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    Pezzi di storia

Ai vecchi navigatori della vela - L'ultimo elogio…
di Gio. Bono Ferrari

tratto dal libro "L'epoca eroica della vela" di Gio. Bono Ferrari, 1941

L'ultimo. Ma ben doveroso elogio. Rivolto a quella falange di navigatori di Liguria che non è, nostro malgrado, ricordata e nominata in queste pagine. Ma che esistette realmente. Che oprò, che osò, che penò sui mari, su tutti i mari, specialmente durante la prima metà del secolo XIX. quadro
E che per mancanza, allora, di Registro Italiano e perché anche tante vecchie carte di Capitaneria non esistono più, noi non vi abbiamo potuto rintracciare, o cari e benemeriti Navigatori della vela. E così i vostri bei nomi, tutti così tipicamente Liguri, non sono riportati in queste pagine. Le vostre tante audacie dell'Algeria e le vostre intraprendenze del Plata e del Pacifico rimangono così in penombra, prive persino dell'umile fiore del ricordo.
Voi siete perciò i grandi Anonimi. Quelli che non abbiamo potuto onorare, nominandoVi. Lasciate adunque almeno che si scriva che anche Voi, veri Militi Ignoti del mare, avete, con i vostri viaggi e con i vostri sacrifizi, ben meritato dalla Patria marinara.

