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Chiavari (4/4)
di Goffredo Casalis

"Dizionario degli Stati di S. M. il Re di Sardegna – Vol. XVI" di Goffredo Casalis, 1847

Si sottolinea che il testo è stato redatto prima della nascita del Regno d'Italia

(precedente)

1782. Il ponte di Carasco, ch'era in legno, si edifica di vivo e sedici ne sono gli archi. La costruzione di questo ponte costò sessantadue mila lire.
Famiglie, e uomini illustri. Famosa è la casa Ravaschiero di Chiavari, avendo essa dato uomini valenti nelle cose di pace e di guerra. Credesi un ramo foto de' Fieschi conti di Lavagna. Di questo cospicuo casato furono:
Giovanni, capo di fazione nel 1265.
Tommasino, investito di alcuni piccoli feudi ecclesiastici da Papa Bonifacio IX nel 1369.
Manfredi, nipote del doge Tommaso Fregoso, che lo fece capitano del palazzo ducale l'anno 1436.
Tommaso, ambasciatore al duca di Milano 1447.
Cristoforo, abate di Borzone intorno al 1460.
Prospero, capo della valle di Sturla, nel 1445.
Angelo, capitano della piazza in Genova nel 1449.
Leonardo, cavaliere, capitano di Savona, 1482.
Paolo, ambasciatore a Milano, Venezia, Urbino, Roma negli anni 1466-1515.
Il venerabile frate Baldassare Ravaschiero, minor osservante, cui le croniche minoritiche danno il titolo di beato, morì l'anno 1492 nel luogo di Binasco sul Milanese.
Leonardo ascritto al patriziato nel 1562.
Ravaschiero Ettore, capitano della repubblica, combattendo in Corsica, contro de' sollevati (1565), e fatto prigione, fu per ordine di Sampiero della Bastelica, capo de' ribelli, fatto sbranare vivo da' cani mastini di quell'isola.
Ettore cavaliere del Tosone principe di Satriano, donò un terzo battaglione alla repubblica per la guerra del 1625. Anche il principato di Belmonte acquistarono verso il 1620 i Ravaschiero di Chiavari, che perciò si condussero in gran parte a stabilirsi nel regno di Napoli. Vuolsi qui notare che il monastero di Borzone, fondato circa il 1184 in valle di Sturla, della provincia di Chiavari, dai Benedittini di s. Vittore di Genova, fu governato da molti abati della casa Ravaschiero. Trovasi il nome de' seguenti, tutti di essa famiglia: Guirardo, 1224: Ugolino, 1361: Cristoforo, 1437; questo abate pacificò alcune famiglie della valle di Sturla, ed alienò molti beni del monastero per migliorare la condizione de' suoi parenti; era questi nipote del doge Tommaso Fregoso: Alessio, 1493: Alessandro, 1499: Cristoforo, 1506: questo P. Cristoforo fu l'ultimo abate regolare del monastero di Borzone; l'abazia passò in commenda nel 1535: monsignor Antonio Ravaschiero fu abate commendatario di Borzone, 1579.
Tra le famiglie di Chiavari ascritte in varii tempi al patriziato della repubblica, ch'era il sommo onore, a cui una casa potesse giungere, si trovano registrate le seguenti:
Oneti, famiglia estinta.
Sanguineti, dalla villa di tal nome: il ramo patrizio è spento. Nacque in Chiavari da parenti onoratissimi Benedetto Sanguineti, sacerdote, direttore delle scuole di Genova nel 1821. Morì nel 1831 priore del collegio filosofico nell'università di Genova. Stampò il poema di Racine sulla religione, tradotto dal francese in verso sciolto. - Le notti romane del Verri ridotte in terza rima. - L'elogio dell'abate Zamagna in lode di M. V., traduzione in terza rima. - Orazione funebre in morte del re Vittorio Emanuele. - Poesie di vario argomento, e qualche orazione. Fu singolarmente stimato pe' suoi panegirici: ne fu stampato il ritratto e l'elogio dal dottissimo professore abate cavaliere Spotorno, in foglio.
Costa-Pellegrina, estinta.
Dosii, estinta.
