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    Pezzi di storia

Saggio di toponomastica delle coste d'Italia
di Paolo Coridori

Rivista di Cultura Marinara

tratto da una serie di articoli pubblicati da settembre 1943 ad agosto 1946

Premessa - Toponomastica! Parola che non è frequente nel linguaggio comune; parola sesquipedale1 che potrebbe spaventare il lettore di questa Rivista e dissuaderlo dal leggere ciò che si raccoglie nelle pagine che seguono; parola però che, quando sia spogliata di quel tanto di cattedratico che le si potrebbe attribuire, esprime semplicemente la ricerca delle origini dei nomi locali; ricerca che da Ludovico Muratori2 in qua centinaia di filologi hanno affrontato con varia fortuna, ma che presenta tuttavia serie difficoltà e lascia aperto l'adito alle più acerbe critiche.
Chi scrive queste note, si affretta però a premettere che in questo saggio, egli non espone, che assai di rado, idee proprie, bensì ha raccolto, vagliato e catalogato le opinioni che autori di non dubbia fama hanno espresso in merito alle origini di nomi locali, ancorché tati opinioni possano risultare talvolta assai discordi fra loro. Dinnanzi a tali discordanze conviene subito aggiungere, che quanto più antico è un toponimo, tanto più difficile riesce di rintracciarne l'etimologia ed il significato che in esso poteva esser racchiuso e che non è raro il caso di veder inciampare in grossolani errori molti fra coloro che cercano un sostegno nella loro cultura classica, nella mitologia, nella teogonia od in altre miniere di sapienza. Riesce invece forse più tacile trovare la spiegazione di un nome locale nelle tradizioni popolari, perché il volgo, inconsapevolmente, nel conservare vecchie denominazioni e la pronuncia originale dì queste, si appalesa il più tenace assertore delle fonti prime. Il toponimo sovente vuol essere considerato nella sua forma volgare, perché nella parlata e nella fonetica locati si trovano talora elementi sufficienti per un orientamento.
La ricerca delle origini di un nome locale è stata in non rari casi resa difficile dal fatto che nelle dizioni medievali furono compiuti molti errori o per mera ignoranza dagli amanuensi, o da notai con intendimenti classici o letterati. E' stata poi sempre aggravata dalla circostanza che l'influenza delle dominazioni straniere del nostro Paese, ha minacciato di sommergere i ricordi delle civiltà prelatine e quelli della stessa latinità.
Noi consideriamo quindi i toponimi quali testimoni longevi della nostra preistoria, perché non di rado dal loro significato originale vedremo sortire qualche notizia relativa all'ambiente nel quale essi sorsero od al cammino delle genti italiche primitive, là dove le popolazioni successivamente infiltratesi fra queste, non ne avranno calpestato e disperso le tracce.
I toponimi sono, tra le voci di un popolo, quelle che si sono più saldamente conservate, resistendo alla corrente logoratrice del tempo ed a quella modificatrice dello spirito umano. Da iscrizioni antichissime trovate in varie località d'Italia, si ha motivo di ritenere come il capostipite dei linguaggi italici primitivi, e quindi della parlata volgare, fosse comune a tutte le tribù sparse per la penisola, somigliante ad essi nell'indole e nelle voci, ancorché diverso nell'armonia di queste, e come solamente per successivi influssi greco-dorici, punici, celtici, gallici, longobardi, saraceni, normanni, svevi, spagnuoli e via dicendo, sia andato corrompendosi qua e là in varia guisa.
