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    Pezzi di storia

Il Castellaro di Uscio
di Fabio Casazza

tratto da facebook "Scarpinate" del 16 settembre 2021

Uno dei siti archeologici più importanti della Liguria orientale, dal Neolitico fino alla tribù dei Tigulii

Sulla sommità di Monte Borgo si trova uno dei siti archeologici di maggiore importanza per la Liguria orientale, che testimonia un'occupazione di lunga durata dal mappa Neolitico fino alla II Età del Ferro e ci consente di leggere, in parte, lo sviluppo economico e insediativo delle antiche civiltà della Liguria.

I castellari erano rozze, robuste fortificazioni di struttura semplice che difendevano villaggi, pascoli e campi coltivati (in alcuni casi controllavano antiche vie lungo i crinali). Consistevano in uno o più anelli di cinte murarie fatti di blocchi di pietre sovrapposti a secco, di forma ellittica o irregolare; costruiti in genere su alture nelle quali strapiombi o scarpate proteggevano almeno un versante. Servivano anche come rifugio per le persone in caso di scorrerie ostili, anche se la mancanza di acqua li destinava ad accogliere solo pochi armati.
In alcuni casi saranno utilizzati per respingere l'invasione di greci, celti, cartaginesi, etruschi e romani.
Situati a quote più elevate, dove la protezione era maggiore, sono presenti soprattutto sulle colline della Riviera di Ponente, il più noto nelle vicinanze di Santa Margherita è quello di Uscio, sul monte Borgo, ma la loro esistenza è segnalata a Camogli, Cicagna, Cornia, Gattorna, Roccatagliata, Romaggi, San Colombano Certenoli, Bardi (nel comune di Zoagli).
L'etimo castellaro significa "luogo elevato", non necessariamente fortificato.

Chiamata anche "Castellaro di Uscio", la sommità del monte si trova alla confluenza di diverse viabilità di crinale che uniscono le località della costa con l'entroterra.
Dal vicino Passo della Spinarola è possibile immettersi, per esempio, nella storica viabilità che dalla costa porta all'importante tappa commerciale di Varzi, per poi raggiungere Pavia e la Pianura Padana.
Da qui si comprende l'importanza strategica di Monte Borgo, unitamente alla possibilità di controllo del territorio circostante e all'importanza difensiva di un insediamento di altura.
Il luogo, però, risulta impervio, difficile da raggiungere e spoglio di ogni bene necessario per i bisogni e le necessità umane: da tali difficoltà nacque un modello di antropizzazione del territorio che caratterizzerà la Liguria fino a oggi, mentre il sito del Monte Borgo è utile proprio per comprendere quali soluzioni vennero adottate.
Lungo tutta l'età del Rame/Bronzo si trovano tracce di ripetute occupazioni di carattere stagionale, legate a pratiche agricole e pastorali, dove si trovano foto altresì tracce di attività produttive (filatura della lana e lavorazione delle materie dure animali) e di preparazione dei cibi. Si trovano anche tracce di ceramiche e manufatti litici, la maggior parte da materiale reperito delle vicinanze, fatta eccezione per manufatti in pietra verde (dato che tale materiale viene reperito nella Liguria occidentale).
La fine dell'età del Bronzo (XI-X secolo a.C.) vede diverse evoluzioni sociali e insediative: si conclude il processo di formazione delle diverse identità dei popoli italici. I Liguri non fanno eccezione, si registra anzi una differenziazione fra le popolazioni della Liguria che sembrano preannunciare le diverse tribù liguri così come saranno conosciute nella più tarda Età del Ferro, fra cui quella dei "Tigulii".
E' in questa fase che nel Tigullio inizia l'occupazione di siti di altura, detti appunto castellari, in un'ottica di conquista capillare del territorio, di controllo dei punti più importanti della viabilità di crinale e di sviluppo della pastorizia.
La lunga occupazione dei castellari ha significato il loro sviluppo e, soprattutto, un maggiore lavoro per consolidare i versanti e, di conseguenza, i terreni dove svolgere le attività agricole e pastorali. museo
Questo attraverso la costruzione di terrazzamenti sostenuti da muretti a secco: ecco l'origine di una pratica costruttiva che caratterizza ancora oggi la Liguria. Le cosiddette "fasce", che tanto incarnano diversi aspetti del territorio ligure e dei suoi abitanti, nascono da insediamenti come il Castellaro di Uscio.
Il sito viene brevemente abbandonato attorno al VIII-VII secolo a.C., per poi essere rioccupato nella II Età del Ferro (V-IV secolo a.C.), fino alla successiva occupazione romana che porterà a un diverso sviluppo insediativo, ma non di sfruttamento del territorio: la costruzione dei muretti a secco rimane per secoli l'unico modo per sistemare e mettere a frutto buona parte del territorio regionale.
L'aspetto del territorio, e la sua organizzazione, è diretta conseguenza della società che ci vive e della sua economia: a oggi, se i nostri muretti a secco stanno progressivamente scomparendo, vale la pena di capire non solo cosa è cambiato, ma che effetti avrà sulla nostra terra l'abbandono di un sistema che ha retto per quasi tre millenni.

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