Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

La Liberazione a Santa Margherita

L'8 settembre 1943, alle 19.45, il maresciallo Pietro Badoglio1 annuncia alla radio la firma dell'armistizio tra l'Italia e le truppe Alleate2.
Da quel momento le truppe tedesche diventano in pratica truppe di occupazione3, con uno "Stato fantoccio" nato il 23 settembre: è lo Stato Nazionale Repubblicano del Nord Italia, la Repubblica Sociale Italiana (RSI) cosiddetta Repubblica di Salò. L'Italia è divisa in due, con mappa al Sud il Regno del Sud, erede del Regno d'Italia.
Il 9 settembre parte l'operazione Avalanche, lo sbarco alleato a Salerno, primo atto di una progressiva risalita della penisola per liberarla dall'occupazione tedesca4.
Nel luglio 1944 la Provincia di Genova è occupata dalla Divisione Alpina Monterosa5 della RSI, rientrata in Italia dai campi di istruzione tedeschi di Heuberg (a sud di Monaco) e Münsingen (a sud di Stoccarda).
Il 1° Reggimento Alpino controllava da Nervi a Sestri Levante con tre battaglioni: il Battaglione Aosta con il cap. Appoggi da Nervi a Portofino, il Battaglione Bassano con il cap. Molinari da Portofino a Zoagli, il Battaglione Intra con il cap. Fornasari da Zoagli a Sestri (esclusa).
A Santa Margherita era dislocata la 8a Compagnia del 3° Battaglione della XXXI Brigata Nera Silvio Parodi, al comando del tenente Ferdinando Casassa6, oltre un centinaio di tedeschi della Kriegsmarine alloggiati all'hotel Miramare.

Avanzando lungo la penisola le truppe alleate sfondano la Linea Gotica10, linea difensiva tedesca che andava da Pesaro a Massa e conquistano quest'ultima il 10 aprile 1945: le truppe della 92a Divisione della 5a Armata USA, comandate dal generale Edward Mallory Almond (Ned)7, proseguono lungo la via Aurelia alla volta di Genova8.

La 92a Divisione di fanteria
Ufficialmente 92nd Infantry Division, era conosciuta come Buffalo Soldiers (Soldati Bisonte) fin da quando era formata esclusivamente da soldati di colore: pare che questo soprannome fosse loro attribuito dagli indiani Cheyenne durante le guerre contro le truppe statunitensi nel 1867. foto 3
Il loro motto era Deeds, not words (Fatti, non parole).
Quando sbarcarono a Napoli nel 1944 era ben viva negli Stati Uniti la discriminazione razziale, tanto che il presidente Franklin Delano Roosevelt dovette emanare uno specifico "Executive Order" per consentire l'inserimento degli afrostatunitensi nell'industria militare (E.O. 8802 del 25 giugno 1941, prima legge federale per le pari opportunità lavorative). Rimanevano pur sempre leggi non scritte che escludevano la possibilità che neri potessero comandare bianchi.
Lo stesso comandante della 92a, il generale bianco Edward Mallory Almond, prima di partire per l'Italia li aveva avvisati «Noi non vi abbiamo chiamato12. I vostri giornali e politici neri assieme ai vostri amici bianchi hanno insistito per vedervi combattere e io mi impegnerò perché voi combattiate e offriate la vostra parte di vittime».
Dopo lo sbarco a Napoli raggiunsero Civitavecchia per mare per giungere in Toscana con l'obiettivo di sfondare la Linea Gotica. Pare che la Divisione soffrisse di un basso morale e incompetenza, dei quali Almond diede la colpa alla scarsa attitudine dei neri: «Nessun uomo bianco vuole essere accusato di lasciare il campo di battaglia. Al nero non importa… la gente pensa che a quelli del Sud non piacciano i negri. Niente affatto, ma conosciamo le loro capacità. E non vogliamo sederci a tavola con loro».
In realtà molto fu conseguenza del suo razzismo e, come qualcuno spiegò, del fatto che il generale "si aspettava poco dalle truppe nere e in cambio otteneva poco".