E poiché il toponimo fu il primo mezzo di rappresentazione geografica del quale si valse l'uomo quando, sentendo la necessità di manifestare ad altri il suo pensiero, in quel nome cercò di racchiudere nella forma più sintetica ed incisiva un giudizio su un determinato elemento topografico, così che al suo interlocutore riuscisse più facile di identificarlo, avviene che nei toponimi si possono trovare racchiusi cenni così della storia di un paese, come delle sue vicende politiche e religiose, sociali ed economiche
Nelle pagine che seguono, il lettore troverà raccolte le notizie relative ai nomi di alcune località o di alcune accidentalità oroidrografiche che si presentano a chi voglia percorrere la costa d'Italia, cominciando dal confine con la Francia fino a giungere al golfo del Quarnaro, contornando poscia le isole. La nostra rassegna per ragioni di spazio sarà assai rapida, fugace e si limiterà a quei toponimi che possono destare maggior interesse, trascurando un'infinità di paesetti o di monti o di corsi d'acqua, nella istessa guisa che si praticherebbe, se la corsa dovesse effettuarsi su di un veloce aeroplano, e nell'impossibilità di indugiarsi più in vista di una località, che di un'altra. Non sapremmo però iniziare tale rassegna senza aver accennato alle origini del più bel nome a noi tanto caro: Italia.
Il nome di Italia sembra esser nato dapprima in un lembo della Calabria tra i seni di Santa Eufemia (già Lametico) e di Squillace ed essersi poi diffuso lentamente fino alle Alpi. Ma il suo significato politico lo ebbe per la prima volta nella parte centrale della penisola, quando i «Soci» di Roma, insorgendo contro questa, si costituirono in federazione sotto quel nome di «Viteliu», che ritroviamo sulle monete coniate fra il 91 e l'89 av. Cr. Capitale della federazione era Corfinio, che assunse l'aggettivo di «italica». La guerra sociale fu vinta da Roma, che però concesse ai Soci la cittadinanza romana. Da allora Roma e Italia furono una cosa sola! Il nome «Viteliu» traeva da «vitlu» = giovenco, voce osca3 dalla quale discesero Vitalia e Vitellium.
S. Severino, consultato da Odoacre che attraversava il desolato Norico, dove potesse trovare terre ubertose per la sua gente, rispondeva: «Vade ad Italiam». E' forse in questa occasione che il nome Italia compare per la prima volta nella storia del mondo; ma, né Odoacre allora, né Teodorico poi, assunsero il titolo di re di Italia. Nella XXI legge dei Burgundi si trova bensì il nome «Gothia» dato all'Italia, ma fortunatamente quel nome non sopravvisse al regno goto dopo la sconfitta operata da Narsete, bensì fu trasformato in quello di Longobardia, che, contratto in Lombardia, venne limitato alla regione che ancora oggi lo conserva. Il merito di raccogliere sotto il nome Italia tutto il nostro «bel Paese» è attribuito a Ottone di Frisinga, che cancellò in tal modo gli altri nomi che potevano essere entrati nell'uso comune, quali: Aenotria, Chonia, Saturnia, Argessa, Camessa, Esperia, Ausonia, ma che però non l'avevano abbracciato mai per intero.
Il nome di Vitalia o di Vetulia, secondo la leggenda, vuol ricordare Ercole che, inseguendo il gregge rapito a Gerione, rincorse un vitello dal promontorio Lacinio fino al mare di Sicilia. Aulo Gellio4, invece, desume tal nome dall'abbondanza di buoi delle regioni peninsulari del nostro Paese, essendo che «italos» significava giovenco, bove. Aristotile sosteneva invece che il nome traeva da quell'Italo re degli Enotri, che Catone definiva figlio di Espero. Per contro, era tradizione fra i Liguri che Italo, loro re, avesse vinto gli Enotri e che Siculo, suo figlio, ottant'anni prima della guerra di Troia passasse con le sue genti sulla Trinacria e, stabilendovisi, le desse il suo nome, spiegando così la stretta affinità che corre fra Liguri e Siculi. L'incertezza su queste etimologie non consente di dar valore a quelle divulgate dagli antichi senza prove storiche. Tuttavia la necessità, che si manifestò sempre, di dar nomi significativi tratti dalle qualità del suolo, dalla conformazione del terreno, dai prodotti o dai costumi locali, ci conferma nell'opinione che la vera origine del nome Italia risieda nella voce prelatina con la quale veniva definito il vitello, che vediamo riprodotto sulle monete.
