Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

I cimiteri di Santa Margherita

"All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro? …
"
Così inizia il carme Dei Sepolcri di Ugo Foscolo, versi scritti in pochi mesi nel 1806 ispirandosi all'"editto di Saint Cloud" di Napoleone del giugno 1804 che regolamentava le pratiche sepolcrali; Foscolo accetta con la ragione questa legge, ma con il sentimento capisce che può indebolire il ricordo dei cari defunti.
Il Décret Impérial sur les Sépultures firmato il 23 Prairial 12 (23 Pratile), 12 giugno 1804 nel palazzo di Saint-Cloud si sviluppa in 27 articoli, tra i quali il primo recita "Aucune inhumation n'aura lieu dans les églises, temples, synagogues, hôpitaux, chapelles publiques, et généralement dans aucun des édifices clos et fermés où les citoyens se réunissent pour la célébration de leurs cultes, ni dans l'enceinte des villes et bourgs." (Nessuna sepoltura avrà luogo nelle chiese, templi, sinagoghe, ospedali, cappelle pubbliche e generalmente in nessuno degli edifici chiusi dove i cittadini si incontrano per la celebrazione dei loro culti, né all'interno delle mura di città e villaggi.)

La parola cimitero fu usata inizialmente dai primi cristiani per indicare singole tombe e solo successivamente sepolcri collettivi (catacombe, necropoli, sepolcreti annessi o sottostanti alle chiese): deriva dal termine greco che significava dormitorio, luogo di riposo.

Il secondo articolo "Il y aura, hors de chacune des villes ou bourgs, à la distance de trente-cinq à quarante mètres au moins de leur enceinte, des terrains spécialement consacrés à l'inhumation des morts." (Al di fuori di ciascuna città o villaggio, a una distanza di almeno trentacinque o quaranta metri dalle loro mura, vi saranno terreni appositamente dedicati alla sepoltura dei morti.)

Già dal 31 maggio 1797 la Repubblica di Genova si era trasformata, sotto la spinta della Rivoluzione francese, da Aristocratica in Repubblica democratica ligure, per diventare poi vassalla della Francia; il 26 maggio 1805 Napoleone riceve la Corona di re d'Italia nel Duomo di Milano e alla cerimonia sono presenti il Doge di Genova Gerolamo Durazzo con otto senatori che il giorno precedente avevano approvato l'unione della Repubblica Ligure all'Impero Francese.
L'annessione comporta l'applicazione della legislazione francese: gli Annali di Attilio Regolo Scarsella riportano che già nel 1808 «Un'ultima, benefica riforma fu quella dei cimiteri, imposta col decreto imperiale del 23 pratile anno 12 e comunicata ai maires con circolare del prefetto il 6 di giugno.»
L'odierno territorio di Santa Margherita è incluso nella Giurisdizione "Golfo Tigullio" e diviso in due Cantoni: il "III Santa Margherita" (che include le Municipalità di Santa Margherita, San Siro e San Lorenzo della Costa) e il "IV San Giacomo" (con San Giacomo di Corte, Portofino e Nozarego).
La storia dei cimiteri segue dunque due strade diverse per i due cantoni e in quel 1808 a Santa Margherita «il maire (sindaco) Deferrari si mise all'opera per la costruzione del cimitero, e in breve fu scelto il terreno, presso l'oratorio di S. Bernardo. Ma il Signor Luigi Costaguta, che ne era proprietario, si oppose e mandò una protesta al prefetto; e per quest'anno la cosa restò lì» mentre a San Giacomo «la pratica del cimitero s'avvia per le lunghe. Si disputa se farne due o uno solo; se farlo nel posto della chiesa vecchia o in un terreno dei Signori Garibaldo e Smaino; se con denari del Comune o col concorso dei privati; e si finisce per non far nulla di nulla».
Il cambiamento andava a stravolgere un sistema introdotto già dall'avvento del cristianesimo, con le sepolture ad sanctos, nelle chiese o nelle loro immediate vicinanze1 per ottenere la protezione dei santi2: si seppelliva in grandi fosse comuni e le spoglie dei più ricchi giacevano all'interno della chiesa, sotto le lastre del pavimento.
Il movimento illuminista, sviluppatosi in Europa nel XVIII secolo, aveva già posto i problemi di salute pubblica e di infezione creati dai molti morti in luoghi abitati, confermati dalle nuove conoscenze in fatto di medicina ed igiene.
Ricorrendo agli Annali, sappiamo che nel 1535 «Piazza della Chiesa [l'odierna Piazza Caprera] aveva da una parte alcune case che la chiudevano, come oggidì, verso il mare e dall'altra, la chiesa, fiancheggiata da olmi, e rivolta ad oriente e dietro essa il cimitero.»

