Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

San Prospero

copertina Scrive Gio. Bono Ferrari nel suo "La città dei mille bianchi velieri" del 1935:

Verso il 410 la vasta regione della Catalogna veniva invasa dai Vandali1, le Chiese Cristiane distrutte e gli appartenenti alla religione massacrati o dispersi. Prospero era il Vescovo di Tarragona importante città di quella regione. Anche lui, come tanti suoi diocesani scampati agli eccidi dovette fuggire. E come la luce era venuta dal Levante, Egli scelse quella via, e attraverso le strade meridionali della Francia entrò in Italia proponendosi forse di raggiungere Roma. Il dolore del suo gregge disperso, delle sue Chiese bruciate, i disagi del lungo viaggio e la grevezza degli anni, tutto contribuì ad estenuare il buon Pastore. Giunto una sera a Camogli e più precisamente su un poggio della strada Romana si accasciò, posò la bella testa su un vivo sasso e quivi esalò l'anima a Dio2.
Così racconta la storia3.
La notizia della morte di un prelato illustre si sparse in tutti i casolari e nei pagi4 anche lontani5; al poggio di Rocca Cavallara affluirono gente della vicina Ricina6, i Tigullini e gli uomini di Rua7 e della Fravega. Quei di Camogli pretendevano avere per loro il corpo adducendo che il Prelato era morto in proprio territorio. Gli altri a contenderlo e a contrastare ai Camogliesi il vantato diritto. E si sarebbe venuti alle mani se un vecchio pescatore chiamato «u Feo» non avesse fatta una proposta che tutti accettarono.
Or è bene lasciare parlare il cronista perché la sua narrazione è più pittoresca e più vicina al fatto: asino
«Gli uomini si accordarono che il Santo fosse messo sopra un giumento, il quale si dovesse lasciar camminare a sua voglia, et in qual luogo si fosse condotto ivi dovesse rimanere. Onde posto ad effetto questo partito, come Iddio volle, l'animale lasciando la buona via si incamminò per una strada precipitosissima fatta a gradi di pietre vive per arte di mano, una specie di scala detta la Scogliera per la quale non possono scendere né salire giumenti se non per gran miracolo non essendovene sceso né salito altro né prima né poi et a gran travaglio vi passano gli uomini, scendendo col Santo Corpo con stupore di tutti a Camogli, ove fu riposto nella Chiesa Parrocchiale che poi prese il nome da esso Santo e da Santa Caterina, a cui da prima fu consegrata. Serbasi tuttavia nella detta Chiesa in chiesa un'arca di legno nell'altare maggiore, e la sua testa si vede coperta da lamina d'argento nel cui diadema si legge in scorretta grammatica che nel tempo di Prospero Schiaffino, di Giacomo Crovara e di Gallino Basso Massari nel 1514 fece questa opera Domenico De Ferrari d'Albenga. In una tavola antica consumata dal tempo che si serba nella Chiesetta fabbricata nel luogo ove morì il Santo, d'intorno alla sua immagine si vedono quattro historie di sua vita; nella prima è dipinto un Santo che celebra la Messa ai popolo, che ora; nella seconda il Santo giacente vestito d'abito pastorale con popolo dintorno che l'assiste in atto di orare; nella terza il Santo giacente con un Vescovo che gli assiste in atto di dargli l'acqua Santa con popolo orante, e nella quarta un'arca con popolo attorno orante».

