Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Santa Rosalia: un legame tra Santa Margherita e la Sicilia

Come mai dal 1673 la patrona di Pegli è Santa Rosalia, siciliana? Anche a Rapallo, nella Basilica dei Santi Gervasio e Protasio, Santa Rosalia è raffigurata nelle porte bronzee laterali e all'interno ospita, nella zona presbiteriale, un dipinto donato nel 1679 dal nobile Gervasio Pescia1.

Santa Rosalia, patrona di Palermo dal 1666, nacque nel XII secolo: si dice che fosse figlia del duca Sinibaldo e di Maria Guiscarda, cugina del re normanno Ruggero II. Ammirata per la sua bellezza e pervasa dal fervore religioso del suo tempo9, si ritirò in una grotta del feudo paterno sui Monti Sicani, in provincia di Agrigento, poi sin trasferì in una grotta sul Monte Pellegrino, dove visse in preghiera e solitudine.
Morì il 4 settembre 1160. Papa Urbano VIII la incluse nel Martirologio Romano nel 1630: le festività stabilite sono due, l'anniversario del ritrovamento delle reliquie (15 luglio) e l'ascesa al cielo (la morte il 4 settembre).
Familiarmente chiamata Santuzza, la tradizione fa derivare il suo nome, Rosalia, dall'unione di rosa e lilia (rosa e gigli), simboli di purezza e unione mistica: per questo è rappresentata con il capo cinto di rose.
Santa Rosalia è una vergine, non martire.

Alcuni giustificano questa devozione con l'epidemia di peste che aveva colpito il genovesato nel 1656, quando era diffusa la notizia del "miracolo" compiuto da Santa Rosalia in occasione della pestilenza del 1624 a Palermo; un'associazione amplificata dal contributo dato alle vicende palermitane da un membro della famiglia Doria: Giannettino2.

La "Storia cronologica de' Vicerè… del Regno di Sicilia – Tomo II, Parte II" dell'abate Giovanni Evangelista, del 1791, riporta quanto segue.

Il Cardinal Doria assunto all'Arcivescovado dì Palermo per la morte di Monsignor Diego de Aedo3 era arrivato in detta Città a' 7 di Maggio dell'anno antecedente 1609, e la di lui entrata in Palermo era stata delle più solenni che si fosse veduta… Mostrossi egli fin dal principio del suo Ecclesiastico governo assai severo, ed amante di una rigorosa disciplina, come si fa palese da vari Editti, ch'ei promulgò per la sua Chiesa, e particolarmente da quelli contro i bestemmiatori, e contro gli abusi introdottisi ne' Chiostri delle Monache.
… [nel 1624] trovandosi nella Città di Termini per prendere i bagni, appena udita la notizia che la peste era entrata nella Capitale, senza curare albero genealogico la sua salute, né temere il pericolo, che andava ad incontrare, partì subito per Palermo, per dar soccorso a' suoi amati Palermitani
Il Principe Emanuele Filiberto4 [vicere] dovette egli soccombere al comune fato, e a' 3 di Agosto [1624] nella fresca età di anni trentasei fu rapito dalla pestilenza. Prima di morire raccomandò il Regno nelle critiche circostanze, nelle quali si trovava, al Cardinale Giovannettino Doria, nelle di cui mani tranquillamente spirò.
Ricusava il Doria di accettare la carica di Luogotenente del Regno, considerando, che la cura pastorale indossatagli da Dio l'occupava interamente, e che non avea agio di rivolgersi alle cure politiche. Ma il Sacro Consiglio lo ritrasse da questo pensamento, facendogli riflettere, che il servigio del Sovrano ricercava, ch'egli al grave peso di Arcivescovo unisse ancora, fino che il Monarca Cattolico non avesse altrimenti provveduto, quello del governo del Regno; ed egli pieghevole alle loro insinuazioni si arrese, e a' 6 dello stesso mese di Agosto ne prese il possesso.
S'egli come Pastore avea esposta la sua vita, e consumato il denaro delle sue rendite per soccorrere i poverelli, da Governante non trascurò di adoprare i possibili mezzi per aiutarli, e per cercare ogni modo di fare estinguere il morbo pestilenziale.