I Buffalo Soldiers sono stati immortalati in numerose opere:
  • il regista statunitense John Ford ne parla nel film "I dannati e gli eroi" del 1960;
  • la serie televisiva western "Ai confini dell'Arizona" dedica loro l'episodio del 22 novembre 1968;
  • il regista canadese George McCowan produce nel 1970 il telefilm "Le eroiche canaglie";
  • nel 1979 lo statunitense Vincent McWveety dirige il telefilm "Buffalo Soldiers" indirizza le Guerre indiane contro Comanche e Apache;
  • Un album postumo del cantautore giamaicano Bob Marley include nel 1983 la canzone "Buffalo Soldier" che esalta il loro coraggio;
  • è il 1997 quando lo statunitense Charles Maurice Haid dirige il telefilm "Buffalo Soldiers" che racconta il conflitto con gli Apache;
  • nel 2001 il regista australiano Gregor Jordan ricava dal romanzo di Robert O'Connor del 1993 il film "Buffalo Soldiers";
  • il canale televisivo History Channel ha trasmesso nel 2006 il servizio "Honor Deferred" relativo alla Campagna d'Italia;
    il regista statunitense Spike Lee ne esalta le lodi nel film "Miracolo a Sant'Anna" del 2008 (sul massacro nazista di Sant'Anna di Stazzema);
  • nel 2010 il regista italiano con origini ghanesi Fred Kudjo Kuwornu evidenzia l'amicizia con i partigiani e la popolazione nel film documentario "Inside Buffalo";
  • nel 2011 il fumettista italiano Sergio Bonelli pubblica un numero della serie "Tex" ricordando "Un Reggimento leggendario, un'epica cavalcata a fianco dei Buffalo Soldiers";
  • il 22 luglio 2012 l'International Opera Theater di Filadelfia presenta a Città della Pieve (PG) l'opera lirica "Buffalo Soldier" (regia e libretto di Karen Saillant, musica di Carlo Pedini);
  • la miniserie televisiva Godless su Netflix cita i "Buffalo Soldiers" in due episodi del 2017: "Wisdom of the Horse" e "Fathers & Sons".

Il 24 aprile a San Lorenzo della Costa, durante la notte, avvengono scontri tra le Squadre di Azione Patriottica (SAP) e gli alpini della Monterosa.
Il giorno 26, in località Violara alla periferia di San Lorenzo, la retroguardia della Monterosa si scontra con l'avanguardia della 92a. Il tenente Bruno Licitra del IV Gruppo Esplorante Monterosa organizza uno sbarramento13, con un cannone anticarro PaK409: alle 18.00 sull'Aurelia, proveniente da Rapallo, compare un carro armato Sherman che, di fronte alla Villa Bozano, viene colpito a un cingolo e alla torretta. Resta ucciso il caporale Clifford Audinet, addetto alle trasmissioni.
La reazione alleata è immediata da parte degli altri carri della colonna, che si portano al riparo della Villa Bozzo Costa: intervengono anche le batterie di Rapallo e le navi al largo di Santa Margherita. Alle 18.30 la Monterosa arretra oltre la galleria di Ruta e fa saltare una casa14 bloccando con le rovine l'ingresso di ponente: la rimozione dell'ostacolo non sarà un problema per le truppe alleate, che comunque procedono lungo la via Aurelia passando da San Martino di Noceto.

A Santa Margherita è sindaco Amos Montecchi: tra i primi provvedimenti del Comune "Pratiche per la demolizione del muraglione di fortificazione a mare" (22 maggio)10, "Nomina commissione di studio della toponomastica cittadina" (14 giugno), "Sostituzione di nomi a vie e piazze (1 dicembre).
Come in ogni regione liberata dall'occupazione tedesca, in città è attivo l'Allied Military Government (AMG)11 della 5a Armata; a Genova si concluderà l'1 gennaio 1946 con l'imponente cerimonia del passaggio della Provincia dal Comando Alleato alle Autorità italiane a Palazzo Spinola, davanti a una moltitudine di popolo.
Il sindaco Vannuccio Faralli pronuncia parole appassionate, riportate dal quotidiano Il Lavoro Nuovo "«8 settembre 1943, 25 aprile 1945, 1 gennaio 1946: tre date, tre tappe del calvario della nostra nuova rinascita; 8 settembre data di onta e di vergogna; 25 aprile data di gloria e di eroismi; 1 gennaio data di respiro e di speranza da cui deriveranno le nostre energie per raggiungere la meta che è il sogno, la fiducia, la certezza di tutto il popolo italiano che ancora una volta inghiotte le sue lacrime e riprende la sua faticata ascesa.»
Dopo aver ricordato le ore grigie dello sconforto e dell'attesa, le ore eroiche della lotta clandestina, l'oratore ha scolpito le giornate di esultanza di fine aprile.

carro Il carro armato Sherman colpito nella torretta,
con i cingoli rimossi per facilitare il traino

