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    Pezzi di storia

La Casa di Santa Margherita per gli Orfani della Marina Mercantile Italiana
di Jacques Guiglia

A Compagna - 1928

L'articolo della Gazzetta "La solenne inaugurazione della Casa degli Orfani della Marina Mercantile" del 2 aprile 2018 riporta la cronaca del 6 novembre 1926 e delinea le vicende più recenti che hanno portato al degrado della struttura.

Poco lungi dal cuore di Santa Margherita, quasi nascosto dagli ulivi che lo isolano dagli altri fabbricati, sorge un bianco ed ampio edificio, il cui ingresso è chiuso da un'alta cancellata. In una piccola porta laterale una modesta targa informa che ivi ha sede la «Casa Orfani della Marina Mercantile». Quanti sono coloro che a Genova ne conoscono l'esistenza, la mirabile organizzazione, la elevata funzione che essa compie? Un eccessivo senso di modestia in coloro, che seguendo tradizioni care al cuore dei vecchi Genovesi, ne vollero la creazione e ne seppero poi curare la realizzazione in ogni minimo particolare, ha impedito che la provvida istituzione fosse conosciuta come merita dal pubblico. Oggi in cui, appalesando una strana ignoranza, si parla largamente come di una novità, all'idea di costituire un grande orfanotrofio nazionale per i figli dei marinai, è doveroso che il pubblico conosca quanto già si è fatto a Genova, senza vane forme di pubblicità, perché quando il bene è fatto unicamente per un bisogno dell'animo non ha necessità di sollecitare lodi o plausi.

Casa La Casa di Santa Margherita

Al principio del 1920 il Consorzio Autonomo del Porto deliberava di sciogliere il Comitato di Provvedimento, sorto durante la guerra a fiancheggiare l'opera della mobilitazione civile. Il Comitato di Provvedimento, che aveva raccolto, attraverso i contributi fissi del Consorzio, e la munificenza dei privati e dei naviganti somme abbastanza ingenti da erogarsi per i bisogni della mobilitazione civile, aveva chiuso il suo bilancio con un saldo attivo allora abbastanza ingente: frutto questo di una rigida e saggia amministrazione. Sorse allora l'idea, e ne fu caldo propugnatore ed animatore il Gr. Uff. Odone Sciolla, di impiegare questi fondi alla erezione di una Casa per gli orfani dei marinai della marina mercantile. Da Palazzo San Giorgio partiva così l'iniziativa di riprendere una vecchia idea, che San Giorgio aveva inspirato: nel luglio del 1805, infatti, Napoleone, dopo aver visitato il glorioso San Giorgio, decretava che, a ricordo della sua visita, venisse istituita la Casa Orfani dei Marinai; le vicende politiche che susseguirono a quella visita non permisero che la iniziativa avesse una pratica realizzazione. Si parlò poi nuovamente della Casa Orfani della Gente di Mare quando il Barone Podestà, allora sindaco, in ricordo della visita di Re Umberto a Genova, dispose perché con un fondo di 100.000 lire venisse istituita una casa per gli orfani dei marittimi. La Casa sorse ma ebbe sempre vita grama e ristretta, mantenendo un carattere esclusivamente regionale. Nel maggio del 1920 l'iniziativa partita da San Giorgio, essendo Presidente del Consorzio il sen. Nino Ronco, ed aiutata da quanti avevano cuore ed attaccamento alle gloriose tradizioni marinare del popolo ligure, aveva la sua solenne consacrazione. Il 5 maggio 1920 alla presenza di S. A. R. il principe Ajmone e dell'Ammiraglio Cagni - fausto presagio per la istituzione - in rappresentanza del Ministro della Marina, veniva inaugurata sulla collina di Portofino, in uno degli angoli più incantevoli della nostra Riviera la Casa degli Orfani della Marina Mercantile.