San Prospero fu il Santo di tutti gli uomini del mare. Sul suo nome si imperniano tanti fatti gentili dei tempi che furono.
Anticamente, quando il mare infuriava ed i poveri pescatori e naviganti erano in pericolo di morte, la campana della Chiesa suonava a martello, tutti i vecchi e le donne si radunavano nella Chiesa e accompagnavano il Prete, portante la reliquia del Santo in Castello. Da colassù, dal piazzaletto ove qualche volta arrivarono monastero i flutti, il vecchio sacerdote benediva il mare ed i naviganti pericolanti. E la folla orava. Era tanta la potenza della fede, che la speranza rinasceva in quella povera gente in procinto di perdere il marito ed i figli e - ciò è veridico perché continuamente tramandato di padre in figlio - il mare si abbonacciava alquanto, permettendo così l'entrata in porto dei naviganti.
Quasi lo stesso rito si usava quando le fuste dei pirati barbareschi tentavano di sbarcare a Camogli per impossessarsi delle cose e per rapire le donne cristiane.
La Campana suonava a stormo, San Prospero, rifulgente nello argento della sua Teca veniva portato in Castello, gli uomini validi correvano alle difese, le colubrine ringhiavano ed i grossi cannoni di Castel Dragone lanciavano sui pirati le loro palle di ferro. Il Sacerdote, sul Castello, teneva alta la Teca benedicendo i combattenti ed i feriti ed assolvendo i moribondi. San Prospero, così esposto ai fedeli, acquistava tutto il valore spirituale di un Emblema o di un Carroccio; gli uomini, se pur feriti, riprendevano nuove forze e nuovo coraggio e le donne si difendevano con l'olio bollente, con le pietre e con le masserizie delle loro case. E il miracolo avveniva. Rapallo, Sori, Recco, Portofino, Zoagli, Moneglia furono più volte saccheggiate barbaramente dai barbareschi di Dragut e dai pirati di Tunisia e di Algeria; Camogli, pur restando dilaniata in queste lotte, non fu mai messa a saccomanno8, la sua Chiesa non fu mai profanata dalla mezzaluna e le sue donne non furono mai vendute schiave per gli harem dei Pascià. reliquia
Eppure - e anche questo e storico -: molti liguri che stettero per anni schiavi dei turchi in Tunisia e che poi poterono essere riscattati, lasciarono detto che trovandosi schiavi ai bagni delle Saline, più d'una fiata aveano sentito favellare dai pirati turchi attorno alla resistenza di Camogli. E che detti turchi riconoscevano che pur avendo messo tutto lo impegno ed il segreto nelle loro spedizioni e fattisi qualche volta persino guidare da cristiani rinnegati, pratici degli scali e degli approdi, mai le erano riusciti i tentativi di mettere a saccomanno Camogli a causa, - dicevano i turchi - di quel loro Santo che li proteggeva.

La chiesa di San Prospero è costruita sul posto ove il Vescovo di Tarragona esalò l'ultimo respiro e il sasso che usò come guanciale è da secoli nell'angolo sinistro della facciata, ad altezza d'uomo: attiguo è il grandioso Monastero Olivetano, le cui fondamenta furono gettate dall'Abate Giovanni Schiaffino.
Dal 1955 la patrona di Camogli è Nostra Signora del Boschetto, ma il 2 settembre la popolazione venera con particolare devozione San Prospero: data concessa il 4 maggio 1854 da papa Pio IX nell'approvarne il culto.


1 Popolo germanico
2 La pietra su cui Prospero riposò e morì conservò l'impronta della guancia e si trova nella chiesetta costruita in onore del santo nel luogo della morte.
3 Altre fonti precisano che Prospero raggiunse la Liguria per mare e successivamente, durante un pellegrinaggio, si verificò quanto narrato. A dimostrazione della scarsità di documentazione certa l'archeologo tarragonese Juan Serra Vilarò (1879-1969) attribuisce la fuga di Prospero nell'anno 711 in seguito alla conquista araba: sarebbe avvenuta con i presbiteri Giustino e Procopio e i diaconi Marziale, Pantaleone e Giorgio, trasportando le reliquie del predecessore Fruttuoso.
La leggenda è riferita dall'Abate Giovanni Schiaffino (Camogli 6/12/1807-30/7/1888), fondatore nel 1880 del monastero degli Olivetani di San Prospero a Camogli, che riprende quanto affermato dallo storico Agostino Schiaffino (Camogli 1577/79-1649), anch'egli monaco olivetano e autore degli Annali ecclesiastici della Liguria.
4 Villaggi rurali
5 La leggenda dice che tutte le campane della zona si misero a suonare miracolosamente.
6 Recco
7 Ruta
8 saccheggio

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