Solari, estinta, diversa da un'altra dello stesso nome, di cui parleremo qui appresso. Di quella Agostino ebbe l'ascrizione nel 1576.
Della Torre, non tutti i rami patrizii di questo cognome hanno la stessa origine.
Scribanis, ascritti alcuni nel 1564, ed altri nel 1629.
Di s. Pietro, ascritti nel 1528, estinti.
Chiavari, famiglia così chiamata dal luogo della sua origine, come tante altre genovesi.
Di essa furono:
Il venerabile frate Alberto, decimo generale dell'ordine domenicano.
Simone, vescovo di Brugnato nel 1487. Dacché la famiglia Chiavari fu ascritta al patriziato nel 1575, produsse Gerolamo doge, 1582; Gianluca figlio del precedente, e doge esso pure nel 1628; Fabiano, dell'ordine di s. Agostino, abate di s. Matteo in Genova, canonista di gran nome: pubblicò un trattato latino de Cambiis, 1568; Genova, Belloni in 4°
Costaguta: questa prosapia illustrarono:
Vincenzo Costaguta, creato cardinale di s. Maria in Portico nel 1643 da Urbano VIII: fu legato a latere nel ducato di Urbino.
Il P. Bernardo di s. Onofrio: fu dei primi in Italia ad abbracciare l'instituto dei Carmelitani Scalzi; si narrano cose mirabili di questo virtuosissimo religioso. Morì nel convento di s. Anna in Genova l'anno 1652: dettò Sospiri profondi dell'anima contemplativa. Genova, Calenzani, 1649, in 4°.
Giovanni Battista era cardinale nel 1690: fu carissimo al sommo pontefice Alessandro VIII.
L'antica famiglia Solari, detta de Solario, ebbe da Massimiliano I imperatore circa il 1496 la nobiltà dell'impero nelle persone di Giacomo Solari, e de' suoi discendenti; confermata dall'imperatore Leopoldo I con diploma del 1692 nelle persone di Gianluca, e de' discendenti suoi. Produsse molti uomini segnalati. Eccone alcuni:
Gianluca, nato in Chiavari l'anno 1732, fu paroco delle Grazie in Genova, poi canonico prevosto delle Vigne, indi nel 1774 vicario generale dell'arcivescovo Lercari suo cugino, e nel 1792 vescovo di Brugnato: perdette la vista negli ultimi anni di sua vita: morì l'anno 1810 in Sestri di levante, solita residenza dei vescovi di Brugnato a quel tempo.
Giuseppe Gregorio Maria, fratello di monsignore Gianluca, religioso delle scuole pie: insegnò tra i suoi dapprima in Siena, e poscia in Roma: quivi si lasciò per un momento avvolgere nel turbine eccitatovi da novatori francesi: fuggendo di Roma, all'avvicinarsi de' regii di Napoli, fu arrestato dagli austriaci che lo chiusero in prigione a Livorno, dove compose la versione dei cantici sacri pubblicata in Torino; rimesso in libertà, si condusse a Chiavari, indi a Genova, dove ebbe la cattedra di greco, e vi recitò nel 1804 l'orazione italiana sull'Amore del vero, che fu subito stampata. Nel 1805 trovatosi a Genova Napoleone, il P. Solari scrisse in lode di lui un componimento lirico latino, e n'ebbe la decorazione della Legion d'onore. Al riformarsi dell'università venne escluso dal numero de' professori. Fu sozio dell'Instituto Ligure, a cui lesse il disegno di un poema sopra il finimondo, e il regno di Gesù Cristo; disegno pubblicato in Savona nel 1837 nella stamperia vescovile. Morì in Genova il 12 di ottobre del 1814. Si hanno alle stampe tutte le opere di Orazio, tutte le opere di Virgilio, e la metamorfosi di Ovidio, tradotte dal Solari in tanti versi italiani, quanti ne ha l'originale. Nell'edizione genovese delle metamorfosi è l'elogio che ne scrisse l'abate Gavotti. Il ritratto di lui, e l'elogio scrittone dal suo nipote avvocato Giovanni Cristoforo Gandolfi, è ne' ritratti ed elogii de' Liguri illustri. La versione delle satire di Persio fatta dal Solari verso per verso, sta presso gli eredi.