gruppo Il gruppo degli orfani con il loro paterno benefattore Amm. Cagni

La ristrettezza dei mezzi e soprattutto la mancanza di spazio non permisero allora di accogliere che un numero limitato di orfani: furono infatti 24 gli orfani che in questo primo tempo la Casa accolse ed educò. Ma il seme gettato doveva dare i suoi frutti. L'Ammiraglio Cagni, chiamato con felice intuizione a reggere il Consorzio Autonomo, non si dimenticò della piccola villa di Portofino: un più vasto disegno - degno del suo grande cuore di marinaio e di Padre - maturò nella sua mente; allargare la ormai ristretta casa di Portofino ed accogliere in un vasto istituto tutti gli orfani della gente di mare. Il suo progetto ebbe eco nel cuore di armatori e di persone ricche di mezzi. Una villetta di Santa Margherita, non distante dal centro seppure appartata tra gli olivi, venne donata a tale scopo. Il Conte Comm. Federico Tornielli progettò l'adattamento della villa ed amorosamente ne curò l'esecuzione: due ali sorsero in breve a completare il fabbricato, lasciando al centro un vasto piazzale, che l'amorosa cura di chi presiede attualmente alla Casa va trasformando in un profumato giardino. Nell'aprile del 1925 la Casa di Santa Margherita accoglieva i primi orfani. Il 6 novembre 1926, alla presenza di tutte le autorità e con l'intervento di S. E. l'Ammiraglio Cagni e della sua gentile Signora, che i piccoli orfani già amavano con reverente affetto, la Casa Nazionale degli Orfani della Marina Mercantile di Santa Margherita veniva ufficialmente inaugurata e su di essa il Vescovo di Chiavari Amedeo Casabona faceva scendere la benedizione di Dio.
Ed a rinnovare un'antica costumanza dei nostri Padri, che consegnavano al marmo in San Giorgio l'effigie dei benemeriti che provvidero alle gloriose istituzioni onde ebbe fortuna la nostra marina mercantile, una lapide ricorda nel grande salone di ricevimento della Casa i benefattori che, con l'opera ed i mezzi, contribuirono a portarla a compimento:

Mentre sui combattuti bordi morivano i padri
Il Comitato di Provvedimento in S. Giorgio
Promuoveva l'Asilo per gli Orfani
Il Ministero della Marina
Il Consorzio Autonomo dal Porto
Gli Armatori, la gente di mare ed i privati
Diedero legge e forma all'idea
Il Conte Carlo Raggio con munifico dono
Ne rese possibile l'immediata attuazione
Il Consiglio della Casa degli Orfani
Della Marina Mercantile
A testimonianza di riconoscenza pose.

Un cannoncino, nascosto tra i fiori della serra, saluta gli ospiti quando varcano il cancello che introduce nello spazioso piazzale racchiuso dal fabbricato, ed un marinaretto in miniatura, uscito dalla piccola garitta, nella divisa dei suoi fratelli maggiori della R. M., presenta le armi, con militaresca e maschia serietà. Il giardino, curato con amore e pazienza, offre al visitatore una prima impressione dell'ordine e della pulizia irreprensibili che ammirerà poi nel visitare l'interno della Casa. Guida amabile e cortese è il direttore della Casa il Cav. Arturo Mosconi, volontario di guerra prodigatosi con abnegazione in mille modi agli ordini del Comando della R. Marina. Egli ha per i piccoli orfani, che a lui sono stati affidati, una cura paterna ed intelligente; spirito squisitamente signorile e colto, egli nulla trascura perché i ragazzi abbiano nella Casa tutto quel conforto che potrebbero avere tra i parenti, oltre un'elevata educazione civile e marinaresca.

scuola La scuola

Quando i fanciulli tornano da scuola egli ne cura ed osserva lo studio, fa personalmente lezioni di cultura generale; di ogni singolo ragazzo conosce le particolari attitudini e quindi ne dirige la formazione del carattere. Accompagnato da una guida così cortese il visitatore entra subito nell'ampio salone di ricevimento, nel quale spesso i fanciulli vengono adunati per ascoltare conferenze o per degnamente accogliere qualche ospite. Colpisce immediatamente la pulizia scrupolosa – che è curata dagli stessi allievi per turno – che so osserva dappertutto: il pavimento pare lucidato con la cera, tanto è nitido.
In fondo al salone di ricevimento, ai cui lati sono delle specie di panche che possono essere spostate al centro della sala, si trova la lapide, cui già abbiamo accennato sopra. Nel centro vi sono le rastrelliere, con i moschetti dati in dotazione ai piccoli allievi. Chiusa da due pesanti cortinaggi in fondo al salone si trova la Cappella, artisticamente addobbata ed arricchita da quadri sacri. La Cappella è stata donata alla Casa dal Comm. Luigi Dellepiane di Genova. Tutte le domeniche il prevosto della vicina Parrocchia si reca tra i fanciulli a celebrare la Messa. Mons. Carrozzo cura poi personalmente l'educazione religiosa dei fanciulli, preparandoli alla Cresima ed alla Prima Comunione. Ed un senso di profonda commozione domina l'animo dei visitatore che può assistere ad una funzione celebrata nella piccola cappella: quanti fanciulli pare già sentano quell'intimo senso della Religione, che è innato nel cuore di chi vive sul mare. Fino a pochi tempi or sono due suore curavano l'educazione religiosa dei fanciulli: necessità economiche costrinsero poi l'amministrazione della Casa a rinunciare la preziosa opera loro, e ad affidare l'istruzione religiosa a Mons. Carrozzo, il quale ha per i piccoli fanciulli paterno affetto.

