Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Uno scrittore marinaro: Gio. Bono Ferrari camogliese
di Tommaso Gropallo

Rivista di Cultura Marinara - n.7/8 1943

Rievocando la storia fascinosa della marina velica italiana nell'Ottocento, si rileva che la proprietà e l'armamento dei velieri fiorirono assai più nelle cittadine ritratto e nelle borgate del litorale che non nei grandi centri portuari! Il contrario dunque di quanto oggi succede per la marineria a propulsione meccanica!
Così in Liguria: Loano, Lerici, Chiavari, Recco e soprattutto Camogli armarono al lungo corso moltissimi bastimenti a vela e superarono Genova e Savona; più al Sud Gaeta, Procida e soprattutto Piano di Sorrento e Meta sorpassarono di molto Napoli. Lo stesso si verificò in Adriatico per Lussino rispetto a Fiume.
E non solo, ma questi piccoli centri vantarono anche fiorenti istituzioni marinare, quali le famose mutue assicuratrici e gli istituti nautici questi ultimi di origine assai antica e furono nello stesso tempo un vero semenzaio di capitani, di nostromi e di marinai della vela. E poi come se questo non bastasse ancora ogni borgata marinara, la sola Camogli eccettuata, fu anche un centro costruttivo, ché dovunque disponevasi di cantieri e di scali per la costruzione di velieri a scafo di legno grandi e piccoli. Così Varazze che dicesi avere una volta allineato sul suo arenile oltre cento scafi contemporaneamente in costruzione nei suoi quindici e più cantieri. Così Chiavari che dai suoi due operosissimi cantieri produceva gli scafi più fini e più eleganti. Così Prà e Voltri che rivaleggiarono con Varazze per numero ed importanza di costruzioni. E non vanno in Liguria dimenticate Loano, Lerici, Spotorno, Finalmarina, Pietra Ligure e Lavagna.
Nel mezzogiorno si costruì intensamente a Gaeta, a Procida, a Cassano ed a Castellammare ed Equa. In Adriatico a Lussinpiccolo.
Ma ora la marina veliera è da decenni scomparsa e solamente qualche raro bastimento naviga al cabotaggio. Sono un ricordo del passato le flotte, le mutue famose, i ricchi casati armatoriali! E quanto agli arenili un tempo echeggianti del lavoro alacre del maestro d'ascia e del calafato, essi sono ora o deserti oppure trasformati in lungomari fioriti ed adorni di istallazioni alberghiere o balneari!
E più nulla!
Stando così le cose dobbiamo però chiederci se veramente ogni traccia della passata gloria è proprio svanita. Rispondere recisamente di sì sarebbe tuttavia eccessivo. Sta in fatto che qualcosa esiste ancora, per quanto non valorizzato, lasciato in abbandono, in modo tale che il visitatore anzi meglio anche l'abitante del luogo non abbia ad avvedersene.
E questo qualcosa sono quadri o modelli o stampe che molti privati conservano ancora gelosamente; sono quadri nautici che trovansi quali offerte votive nei santuari della Liguria o del Napoletano.
E questi quadri più particolarmente frequenti nel santuario di N. S. del Monte sopra Genova, di N. S. del Boschetto in Camogli ed in quello della Madonna del Lauro a Meta di Sorrento costituiscono con le loro immagini il più delle volte tecnicamente perfette e con le loro dediche ingenue un prezioso documentario di quello che fu la marineria veliera a scafo di legno. Non dobbiamo poi tacere che parecchi istituti nautici quali il Flavio Gioia di Gaeta, il Nino Bixio di Sorrento, il Cristoforo Colombo di Camogli conservano ancora quadri e cimeli vari nelle loro aule o gabinetti di attrezzatura e manovra.
Ma tutto ciò senza una disposizione che valga almeno a portare a conoscenza degli Italiani quel poco che rimane.
Vi è o meglio vi era una sola eccezione, riguardante il comune di Amalfi. La famosa cittadina marinara medioevale fra rose ed aranceti aggrappata alle rocce in mare strapiombanti dai Monti Lattari, l'antico nido di marinai così passionatamente cantato dal Longfellow, ha voluto che qualcosa del suo fascinoso passato venisse portato con evidenza a conoscenza di tutti i visitatori. copertina 1
Amalfi ha dunque conservato e restaurato gli avanzi di quello che oltre un millennio addietro fu l'arsenale ove si costruivano e si riparavano le galee protette dallo stendardo di Sant'Andrea patrono del Comune!
Amalfi ha dedicato una sala della sede comunale a museo delle glorie marinare cittadine ed ivi trovano, modelli, bandiere, strumenti e documenti vari fra cui le preziosissime Tavole Amalfitane corpo di leggi marittime osservate in tutto il Mediterraneo Orientale! Amalfi infine a meglio ricordare tutto il suo passato, ha di fronte al mare eretto una grande tavola in ceramica riproducente la carta antica del Mediterraneo centrale ed Orientale con indicazione degli stabilimenti sopra cui sventolava lo stendardo di Sant'Andrea, per mostrare che quei d'Amalfi potevano in ogni luogo d'Oriente trovare focolare e ricovero.
