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    Pezzi di storia

Ravatto

Il "Dizionario genovese-italiano" di Giuseppe Olivieri, del 1851, definisce Ravatti come "Ciarpe, carabattole, nome collettivo di vestimenta logore e smesse, foto o di masseriziuole di poco pregio. Ciarpame, quantità di ciarpe, di roba vile" e Ravattâ "rovistare, andar per la casa trascinando e movendo le masserizie da luogo a luogo, quando si cerca di checchessia; altrimenti, trambustare".
Si tratta dunque di un termine associato a oggetti scadenti e di scarsa qualità o persone con caratteristiche estetiche modeste; si arriva anche ad apostrofare con questo termine donne di non particolare avvenenza.
Alcuni lo traducono nell'italiano miscellanea che tuttavia non rende completamente il termine genovese di qualcosa conservato in cantina perché "può sempre servire".
Nel 1910 Gaetano Frisoni, nel suo "Dizionario genovese-italiano", elenca alcune voci derivate:

  • Ravanzâ, rovistare
  • Ravattâ, rovistare, frugare, trambustare
  • Ravattaggi ritagli, rimasugli, avanzaticci - strigoli, avanzi di macelleria o pizzicheria
  • Ravattin frugolo, bimbo tocchino
  • Ravatto ciarpame - bazzecola, cianfrusaglia, cosa di niun conto

Anche a Milano si usa ràvànâ con il significato di frugare, riferito in particolare ai bambini che frugano con le mani in cesti e casse.
In italiano ravaneto è un mucchio di detriti e materiali di rifiuto, il luogo dove si accumulano i materiali di scarto nelle cave di marmo o di pietra; rava significa frana, precipizio.
Probabilmente ha la stessa etimologia del termine "carabattola", dal latino grabāttus e dal greco krábatos, "lettuccio": una derivazione dal Vangelo secondo Marco (2:9) dove Gesù si rivolge a un paralitico e gli dice «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina» (Surge, tolle grabattum tuum et ambula). In sostanza gli dice «Prendi le tue cose (di poco valore) e vattene».

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