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    Pezzi di storia

Paraggi, la spiaggia più cara (e scomoda) della Liguria
di Alessandra Pieracci

La Stampa – 17 agosto 2015

L'inarrivabile chic del mini ombrellone - Venti euro l'ingresso, uno e venti il caffè - Tra una coppia di lettini e l'altra ci si può infilare solamente di profilo – I parasole sono conficcati nella sabbia a livelli alterni uno più alto uno più basso con uno skyline a zigzag per ottimizzare l'incastro

Proprio in quel centinaio di metri dove, nello spazio di una curva, Santa Margherita si trasforma in Portofino, si nasconde, protetta da due dirupi ricchi di alberi panoramica e vegetazione mediterranea, la spiaggia di Paraggi. E' una mezzaluna di sabbia fine che degrada nel mare con un fondale basso e sabbioso abbastanza inconsueto nel panorama roccioso del Levante ligure.
Spicchio di paradiso preferito a Portofino per la sua dimora da Anna Bonomi Bolchini («castello» ormai diventato villa Berlusconi, frequentata soprattutto dai figli del premier), Paraggi è un gioiellino. Ma i gioielli costano. E lo spazio di fatto limitato, con quattro stabilimenti balneari dilatati anche su palafitte e una striscia di libero accesso alla battigia, rende ancora più esclusivo questo angolino di Liguria, dove alberghi e case sul lungomare hanno delicati e caldi colori del borgo marinaro (e mugnaio) che fu.
Persino l'accesso è difficile: la strada di Portofino è sì una balconata sospesa sul mare, ma è anche un incubo automobilistico con rallentamenti, code, blocchi, sensi di marcia alternati. Il posteggio a monte della «corniche», di fronte al lungomare pedonale che costeggia i bagni, è letteralmente preso d'assalto, fino al veloce esaurimento degli spazi, sia di giorno, per la spiaggia, sia di notte, perché sul mare di Paraggi si affaccia, imperterrito, il «Carillon»: senza connotazioni troppo «trendy», il ristorante-discoteca chic degli Anni Settanta meta serale di genovesi e, soprattutto nel week-end, di milanesi, non si è fatto scalfire dall'avvicendarsi delle mode musicali, delle generazioni e delle auto posteggiate dirimpetto.
Il parking, appunto: sei ore di sosta, tempo sufficiente per una mezza giornata al mare, si pagano 14 euro. Attraversata la strada, il primo stabilimento balneare che si incontra è uno dei due più antichi: i Bagni Bosetti. L'ingresso costa 20 euro e dà diritto all'uso dello spogliatoio e al lettino sotto l'ombrellone. L'impatto è piacevole, caratterizzato da una gentilezza professionale con i toni del trattamento familiare. Sono le 10,30: la sosta all'angolo bar per un caffè si paga 1 euro e 20. Si scende in spiaggia, quattro file per un'ottantina di ombrelloni. Se la matematica non è un'opinione, la geometria qualche volta sì: gli ombrelloni hanno proporzioni inconsuete e a un'occhiata più attenta ci si rende conto che l'ampiezza è ridotta rispetto allo «standard» da spiaggia. Non solo, ma anche così rimpiccioliti non potrebbero stare allineati, tutti aperti. Quindi sono conficcati nella sabbia a livelli alterni, uno più alto e uno più basso, con uno skyline a zigzag, per ottimizzare l'incastro.
Se le file sono spaziate, la superficie libera tra una coppia di lettini e l'altra è invece ridotta e ci si può infilare solo «di profilo», perché il varco è per l'ampiezza di una sola gamba. L'ombrellone comunque è fornito degli optional, ovvero il ripiano-tavolino e il portacenere con coperchio. Volendo, si può noleggiare a 3 euro un candido asciugamano.
Il mare è invitante, con un piccolo pontile che permette di superare il fondale più basso, dove in pratica si cammina, arrivando direttamente alla scaletta orientata verso il largo. Ci sono i pedalò a disposizione: 13 euro l'ora.