E dopo questo accenno relativo all'Italia, incominciamo il nostro volo lungo la costa della penisola, e, intanto che prendiamo quota, diciamo due parole a proposito della Liguria.
Liguria. - L'interpretazione del nome che il Bardetti5 dà, appoggiandosi alle voci celtiche, è quella di «costa montagnosa» e pure secondo il Micali6, «Liguri» significherebbe «montanari» traendolo dalle voci arcaiche «Lli-gor». Secondo il Freret7 invece (ed è questa la versione più attendibile) «Lli-gor» significherebbe «la gente che viene dal mare» oppure «gente di mare». Tito Livio giudicò «terribili» le popolazioni indomite Liguri. Questo aggettivo colpiva principalmente le tribù degli Ingauni e degli Apuani, che, strappate poi dai loro nidi montani, furono relegate dapprima nel Sannio e poi deportate e confinate altrove per ben trenta volte. Plinio infatti dice: «Ingaunis Liguribus agro tricies dato»8.
Vuolsi che condottiero eponimo dei Liguri fosse Mar, che insegnò a domare i cavalli. I poeti favoleggiarono intorno a questo nome e gli diedero forma di centauro. Con desinenza latina esso divenne poi Mars ed infine Marte ed esso forma ancora la radice di alcuni toponimi liguri, quali Marassi, Marazzi, Marengo. Marsaglia; e lo ritroviamo nell'antica «Pietra di Maria» che fu già presa come termine della Liguria. Al tempo di Augusto però tale termine era già stato fissato a La Turbia nell'attuale Principato di Monaco, dove il contrafforte del Clapier che separa il bacino della Roia da quello del Paglione, che attraversa Nizza, sembrava separare anche nei riguardi linguistici la Provenza dalla Liguria propriamente detta. Sul trofeo d'Augusto, dal quale La Turbia prende il nome (Trophea Augusti) e del quale monumento oggi ancora si scorgono i ruderi, era scritto: «Huc usque Italia, ab hinc Gallia»9. C'è chi dice che il monumento fosse chiamato Turris Pia e che da questa tragga il nome la ridente cittadina che sorge sulla strada della «cornice»; altri soggiunge, ma è etimologia troppo stiracchiata, «turris in via». Nel trofeo d'Augusto esisteva (secondo Plinio) un'iscrizione nella quale erano ricordate tutte le genti alpine «quae a mari supero ad inferum pertinebant sub imperium Romae». Non ne ripeteremo qui l'elenco fatto da Plinio, perché esorbiterebbe dal programma che ci siamo tracciati; cade invece più a proposito ricordare il nome delle numerose tribù liguri, perché molte di esse, come vedremo, sono passate alla storia attraverso i toponimi della regione dagli stessi liguri abitati: i Genuati10 al centro; al nord di questi, i Vetturii11, i Langensi12, i Dectumini, i Cavaturini, i Mentuvini, i Marici, i Levi o Libui13, gli Odiati, gli Iluati14; a levante i Casmonati15, i Lapicini, i Tegulli16, gli Ercati, i Celelati, i Cerdiciati, i Briniati17, gli Apuani18, i Friniati19, i Magelli20; a ponente i Vedianzi, gli Intemeli21, gli Ingauni21, gli Epanteri, i Vagienni22, i Sabazi23, gli Statielli24; oltre i normali confini gli Eburiauti, i Voconzi, gli Ectini25, gli Ossibi, i Segobrigi, i Sali o Saluvi26.


La strada corre lungo la riviera di Levante e noi corriamo con essa. Recco altro non è che la Ricina della tribù ligure dei Casmonati, che aveva sede in Casmuna l'attuale Camogli e che i Romani avevano tradotto in Camullium. In questi due nomi antichi, e meglio forse nel primo che nel secondo, si vuol vedere la metatesi27 di un antico vocabolo ligure: «camus» equivalente: «al suolo», o a piè del monte. Ruta invece sembra prendere il suo nome dall'erba medicamentosa, alla quale si attribuivano poteri non comuni per la conservazione della salute e che era chiamata «ruta» derivandone il nome dal greco «rhyo» - difendere, conservare.