refettorio Il refettorio

Dal salone di ricevimento si passa agli uffici elegantemente ammobiliati, ove spiccano le fotografie dei due amministratori scomparsi; il Grand'Uff. Manzitti ed il Grand'Uff. Sbrozzi. In una parete spicca il quadro nel quale è tracciato il percorso della spedizione al Polo del Duca degli Abruzzi, nella quale l'eroismo ed il coraggio sereno dell'Amm. Cagni rifulsero. In una piccola stanza appartata vi è la biblioteca, che accoglie, tra i volumi di studio, libri di sana lettura per i fanciulli.
Dagli uffici saliamo quindi, per una scala interna, tenuta con quella rigorosa pulizia che contraddistingue tutti i locali dell'edificio, ai dormitori, alla sala di studio, al refettorio, ai bagni. In uno di questi locali il visitatore incontra generalmente l'unica rappresentante del gentil sesso che abiti nella casa; è la consorte del Direttore, la Signora Maria Mosconi. Essa è la buona mamma degli orfani: mamma amorosa, premurosa, piena di cure, di attenzioni, di tenerezze per i suoi cinquanta figlioli. Ed i fanciulli si rivolgono a lei ogni momento per una piccola medicazione, per farsi insegnare ad attaccare un bottone o per eseguire una piccola rammendatura; e la buona signora non si rifiuta mai di accontentare i fanciulli, nel cui sguardo va cercando il ricordo del suo unico figlio, scomparso pochi anni or sono poco distante nella pace della Riviera, vittima di una infermità contratta nell'adempimento del suo dovere di ufficiale. Il dolore ha lasciato una traccia indelebile di tristezza e di dolcezza nella Casa, ove si ricorda ancora il giovane forte, aitante, pieno di vita, legato da profondo affetto al padre ed alla madre.

camerata Le camerate

Al secondo piano la prima sala che si incontra è quella adibita a scuola. Ivi i fanciulli trascorrono le ore di studio, preparando i compiti per l'indomani, ascoltando le lezioni complementari, che loro impartiscono il direttore e gli altri insegnanti della Casa. Entro i cassetti dei banchi si trovano i libri di studio; ed è fatto degno di nota il constatare come non uno sia sfasciato o macchiato.
Le ampie camerate sono ben esposte al sole. I lettini sono tutti in perfetto ordine, con le coperte pulitissime, lo loro piccola plancia, gli asciugamani ben disposti; non il minimo odore turba il visitatore, a differenza di quanto suole comunemente accadere nei locali ove vi siano numerose persone accolte a dormire. La nettezza scrupolosa e l'ordine più perfetto che vi regnano impressionano il visitatore e non possono a meno dì strappargli parole di ammirazione.
Sette letti portano una piccola targa, la quale sta ad indicare come essi siano dedicati all'Amm. U. Cagni, a Rosa Mussolini ed al Grand'Uff. Manzitti. Giova brevemente accennare alla storia di questa donazione.
I tre letti dedicati a Rosa Mussolini corrispondono ad una donazione di Lire 100.000 fatta dalla Federazione Armatori di linea del Tirreno in occasione della visita dell'onorevole Mussolini a Genova. I due letti dedicati all'Amm. U. Cagni rappresentano il versamento di una somma di circa lire 70.000, residuo della sottoscrizione che era stata fatta a Genova in occasione delle onoranze tributatisi a S. E. l'Amm. Cagni in occasione del 25° della gloriosa spedizione al Polo. I due letti dedicati al Grand'Uff. Manzitti sono dovuti al versamento di una somma di L. 70.000 circa, raccolte tra gli armatori ed il personale di assicurazione ad onorare la memoria del compianto Manzitti che fu uno dei primi amministratori della Casa, alla quale non tralasciava occasione per compiere del bene. Tenendo calcolo del valore capitale necessario per il mantenimento di un orfano l'amministrazione della Casa dedica un letto a chi faccia un'offerta di almeno 35.000-40.000 lire.