dipinto I Santi Rocco, Sebastiano, Rosalia e Filippo Neri in adorazione della Trinità
Dipinto di Bartolomeo Guidobono (Museo Diocesano di Chiavari) proveniente dalla chiesa di San Giacomo di Corte

Alle Sante Protettrici, che furono implorate, fu allora unita S. Rosalia, che poi prese il principal luogo anche sopra S. Cristina5, ch'era la prima Padrona della Città, le di cui Sacre ossa, si erano allora ritrovate in una Caverna del Monte Pellegrino [Solo qui dobbiamo avvertire, che fu veramente trovato un masso di ossa, e pietre di lambicco, che per le acque piovane di quel monte si erano formate attorno al corpo della Santa].
«Mentre a' 15 di Luglio per placare l'ira Divina si conducevano le Reliquie di S. Ninfa6, e si recitavano le Litanie de' Santi, si udì inaspettatamente cantare i Sacerdoti: Sancta Rosalia ora pro nobis; preghiera, che non si era mai fatta, né antecedentemente convenuta. Eravi in verità una vecchia tradizione, che fra le Cittadine Palermitane vi fosse questa Santa Romitella, ed era fama, che fosse morta nel vicino Monte Ercta, oggi detto Pellegrino; ma per lo più questa Santa Vergine era sconosciuta, né si venerava con particolare culto. Sorprese dunque la novità, e si concepì allora una certa fiducia, che Dio volesse per l'intercessione della medesima liberare la Città dalla pestilenza. Ciò però, che più allarmò, fu appunto l'avviso, c'ebbe lo stesso giorno il Cardinal Doria, che il Corpo di questa Beata si fosse già ritrovato nel ridetto Monte.»
Sebbene sembrasse, che questo ritrovamento fosse conforme alla tradizione, che si avea di quella Santa, e la divozione del Popolo avvivata da' vari avvenimenti desiderasse, che le Sacre Reliquie si esponessero per venerarli, nondimeno il sagace Cardinal Doria non volle precipitare il giudizio, ed avendo fatto trasportare al Palagio Arcivescovale il masso di pietra, dove visibilmente si osservavano le ossa, chiamò diversi Teologi, e Medici, acciò dissaminassero con ogni possibile diligenza, se veramente quelle fossero ossa incastrate nella pietra per lavorio della Natura; e intanto se fare delle esatte ricerche sulle memorie, che si aveano di quella Santa Romitella, e se indagare, se la medesima dalla Quisquina7, dove avea stabilita la sua abitazione, fosse in fatti venuta al Monte Ercta, e vi fosse poi morta.

Santa Rosalia Santa Rosalia distesa
1625, Gregorio Tedeschi (Santuario Monte Pellegrino)

Questo esame non era opera di pochi giorni. I Fisici dovettero molto affaticarsi per venire a lume del vero, e scoprire inoltre se le ossa erano di Donna; i Teologi poi erano discordi fra di loro, e lo doveano essere, giacché la più verisimile opinione di questo ritrovamento era appoggiata ad una visione accaduta ad una femmina, cioè a Girolama Gatto, e ognun sa, quanto soglia essere accesa la fantasia delle donne capace d'immaginare cose inudite, e portentose8. Sospetta era ancora l'altra del Cacciatore Bonello, che potea essere un sogno eccitato da discorsi de' giorni antecedenti. Il Cardinale, che camminar volea con piè fermo, né volea urtare in scoglio, esponendo alla venerazione de' popoli Reliquie, che non meritavano di aver culto, con religiosa politica andava differendo a determinarsi, aspettando, che Dio con altri mezzi si compiacesse di manifestarlo.

sarcofago Sarcofago del Cardinale Giannettino Doria
nella cripta della Cattedrale di Palermo

