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    Pezzi di storia

Da un sindaco all'altro

L'ing. Raffaele Bottino è stato sindaco di Santa Margherita dal 1970 per due mandati e successivamente dal 1985.
La politica cittadina balzò agli onori della cronaca nazionale durante quest'ultimo mandato perché, in un periodo che vedeva la DC di Ciriaco De Mita fautrice assemblea del pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI), rivendicò scelte autonome facendo nascere, il 28 settembre 1985, una giunta DC, PCI, PRI unita da un programma che affrontava i problemi della città superando gli schieramenti di partito1.
L'articolo che segue si riferisce tuttavia al primo mandato, quando l'ing. Bottino, DC, lottò per l'approvazione di un Piano Regolatore che salvaguardasse il più possibile Santa Margherita, non disdegnando contatti riservati con il PCI.
Le premesse c'erano state il 10 ottobre 1973 quando, reagendo ai suoi compagni di partito che ne chiedevano le dimissioni, svelò che ciò era frutto dell'aver «impedito la realizzazione di ben 34 costruzioni che avrebbero costituito l'invasione di cemento sulle ancora verdi colline di Santa Margherita Ligure», dopo aver subito per tre mesi dai suoi stessi colleghi di partito continui condizionamenti "edilizi".
La seduta del Consiglio di cui all'articolo discute il Piano Regolatore Generale che la Regione intende approvare con radicali modifiche specie in tema di indici di fabbricabilità, notevolmente ridotti rispetto al progetto originario.

Copiamo dal quotidiano La Stampa del 6 novembre 1973.

Un sindaco cocciuto si batte contro la mafia dell'edilizia

La paradossale vicenda di S. Margherita Ligure - Raffaele Bottino (democristiano), per salvaguardare il patrimonio paesaggistico aveva accettato il piano urbanistico raccomandato dalla Regione - Dopo vivaci reazioni è stato invitato a dimettersi dai consiglieri comunali del suo stesso partito

La vicenda paradossale del sindaco invitato a dare le dimissioni perché nemico della speculazione edilizia è arrivata questa sera alla fase del confronto diretto. Sede idonea e unica, dopo settimane di polemiche, quella del Consiglio comunale. Nell'assemblea che rappresenta i cittadini di Santa Margherita si sono trovati di fronte il sindaco, Raffaele Bottino, e gli undici consiglieri democristiani che il 10 ottobre avevano votato la sfiducia (sono tredici in tutto, ma due si astennero).
Sino ad oggi la motivazione di quel voto e delle pressioni della dc locale sul sindaco erano rimaste confuse, mentre in città infuriava una battaglia di manifesti e di comunicati. Questa sera il Consiglio comunale è stato finalmente convocato, in sessione straordinaria, su iniziativa dei comunisti e dei socialisti, per ascoltare e giudicare. All'ordine del giorno, punto 4, non la sfiducia al sindaco, ma «Esame osservazioni della Regione al piano regolatore».
La folla che, stipata nell'atrio e nel salone del Comune, si aspettava uno scontro immediato, è rimasta delusa dalle prime battute. Per l'opposizione, il socialista Orsini e il comunista Pastene hanno lamentato l'insensibilità della maggioranza e hanno chiesto di conoscerne con chiarezza le decisioni.
Per la dc ha risposto il consigliere Lorenzo Canessa. Cerchiamo di sintetizzare: 1) i democristiani respingono le limitazioni imposte dalla Regione ad alcune spioni opere pubbliche, come una scuola e un ospizio; 2) ritengono inammissibile la richiesta di un piano particolareggiato per il porto, in quanto l'area è demaniale; 3) vogliono il raccordo con l'autostrada Genova-Sestri Levante; 4) accettano tutte le altre modifiche e restrizioni apportate dalla Regione al piano regolatore. Delle dimissioni del sindaco il capogruppo democristiano non ha fatto parola, almeno nella fase iniziale del dibattito.
Temi di fondo della serata sono rimasti il nuovo piano regolatore e la gestione urbanistica della città. E' risaputo che il piano, adottata tre anni fa dal Comune, era stato esaminato dalla Regione e restituito con un parere generale favorevole e una serie di modifiche in senso restrittivo. Il piano regolatore prevedeva l'insediamento di 36 mila 500 unità, contro l'attuale disponibilità ricettiva di 24 mila abitanti (12 mila 740 residenti). Uno sviluppo giudicato eccessivo, pur riconoscendo che lo strumento urbanistico era accettabile nelle sue linee generali, soprattutto ai fini della salvaguardia del patrimonio paesistico. La Regione, con raccomandata del 24 settembre scorso, introduceva d'ufficio una drastica diminuzione degli indici di fabbricabilità e, fra le altre, apportava tre modifiche fondamentali: eliminazione del raccordo con l'autostrada, eliminazione della cabinovia per il monte di Portofino, obbligo d'un piano particolareggiato per inserire la ristrutturazione del porto turistico nel sistema urbano. Non è superfluo dire che il comitato tecnico urbanistico della Regione aveva dato un parere coerente con i propositi di tutela, lodevolissimi sotto ogni aspetto, anche come conferma di un indirizzo politico.
Il sindaco Bottino aveva accolto positivamente la raccomandata dell'assessore all'Urbanistica e vicepresidente della Regione, ingegner Sergio Ferrari. Entro il 24 dicembre, termine fissato dalla legge, il Comune avrebbe risposto accettando le modifiche se la volontà di Bottino fosse prevalsa. Ma l'ambiente dei costruttori e degli operatori immobiliari fiutò subito un'insidia: Santa Margherita non avrebbe più concesso spazio alle loro imprese. I consiglieri democristiani del posto sono molto vicini a quell'ambiente, o addirittura sono essi stessi titolari di imprese di costruzione. Decisero di costringere il sindaco Bottino, appartenente al loro stesso partito, a dare le dimissioni. In un primo tempo dichiararono guerra al piano regolatore, poi preferirono attaccare il solo sindaco, accusandolo genericamente di «comportamento antidemocratico».
A favore di Bottino c'è uno schieramento massiccio: dai comunisti alle associazioni di tutela, prima «Italia Nostra», agli albergatori. Forte di questo appoggio, Bottino ha contrattaccato e ha ripetutamente detto: «Non me ne vado, non accetto di essere punito per avere difeso Santa Margherita». Alla vigilia del Consiglio comunale, il sindaco ha riaffermato di non voler cedere pur essendo ancora legato alla dc. Ma oggi siamo alle strette: è possibile battere la speculazione edilizia e salvare la città dalla cementificazione totale operando all'interno d'un nucleo democristiano così fortemente compromesso? E' possibile smascherare la mafia dell'edilizia che, con guanti di velluto, ha imperversato in tutta la Liguria, risparmiando parzialmente proprio Santa Margherita? Si gioca una partita che ha per posta, con la testa del sindaco, l'inversione di una tendenza che ha rovinato la Riviera ligure.


1 Una giunta di compromesso storico eletta da 20 consiglieri (10 DC, 9 PCI, 1 PRI) con 10 all'opposizione (2 DC, 3 PSI, 3 PSDI, 1 PLI, 1 MSI). La segreteria provinciale della DC ligure commissariò la sezione di Santa Margherita e deferì i dieci dissenzienti ai probiviri nazionali del partito, inizio della procedura di espulsione. Dopo quattro anni vengono espulsi il sindaco Raffaele Bottino, gli assessori Gianfranco Ferrini e Renato Dirodi, il capogruppo Piergioegio Solari. Raffaele Bottino sarà poi riammesso nel novembre 1992.

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