ingresso Il salone d'ingresso

Pure al secondo piano vi sono i locali di toeletta, i ripostigli, due camerette adibite ad accogliere gli ammalali, un piccolo locale ad uso infermeria, Dappertutto è sempre la stessa caratteristica: pulizia e ordine. Inutile ricordare che sono i fanciulli stessi che, secondo un ordine di servizio che giornalmente appare nella lavagna posta all'ingresso, curano la pulizia. Ci diceva il Cav. Mosconi che l'ordine e la nettezza debbono essere le due virtù cardinali di un buon marinaio: è necessario pertanto che questi fanciulli, che domani dovranno essere buoni marinai, non solo sulle coperte delle navi mercantili ma anche sulle tolde delle belle nostre navi da guerra, pongano queste due qualità a canone fondamentale del loro sistema di vita. Ritornando al primo piano il visitatore entra nell'ampio refettorio, largamente arieggiato da quattro ampie finestre; anche qui scrupolosa nettezza dappertutto, specialmente nella biancheria. Prossima al refettorio è la cucina, che ricorda assai da vicino quelle di bordo: e l'impressione è ancora più viva guardando il volto abbronzato da vecchio lupo di mare del cuoco, il quale ama ogni tanto raccontare ai fanciulli le vicende dei suoi cinquant'anni di navigazione. Il vitto è sempre preparato con la massima cura: è sano ed abbondante ed il visitatore facilmente se ne convince guardando i visi rosei e paffuti dei fanciulli. Dalla cucina si esce nel cortile, ove sono gli attrezzi da ginnastica.
Nell'ampio salone dei giochi - ove gli istruttori impartiscono brevi lezioni su argomenti di carattere marinaro - il visitatore trova schierati i 52 fanciulli, nella loro elegante divisa da marinai, agli ordini dei prefetti i signori Verzula, Pezzolo e Longo, questi ultimi due ex-ufficiali della R. Marina, i quali compiono con abnegazione ed intelligenza il loro compito di educatori e di istruttori. E' bello e commovente veder compiere alcune evoluzioni da parte di questo plotone di minuscoli marinai, dei quali i più piccoli non raggiungono che 1,20-1,30 di altezza. Si presentano tutti con un maschio aspetto marziale; rispondono con prontezza e sana franchezza.
Un impianto di termosifoni assicura il riscaldamento dei locali, ove più spesso si trovano adunati i fanciulli.
L'Istituto ha, come abbiamo già detto, carattere nazionale: gli orfani di marittimi, a qualunque città o paese del Settentrione e del Mezzogiorno appartengano, trovano pronta accoglienza nella Casa, purché vi siano posti disponibili. Ne è una prova il fatto che attualmente, contro trenta fanciulli appartenenti alla Provincia di Genova, ve ne sono 22 appartenenti ad altre province, tra cui tre di Napoli, uno di Messina, uno di Sassari. Una volta accolta la domanda, la quale è sottoposta ad un diligente esame da parte dell'amministrazione, il fanciullo entra nella Casa, senza che la famiglia abbia da sostenere la benché minima spesa. Anche i vestiti, sia da parata che da fatica, sono forniti a spese dell'Istituto. I fanciulli vengono accolti dall'età di sei anni e possono rimanere nella Casa fino all'età di 14-15 anni. Durante la stagione scolastica gli orfani seguono i corsi regolari presso le scuole di Santa Margherita. Finite le elementari quasi tutti i ragazzi, che generalmente dimostrano amore e disposizione allo studio, vengono iscritti al R. Istituto Commerciale di Santa Margherita, ove compiono un corso superiore di studi. Un ragazzo, educato ed allevato nella Casa, si è guadagnato tutte le borse di studio sicché ora può continuare con notevole profitto anche i corsi superiori, preparandosi così ad essere domani un ottimo ufficiale della Marina mercantile.
Nel periodo estivo, oltre alle lezioni giornaliere impartite dagli istruttori e dal direttore, i fanciulli vengono accompagnati alla spiaggia per i bagni. Due canotti, gentilmente messi a disposizione della Casa, offrono la possibilità di dare proficue lezioni di voga.