Tornando al periodo napoleonico, nel 1909 la pratica del cimitero non ha sviluppi a S. Margherita, mentre a S. Giacomo «Il Prefetto… dopo avere due e tre volte sollecitato il maire, mandò qui l'Ing. Magnin, "Architetto del dipartimento". Questi propose l'acquisto di un terreno di proprietà del Marchese Durazzo. Ma il Durazzo, informato della cosa dal suo agente, scrisse al Municipio che intendeva presentare una "petizione ad hoc" al Maire e una al Prefetto; e la proposta tornò a dormire.»

Gli "ospiti" del cimitero sono sepolti con diverse modalità:
  • inumazione: all'interno di una bara di legno posta in una fossa scavata dentro terra. La trasformazione delle materie organiche avviene nell'arco di una decina d'anni;
  • tumulazione: in una cassa di zinco sigillata ermeticamente e posta in una bara di legno, collocata in un loculo, tomba o cappella. La trasformazione richiede un tempo superiore ai vent'anni;
  • cremazione: incenerimento per combustione e raccolta delle ceneri in un'urna;
  • all'interno del cimitero vi sono cenotafi, tombe vuote realizzate per onorare defunti illustri, senza la presenza delle sue spoglie.

L'anno successivo (1810) leggiamo per S. Margherita «Finiamola con la bisogna dei cimiteri. Dopo una visita dell'Ing. Magnin, il Prefetto aveva fissato i luoghi per la costruzione in questo modo: 1) Il cimitero di S. Margherita nel luogo detto l'Oratorio di S. Bernardo, di proprietà di questo oratorio; 2) Quello di S. Siro, attiguo a questo e da esso separato mediante un muro; 3) Quello di S. Lorenzo nel luogo detto il Rovereto sotto la chiesa, appartenente alla mensa parrocchiale. Ma non essendo piaciuto il posto scelto per quello di S. Siro, il Consiglio si oppose, e tanto fece che si trovò altro terreno, a ponente-tramontana della chiesa. Il 20 settembre i tre cimiteri furono terminati; si formò il regolamento per il trasporto dei cadaveri, si designò per ciascuno la cappella, e col decreto prefettizio del 28 settembre, che proibiva la sepoltura nelle tre chiese, questo negozio restò definitivamente regolato.»
Per S. Giacomo «Già si disse che a Corte le pratiche per la costruzione dei cimiteri furono più laboriose che a S. Margherita. Non una, ma tre visite dovette farvi l'Ing. Magnin. Non una, ma tre volte gli atti andarono dalla mairie alla prefettura, da questa a quella, prima di ottenere l'approvazione dei consiglieri e del prefetto; e v'intervennero privati e fabbricerie con offerte e pretese varie; e vi furono proteste e intimazioni; ma tutto finì per aggiustarsi, e anche qui, nel termine stabilito dalla legge, i cimiteri furono compiuti, e, col decreto del 28 settembre, anche qui il prefetto vietò la sepoltura nelle chiese3