Il male frattanto proseguiva a mietere le vite degl'infelici Palermitani, e per tutto l'anno 1624 niente dimesse dalla sua fierezza, e quantunque non si fosse cessato di ricorrere a Dio, nondimeno non ristava la pestilenza di tribolare la Città. Si durò in questo penoso stato fino a' 12 di Febbraio dell'anno 1625, quando compilato il processo sulla verità delle ossa di S. Rosalia dopo l'esame di sette mesi, furono queste per la podestà Ecclesiastica esposte al pubblico culto. In verità il morbo non cessò interamente, ma cominciò a cedere, e dove prima morivano alla giornata delle centinaia, di poi non restavano vittime della morte, che quattro, o cinque in ogni dì. Diminuita la veemenza del contagio, si aspettò, che arrivasse l'anniversario della invenzione delle Sacre Reliquie per rendere grazie a Dio, e per celebrare con una solenne festa la memoria della novella Protettrice. Di quella celebrità evvi alle stampe la distinta relazione, e vuolsi che dal mese di Giugno, nel di cui nono giorno cominciò a solennizzarsi il ritrovamento delle Sacre Ossa, fino che terminò la festa, niuno restò attaccato da questo morbo. Passato il detto tempo ripullulò; ma parve, che cessasse interamente nel dì 15 di Luglio, in cui cadea il vero giorno del ritrovamento, e aprissi allora il commercio colle altre Città del Regno. In capo però a cinque mesi nel Dicembre dello stesso anno tornò il male a farsi sentire, e fu di mestieri di chiudere di nuovo la comunicazione colle altre Città, quantunque non avesse mostrata l'antica forza, ma fosse comparso più benigno, e in capo a qualche mese si fosse perfettamente estinto.


Il cardinale Doria morirà il 19 novembre 1642.