Cappella La Cappella

A fianco quindi di un'azione strettamente umanitaria la Casa degli Orfani adempie ad una funzione elevatissima di istruire e di preparare i futuri marinai d'Italia. Quanto tale funzione sia necessaria appare dal fatto che oggi circa l'80 per cento tra marinai e pescatori sono analfabeti.
Il possente sviluppo raggiunto dalla nostra Marina Mercantile per volere del Governo Fascista non può andare disgiunto da una maggiore educazione e preparazione della massa della gente di mare. Le tradizioni gloriose del marinaio italiano devono rivivere nei giovani della nuova generazione. Come la Casa adempia a tale funzione è dimostrato dai risultati ottenuti: tutti i 52 fanciulli accolti dalla Casa sono stati promossi con votazioni lusinghiere; i maggiori frequentano con profitto i primi corsi del R. Istituto Commerciale. Già tre ragazzi sono usciti dalla scuola, e, mercé anche il paterno interessamento del gen. Marena, allora comandante del Porto, hanno potuto subito trovare imbarco. Non appena ritornano a Genova, dopo un periodo di navigazione, loro prima cura è quella di recarsi a trovare i Maestri ed i compagni della Casa di Santa Margherita; ed è allora un affollarsi di fanciulli intorno ai fratelli maggiori, che già portano sul viso le prime tracce della navigazione, per conoscere le vicende di quella vita sul mare, a cui tutti aspirano e che tutti sognano.
Come abbiamo accennato sopra, il capitale iniziale della Casa è costituito dai fondi residuati al Comitato di Provvedimento, all'atto del suo scioglimento. Questo primo fondo iniziale è andato poi arricchendosi per le offerte cospicue degli armatori e di privati benefattori. Oggi il capitale in Consolidato, intestato alla Casa si eleva ad oltre un milione e mezzo; il valore del fabbricato e degli arredamenti può calcolarsi in circa un milione e duecentomila lire. L'esercizio della Casa è assicurato, oltre che dalla rendita del capitale in consolidato, dalle oblazioni fisse del Sindacato Marittimo e da quelle della Federazione armatori navi da carico del Tirreno. All'Amministrazione della Casa è preposto un Consiglio, presieduto dall'Ammiraglio Cagni e composto dal Gr. Uff. D. Brunelli, dal Podestà di Santa Margherita Ligure, dal Comm. Bargoni, dal Cav. Uff. E. Bozzo, dal Comandante Mancini, dall'Ammiraglio Marchini e dal Grand'Uff. O. Sciolla, che continua a seguire con amorevolezza paterna la istituzione, che egli per primo ideò. Consigliere Delegato della Casa è il Gr. Uff. Michele Fileti, che pur tra le innumerevoli sue occupazioni, non dimentica i fanciulli di Santa Margherita. Segretario del Consiglio è il Cav. Uff. Guido Gianatti, Economo del Consorzio Autonomo del Porto, il quale ha rappresentato sempre la mente organizzatrice della istituzione. Son stati sua cura particolare l'arredamento e l'avviamento della Casa, nei primi tempi quando ancora non era stato scelto il Direttore. Anche oggi egli dedica tutte le sue domeniche alla Casa di Santa Margherita, sorvegliando che nulla manchi al benessere dei fanciulli. Con quale spirito di abnegazione egli, come i suoi colleghi Cav. Dott. Silvio Bassi, Capo sezione del Consorzio, che disimpegna le funzioni di ragioniere ed il Marchese Cav. Nicolò Garibaldi, tesoriere della istituzione, espletino le loro mansioni, è dimostrato dal fatto che mai hanno voluto fosse sottratto un centesimo dai fondi della Casa per rimunerare il loro non semplice e non lieve lavoro.