Passano gli anni e i diversi cimiteri subiscono vari danni ai quali si sopperisce con un'onerosa manutenzione, inoltre l'abitato si espande e si ripropongono problemi di igiene.
Così nel 1874 «Vedemmo nel 1867 che il vecchio Cimitero parrocchiale di S. Margherita era stato ricostruito e inaugurato solennemente; ma erano bastati questi sei anni per metterne in chiaro sia l'insufficienza rispetto alla sempre crescente popolazione, sia l'inconvenienza della posizione rispetto all'ampliarsi dell'abitato. Di ciò rendendosi conto, il Consiglio nomina una Commissione, allo scopo di "cercare la località più adatta per stabilirvi il nuovo cimitero da servire possibilmente per tutto il Comune4"; …» e l'anno seguente «il Consiglio, ai 24 di aprile nominò una commissione di sei membri "col mandato di cercare il terreno che riunisca i requisiti necessari per la costruzione di un cimitero per l'intero comune"».
Nel 1882 «la Commissione nominata l'anno scorso per la scelta di un luogo da costruirvi il Cimitero comune dopo attento lavoro di scelta, aveva raccolto i suoi voti su uno, quello denominato La Castagna o Pian dei nespoli, in fondo alla valletta formata dalla collina di Costasecca e da quella di S. Giacomo. Questo propose al Consiglio; e il Consiglio, addì 7 maggio, confermava la scelta, e deliberava senz'altro la costruzione.»
I tempi sono rapidi e nel 1885 «Non fu così lunga a risolversi la pratica del cimitero unico, e già in quest'anno gli ingegneri Ghersi e Tamburini presentano il piano che il Consiglio, in sua seduta dell'11 ottobre, approva.»; nel 1886 «si approva il progetto degli Ing. Ghersi e Tamburini per la via d'accesso al nuovo Cimitero [l'odierna via Dogali5]»; nel 1887 «Nel marzo, essendo compiuto il nuovo Cimitero, il Consiglio delibera di aprirlo, e gli dà la denominazione ufficiale di Cimitero Urbano di S. Margherita. Per le parrocchie di S. Lorenzo e di Nozarego questo non poteva servire; bisognava quindi provvedere, e il 22 marzo il Consiglio approva "il piano topografico compilato sotto la data d'oggi dall'Ing. Domenico Ghersi per la costruzione del Cimitero di S. Lorenzo, nonché la relativa perizia ascendente in complesso alla somma di L. 10.500"».
Per completezza, si riporta quanto ancora ci ricorda Scarsella:

  • 1899 «nell'aprile il Consiglio deliberò di far eseguire (senza però mandare ad effetto la deliberazione) grandi lavori di restauro al Cimitero di S. Lorenzo, la ricostruzione del quale, ordinata nel 1887, era stata compiuta e collaudata nel 1889, ma, per arbitrarie modificazioni al progetto, aveva quasi subito dato luogo alla rovinosa invasione delle acque piovane;».
  • 1901 «la pratica è quella del Cimitero, della quale già si era occupata l'Amministrazione Giovo, sebbene, come al solito, senza nulla concludere. Ora il Consiglio delibera di nominare una commissione "col mandato di far compilare dall'Ing. E. Bozzo distinti progetti per i cimiteri di Nozarego e S. Lorenzo, esaminando se per quest'ultimo più convenga sistemarlo oppure costruirne un altro"».
  • 1906 «Lavori incominciati e condotti a compimento per il Cimitero di Nozarego;».
  • 1909 «Il Municipio diede prova di molta attività edilizia. Deliberò la demolizione dei vecchi cimiteri di S. Bernardo, S. Giacomo e S. Siro, e la formazione di quel gruppo di strade che stanno oggidì tra la piazza Caprera, Via Cavour e il Giuncheto, approvandone il progetto nella seduta del 23 febbraio.»
  • 1910 «il Consiglio vendeva, il 10 aprile, alle Signore Siccardi e Bottini, al prezzo di L. 1850, l'antico cimitero di San Bernardo;».


1 Per questo il popolo chiamava quel luogo Camposanto.
2 Dal Duecento furono utilizzati anche i conventi degli ordini mendicanti (tra i quali Francescani, Domenicani e Agostiniani).
3 Alla fine del 1800 l'odierna Piazza Fratelli Bandiera era intitolata "Piazza delle Anime".
4 Con il Decreto imperiale N.8422 del 22 dicembre 1812 Napoleone aveva unificato Santa Margherita e San Giacomo con il nome di Port Napoléon.
5 Il 26 gennaio 1887, nell'ambito dell'espansione coloniale italiana, nella località dell'Eritrea 7.000 guerrieri abissini sterminarono 500 soldati italiani che si comportarono con eroismo.

© La Gazzetta di Santa