«Amici Alleati, Genova vi ringrazia per quello che avete fatto, per quello che farete. Dite al vostri connazionali questa che arde in noi tenace volontà di lavoro; Genova sente oggi di poterla esprimere anche in nome dell'Italia la quale conta molto sul vostro appoggio per riprendere il suo posto nel consesso delle Nazioni Unite.
I fiori che profumano questa nostra terra inonderanno di pietosa e memore soavità i cimiteri che racchiudono le salme dei vostri valorosi morti per la nostra libertà: sarà il tributo d'amore e di ricordo che il popolo italiano donerà ai vostri eroi: ma anche voi non dimenticateci, comprendeteci e fate, o amici, che l'Italia sia degli Italiani.»"
Segue il comandante americano col. Jordan che parla in italiano: "«L'interessamento nostro verso l'Italia non cesserà. Vi sono del grandi problemi da risolvere e la loro soluzione esige lealtà, lavoro e fede. Così l'Italia potrà essere nuovamente la Patria di un popolo felice.» Ha concluso il suo breve discorso rivolgendo il suo saluto agli americani, inglesi ed italiani caduti per la vittoria della democrazia.
L'ammaina bandiera simbolico del vessillo stellato è stato accompagnato dalle note dell'inno nazionale americano, suonato nel salone da un'orchestrina diretta dal maestro Gnecco, che i diffusori portavano alla folla sulla strada.

Villa Bozzo Villa Bozzo Costa dopo l'ingresso dei carri armati

Al comandante Jordan è seguito il maggiore inglese Goodacre, venuto il 25 aprile a Genova con il colonnello Mac Phee e poi rimasto solo a reggere il Commissariato.
Il maggiore Goodacre ha espresso l'augurio che, dopo la disfatta del nemico comune, tutte le Nazioni possano riunirsi per realizzare il grande ideale espresso nella Carta Atlantica, la libertà dei popoli.
L'Italia in questo avrà una grande parte, non solo il Governo, ma ogni singolo cittadino. Senza rancori, con un lavoro onesto, l'Italia potrà risorgere come grande Potenza ed ogni cittadino sarà onorato di poter dire: «Sono italiano!».
La fine del discorso del maggiore Goodacre è stata salutala dall'Inno «God save the King»".
Segue il prefetto Enrico Martino rivolto agli ufficiali Alleati: «Quando Voi giungeste i cuori e le menti erano ancora incandescenti per la liberazione ottenuta e trovaste il popolo che, lungi dall'essersi abbandonato ad un tripudio inoperoso per la sfolgorante vittoria, era già tutto proteso nei suoi uffici e nelle sue officine, ad una suprema volontà di ricostruzione.

Ruta L'ingresso di ponente della galleria di Ruta fino al 1945

Voi ora ci augurate dì diventare un popolo felice, industrioso, democratico.
Tutto questo è nella nostra volontà e nei nostri voti.
Chiediamo soltanto che il mondo riconosca al popolo italiano di aver saputo superare nella sua lotta il concetto di nazione per combattere in nome dell'umanità.
E' raro infatti e tormentoso nello stesso tempo che un popolo riconosca come amici coloro che stanno distruggendo le sue case e la sua vita civile. E' un tormento che difficilmente possono comprendere quei popoli che in questa suprema lotta, abbandonando ogni atteggiamento di parte, si fusero col proprio governo per addivenire alla Vittoria.
Se il popolo italiano ha saputo fare questo, se ha saputo cioè, soffrendo quel che ha sofferto, vedere là dov'era la verità e la giustizia, Voi potete bene sperare che questo popolo sarà sempre più degno di far parte delle Nazioni civili».
Rivolgendosi poi alla folla: «Genovesi, una cerimonia come quella odierna non poteva svolgersi senza la vostra presenza. Si compie oggi il coronamento di una vostra vittoria. Questa giornata è infatti la commovente consacrazione della vostra lotta armata e soprattutto della vostra lotta pacifica. E' stato il vostro comportamento disciplinato, operoso, fattivo che ha permesso la restituzione dei poteri alle autorità italiane. Siete voi che avete dato la prova ai nostri alleati che noi possiamo governarci senza tutela.
Il popolo ligure è indisciplinato nella dittatura, disciplinatissimo nella libertà. E' una lontana tradizione che il popolo ligure non poteva e non può smentire.
Genovesi! AM-lire
In questo nuovo anno di rinascita, il cammino si apre ancora irto di difficoltà, ma pieno di promesse.
Percorriamolo con coraggio a con fiducia.»
Legge poi un telegramma del Ministro degli Interni, Giuseppe Romita «Occasione restituzione codesta provincia amministrazione governo italiano invio V. S. autorità provinciali e popolazione mio fervido saluto augurale. Nella immane fatica che il Paese finalmente ricostituito nella sua unità amministrativa deve ancora sostenere per l'auspicata ripresa della vita nazionale popolazione codesta provincia saprà ancora una volta come ha già fatto nella lotta di liberazione conquistare nuovi titoli di benemerenza improntando ogni sua attività ad assoluto rispetto principi libertà e legalità che rappresentano inalienabili conquiste nuovo ordine democratico. Alla popolazione dia assicurazione che governo pur nelle presenti gravi difficoltà nulla tralascerà per alleviare attuale disagio avvertendo per altro che condizione indispensabile per ogni proficuo lavoro è concordia e disciplina».