Giovanni Agostino, giureconsulto famoso, cominciò a scrivere nel 1645 le sue Excursiones agli statuti civili e criminali di Genova; opera MS. esistente nella biblioteca pubblica di Chiavari.
Pier Agostino, nato in Chiavari, 1660, e mortovi nel 1730: ebbe fama di profondissimo legista, e lasciò un Repertorio legale di tredici grossi volumi in foglio MS. Da lui nacque l'avvocato Giovanni Andrea nel 1700, il quale fu padre di un altro Pier Agostino, che venne in fama d'uomo dottissimo: fu questi eletto nel 1772 segretario di Stato, nel quale uffizio stette per conferma sedici anni; esempio nuovo nel governo di Genova. Trattò affari gelosi colle corti di Torino, e di Toscana con gradimento di tutte le parti contraenti.
Luca Andrea, nato in Chiavari nel 1771, fu dotto giureconsulto, buon letterato, e zelantissimo del bene pubblico. Nel 1814 era senatore della repubblica; nel 1816 decurione di Genova, e sindaco nel 1817. Insegnò giurisprudenza nella genovese università fin dal 1805. Morì il 18 febbrajo 1820. Il celebre avvocato professore Ardizzoni ne celebrò la memoria con orazione latina stampata in Genova; e lo stesso fece con un'orazione italiana, fatta di pubblica ragione in Torino, l'esimio avvocato Bixio in allora studente. Pochissimo di Luca Andrea Solari abbiamo alle stampe: la principale sua produzione è un elogio di Giuseppe Negrotto, morto sindaco di Genova nel 1819.
Nicola Benedetto, fratello di Luca Andrea, senatore, consigliere di stato, cavaliere de' ss. Maurizio e Lazzaro, onorato del titolo di conte, vive in Chiavari sua patria, ove esercita l'uffizio di riformatore delle pubbliche scuole.
Chiavari onorasi anche di molti altri suoi figli degni di memoria, fra i quali si notano:
D. Ogerio Borrone che nel 1308 era priore di s. Giorgio di Marenco nell'Alessandrino.
Vaccà Domenico, vescovo di Noli, e vicario generale di Paolo Fregoso arcivescovo di Genova nel 1485.
D. Bartolommeo da Chiavari, nel 1492 era superiore del monastero di s. Giorgio in Alga di Venezia.
Scipione dalla Cella, ed anche Cella semplicemente, di un'antica e nobile famiglia, dottore di legge, coltivò felicemente la poesia italiana. Ebbe amici Ansaldo Cebà, Gabriello Chiabrero, e Giannicolò Sauli-Carrega. Mancò ai vivi circa il 1607. Si hanno alle stampe, Rime di Scipione de' signori dalla Cella raccolte dopo sua morte; Milano, 1609, in 4°: nell'epistole del Sauli-Carrega, libro V, se ne ha l'elogio indirizzato a Matteo Ricci.
Pietro dalla Cella, sacerdote e dottore di teologia, stampò la storia della Madonna dell'Orto di Chiavari, Genova, 1613, in 8° piccolo: Gratulatio cardinali Horatio Spinolae archiep. genuens; Genova, Pavoni, 1616, in 8°: l'orazione funebre di esso cardinale, ivi, 1616, in 8°; non che molte poesie latine che si leggono sparse nelle raccolte di que' tempi.
Giovanni Annibale dalla Cella, originario di Chiavari, dottor collegiato di legge: sul principio del secolo decimottavo era in fama d'uomo dottissimo.
Stefano dalla Cella, dottore di medicina, nell'accademia Chiavarese degli Inariditi detto l'Avvivato, diede alla luce un'orazione in lode di Chiavari: Genova, 1650, in 4° - Un'orazione pei funerali di Achille Costaguta: Genova, 1650, in 4° - Favola pastorale-magica, dramma: Genova, Calenzani, 1635, in 8°.
Gianfrancesco Bafico, chierico regolare, stampò alcune poesie, ed una breve storia del s. Sudario di Edessa, conservato in Genova nella chiesa degli Armeni; fioriva circa il 1655.