L' altro elogio va a tutti quelli che abbiamo trovato. Ma che non abbiamo saputo onorare come si meritavano. Infatti questo modesto lavoro, per essere veramente completo nella resa d'onori ai vecchi Navigatori della vela, bisognerebbe che almeno portasse in appendice la riproduzione dei porti più lontani e degli esotici approdi frequentati dai nostri Vecchi. Che sarebbe come a dire le vedute di tutti gli ancoraggi del mondo. Perché non vi fa calanca ove non approdassero e mercatassero gli audaci marinai di Liguria nel corso del secolo XIX. Abbiamo invece soltanto curato graficamente il periodo più antico, la parte diremmo, preparatoria, dell'epoca veramente grande e ineguagliata della grandezza velica di Liguria.
E l'abbiamo anche fatto perché il periodo 1800-1850 essendo quello che più s'allontana da noi, conveniva di tentare di salvarne almeno in parte i ricordi. Eppoi perché fu, quello, un periodo quasi eroico. Navigare, allora, significava sempre un'incognita. Ed un pericolo. Eppoi, perché non confessarlo? Detto periodo, che è anche quello dell'epoca virile, drammatica ed eroica del nostro contrastato Risorgimento, ha per noi e per tutti gli Italiani un senso di profonda e infinita poesia.
E abbiamo curato di più quel periodo anche perché i bastimenti dei navigatori di quell'epoca - i panciuti brigantini di tutti i cari Vecchi di Liguria - non erano soltanto dei semplici legni adibiti al rutinario trasporto di mercanzie. No. Erano, allora, anche tante altre cose. Il bastimento significava ad un tempo casa, sacrario della famiglia, fulcro degli interessi del parentado, delicato nido d'amore. Perché come si è già detto altrove, con il Capitano navigava spesso la piccola sposa portata all'altare a diciassette anni, ché giovanissime si sposavano le Bisnonne, quelle che i daguerrotipi riproducono dai miti sorrisi e dalle ampie fruscianti crinoline.
Nel raccolto quadrato di poppa e nell'intimità dell'osteriggio ingombro di strumenti nautici, fiocamente illuminati dal lanternino acceso alla Madonna del Buon Viaggio, echeggiarono spesso, a quei tempi, i vagiti di nuove vite nate proprio fra cielo e mare.
Eppoi ancora perché quell'epoca ormai lontana rappresenta e rimette in valore il ricordo di tante personali intraprendenze. Quei vecchi - e troppo dimenticati Capitani di Liguria - erano e si sentivano, forse per un lontano atavismo, veri rappresentanti e consoli del paese. Proprio come al tempo della benedetta e gloriosa Repubblica Genovese. Andavano per i porti lontani, mercatavano, studiavano, osservavano usi e costumi e al ritorno riferivano all'allora Consolato del Mare del porto di Genova. E senza l'intervento del Governo - proprio come al tempo degli Scotto, dei Centurione, dei Giustiniani e dei Lomellini di Tabarca - trattavano da pari a pari con potenze estere. Come quando i Garassini d'Alassio ed i Carrara di Genova (1820-23) riuscirono a farsi costruire, con denari del Sultano del Marocco, i primi fondachi di Casablanca e Mazagran. Come i vari Capitani Dallorso di Chiavari, che senza intervento diplomatico avevano negoziato e ottenuto dal Governo Russo le patenti di Kitak. Come Cap. Tubino di Genova, che era riuscito ad acquistare su terreno russo delle vecchie fortificazioni da adibire a depositi di grano. Come i Rocca di Loano, che trattavano direttamente con il Governo dello Zar, promettendo, in cambio di certi privilegi granari nel Governatorato di Kerck, di lastricare con pietre di granito, come fecero, tutte le principali strade di Berdiansck. Come Cap. Schiaffino di Camogli, che nel 1830, al tempo di Re Luigi Filippo di Francia, otteneva direttamente, in cambio di difficili servizi presso le Kabile, l'esclusività dei carboni nel porto di Algeri. Come Cap. Giambattista Massone da Recco, che nel lustro dal 1845 al 1850 negoziava personalmente con il Dittatore dell'Argentina, Juan Manuel de Rosas, ed otteneva, il privilegio di fondare e d'esercire il primo regolare servizio di navigazione fluviale fra Buenos Ayres, Paranà e Gualeguaychù. Come i grandi Armatori-mercanti di Laigueglia, che proprio da soli avevano concluso dei veri «trattati» con il Governo delle Due Sicilie per certi privilegi negli ancoraggi di quello stato. Quei cari Vecchi, quando si trovavano all'estero e sul ponte di comando della propria nave, sentivano e si consideravano veri rappresentanti della Patria. E senza telegrafare - perché allora non vi era telegrafo - senza consultarsi con nessuno, ma rispondendo soltanto all'innato senso di dignità personale, si ergevano a Consoli esigendo, se occorreva, soddisfazioni e riparazioni. Come quando il Cap. Giacomo Filippo Repetto di Camogli, con il «Grimaldo», domandò e ottenne dal Re Kamehameda, alle Haway, l'omaggio di ventun colpi di cannone alla bandiera d'Italia. Come Nino Bixio, quando con il «Goffredo Mameli» esigette ed ottenne, in Australia, il saluto alla sua bandiera. Come avvenne al Cap. Gio. Batta Serra di Bonassola quando a San Marc (Hajti), esigette ed ottenne dalle truppe del generale Lecompte la riparazione del presentat-arm. Come era già avvenuto ad Antonio Ansaldo da Camogli, anch'egli vecchio Capitano di mare, quando all'Asunciòn del Paraguay ottenne dai governi coalizzati del Brasile, Uruguay e Argentina il solenne saluto di riparazione alla bandiera italiana stata oltraggiata dai marinai di una lancia da guerra.
O come fece il Cap. Loero di Sestri Levante, negoziando con il Governo del Perù, ed ottenendole, certe franchigie a favore dei suoi bastimenti, che formarono, con quelli dei Figari di Camogli, dei Liceti ed Isola di Recco e dei Canevaro di Zoagli, il primo nerbo della marina mercantile peruviana.
O come il Cap. Chiappara dei Cavi di Lavagna quando, per il primo arrivò a Bangckok. O come il Cap. Vincenzo Rocca di Loano, che nel 1876, navigando con l'«Erminia» nell'interno della fiumara di Nec-che-see, ove non s'era mai azzardato nessun Capitano europeo, s'impose alle autorità ed ai pirati cinesi, difendendo ed imponendo la nostra bandiera a suon di schioppettate. O come quegli intelligenti e audaci Capitani napoletani e siciliani che già nel 1830 navigavano spavaldamente il Gulf-Stream tenendo, incontrastato, il traffico e la navigazione del Nord-America e quella ancor più difficile di Giava e di Sumatra, nella quale si fecero tanto onore per scienza nautica e intraprendenza mercantile.
Quando qualcuno scriverà la storia mercantile della marina delle Due Sicilie, si vedrà quante cose egregie seppero fare i navigatori Meridionali, specialmente durante il periodo 1820-1875. Essi furono veramente dei benemeriti negli allora sconosciuti traffici di Batavia. E nella rotta nautica al Nord-America essi furono «maestri» a tutti. Persino agli inglesi, i quali seguivano una rotta che allungava di molto la distanza fra i due Continenti.
Per tutte queste cose, che fanno bene al cuore, abbiamo curato il più possibile quell'epoca lontana, che forse si potrebbe anche appellare l'epoca romantica ed eroica della vela. Per l'altro periodo, per quello che si inizia con gli osamenti della Crimea e che culmina con la grandezza del ciclo velico 1875-1890, noi, per far cosa degna dei Liguri e degli Italiani, avremmo dovuto, lo riconosciamo, riprodurre in questo lavoro tutte le vedute di tutti i porti ed ancoraggi del mondo.
Nell'impossibilità di far ciò, ma volendo ancora una volta onorare i vecchi e benemeriti Navigatori della vela - l'ultimo elogio - abbiamo pensato di ricorrere a una piccola similitudine grafica:

mappamondo Ecco i porti e le rade
che i Navigatori di Liguria e d'Italia
frequentarono durante il secolo XIX

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