Superato lo sperone di Portofino la strada discende verso il Golfo di Rapallo, detto anche Golfo Tigullio perché qui aveva sede la tribù dei Tigulli, che vediamo ricordata nel Segesta Tigulliorum diventalo poi, attraverso Sejestrum, Sestri col predicato «Levante» per distinguerlo dall'altro a ponente di Genova. Segesta (od anche Aegesta) è nome che deriva da Aceste figlio del dio fluviale Criniso. Ma di questo parleremo correndo lungo la costa sicula e sarà argomento per riconfermare la stretta parentela fra Liguri e Siculi. Tolomeo parla di Tigulia nel lido ligure, senza precisare la località dove sorgeva. Nell'itinerario di Antonino troviamo Tegulata, come capoluogo dei Tigulini o Tigullii, mentre Segesta sembra situata ove ora è Riva Trigoso. Plinio delle due città ne faceva una sola. Sorge ora disputa sulle origini della parola «tegola» che da molti si vorrebbe derivare da Tigullii quale prodotto della loro industria. Se interpelliamo il dizionario greco, troviamo che «teghios» è la casa coperta con tetto e «leion» è la paglia delle biade, cosicché secondo la versione greca Tigullio significherebbe: capanne coperte di paglia. Altri invece osserva che «tigillum» equivale a travicello, onde Tigullia sarebbe il luogo ove si faceva commercio di travi. Ma Tegolata è il sobborgo di Lavagna alla foce dell'Entella, a 5 chilometri dalle pendici di Cogorno e di S. Giulia ove si cava l'ardesia in lastre (volgarmente dette «ciappe» donde il toponimo Chiappa assai frequente in Liguria). Le lastre dì ardesia così ricavate si induriscono all'aria e vengono poi utilizzate per farne tegoli. La qualità della pietra che si lavoro in questa regione, e che è detta anche lavagna, giustifica il nome della ridente cittadina prossima a Chiavari. Quest'ultimo toponimo, poi, è la traduzione italiana della voce latina «clavarum», che trova riscontro nello stemma comunale che reca una chiave. Effettivamente il castello che i Genovesi avevano eretto alla foce dell'Entella nel 1167 per tener in soggezione i Conti di Lavagna, aveva come suo compito quello di essere la chiave del rio. Questo nome ci ricorda però, che presso i Romani veniva chiamato «clavarium» il dono in denaro che si faceva ai soldati per l'acquisto dei chiodi per le calzature.
Non lasceremo il Golfo Tigullio senza aver ricordato che in Zoagli si è trasformato il Sualis dei latini, quasi «suavis» e che in sinistra dell'Entella nella sua valle inferiore esiste un Comune che ha un nome brevissimo: Ne con la sua frazione di Nascio, che ci richiama alla memoria la dea omonima, detta anche Nazio, che le donne romane invocavano per avere un parto felice28.
Oltrepassato il torrente Petronio (quanti nomi romani in questa regione!) la strada si arrampica per raggiungere il passo del Bracco, puntando verso la cima del M. Moneglia, il monte che dà il suo nome alla ridente borgata che si stende lungo la riva del mare. E' questo un monte che è ritenuto come indice precursore delle variazioni meteorologiche e che dà i primi indizi del cattivo tempo. Il nome di «monela», quindi, derivato dal verbo latino «moneo» = ammonisco, ricordo, ha in sé un chiaro significato. Tuttavia forse, per il fatto che nel già ricordato itinerario d'Antonino il territorio di Moneglia è indicato con «ad Monilia», è stata ideata l'artificiosa etimologia dalla voce «monile», quasi a dire «vaga come un monile».