Ma è tutto qui. Nessun altro Comune marinaro ha mai seguito l'esempio amalfitano!
Doveva toccare a Camogli la piccola eppure grande cittadina marinara ligure la fierezza e la fortuna di vedere sorgere il museo delle proprie glorie marinare per l'opera entusiasta e per la libera iniziativa di un privato, di un suo affezionato figlio, che fortemente volle Camogli primeggiare anche in questo campo.
E qui debbo interrompermi per rivolgere un reverente pensiero alla memoria di Gio. Bono Ferrari camogliese. E tracciarne la vita il che riporta in pieno ai tempi della marinara grandezza del Comune dei Santi Prospero e Fortunato.
Correva l'anno 1882 quando in Camogli nacque Gio. Bono Ferrari da Capitan Giuseppe figlio di Gio. Bono Capitano lui pure ed Armatore, ma si noti bene dei fascinosi tempi dei traffici granari del Mare Nero e Crimea. Quando Gio. Bono Ferrari nacque, sebbene tali anni fossero passati e nemmeno più volgessero quelli attorno al 1875, pure Camogli era sempre un forte centro di attività marittima e parecchie centinaia di velieri battevano gli oceani, protetti dalla famosa mutua assicuratrice camogliese allora al suo apogeo.
Lo spirito giovanile di Gio. Bono risentì dell'ambiente e si permeò di quella venerazione per la sua città, sentimento che dovette poi determinare il nobile indirizzo della sua attività.
Giovanissimo ancora non poté proseguire nella carriera di mare e dovette emigrare in Sud America con il padre suo: colà egli si dedicò a commerci che lo tennero in contatto con la marineria ligure che approdava in quelle regioni. La guerra liberatrice contro il secolare nemico d'oltre alpe lo trovò in prima linea semplice soldato volontario in artiglieria. Terminato il conflitto, rimase nella natia Camogli e vi formò famiglia e dedicò ogni sua attività a celebrare la storia marinara della Liguria.
Gio Bono Ferrari ebbe il culto dei valori marinari e storici della sua Camogli e della sua Liguria.
Egli nobilmente sentì quale immensa forza spirituale e materiale fosse stata per l'Italia la marineria velica di Liguria ed a celebrarla volle dedicare ogni sua forza. Ma l'animo suo aperto a tutto quanto fosse ardimento e bellezza sentì anche quanto gli altri comuni marinari d'Italia avessero fatto nel campo velico marinaro e lo sentì senza ombra di invidia o di vieto campanilismo.
Sovente discorrevamo assieme delle ormai spente marinerie veliche di Gaeta, di Procida, di Sorrento, sovente rievocavamo assieme nomi di navi, nomi di costruttori e di armatori e la memoria delle mutue pur'esse famose di quei comuni. E altrettante volte udii il mio impareggiabile amico rimpiangere che il lavoro e la malferma salute gli vietassero di portare la sua indagine e le sue ricerche nel mezzogiorno marinaro.
Ferrari dovette dunque limitare il suo lavoro all'invero vasto campo d'azione che la Liguria gli offriva e questo suo compito egli lo vide e lo volle come un tributo d'affetto alla Patria che intensamente amava.
La sua opera fu diuturna ed appassionata: in anni ed anni dì lavoro, di pazienti indagini in ogni dove della Liguria, egli raccolse il materiale storico per la sua trilogia marinara e precisamente Camogli la Città dai Mille Velieri apparso nel 1934 ed i due successivi Capitani di Mare e Bastimenti di Liguria del Secolo XIX - Volume primo - Genova e Riviera di Levante, volume secondo Riviera di Ponente. copertina 2
L'attenta attenzione portata al Museo Marinaro di Genova pure esso dovuto alla iniziativa di un privato, l'ing. navale Fabio Garelli di Pegli, gli ispirò l'idea di una simile istituzione nella sua Camogli.
E così sorse il Museo delle Glorie Marinare Camogliesi. attestato di quanto Camogli fece sui mari. Egli questo Museo tenacemente lo volle e tenacemente dopo lotte e contrasti non pochi lo ebbe.
Ed è questo il suo maggiore titolo di benemerenza verso Camogli, verso la Liguria tutta.
Gio. Bono Ferrari usava raccogliersi a lavorare in una sua ampia sala nella natia casa in Camogli presso il Santuario del Boschetto simbolo della marinara città. Per circa tre lustri egli ivi attese infaticabilmente alla sua opera e nell'ardua fatica dovette certamente sorreggerlo la vista del sottostante golfo camogliese che egli vedeva popolato dalle mille e mille vele che la marinara città armò per gli oceani!
Ed in quella sua casa, ove già si spensero i navigatori padri suoi, Gio. Bono Ferrari chiuse la sua nobile esistenza in un triste giorno dell'ottobre 1942.
Proprio mentre egli attendeva al suo lavoro.
La sua fine fu serena e degna della sua esistenza!
La sua memoria e la sua opera rimarranno!

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