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Parco di Portofino allargato a undici Comuni:
ecco i sindaci favorevoli e quelli che dicono no
di Rossella Galeotti e Simone Rosellini

Il Secolo XIX – 20 gennaio 2023

La mappa delle posizioni degli enti locali interessati dopo la sentenza del Consiglio di Stato e le reazioni di politici e associazioni ambientaliste

Sindaci pro Parco largo, altri contrari. Altri ancora favorevoli ma solo a certe condizioni. Il giorno dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la mappa sentenza di primo grado del Tar Liguria del 22 marzo 2022 e ripristinato, così, la perimetrazione a 11 (con 5.363 ettari), il comitato di gestione provvisoria e le norme di salvaguardia stabiliti dal decreto ministeriale 332 del 6 agosto 2021 e rinviato la pratica, nel merito, allo stesso Tar, la discussione si concentra, ancora una volta, sui confini.
Il territorio è spaccato. Su 11 Comuni 5 sono favorevoli all'ingresso nel Parco nazionale senza condizioni: Camogli, Santa Margherita, Zoagli, Chiavari e Coreglia Ligure; a Portofino il sindaco Matteo Viacava ha sempre dichiarato di non essere contrario a prescindere, a patto che il Parco nazionale ricomprenda territori non disomogenei rispetto al Promontorio; il sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco ribadisce l'ok solo con la porzione votata in consiglio comunale.
Assolutamente contrari Recco, Avegno, Cicagna e Tribogna. «Continuiamo a mantenere la stessa posizione politica e giuridica e il ricorso resta, anzi, ho dato mandato ai nostri legali di proseguire l'iniziativa anche di fronte al Tar - dice il sindaco di Recco, Carlo Gandolforb -. Credo nei valori ambientali ma trovarsi in un Parco nazionale contro la volontà dei cittadini e per una scelta calata dall'alto è tutto tranne che difesa dell'ambiente».
Anche Franco Canevello, sindaco di Avegno, allineato con Recco, annuncia la volontà di «proseguire l'iter a livello legale».
Francesco Olivari, sindaco di Camogli, ribadisce la sua posizione favorevole ed è tra coloro che sostengono l'ipotesi "a 7" (Camogli, Portofino, Santa Margherita, Rapallo, Zoagli, Chiavari e Coreglia Ligure, per 2.940 ettari), elaborata con l'Anci Liguria.
Anche il Comune di Santa Margherita si conferma disponibile ad aderire al Parco nazionale con il territorio già compreso in quello regionale e con tutta la sua area di cornice, escludendo il centro abitato: «Confermiamo la nostra posizione di sempre - dice il sindaco, Paolo Donadoni -. Pensiamo che sia la soluzione migliore per il territorio sammargheritese. Quanto al provvedimento del Consiglio di Stato ne prendiamo atto e confidiamo che, alla fine, si arrivi a una soluzione ragionevole e sostenibile, possibilmente conciliativa».
Il sindaco di Zoagli, Fabio De Ponti, ribadisce la posizione «che avevo espresso - sottolinea - ormai un anno fa anche al ministero», cioè il sostegno della proposta "a 7": «Si tratta di una soluzione che trovava il favore dei Comuni coinvolti e che, quindi, spero possa procedere adesso. Abbiamo perso troppo tempo e troppi contributi».
Secondo lo schema "a 7", dalle aree attuali del Parco regionale l'area protetta si estenderebbe verso Est, passando, da Rapallo, attraverso Montallegro e la Valle del Tuja: «Questa versione era stata votata in consiglio comunale - ricorda il sindaco, Carlo Bagnasco, che, in quella occasione, aveva incassato il voto sfavorevole dal gruppo della Lega – e, quindi, la possiamo ribadire, mentre saremmo contrari a coinvolgere altre porzioni del nostro territorio».
Da Rapallo, attraverso Zoagli, si arriva a Chiavari, altro Comune disponile a entrare nel Parco nazionale. «Siamo favorevoli all'inserimento nel Parco di Portofino della Collina delle Grazie, con i suoi sentieri e la sua pineta - dichiara il sindaco, Federico Messuti -. Un modo per promuovere il valore naturalistico dell'area di grande pregio ambientale che la nostra amministrazione continuerà a tutelare e che, grazie al Puc, abbiamo difeso da costruzioni o trasformazioni».
In Val Fontanabuona restano fermamente contrari all'ingresso in area protetta i Comuni di Cicagna e Tribogna, con i sindaci Marco Limoncini e Marina Garbarino, che sostengono l'estraneità del loro territorio dal Promontorio di Portofino: «Una scelta così importante per il territorio non può essere calata dall'alto ma condivisa con i territori e i sindaci - dice Limoncini-. La politica deve avere il coraggio di fare le scelte, il ministero non può nascondersi dietro a sentenze di tribunali ma affrontare la situazione e convocare tutti i sindaci».
Rimane a favore, invece, il Comune di Coreglia Ligure, che non ha mai presentato (unico Comune insieme a Camogli) un ricorso contro il progetto: «Dispiace soltanto che ci si arrivi con queste modalità e, quindi, si sia perso tanto tempo», dice l'assessore ed ex sindaco Elio Cuneo.
La sentenza del Consiglio di Stato ha riacceso il dibattito e le polemiche delle associazioni e degli ambientalisti. «Questa è la politica del gambero, due passi avanti e tre indietro - dice Massimo Maugeri, voce storica di Legambiente-. E' chiaro, la politica è contraria al Parco nazionale, ma così si continuano a perdere soldi e occasioni. Un Far West, tutti contro tutti, e prima o poi l'Europa imporrà di vincolare i territori, ma i fondi non ci saranno più».
L'associazione internazionale Amici del Monte di Portofino, guidata dal presidente Daniele Granara (cui si deve la battaglia, nelle aule di tribunale, pro Parco allargato) e dal vice Marco Delpino, «stigmatizza le gravi responsabilità di chi, attraverso ricorsi "azzeccagarbugli", preferisce continuare a percorrere un intricato dedalo di strade giuridiche che rischiano, alla fine, di produrre sentenze degne della miglior Sibilla cumana. Quella che potrebbe essere chiamata "operazione clessidra", messa in atto da chi è contrario alla valorizzazione del territorio con l'istituzione del Parco nazionale, rappresenta l'inutile volontà di rivoltare il tempo basandosi sul nulla».
Per Alberto Girani, presidente del comitato Tutti per il Parco, «era evidente che la sentenza fosse formulata in questo modo. Il nodo è capire perché si spendano tanti soldi pubblici per tentare di evitare che nasca un Parco nazionale. Dalla sua istituzione, nel 2017, si sono persi oltre 20 milioni di finanziamenti. Per accontentare le lobby di cacciatori e costruttori si finisce per tarpare le ali ai giovani che vorrebbero lavorare sul territorio».
Sulla sentenza interviene anche Federparchi, con il presidente regionale Roberto Costa: «Una decisione che dovrebbe consentire di non avere più ostacoli alla realizzazione del Parco "a 7". L'augurio di Federparchi è che si possa procedere in questa direzione. Un compromesso accettabile anche da chi si è sempre dichiarato contrario all'estensione a 11». Ermete Bosetti, presidente del Coordinamento Per il Parco nazionale: «La sentenza rappresenta una bella vittoria. In attesa della pronuncia del Tar si potrà lavorare alla proposta per un Parco con 7 Comuni. E' l'ipotesi più praticabile».

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