Bonino Filippo Maria nacque nel 1612: professò nei frati di s. Ambrogio ad nemus di Lombardia. Soppressi questi religiosi, rimase prete secolare. Il cardinale Antonio Barberini lo fece suo vicario generale nella diocesi di Palestrina, e gli conferì un'abazia; ond'è noto sotto il nome dell'abate Bonino. Luigi XIV gli dié il titolo di suo predicatore ed elemosiniere. Passato a Vienna ebbe titolo di consigliere. Visse pure molto in Venezia. S'ignora l'anno preciso della sua morte.
Fu scrittore infaticabile. Le principali cose da lui dettate sono:
Il Tevere incatenato, Roma, 1663, in 4° Opera che sotto un titolo strano contiene molte buone dottrine sull'idraulica, specialmente applicata al Tevere.
L'officio della B. V. de' morti, i salmi graduali, penitenziali, ecc. La passione di G. C., traduzione italiana per comodo dell'imperatrice. Vienna 1672, in 8° Questa traduzione, per esservi anche quella di tutti gli oremus, cosa vietata, fu posta più tardi all'indice.
Il Ciro politico: Genova, 1648, in 12°.
L'ateista convinto: Venezia, 1665, in 12°.
La donna difesa: se ne hanno più edizioni.
L'Augusto vindicato: Vienna, 1677, in 8° E' libro di critica letteraria.
Di tutte le altre opere dell'ab. Bonino o stampate, od inedite, non si ha notizia distinta, a cagione della vita errante dall'autore. Tacendo per altro delle minori, possiamo accennare le seguenti: Storia degli eresiarchi. - I viaggi. – Storia de' suoi tempi. - Il repubblichista. - Carmina - Vita del famoso viaggiatore Pietro Dellavalle. - Della podestà dei vescovi. - Conclave di Innocenzo X. - Epistole politiche. - Confutazione della confessione di fede de' Calvinisti. – Della monarchia.
Costa Paolo: fu in grido di prestante giureconsulto, ed ebbe cospicue dignità nel governo popolare negli anni 1797, e 1803.
Gandolfi Giovanni Cristoforo nacque in Chiavari nel 1719: cessò di vivere nella sua villa di s. Lorenzo della Costa l'anno 1794. Fu pregiatissimo in patria, ed in Genova: venne chiamato nel regno di Napoli come consultore in causa gravissima: lasciò manuscritte le sue annotazioni allo statuto di Genova. Nel 1797 morì Antonio suo figlio, rinomato giureconsulto. Vive il nipote avvocato Giovanni Cristoforo, di cui faremo parola qui sotto.
Luca di Giambattista, di Ruffino Sanguineti, sacerdote e dottore di leggi: dopo avere esercitato in Genova con fama di rettitudine e di molta dottrina l'avvocatura, venne eletto (1727) dal duca Francesco Farnese a consigliere di giustizia negli stati di Parma e Piacenza; fu confermato in tal dignità dal successore Antonio, che gli aggiunse la carica di vice-presidente della camera ducale di Piacenza. Carlo di Borbone, ottenuti i dominii Farnesiani, con diploma del 1734 innalzò il Sanguineti alla dignità di presidente della camera di Piacenza, conservandogli quella di consigliere di giustizia. Carlo VI imperatore che tenne alcuni anni gli stati Parmensi, concedette al Sanguineti con diploma onorevolissimo del 30 d'agosto 1738 l'onorato ritiro, con licenza di godersi la metà degli onorarii anche fuori di stato, e gli conservò tutte le onorificenze, e tutti i titoli delle dignità sostenute. Il Sanguineti si ritirò in Genova, e il dotto arcivescovo Saporiti il volle suo vicario generale. Negli ultimi anni amò tornare al riposo domestico in Chiavari, dove morì circa il 1760.
Gandolfo Angelo Domenico: fu esimio dottore di leggi, e zelante arciprete del duomo di Chiavari: morì nel 1796: ha monumento d'onore nello spedale della sua patria, cui lasciò erede delle sue facoltà, tranne quelle avute dal padre, che volle tornassero nella sua famiglia.