1 Il 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo, il re Vittorio Emanuele III gli aveva conferito l'incarico di formare un nuovo governo.
2 Le "quattro potenze": Regno Unito, Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina.
3 Il comandante supremo delle forze tedesche in Italia era il feldmaresciallo Albert Konrad Kesselring.
4 Il 9 luglio 1943 aveva già avuto luogo l'operazione Husky, lo sbarco in Sicilia della 7a Armata USA del generale George Smith Patton e l'8a Armata britannica del generale Bernard Law Montgomery, raggruppate nel 15° Gruppo d'armate sotto il comando del generale britannico Harold Alexander.
5 Nata il 1 gennaio 1944.
6 Sarà ucciso il 6 novembre 1944 a Sant'Anna di Rapallo da due partigiani travestiti da alpini della Monterosa.
7 Comandante della 5a Armata era il generale americano Mark Wayne Clark, comandante delle forze Alleate in Italia era il generale britannico Harold Rupert Leofric George Alexander e comandante in capo delle forze Alleate in Europa era Dwight David Eisenhower, futuro presidente degli Stati Uniti.
8 Vi giungeranno alle 9.30 del 27 aprile, quando i 4.000 militari tedeschi al comando del generale Günther Meinhold si erano già arresi ai partigiani, il giorno 25 (alle ore 19.30 a Villa Migone [San Fruttuoso] nelle mani del presidente del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) Remo Scappini, con l'intermediazione del cardinale Pietro Boetto; la data concordata è il 26 aprile); costituisce l'unico episodio della seconda guerra mondiale in cui un corpo di esercito organizzato si è arreso agli insorti. Resistettero fino al giorno successivo la marina del porto, le truppe di Nervi e di San Benigno, le batterie pesanti di Monte Moro. Il 29 si arrendono le divisioni 148° Granatieri e Italia Bersaglieri e lo stesso giorno il Magg. Gen. Max-Josef Pemsel, Capo di Stato Maggiore dell'Armata Ligure, firma i termini di resa in assenza del Ministro della Guerra della RSI, Maresciallo Rodolfo Graziani, che era stato catturato dai partigiani.
9 Panzerabwehrkanone 40 7,5 cm dell'esercito tedesco.
10 Vedi l'articolo della Gazzetta "Il muro antisbarco di Santa" del 27 febbraio 1921.
11 Quando il 9 luglio 1943 gli Alleati erano sbarcati in Sicilia, era presente la Allied Control Commission (ACC) che aveva tra i propri obiettivi "fornire ogni aiuto possibile alla popolazione civile per prevenire malattie e disordini" e "preparare rapidamente il ritorno dell'amministrazione e dell'economia nelle mani della popolazione civile". Presso il Governo Italiano era presente il Quartier Generale dell'ACC, mentre un'organizzazione specifica era distribuita sul territorio. Una volta stabilizzate le regioni, in attesa di un governo legittimo, queste erano soggette all'AMG che collaborava con l'amministrazione locale.
Una delle conseguenze fu la circolazione delle Am-lire (Allied Military Currency) al cambio di 100 contro un dollaro, un tasso sfavorevole a vantaggio di dollaro e sterlina, che contribuì alla pesante inflazione.
12 Molti di loro si erano arruolati volontariamente, sperando nell'integrazione civile proclamata dalla Costituzione Americana. La maggioranza era di contadini analfabeti, ma c'erano anche medici e professionisti. Purtroppo anche dopo il loro sacrificio passeranno molti anni in cui saranno considerati cittadini di serie B.
13 Il parroco di San Lorenzo, don Federico Arbicò, precisa che era posizionato tra la palazzina di Giovanni Canale, che rimase gravemente danneggiata, e la palazzina di Gerolamo Molfino, che ebbe solo qualche vetro rotto.
14 In questa occasione fu distrutta la lapide in onore dei Savoia per la realizzazione della galleria.

© La Gazzetta di Santa