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    Pezzi di storia

Miscio

"Scusime, ancheu son miscio, ti offri ti?" (Scusami, oggi sono senza soldi, offri tu?): una frase abbastanza diffusa, se si dà credito alla tradizionale senza soldi parsimonia dei genovesi.
Una frase che introduce un termine dialettale dal significato preciso ma dall'etimologia incerta, che Giovanni Casaccia considera "propria della plebe, non usata nel parlare civile"1: la definizione che dà di miscio è "Arso, Asciutto, Abbruciato di danaro".
Nel 1910 Gaetano Frisoni è più chiaro e scrive "Miscio: misero, povero, deficiente - ëse miscio, essere senza un soldo"2, elencando anche "Misciâ ripulir uno, guadagnargli (giocando) quanto aveva in tasca, lasciarlo senza un soldo".
Ovviamente miscio può essere un vero povero o anche chi si atteggia per trarne vantaggio e per estensione può indicare la scarsa qualità di un prodotto: classico il parere di chi assaggia un vino ed esclama u l'è miscio se lo trova scadente.

Da dove arriva questa parola? Carlo Randaccio nel suo "Dell'idioma e della letteratura genovese" del 1894 scrive "Misciu, vale in genovese: senza danari, voce esclusivamente genovese; etimologia oscura, il latino misellus [povero] male prestandosi. Confronta ebraico misched [malato]."


1 "Dizionario genovese-italiano" del 1876
2 "Dizionario genovese-italiano" del 1910

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