1 Vedi l'articolo della Gazzetta "Pescia, storia di famiglia con giallo" del 25 settembre 2016. Tra l'altro si legge «Una tradizione famigliare vuole che il Gerolamo sia il primo dei Pescia, andato a Palermo, seguendo il cardinale principe Giannettino D'Oria, eletto ivi arcivescovo… e per conseguenza dovette riuscir facile al figlio Gervasio il possesso delle reliquie insigni della Santa, date in dono alla patria. Il Gervasio sposò una certa Benedetta, premortagli, non ebbe prole, e morì in Palermo il 13 maggio del 1683, nel giorno in cui dettò le ultime sue volontà, beneficando largamente Rapallo. Gli fu eretto un busto nella cappella di S. Rosalia.
Testò il 26 febbraio del 1679, ordinando di essere sepolto nel convento dei Riformati, fuori le mura di Palermo… Fu il benefattore grande della chiesa di Rapallo, giacché in detto testamento, ordinò la costruzione in essa d'una cappella, dedicata a San Gervasio e a Santa Rosalia… ordinando due messe quotidiane con lo stipendio di l. 250 annue per ciascuno di due cappellani, ed inoltre aggiungeva lire ottanta per la celebrazione d'una messa cantata ogni primo lunedì di mese… Il vincolo che da Palermo univa a Rapallo Gervasio Pescia, primo Barone d'Irosa, che della sua culla non fu mai dimentico, si stringeva viemmaggiormente con due regali splendidi, che doveano suscitare nel cuore dei Rapallesi novelle vampate di fede. Il primo dono consisteva in un magnifico Ostensorio, tutto di finissimo argento, e che tuttora conservasi tra le preziose argenterie della nostra parrocchiale. Fu quasi il dono alla patria per l'ottenuta investitura del feudo nobiliare, perché porta la data del 1671. In tre tondelli risaltano Santa Rosalia, coricata, i S.S. Gervasio e Protasio, e N. S. di Monte Allegro. Reca pure lo stemma dei Pescia, diviso in due campi, con tre stelle nel comparto superiore e due pesci in quello inferiore. Il barone Gervasio Pescia, per il tramite del nipote Antonio Maria Pescia, figlio del cap. Giacomo, decorava la chiesa parrocchiale di una reliquia insigne di Santa Rosalia di Palermo, rinserrata "in una cassetta d'argento". Giunse in Rapallo il 24 giugno del 1680, e l'urna in cristalli, allacciati con bei lavori, usciti da cesello di artista provetto, insieme all'Ostensorio costituiscono due cimeli fini di arte palermitana, ed è ciò, che delle superbe oreficerie che possedeva Rapallo, è ancora superstite. Gervasio Pescia, primo Barone d'Irosa, modificò il suo testamento, mediante un codicillo, vergato in Palermo il 13 maggio del 1683, e dotò la cappella di S. Rosalia, eretta a sue spese nella parrocchia di Rapallo, di una messa quotidiana, da celebrarsi un cappellano, la cui elezione dovesse spettare ad Antonio Maria e a Gervasio Pescia del fu capitano Giacomo, suoi nipoti, con obbligo di messa cantata al venerdì con l'esposizione del Venerabile con dieci lumi accesi, previa l'assistenza dell'Arciprete e di undici canonici.…
Nella chiesa di S. Francesco di Rapallo, oltre l'altare sacro al Battista, i Pescia possedevano tre tombe. Una del 1601 accolse la salma di Giovanni Pescia, bisavolo di Gervasio, primo Barone d'Irosa. L'altra, del 1643, accolse la salma di Bartolomeo Pescia, zio del predetto Gervasio, e la terza, nel 1657, quella di Bianchinetta, figlia del fu Paolo Pescia e moglie di Simone Bianchi. Paolo Pescia era pur zio del predetto Gervasio. Le tre tombe erano sormontate dall'Antico stemma dei Pescia, tre stelle e due pesci, stemma, che trovasi pure nell'Ostensorio inviato nel 1671 alla Chiesa di Rapallo, e nell'urna, contenente le reliquie di Santa Rosalia, inviata nel 1680.»
2 Giovanni Doria, detto Giannettino, nacque a Genova il 24 marzo 1573 da Giovanni Andrea, principe di Melfi (in Basilicata) e Zenobia Del Carretto. Compì gli studi universitari di filosofia e teologia in Spagna, entrò nelle grazie di Filippo III, re di Spagna, e grazie a lui papa Clemente VIII il 9 giugno 1604 lo nominò cardinale. Il 4 febbraio 1608 fu nominato arcivescovo da papa Paolo V e nel luglio del 1608 divenne arcivescovo di Palermo, facendo il suo ingresso nella città, con grandissimo sfarzo, il 7 maggio 1609. Qui non incontrò molte simpatie, in quanto forestiero, legato alla corte di Spagna e ostile alle rivendicazioni di autonomia.
Giannettino Doria morì a Palermo il 19 novembre 1642.
3 Diego Haëdo
4 Sotto Filippo IV di Spagna, Emanuele Filiberto di Savoia fu nominato nel 1622 Viceré di Sicilia, carica che mantenne fino alla morte, a Palermo. Fu sepolto nella Cripta della chiesa inferiore della cappella palatina del Palazzo dei Normanni.
Dal 1516 il Regno di Sicilia con Carlo V era passato agli Asburgo di Spagna; al tempo Re di Spagna era Filippo III (Filippo il Pio). Per suo conto la Sicilia era governata da un viceré, che costituiva l'alter ego del sovrano lontano.
5 Santa Cristina di Bolsena la Vetere (dal latino vetus, antico), prima Patrona di Palermo. Il mausoleo con le sue spoglie, provenienti da Bolsena, è costruito lungo le sponde del fiume Papireto di Palermo.
6 Ninfa era figlia di Aureliano, prefetto di Palermo al tempo di Costantino Magno (280-337). Convertita, il padre non la convinse ad abiurare e la imprigionò e torturò insieme ad altri cristiani. Fuggiti miracolosamente si imbarcarono per l'Isola del Giglio, da dove raggiunsero poi Bucina, località vicina a Roma. Qui Ninfa morì il 10 novembre 316. Nel 1593 il capo della Santa fu trasferito a Palermo in un altare della cattedrale, consacrato nel 1598.
7 Oggi Comune di Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento.
8 Il 26 maggio 1624 Girolama Gatto, una donna in fin di vita, vide in sogno una fanciulla vestita di bianco che le prometteva la guarigione se avesse fatto voto di salire sul Monte Pellegrino per ringraziarla. Appena Girolama bevve l'acqua che gocciolava dalla grotta si sentì guarita e le riapparve la giovane nella quale riconobbe Santa Rosalia, che le indicò il posto dove erano sepolte le sue reliquie. Il 15 luglio 1624 i frati eremiti francescani di un vicino convento trovarono un masso lungo sei palmi e largo tre, a quattro metri di profondità, con incrostati dei resti umani.
9 I re Normanni, dopo aver scacciato gli Arabi dalla Sicilia, avevano avviato il rinnovamento cristiano-cattolico.

© La Gazzetta di Santa