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    Pezzi di storia

Rapallo and Portofino
di Eric Whelpton1

tratto da "By Italian Shores" di Eric Whelpton, 1950

Rapallo passato e presente. Il Santuario di Montallegro. Santa Margherita Ligure. Portofino.

Le città gemelle di Rapallo e Santa Margherita sono separate una dall'altra solo da un piccolo promontorio, eppure sono diverse come Cannes e Nizza e il posto che disegno occupano nella Riviera di Levante è all'incirca lo stesso. Rapallo è sofisticata ed elegante e Santa Margherita è meno cara e più frequentata dalla popolazione di Genova e di altre grandi città.
Questo confronto, come la maggior parte degli altri, tende a essere fuorviante. Nessuna di queste località aspira a dare ai suoi visitatori l'eleganza della Costa Azzurra, poiché sono rimaste essenzialmente italiane nel carattere e hanno conservato il buon gusto semplice che è una delle principali atrattive di questo paese.
Il clima è mite, fresco d'estate con brezze serali e caldo d'inverno. I coraggiosi nordici come inglesi e tedeschi continuano a fare il bagno fino alla fine di ottobre, anche se i locali non si avventurano in mare, a meno che la temperatura non sia molto alta. Perché dovrebbero farlo quando vivono qui tutto l'anno e non hanno bisogno di abbandonarsi ad avventure spartane?
In origine i luoghi come Rapallo erano frequentati da stranieri che venivano qui per sfuggire all'oscurità e al freddo dei propri paesi. Molti si sono stabiliti qui in modo permanente. Tra loro c'erano illustri pittori, musicisti e letterati come Max Beerbohm e Gordon Graig che risiedevano in questa zona tra le due guerre mondiali. Qui potevano vivere tranquillamente in uno splendido scenario, con servizi urbani sufficienti per il loro comfort. Le comunicazioni con Roma, Parigi e Londra sono eccellenti e c'era una piacevole compagnia, quindi cosa si può volere di più?
Lungo la costa e sulle colline sono disseminate ville di tutte le dimensioni con splendidi panorami e graziosi giardini dove un artista creativo può lavorare con tranquillità, se non si lascia distrarre dal sole, dai fiori e dal tepore. Questo, a mio avviso, è il principale pericolo di vivere in Italia.
La porzione in più a pranzo, il secondo bicchiere di vino e il pomeriggio è finito, piacevolmente se vuoi, ma senza risultati tangibili.
Questo dolce far niente non è condiviso dai Liguri, tanto meno dalla gente di queste parti che è operosa, temprata forse dalle vicissitudini del passato, dal transito di eserciti e flotte di invasori, dalle incursioni dei pirati e dai litigi locali.
Rapallo è sicuramente più antica. Secondo la tradizione un ponte di aspetto medievale, gelosamente conservato nel centro del paese, fu costruito da Annibale. E' improbabile, ma indubbiamente i Cartaginesi marciarono da queste parti, così come fecero i Romani, le truppe di Belisario, i Goti, i Longobardi e schiere di altri, saccheggiando e violentando, bevendo vino, rubando le scorte di grano e imponendo alla popolazione tutte le sopraffazioni che i soldati hanno portato dall'inizio dei tempi.
Poi la strada costiera costruita per le legioni imperiali si sgretolò, i suoi ponti rotti non furono riparati e in questa regione, come altrove nella penisola, sorsero una serie di piccoli stati accessibili solo via mare. Così per un certo tempo Rapallo divenne una repubblica marinara. L'alleanza con Genova portò alla diminuzione della prosperità, ma come tutte le altre città italiane del Medioevo la gente fu reda delle fazioni. C'erano i soliti dissensi tra guelfi e ghibellini, tra i feudi di famiglie vecchi di secoli, eppure Rapallo è sopravvissuta e ha mantenuto parte del suo aspetto antico. La maggior parte delle antiche fortificazioni è stata demolita, ma c'è un antico castello sulla battigia che aggiunge fascino alla vista anche se l'interno non contiene nulla di particolare interesse. Una delle antiche porte, la Porta Saline in fondo a Via Cairoli, è sormontata sul lato interno da un'edicola barocca dipinta.