Un piroscafo in fondo al mare
Il fascino della baia di Paraggi si estende anche ai fondali e conquista i subacquei più esperti. Qui, infatti, tra il Castello e la punta di Portofino, affondò, nell'agosto del 19171, il piroscafo da carico «Genova», cinquemila tonnellate di stazza lorda, silurato da un sommergibile tedesco. Intorno all'affondamento c'è un piccolo giallo. Quando la nave fu silurata riuscì a restare a galla per oltre otto ore: poteva essere trainata nel vicino porto di Santa Margherita Ligure ma i rimorchiatori non furono chiamati per tempo. Le autorità marittime indagarono per scoprire i motivi di questo ritardo nei soccorsi, ma quasi novant'anni dopo sono ancora sconosciuti. Il relitto è ancora appoggiato su un fondale di sessanta metri in assetto di navigazione, in buono stato. Intorno, c'è un paradiso biologico sommerso: saraghi, naselli, castagnole, gronghi, cernie, spugne e anche ostriche. affondamento

La sabbia, la tranquillità, l'attracco proibito nel mare preservato attirano una clientela molto lontana dalle velleità modaiole o esibizionistiche di altri lidi. Una clientela di quelle che arrivano in spiaggia presto, non dovendosi rifare di giorno delle notti bruciate senza sonno. Ci sono tante coppie di mezza età, tanti nuclei familiari con bambini. Non si vedono ostentazioni griffate, ma costumi da bagno sostanzialmente sobri, tanti quotidiani e romanzi.
All'una le presenze si diradano, perché molti tornano a casa, o in albergo, infilandosi magliette e pantaloni che qualcuno ha anche appeso sotto l'ombrellone. Gli altri si siedono al bar tavola calda: coperto a 2 euro, mezza minerale a un euro e 80, un'insalata di riso nella ciotolina 8 euro, fragole con il gelato 7 euro, caffè 1 euro e 80 per un totale di 20,60.
Più sofisticato, ma con analoghe caratteristiche di riservata consuetudini, i Bagni Fiore, nati a Paraggi nel 1920. Qui le opzioni di ingresso vanno dai 20 ai 30 euro: comprendono anche una baby sitter che controlla i bimbi nel giardino attrezzato con spazio giochi, la ginnastica in acqua e la merenda a sorpresa il sabato e la domenica. Qui la clientela arriva soprattutto dalla Lombardia: industriali e professionisti, soprattutto avvocati, le categorie più rappresentate.
Eppure, basta alzare gli occhi per scorgere l'ex Villa Mondadori dove, la notte del 20 luglio 1974, lo spregiudicato imprenditore Franco Ambrosio, che l'aveva acquistata, organizzò una festa memorabile con Rivera e padre Eligio fra gli ospiti e la signora Anna Bonomi Bolchini sulla porta a tener lontani i giornalisti. Neoproprietario di una scuderia di Formula 1, la Shadow, Ambrosio aveva regalato a tutti gli ospiti una piastra d'oro con incisa una A. Erano i tempi in cui al Carillon ogni notte passava Frescura, fioraio di Santa Margherita, per consegnare una gardenia ad ogni signora. Erano gli anni in cui Paraggi, «buen retiro» di editori, attirava playboy come Gigi Rizzi ma anche nomi del mondo imprenditoriale ed economico come Corbetta, Mottura, Camerana, Cinzano. E più indietro, negli Anni Sessanta, si fermavano Rex Harrison e Lawrence Olivier, Onassis, i Windsor. Oggi ci sono i bimbi che con il retino giocano aiutando i bagni a ripulire l'acqua dagli aghi di pino portati dalla marea.