bagni Gli orfani al bagno

Merita un breve accenno il sistema pratico e semplicissimo con cui è stata impiantata la contabilità. Tutto il movimento di fondi è accentrato a Palazzo San Giorgio; alla Casa di Santa Margherita non vengono lasciate che piccole somme per le spese di ordinaria amministrazione. Tutti i fornitori sono pagati mediante buoni, che vengono poi esibiti al ragioniere, il quale provvede alla liquidazione. Con questo sistema, oltre ad essersi raggiunto un controllo preciso, si sono praticamente venute ad annullare quelle spese generali, che di solito gravano in misura così notevole nell'amministrazione di istituzioni del genere. La più severa parsimonia, che mai nuoce al regolare andamento della Casa ed al benessere dei fanciulli, è stata eretta a norma dalla Direzione e dall'Amministrazione; la più scrupolosa rettitudine ed un mirabile senso organizzativo hanno permesso al Direttore Cav. Mosconi di poter ottenere dei veri miracoli. Il costo complessivo giornaliero per fanciullo ricoverato è stato man mano ridotto ad una cifra, che oggi, nelle condizioni attuali di caro-viveri, rappresenta la rinnovazione del miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci. Si pensi che in questi ultimi mesi la Direzione della Casa è riuscita ad ottenere un costo per fanciullo - comprese tutte le spese di vitto, di manutenzione del corredo, di pulizia generale, di supplemento vitto agli istruttori ecc. - di lire tre giornaliere! Nessuna, crediamo, delle istituzioni di beneficenza consimili è riuscita a raggiungere un risultato così ammirevole. E questa cifra, come già più sopra abbiamo rilevato, è stata ottenuta senza che il benessere dei fanciulli sia stato minimamente compromesso. Il vitto è abbondante e sano - caffè e latte alla mattina con pane a volontà, minestra, un piatto con contorno e frutta a mezzogiorno e alla sera; - la pulizia è delle più scrupolose, la biancheria è continuamente rinnovata e lavata, le divise sono tenute in perfetto ordine. Basta del resto vedere i fanciulli quando si recano a scuola, o quando prendono parte a qualche manifestazione per constatare lo stato di salute dei fanciulli. Durante tutto l'inverno pochissimi sono stati gli ammalati ed il sanitario, che gentilmente si presta, ha avuto un lavoro ben ridotto.
Un tale miracolo amministrativo è stato ottenuto solamente, come abbiamo già detto, attraverso un costante interessamento di S. E. l'Ammiraglio Cagni, la retta e saggia direzione del Cav. Mosconi e la disinteressata collaborazione, attiva e costante, di capacissimi funzionari dell'amministrazione consortile.
Abbiamo creduto doveroso dilungarci alquanto per far conoscere quale perfezione abbia raggiunto, soprattutto mercé l'alto e paterno interessamento di S. E. l'Ammiraglio Cagni, questa istituzione, poco e mal conosciuta anche nella nostra Genova, perché da più parti si è accennato, in queste ultime settimane, ad un progetto di istituzione di Case Orfani della Marina Mercantile, quasi che si trattasse di sopperire ad una mancanza.
Ora è bene si sappia, non solo a Genova, che la Casa Orfani di Santa Margherita, sorta nel nome glorioso del Cavalier dei Santi, da anni ormai svolge l'opera sua di bene e di educazione a vantaggio degli orfani della Marina Mercantile, a qualunque regione d'Italia essi appartengano. Oggi il numero dei fanciulli ricoverati già supera i cinquanta; le offerte che continuamente affluiscono da parte dei buoni, l'interessamento delle classi armatrici genovesi, che rinnovano le belle tradizioni di fratellanza degli armatori della vecchia Repubblica dei Dogi, l'appassionata cura di tutti gli amministratori, permettono di ritenere che fra qualche anno la Casa Orfani di Santa Margherita potrà agevolmente accogliere tutti gli orfani di marinai italiani, che ogni anno lasciano la vita nell'adempimento del loro dovere di marinai e di italiani. Lo sforzo da compiere non è molto: la generosità munifica del genovese, che ama fare il bene secondo il precetto evangelico e non ricerca vane pubblicità, pago solo della soddisfazione della propria coscienza, fa ritenere che il cammino ancora da percorrere sarà in breve compiuto. Una visita alla Casa di Santa Margherita basterebbe a far compiere il miracolo, perché uscendo dall'ampia cancellata, che chiude il piccolo giardino fiorito, e volgendosi indietro a riguardare il bianco edificio, ogni visitatore sente, come un bisogno dell'animo, l'imperiosa necessità di contribuire in qualche modo ad un'opera così bella e così degna del patronato di San Giorgio. E le parole alte e solenni che parafrasano il discorso della Montagna: «beati coloro che più hanno perché più potranno dare», ritornano istintivamente al pensiero ed al cuore.

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