Nella parte meridionale della città c'è una serie di strade strette senza marciapiede, come quelle di Siena e di altri luoghi della Toscana. Qua e là sono palazzi rivestiti di marmo bianco e nero che un tempo erano palazzi della nobiltà.
Architettonicamente Rapallo non ha caratteristiche eccezionali oltre a pochi piacevoli portici, edifici dipinti e uno o due portali scolpiti. Ha tuttavia conservato un'intimità e un movimento che la vitalizzano. E' qualcosa più di una località di soggiorno, perché gli abitanti continuano a condurre un'esistenza indipendente dal turista e dal visitatore occasionale. Le donne si siedono sulla soglia di casa a fare il merletto, che è una delle industrie locali. Nel retro di alcune delle botteghe più piccole gli artigiani sono al lavoro per fabbricare le merci che vendono, anche se, temo, sono destinati all'estinzione a causa della produzione di massa di Milano, Torino e Genova.
E' un peccato. Fino a poco tempo fa uno dei vantaggi dell'Italia era la possibilità di avere tutto su ordinazione e a un prezzo ragionevole. Non si trattava solo di ottenere scarpe e camicie su misura, ma anche mobili, vetri e porcellane potevano essere ottenuti su ordinazione e con quasi tutte le specifiche. L'industrializzazione è, suppongo, inevitabile, ma l'abilità dell'artigiano è una preziosa risorsa commerciale e artistica che non si dovrebbe lasciar scomparire.
Le vecchie usanze stanno rapidamente scomparendo, ma una delle confraternite del Medioevo continua ad avere alcuni aderenti tra i contadini locali. In origine i Disciplinati di Gesù Cristo erano una setta di flagellanti i cui membri sfilavano per le città frustandosi incessantemente per espiare i propri peccati o quelli altrui. Un tempo anche le donne partecipavano a queste strane manifestazioni, ma la Chiesa intervenne e le manifestazioni pubbliche di questa forma di penitenza furono proibite.
In seguito i Disciplinati divennero una sorta di istituto di beneficenza e ancora oggi i frati portano i morti alla tomba, gratuitamente quelli della loro associazione e per una modica cifra gli altri. In tali occasioni indossano abiti neri con cappucci che si valano sul viso, in modo che nessuno possa riconoscerli. Di notte portano enormi torce e mentre attraversano le strade buie offrono uno spettacolo imponente. Nella settimana di Pasqua prendono parte alle consuete processioni indossando abiti rituali e portando teschi tra le mani.
Le chiese di Rapallo non sono particolarmente interessanti a parte che sono tipiche della Liguria e conformi al modello portato in questa parte d'Italia dagli architetti lombardi. I campanili hanno solitamente lo stesso stile, ma poiché si adattano al paesaggio e ai tetti di tegole rosse delle case, non si notano per originalità.
In città come questa la religione è ancora un fattore vitale, con la maggior parte della popolazione che non è stata catturata dal materialismo delle regioni industriali. La messa è molto frequentata e talvolta c'è un atteggiamento ingenuo nei confronti delle cose dello spirito che mi sembra ammirevole. Quindi, ad esempio, l'ultima volta che sono passato da queste parti i muri di quasi tutti gli edifici erano intonacati con segni su cui erano stampati a caratteri cubitali: "VIVA L'IMMACOLATA CONCEZIONE"
In questo modo curioso di celebrare uno dei più grandi giorni di festa dell'anno, non c'è né intenzione né sentimento di bestemmia, anche se potrebbe essere interpretato come una reazione puritana al tradizionale legame italiano ai peccati della carne.
Questo è solo uno degli aspetti di Rapallo. C'è anche l'ambiente cosmopolita di grandi hotel immersi in giardini, lussureggiante, con vegetazione semi-tropicale, dove i visitatori partono ogni mattina per il campo da golf e giocano a bridge ogni sera. Questa, in ogni caso, è l'impressione che mi fanno. Ovviamente potrei sbagliarmi. Quasi ovunque a ridosso del mare si apre il prospetto della baia, l'interno con le sue ville e il promontorio di Portofino. Sul retro i verdi pendii delle montagne fanno da riparo al pungente vento dell'est che in inverno gela fino al midollo. Durante il giorno lo spettacolo è mutevole per la luce cangiante e le bianche vele bianche degli yacht con quelle più scure dei pescherecci.