Troviamo qui presso un paesello, che nel suo nome conserva la radicale «anz» - fiore e che può intendersi come tale. Esso è Anzo, che rappresentava presso gli etruschi la località più settentrionale da essi raggiunta sulla costa tirrenica. Ma quando ci troveremo dinnanzi ad Anzio ritorneremo sull'argomento. Anche nel toponimo Lèvanto, che segue a breve distanza Anzo, c'è qualcosa che ricorda con la radicale arcaica «anto» il fiore; non risulta però che sia stato chiarito il preciso significato di tal nome, dal quale in ogni modo l'idea di «levante» dovrebbe esulare sia perché il paese e la sua insenatura sono rivolti a ponente, sia per la diversa posizione dell'accento. Superato il massiccio del Focone, che termina con la Punta del Mesco, si entra nella regione denominata delle Cinque Terre, per i cinque villaggi che sorgono in riva al mare fra i dirupi di una costa assai scoscesa: Monterosso, così detta appunto per il colore della roccia ferrigna, Vernazza che fu anche detta Vulnetia, ma che attinge il suo nome dalle voci italiche «ver-n'a», quasi a dire: il luogo verdeggiante (si noti che fra i vini prelibati che si producono net territorio occupa un posto eminente la vernaccia), Corniglia, quasi posta a cornice e forse predio di qualche romano a nome Cornelius ed infine Manarola e Riomaggiore. Irrisione dei nomi! Il rio non è che un minuscolo rivoletto che si forma solamente durante le piogge. Queste due ultime terre sono alle basi di Monte Parodi. Su questo nome che è diffuso assai in Liguria anche nella onomastica, si sono fatte molte ipotesi, derivandolo quando la «pallodium», quando dalle voci greche (nei paesi di mare le importazioni dalla lingua greca erano frequenti) «para» «hodos» quasi a significare: oltre la via, ossia abitazioni che sorgono al di là della strada. Ma nel caso del monte che domina il golfo della Spezia e che è sovente avvolto da nebbie, sembra più probabile che il nome venga da una deformazione della voce latina «pallor» - di color pallido. Non avrebbe forse detto Orazio: «inficit or pallor» per dire: impallidisce?


1 parolone lungo e ampolloso
2 Ludovico Antonio Muratori (1672-1750)
3 degli Osci, antica popolazione della Campania nata dalla fusione dei Sanniti con gli Opici verso la seconda metà del 5° sec. a.C.
4 Aulo Gellio (125 circa-180 circa), scrittore e giurista romano.
5 Stanislao Bardetti (1688-1767) studioso di antichità italiche.
6 Giuseppe Micali (1768-1844) archeologo e storico.
7 Nicolas Fréret (1688-1749) storico e filologo francese.
8 Ai Liguri Ingauni fu cambiato sino a trenta volte il terreno da abitare
9 Fin qui l'Italia, da qui la Gallia
10 Con sede a Genua.
11 Donde Isoverde e il M.te della Vittoria sopra Mignanego.
12 Donde Langasco e Le Langhe.
13 Donde Vigevano, già Vicus Levorum.
14 Donde Ovada (dialetto Luà).
15 V. Camogli.
16 Donde Segesta Tigulliorum oggi Sestri e Golfo Tigullio.
17 Da cui Brugnato.
18 Che hanno dato il nome ai monti sopra Carrara.
19 Dai quali trae il nome la regione del Frignano.
20 Che si spinsero fin nel cuore della Toscana, nel Mugello.
21 V. Ventimiglia e Albenga.
22 Dei quali è tramandato il ricordo nel comune di Bene Vagienna.
23 V. Savona e Vado.
24 Ricordati nel nome di Acquae Statiellae (oggi Acqui) e nel nome di Sassello.
25 Che si nascondono nel nome Poggetto Tenieri (Alpi Marittime) già Podietum Ectinorum.
26 V. Marsaglia.
27 Trasposizione di fonemi all'interno di una parola.
28 Il pregio della brevità, a dir vero, Ne lo disputa con Lu (Alessandria) che prese tal nome da una pietra miliare che portava incisa la distanza di 55 miglia in numeri romani, e con Ro (Ferrara).

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