Il P. Paolo Maria Rivarola, cappuccino: divenuto sordo al tutto, sci mesi dopo la professione, epperciò inabile al sacerdozio, si diede dapprima a lavori manuali, e poi allo studio. Fatto bibliotecario dell'insigne convento della Concezione in Genova, si adoperò tanto, che giunse, mercé di limosine e di sussidii, a formarvi una biblioteca doviziosa per numero, e preziosa per ottimi libri. Nelle ore d'ozio, portato dalla sua divozione ferventissima verso la B. V. Maria, raccolse in venti volumi in foglio tutto ciò che si trova scritto nei santi padri, e negli altri autori in lode della Madre di Dio. Un altro lavoro forse più utile agli studenti, si è il catalogo di tutti gli spositori della santa Bibbia, sì di coloro che tutta la commentarono, e sì degli altri che n'esposero una parte, ed anche un solo versetto: sono due volumi in foglio. Ambedue queste opere si rimasero MSS. Fiorì il P. Rivarola tra il 1720, e il 1750. Se ne ha l'elogio nella biblioteca degli scrittori cappuccini.
Benedetto Maria Solari, dell'ordine de' predicatori: nacque nel 1742. Fu creato vescovo di Noli l'anno 1778. Siccome le rendite del suo piccolissimo vescovato non eccedevano franchi 4000, abitava egli metà dell'anno in Noli, e metà in Genova, in casa de'suoi parenti, od in Albisola presso la marchesa Catterina Negrone vedova del doge Francesco Maria della Rovere. Nella rivoluzione del 1797 si dichiarò del partito popolare; ed ebbe parte nella commissione legislativa; ma non trascurò mai i doveri episcopali. Si unì con lettera al clero costituzionale di Francia. Non volle che si pubblicasse nella sua diocesi la bolla auctorem fidei, e ne stampò i motivi, confutati dal cardinale Gerdil coll'esame de' motivi. Dopo la morte del cardinale, il vescovo contrappose all'esame una sua apologia stampata in Genova. Monsignor Solari morì in Genova il 13 d'aprile del 1814. Benché i suoi sentimenti, come teologo e come canonista, non si possano lodare, fu egli per altro di buoni costumi, ospitale nella sua povertà, e nella diocesi di Noli non fece innovazioni.
Onorano di presente la città di Chiavari, ov'ebbero la culla:
Descalzi, detto il Campanino, il quale benché artigiano, é degnissimo di memoria. Nel genere di ingegnosi lavori in legno da lui eseguiti con vera solidità ed eleganza, egli si distingue altamente. Fu onorato della bontà del re di Napoli Francesco I, e de' nostri augusti sovrani il re Carlo Felice, e sua maestà il re Carlo Alberto. La società economica di Chiavari, più non trovando come rimeritarlo, giacché ogni anno egli si aveva il primo premio, fecelo sozio effettivo.
Il cavaliere Giovanni Antonio Mongiardino si diede alla medicina in Genova, ed anche agli affari pubblici, nei quali sostenne uffizii ragguardevoli al tempo della repubblica ligure. Fu de' primi socii del ligure instituto, chiamato poi da' francesi accademia imperiale di scienze: alcune sue dotte memorie si hanno nei volumi di quella società. Professore di clinica interna nella regia università, e capo del protomedicato, meritò la pubblica estimazione, e il re Carlo Alberto lo volle fregiato della croce de' ss. Maurizio e Lazzaro. Ora gode onorato riposo. Possiede una scelta e numerosa libreria, non che pitture e disegni di molto pregio. Si hanno di lui alcune operette alle stampe; e si spera, che sciolto dalle cure pubbliche, darà l'ultima mano alla sua storia de' medici liguri.
Giovanni Cristoforo Gandolfo, dottore di leggi, vice-intendente generale, bibliotecario nella università di Genova, membro della giunta di statistica, ed uno de' cinque regii revisori in Genova. Egli è pure segretario generale della società economica di Chiavari, della quale fu sempre valido sostegno. Diede alla luce alcuni lodati opuscoli, e ultimamente pubblicò (1837) due pregiatissimi volumi di considerazioni agrario-economiche, dei quali toccammo superiormente.
Prima di dar termine al presente articolo noteremo che al governo di Chiavari la repubblica mandava dapprima un podestà, quindi un capitano, e nell'ultimo secolo un governatore con titolo di eccellenza.

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