La sera sul lingomare i bar e i ristoranti sono molto illuminati e i commensali possono osservare i passeggini che vanno su e giù sul marciapiede vicino ai tavoli. C'è, come sempre nelle località italiane, il suono di musica in sottofondo, ma niente canti. I Liguri non sono particolarmente musicali e pochi di loro diventano compositori o star dell'opera.
All'apparenza la scena e l'ambientazione sono tipiche di quasi tutti i luoghi di questo tipo sulle rive del Mediterraneo, ma il paesaggio del Golfo di Tigulio è di straordinaria bellezza.
Essendo contrario alla fatica, ho preso la funivia fino a Montallegro, il santuario situato a duemila piedi sul retro della città. Come mezzo di trasporto la funavia è insuperabile. In pochi minuti si passa dal calore a livello del mare, alla relativa frescura sulle alture. Dopo aver superato alcune ville e giardini, inizia il vero paese. Ci sono case di contadini pitturate di rosa e ocra, vigneti e frutteti. Questa coltivazione lascia a sua volta il posto al castagno e al leccio, la vegetazione su tutte le pendici dell'Appennino.
Se gli altri passeggeri sono italiani, la conversazione nel piccolo scompartimento diventa comune. Nel breve lasso di tempo a disposizione si scambiano confidenze, ognuno svela la propria storia familiare e si aspetta la stessa franchezza dai vicini.
Durante il mio ultimo viaggio sono stato separato in un angolo con una famiglia operaia di Volterra, felicissimi perché pensavano che io fossi toscano. Dovetti confessare di essere inglese, ma mi accolsero comunque a braccia aperte.
Dichiararono che amavano Rapallo ma non sopportavano i Liguri. Tanto per cominciare non capivano il loro dialetto e comunque questi maledetti settentrionali erano così freddi, taciturni e reticenti che non avrebbe fatto alcuna differenza se lo avessero capito.
Avevamo appena iniziato a scambiarci esperienze con molti spunti scherzosi quando l'auto si fermò improvvisamente. I miei nuovi amici dovettero condurre i loro figli in un angolo tranquillo perché per loro l'emozione del viaggio era stata eccessiva.
Mi sono seduto a un tavolo sulla terrazza di un caffè rustico e ho ordinato un espresso, il caffè nero forte che è sempre buono. Ancora un altro punto di vista, ma uno dei migliori in questa regione. Da qui si vede tutto il golfo fino alla piccola penisola di Sestri Levante. Si dice che nel giorno giusto sia possibile vedere la Corsica e la Capraia, ma io non sono mai stato fortunato sotto questo aspetto.
Subito sotto ci sono i tetti di Rapallo, poi una macchia di verde interrotta qua e là dalle torri e merlature di due o tre castelli finti a San Michele di Pagana, e più il là la curva della Baia di Santa Margherita e gli alberi delle barche in porto.
Da un lato una vallata rustica di boschi di castagni, piccole fattorie e innumerevoli paesi, raggruppati ciascuno attorno all'alto campanile a cupola e con vialetti delimitati da solenni processioni di cipressi verde scuro. Con tutta la bellezza ammaliante di questo paese non sorprende che l'emigrante italiano si affretti spesso a tornare a casa, non appena ha risparmiato abbastanza per acquistare l'appezzamento di terra che fornirà per il resto della vita i suoi semplici bisogni. Altri sono più ambiziosi e aspettano di aver fatto fortuna, in modo che al ritorno possano costruire grandi ville e impressionare i vecchi compagni della loro umile gioventù.
Il santuario di Montallegro è celebrato in tutta la Liguria e attira numerosi pellegrini poiché deve la sua esistenza a un singolare miracolo.
Nel sedicesimo secolo un contadino che passava di qui dopo essere stato al mercato ebbe una splendida visione. Vide la Vergine in persona e lei gli diede un'immagine della sua Ascensione al Cielo, ponendogliela nelle mani. Quando lei lo lasciò l'acqua iniziò a sgorgare dal terreno ai suoi piedi, anche se in precedenza non c'erano state tracce di una sorgente.
Le meraviglie non finirono. Il contadino portò il regalo a Rapallo, ma questo scomparve e ricomparve nel luogo in cui l'aveva ricevuto. Successe ancora e alla fine si decise di costruire un santuario sul luogo dei miracoli. Ciò fu realizzato con infinita fatica dagli abitanti dei villaggi delle valli circostanti. La chiesa da loro costruita è ancora in piedi, piena delle offerte votive dei fedeli che hanno trovato conforto e guarigione.
