni sono obbligati a informare la collettività di qualunque progetto e su qualunque nuovo soggetto che intenderà gestire le spiagge; al tempo stesso i cittadini possono effettuare proposte sulla corretta gestione del patrimonio costiero pubblico.
Spagna La proroga delle concessioni esistenti è soggetta a un rapporto ambientale che indichi gli effetti dell'occupazione sull'ambiente ed espliciti le condizioni per garantire la protezione del demanio pubblico marittimo e terrestre.
Croazia Concessioni sempre assegnate tramite bando di gara. Concessioni massime di 5 anni per attività quali l'apertura di ristoranti e negozi (chioschi, edifici a terrazzo, ecc.) e l'avvio di attività commerciali e ricreative (parchi acquatici, parchi di divertimenti, noleggio di ombrelloni e sdraio, ecc.).
Grecia Durata delle concessioni variabile ma rilasciate solo tramite bandi di gara.

Afferma Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente: «La situazione delle spiagge in concessione in Italia non ha paragoni con nessun Paese europeo. Un patrimonio ambientale e pubblico così straordinario deve essere gestito nella massima trasparenza, tutelando il diritto a fruire delle spiagge. Oggi non è così, non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione, per cui assistiamo a una corsa alle nuove concessioni e a situazioni dove non esistono più spiagge libere. Chiediamo alla politica e ai balneari di smetterla di parlare della Direttiva Bolkestein, lasciando la questione delle aste alla magistratura, e di affrontare assieme finalmente le questioni delicate che interessano le coste italiane, come l'erosione, il diritto alle spiagge libere e la qualità dei servizi, la tutela della costa. Inoltre, al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, spetta il compito di rendere finalmente trasparenti e accessibili i dati che riguardano il modo con cui vengono gestite queste delicate aree in cui troppo spesso assistiamo a vere e proprie privatizzazioni di fatto. Quando ci sarebbe bisogno di capire come. Da un Governo europeista e impegnato nella transizione ecologica come quello guidato da Mario Draghi ci aspettiamo che finalmente si affrontino questi temi e si punti ad un grande progetto di riqualificazione delle aree costiere, della loro accessibilità e fruizione turistica. Per Legambiente sono chiare le priorità che vanno affrontate con una nuova Legge di riordino delle coste e con politiche che puntino a valorizzare questo straordinario patrimonio».
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Il "Rapporto Spiagge 2021. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane" costituisce una fotografia aggiornata e dettagliata dei lidi italiani con dati e numeri alla mano, facendo il punto anche su nodi irrisolti, questioni ambientali da affrontare ed esperienze green che arrivano da stabilimenti e amministrazioni che hanno deciso di puntare sulla sostenibilità ambientale: l'associazione ambientalista «chiede di approvare quanto prima una legge per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e per premiare la qualità dell'offerta dei lidi in concessione. In particolare, i primi tre obiettivi della Legge dovranno essere quelli di stabilire un limite massimo del 50% per le spiagge in concessione in ogni comune, con regole per garantire passaggi e spazi per i cittadini. Premiare la qualità dell'offerta dei lidi in concessione e adeguare i canoni delle spiagge in concessione. L'altra proposta che lancia Legambiente è quella di approvare al più presto un piano nazionale di adattamento al clima, con specifica attenzione per le aree costiere come hanno fatto gli altri grandi Paesi europei. Solo in questo modo sarà possibile affrontare i crescenti impatti di eventi estremi sulla costa, l'erosione e la questione dell'innalzamento del livello del mare che porterà a sommergere molti tratti del territorio italiano secondo gli scenari disegnati da Enea1 e Cmcc2
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Non ultimo il problema «della poca trasparenza dei canoni pagati per le concessioni e della non completezza dei dati per delle aree che appartengono al demanio dello Stato. Gli ultimi dati disponibili sulle entrate dello Stato sono del 2019, poiché lo scorso anno nella relazione tecnica del cosiddetto "Decreto Agosto" di risposta alla crisi pandemica, si trova che l'ammontare è pari a 115 milioni, di cui solo 83 però effettivamente riscossi. Non solo appare rilevante questa differenza tra quando dovuto e effettivamente pagato, ma risultano ancora da versare 235 milioni di euro di canoni non pagati dal 2007. Sembra quasi che allo Stato non interessino i canoni delle spiagge. Eppure il giro di affari degli stabilimenti balneari è stato stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui. Intanto continua il valzer della proroga senza gara delle concessioni balneari: ultima, in ordine di tempo, quella approvata nella Legge di Bilancio 2019 e nel recente Decreto Rilancio che le estende fino al 2033, nonostante già nel 2009 l'Ue abbia avviato una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia chiedendo la loro messa a gara, visto che la Direttiva Bolkestein del 2006 prevede procedure di evidenza pubblica.»


1 Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile
2 Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

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