Arrivano i domenicali
di Giulio Anselmi

Stampa Sera – 14 luglio 1973

La Capitaneria di porto ha ordinato che un tratto di spiaggia diventi "libero" - Le reazioni

A Paraggi, spiaggia snob a un paio di chilometri da Portofino, non era mai accaduto uno scandalo simile. La «bomba» ha lasciato senza fiato le signore che pagano 3500 lire il giorno per la sola cabina e ha fatto più chiasso della comparsa di Sean Connery e della presenza del figlio di Breznev: domenica scorsa una corpulenta donna di mezza età ha osato sfilarsi il busto in pieno sole, cercando di velare l'operazione con l'aiuto di un asciugamani.
Una delle spiagge più esclusive d'Italia è stata violata. Già sulla sabbia dorata si vedono sottovesti, canottiere, transistors, avanzi di colazione usciti da sacchetti dei grandi magazzini e tutto il ciarpame che il turismo di massa trascina con sé. Per i titolari degli stabilimenti balneari, Fiore e Bosetti, e i gestori dell'Hotel Paraggi e del night-club «Le carrillon», che si dividevano il litorale, tutto ciò rappresenta un sacrilegio: consumato, per giunta, col consenso dell'autorità. E' stata infatti la Capitaneria di porto di Santa Margherita a ordinare l'apertura di un corridoio di spiaggia libera (10 metri di lunghezza per altrettanti di larghezza) tra gli ombrelloni frangiati dell'albergo e le rosse cabine dei bagni Fiore. vintage
«E' finita un'epoca» dice Enrichetta Schiaffino ved. Bosetti, ricordando i bei tempi dell'anteguerra, quando la spiaggia era frequentata dall'aristocrazia. Da quarant'anni a Paraggi non mutava nulla. Dal lontano 1930 - quando Maria José, allora principessa di Piemonte, s'innamorò del luogo e si trattenne a lungo nel castello che domina l'insenatura - a oggi, i titolari delle concessioni si erano cullati nella beata illusione di essere i veri padroni dell'arenile («a cui abbiamo dato la vita»).
I turisti domenicali s'accontentavano di dare un'occhiata, dall'esterno, al paradiso proibito. Non che ci fossero divieti formali. Ma i gitanti erano tenuti lontani dal mare da una frontiera invisibile rappresentata dai prezzi: 800 lire solo per svestirsi in uno spogliatoio comune (e purché non ci si fermi più di tre ore).
Forti della loro posizione di oligopolio, i gestori dei bagni trattavano con sufficienza la clientela di passaggio: «Non desideriamo gitanti - dicevano - preferiamo una clientela raffinata e costante». Ora le cose sono cambiate. Gli operatori turistici della zona temono che la perdita dell'antico cliché provochi la fuga dei clienti migliori verso altri lidi. Per questo la loro opposizione al provvedimento del capitano di corvetta Tommaso Santapaola, fino all'altro ieri comandante del porto di Santa Margherita, è violenta.
«Che certe cose accadano a Ostia o a Cavi, pazienza - dicono - ma qui, a Paraggi, è inconcepibile. E' stata compiuta una operazione sovversiva». Il più esacerbato è il gestore dei Bagni Fiore, che fa appello a imprecisate ragioni morali e ogni tanto lancia languide occhiate a quei 100 mq di spiaggia resi improduttivi. «Santa Margherita - dice negando l'evidenza - ha ampia disponibilità di spazi per la balneazione. Non era il caso di portarli via proprio a noi». «La domenica - aggiunge con una punta di snobismo ferito - arriva qui certa gente…».
La solerzia della Capitaneria di Santa Margherita è destinata a dare altri dolori ai concessionari di spiagge: recentemente è stato aperto un tratto di spiaggia libera vicino all'Hotel Miramare e sono state revocate alcune concessioni rilasciate a privati. Ma chi vorrà fare il bagno sulla riviera più esclusiva d'Italia non sarà più costretto a rompersi il collo tra gli scogli algosi che costituivano fino a ieri il solo accesso gratuito alle onde.


1 Il piroscafo fu in realtà affondato il 27 luglio 1917, nel corso della Prima Guerra mondiale; trasportava un carico di cannoni e altro materiale bellico: riuscì a sbarcare l'equipaggio. Il relitto era noto come Vapore di Portofino.

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