L'immagine, una piccola icona di scuola tardo bizantina, fu rivendicata dall'equipaggio di una nave ragusana giunta a Montallegro pochi anni dopo che il contadino aveva avuto l'apparizione. Dichiararono che era scomparsa da una cappella della loro città natale e chiesero che fosse restituita.
Il Senato di Genova decise a loro favore, ma ancora una volta il quadro scomparve e fu ritrovato nel luogo attuale, sul fianco della montagna.
Una storia strana e insolita anche nella terra dei santi e dei miracoli, confermata da una quantità di prove solide che non si basa su un solo testimone.
Quando sono tornato a Rapallo dopo il mio ultimo pellegrinaggio, sono partito quasi subito per Santa Margherita per cenare in una delle osterie dei pescatori vicino al porto. La strada costeggia per un po' il bagnasciuga poi svolta su un'altura per scendere alla piccola spiaggia sabbiosa di San Michele di Pagana, dove si trovano uno o due ristoranti e trattorie con terrazze vista mare.
Un'altra salita e una seconda discesa portano a Santa Margherita dove l'atmosfera è un po' più popolare che a Rapallo. C'è un lungomare con palme e alberghi, un paese senza molto carattere, ma la prospettiva qui è a sud, verso Sestri Levante e la sua penisola.
A causa della vicinanza con Genova molti dei vecchi ristoranti erano ammodernati, con un corrispondente aumento dei prezzi e calo della qualità del cibo. Fortunatamente sul lato opposto del porto ci sono una o due piccole taverne che accolgono gli equipaggi delle golette che portano il vino dalla Sardegna e dall'Elba, ma è necessario scoprirle.
Ho cenato lì con prosciutto freddo e pesche, un piatto di gamberi, scampi sgusciati e fritti e una fetta di parmigiano, insuperabile come formaggio oltre che come condimento. Il vino bianco dei vigneti locali alla spina era dei migliori, introvabile nella maggior parte dei negozi della zona.
Ho provato a contattare alcuni skipper del porto ma non ho avuto fortuna. Oggigiorno sono troppo benestanti per prendere passeggeri a pagamento, ma una volta instaurate relazioni amichevoli è possibile essere portati via mare all'Elba, alle Isole Toscane, in Sardegna o addirittura in Sicilia. Molti marinai hanno prestato servizio sui mercantili e parecchi di loro parlano inglese.
Vale la pena fare un viaggio di questo tipo. Visto da vicino, a bordo di un veliero, il Tirreno è ricco di sorprese. In estate, ci sono tartarughe alla deriva e piccole balene che soffiano pigramente sulla superficie dell'acqua. Raramente non si vede terra e le necessità del commercio possono portare a ogni tipo di luoghi incantevoli e inaccessibili.
Come marinai gli italiani possono o meno essere all'altezza del loro passato, quando gli uomini di queste coste scoprirono le Isole Canarie, le Indie occidentali e il continente americano, ma sono comunque compagni cortesi e divertenti. Come i contadini ricchi apprezzano molto il buon cibo e le bevande. Se l'alloggio è insufficiente si dorme sul ponte, a condizione ovviamente che faccia abbastanza caldo.
Purtroppo il Mediterraneo non è sempre calmo, anche in estate. Le tempeste giungono rapidamente e possono impiegare molto tempo a placarsi, come ho riscontrato più di una volta a mie spese.
Se Santa Margherita è un luogo abbastanza piacevole per una vacanza, i suoi abitanti sono, per lo più, troppo riservati per essere adatti all'arte della conversazione. A differenza dei fiorentini, curiosi e ciarlieri, non si interessano ai pettegolezzi. Indubbiamente una virtù, ma che non favorisce lo scambio di idee e informazioni.
Quando uno straniero ha trascorso tre o quattro giorni in una città toscana, l'intera popolazione è informata del suo reddito, delle sue qualità e difetti, del contenuto dei suoi bagagli e del motivo del suo viaggio. Una settimana dopo iniziano le dicerie sui suoi vizi. Nessuno li prende sul serio, ma vengono ascoltati, così come alcune persone leggono libri apprezzando la creatività e l'immaginazione degli autori.
L'unica strada per Portofino parte da Santa Marghenta e sebbene sia lunga poco più di tre miglia è sicuramente una delle più belle del mondo. Fu costruita da Napoleone, presumibilmente per scopi militari, ma rimase incompiuta. Ora, grazie a Dio, il Dipartimento di Belle Arti italiano ha preso questo lembo di costa sotto la sua protezione. Nessuna casa può essere eretta, nessuna struttura alterata senza autorizzazione e così il carattere del paesaggio e della riva è preservato dalla commercializzazione e dallo sviluppo edilizio. Sono stati banditi gli orribili manifesti e la pubblicità che rovinano molte strade.
La strada si snoda dentro e fuori insenature rocciose e calette dove l'arenaria rosso scura contrasta con il blu profondo del mare, il verde della vegetazione e il verde più chiaro degli ulivi e dei pini marittimi.
Su un alto promontorio, il monastero della Cervara è di aspetto moderno anche se risale al XIV secolo. Sebbene molto restaurato, i suoi chiostri ad archi a tutto sesto sono sopravvissuti alla mano del restauratore e racchiudono un incantevole giardino. In passato questa abbazia ospitava i viaggiatori le cui navi sostavano nella baia per la notte, poiché anche gli schiavi delle galee dovevano poter riposare. Giunsero anche papi e monarchi, tra cui l'imperatore Massimiliano e Francesco I di Francia, catturato dopo la disastrosa sconfitta a Pavia nel 1525, oltre a una schiera di altri viaggiatori.
A Paraggi alcune case e locande sono situate sul bordo di una baia sabbiosa con alberi intorno. Su entrambi i lati i cespugli e i fiori scendono fino al bordo dell'acqua. Sul retro c'è una cornice di colline ricoperte da fitti boschi. Il mare e la luce sono molto limpidi, ma di regola qui non è mai eccessivamente caldo.
Per il miglio e mezzo successivo la strada continua a curvare e piegare intorno a promontori rocciosi e insenature, passando davanti a belle ville parzialmente schermate dal fogliame e da una quantità di fiori di ogni tipo, viola, cremisi e bianchi. Sono in alto sul pendio o in basso vicino alla riva.
Quando si raggiunge Portofino, la presenza del paese è dapprima appena percettibile a causa della sua posizione attorno al porticciolo infossato. Prima di tutto ci sono le case sul lato ovest della strada, intersecate da stretti passaggi e scale che scendono al molo in pietra, poi arriva la chiesa in una grande piazza solitamente semivuota.
Una breve strada dà accesso alla Piazza che si affaccia sulla baia. Dalle terrazze dei caffè e dei ristoranti si ha una prospettiva del Golfo di Rapallo e, più vicino, degli yacht e dei pescherecci ormeggiati. Lungo la riva ci sono case dipinte, alcune con portici. Esteriormente non sono cambiate, ma la maggior parte di esse è stata modernizzata e arredata in modo superbo e affittata a canoni colossali. Portofino, come Capri, è diventata località per milionari e star del cinema, ma nulla può distruggere il suo fascino, la singolarità dei suoi edifici e l'incomparabile bellezza naturale, ora che il Governo Italiano la protegge dalla profanazione.
In un certo senso è stato commercializzato, ma in modo altamente civilizzato. Nelle taverne degli ex marinai il servizio e il cibo sono eccellenti. I camerieri in giacca bianca mixano i cocktail per le folle cosmopolite alla moda, in un'atmosfera che combina raffinatezza e semplicità. C'è movimento e allegria, e a pochi metri ulivi e vigneti sono attraversati dal sentiero che porta a San Fruttuoso.
Sul lato opposto del porto la carreggiata si ferma improvvisamente presso il molo di pietra. Al di là il promontorio si restringe per allargarsi in una piccola penisola.
Sulle alture boscose sovrastanti si erge una splendida villa un tempo appartenuta a Lady Carnavon e vicino ad essa un castello medievale con vasti terreni. Più in là l'antica chiesa di San Giorgio è un famoso centro di pellegrinaggio perché si crede che sia il luogo di sepoltura del santo patrono d'Inghilterra.


1 Eric George Whelpton (Le Havre 1894 – 1981 Hastings) scrittore inglese

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